mercoledì 16 aprile 2008

Non ci fermiamo.

riceviamo e pubblichiamo
C’era stata, fino agli anni ‘60, un’Italia ufficiale bigotta, ottusa e ancora intimamente fascista della quale alla quale l'Irpinia e la sua auto-proclamatasi "classe dirigente" democristiana aveva risposto con una nugolo di mogul della politica, forti della loro presenza in parlamento. Poi venne l’Italia del potere consumista ed edonista, ed ancora qui lo scudo crociato assicurava di poter partecipare al mercato dell'angoscia, all'affannato bramoso ricorso all'avere, attraverso il posto fisso.

Primo insediarsi del cancro democristiano in provincia di Avellino. Inizia la dissociazione fra l’avvicendarsi di partiti, alleanze e governi –in Italia- e la forma immutata della vita del popolo delle nostre terre che si affida alla "classe dirigente" che siede a Roma.
L'Italia avanza, procede, migliora, si informa, soffre e combatte. Ma l'Irpinia se ne frega, cullata dai suoi "beniamini". Si adagia e si allontana dallo sviluppo e da un futuro ancora allora facilmente raddrizzabile.
L'opposizione , in nome di una irriducibile diversità culturale ma soprattutto di una concezione
della vita diversa, si affida ai rappresentanti politici del P.C.I che più che guardare alla nostra terra obbediscono alla struttura del partito. Una lotta egregia, che non posso e non voglio giudicare, ma purtroppo persa per tanti anni.

Oggi un torpore ha assopito il mio spirito. Oggi si è perso ancora. Ha vinto ancora l’Italia bigotta, ottusa e ancora intimamente fascista. Ha vinto ancora la speranza del posto tramite l’onorevole. Ha vinto ancora l’ignoranza di non voler capire che il PDL. darà l’Italia in mano ai signori del nord, o ai loro cugini siciliani. Ha vinto ancora la democrazia cristiana che con il suo colpo di coda ha dimostrato ancora nei nostri paesi di poter indirizzare il voto, di poter “avvisare” la gente che il voto “sbagliato” è un periglioso sbaglio.
Ma soprattutto ha vinto un voto di plastica, senza territorialità, mediato da televisioni. Un martellamento ossessivo, fatto di paure e promesse insidiate tra qualche spot e qualche culo abbronzato. Un voto di plastica, anzi di onde radio che ahimé è entrato così come in Irpinia, anche nelle case di tanti altri Italiani.

Ma soprattutto hanno perso i giovani, gli uomini e le donne, e i compagni di sempre che insieme come tanti gatti randagi hanno cercato di giorno e di notte nelle le piazze e nelle strade della nostra provincia di trovare un boccone sano tra tanta spazzatura.
Hanno perso i giovani, come Generoso Bruno, Francesco Pennella, Gennaro Imbriano, Maria Assunta Baronale, e tanti, tanti altri, ragazzi e ragazze che hanno cercato di fare, di parlare, di sperare che qui qualcosa si può ancora fare. Hanno perso, ma ci hanno fatto capire che questa è la classe dirigente, quella vera, quella sana e capace, che l’Irpinia merita. Non ci fermiamo, ancora e sempre in cammino per l’Irpinia e per gli Irpini.

Vittorio Grasso. Pensiero Salzese
http://www.freewebs.com/pensierosalzese/index.htm

1 commento:

Anonimo ha detto...

Caro Vittorio ti ringrazio per le belle parole. Purtroppo non mi sento assolto dall'impegno profuso e dal riconoscimento che, nonostante tutto, da alcuni compagn*, anche in queste ore, pur arriva.
Saranno, quelli prossimi, mesi difficili. Bisognerà capire e qualcuno vorrà pure contarsi io, come te, invece, ritengo che non bisogna fermarsi perchè è oggi che inizia e, questa volta sul serio, la seconda repubblica dove, sempre più difficile sarà legare il tema del conflitto, tutto di resistenza, alla politica.
Scarpe rotte e pur bisogna andare... Diceva così una cara canzone. Fraternamente.
Generoso Bruno