lunedì 28 aprile 2008

Euromayday, da Napoli ad Aquisgrana: STOP ALLA PRECARIETA'.

Aquisgrana. Il primo maggio Sarkozy incorona Angela Merkel «politico europeista dell'anno». L'Euromayday prepara la 'festa'.

Paolo Gerbaudo - il manifesto

San Precario contro Carlo Magno. I giovani e i migranti del vecchio continente contro la diarchia Merkel-Sarkozy. Il prossimo primo maggio, nella sontuosa Rathaus di Acquisgrana, sede di incoronazioni in epoca carolingia, il premier francese conferirà al cancelliere tedesco il tradizionale premio Carlo Magno, dedicato al politico europeista dell'anno. Ma per le strade della città d'arte tedesca, non ci saranno celebrazioni per festeggiare l'"incoronazione" della Merkel. A rovinare la festa ci penserà la protesta della Euromayday, la rete continentale dei lavoratori precari e dei migranti, che promette di portare tumulto ad Acquisgrana e in decine di altre città europee che partecipano alla giornata di azione. «Costretti a vivere nell'inferno del precariato metteremo a soqquadro il paradiso delle élite dell'Unione europea» , avvisano i promotori. Gli attivisti dell'Euromayday vedono nel premio Carlo Magno - che si consegna il giorno dell'ascensione, quest'anno il primo di maggio - il simbolo dell'Europa peggiore. Quella militarista, neoliberista e clericale, che non si piega alle domande sociali che vengono dagli strati più svantaggiati. «Rifiutiamo Carlo Magno come simbolo dell'Europa e denuciamo il neoliberismo della commisione Barroso, il militarismo di Solana e il monetarismo della Banca centrale di Trichet», si legge nella chiamata per la giornata di protesta. Contro l'Europa della burocrazia, degli eserciti e dei governi, l'Euromayday si appella all'Europa del precariato, ai lavoratori a tempo parziale, ai cococo e cocopro, ai disoccupati che vengono emarginati dalle politiche sul lavoro e sulla sicurezza sociale. Ma non solo. «Ci rivolgiamo agli operai e alle operaie, delle fabbriche e dei servizi, agli studenti, alle associazioni, ai centri sociali, alle mille forme di resistenza e di autorganizzazione che ri-generano i territori e le metropoli martoriati dal vampirismo neoliberista», dichiarano gli organizzatori. Il programma della protesta principale prevede una manifestazione in mattinata davanti alla Rathaus contro Merkel e Sarkozy. Da qui partirà nel pomeriggio la classica parade, con soundsystem, scenografie e "supereroi del precariato quotidiano". La giornata sarà chiusa da una festa di precari e migranti in un parco cittadino. Oltre alla manifestazione centrale ad Acquisgrana, la protesta contro il precariato interesserà diverse città europee che hanno già aderito all'iniziativa. Le piazze principali in giro per l'Europa quest'anno saranno Berlino, Copenhagen, Amburgo, Helsinki, Lisbona, Malaga, Maribor in Slovenia e Terrasa vicino a Barcellona. In Italia oltre a Milano, ci saranno anche Napoli e Palermo. E quest' anno per la prima volta ci sarà una Mayday precaria pure a Tokyo dove gli attivisti giapponesi già si scaldano in vista della protesta contro il vertice G8 che si terrà a Osaka dal 7 al 9 luglio.Il 1 maggio ricreatoLa storia della Mayday comincia a Milano nel 2001, quando gruppi di attivisti mediatici e agitatori del sindacalismo precario e di base decidono di rivitalizzare il primo maggio che ormai appare poco più di una ricorrenza istituzionale, svuotata di significati politici. Negli anni successivi è una crescita continua. Nel 2003, 50.000 persone sfilano a Milano e la manifestazione raggiunge una dimensione regionale, ma coinvolge pure studenti e precari romani. Nel 2004 Barcellona si mette al fianco di Milano: la Mayday diventa Euromayday. Oltre 100.000 persone scendono in piazza. A Milano a ritrovarsi nella lotta contro il precariato è il «popolo di Genova». Il primo maggio precario diventa sempre più il primo maggio vero e proprio, oscurando il rituale concerto di piazza San Giovanni. Le reti no-global europee si accorgono presto dell'iniziativa. L'occasione per ampliare il processo la offre «Beyond ESF», l'iniziativa parallela al Forum sociale europeo di Londra dell'ottobre 2004. In un assemblea alla Middlesex University si decide di creare una rete Euromayday, che organizzi assemblee transnazionali, da tenersi ogni volta in una città diversa. Incontri per decidere strategie di azione comune. Non solo per organizzare il primo maggio ma anche come processo di attivazione comune di migranti e precari. Così nel 2005 la Euromayday raggiunge venti città, da Stoccolma a Parigi, da Amsterdam a Siviglia. Nel 2006 la partecipazione cresce ancora. A scendere in piazza sono oltre 300.000 persone, anche se in meno città rispetto all'anno precedente. Oltre alle manifestazioni decentrate l'euromayday lancia per la prima volta un'azione congiunta a Bruxelles il venerdì di pasqua. Si risale la chinaE' un momento caldo per la questione precaria: la Sorbona, è occupata contro la legge sul Cpe ("contratto di primo impiego") e la piazza dell'università viene ribattezzata «piazza della precarietà». In questi anni il problema del precariato viene connesso sempre più con quello dei migranti, con la partecipazione delle reti no-borders alla MayDay. Il 2007 vede una flessione della manifestazione: meno partecipanti e un calo di entusiasmo, anche per la mancanza di risposte politiche. Ma quest'anno la giornata promette di risalire la china. Le proteste contro il G8 a Rostock hanno visto sfilare un euromayday pink bloc, che ha messo assieme diversi gruppi europei che hanno lottato contro il precariato durante questi anni. Le assemblee transnazionali sono riprese. E il ritorno di vitalità della manifestazione traspare anche dal nuovo sito con filmati ironici sul problema dei precari che arrivano da diversi angoli d'Europa, tra cui l'imperdibile «chiki chiki precario». Così, mentre il problema del precariato continua a incontrare orecchie sorde sia tra i politici di casa nostra che tra i tecnocrati di Bruxelles, i precari continuano a fare affidamento sull'unica arma che posseggono:la creatività. E quella che è la risorsa più preziosa nell'era del capitalismo cognitivo, diventa uno strumento di lotta contro le nuove forme di oppressione del lavoro.

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