mercoledì 16 aprile 2008

EXTRAPARLAMENTARI.

di Francesco Caruso
Il disastro elettorale della sinistra, così come il fallimento dell'esperienza di governo, ci segnalano chiaramente che si è chiusa una fase politica e con essa gli spazi per una sinistra riformista e di governo: ora bisogna ricostruire, sporcandosi le mani nel disagio, nelle sofferenze, nelle contraddizioni che questo sistema neoliberista produce, una nuova sinistra antagonista, partendo dalla centralità dei movimenti e dei conflitti sociali, per fronteggiare l'ondata neoliberista del prossimo governo Berlusconi e intepretando il carattere extraparlamentare della sinistra non solo come una necessità ma anche come una virtù.E' veramente stupido pensare che la sinistra scompare in Italia semplicemente perchè non ha più una rappresentanza in parlamento: la sinistra continua a vivere come ha sempre fatto nelle battaglie, nei comitati, nelle vertenze, nelle lotte di tutti i giorni, contro la precarietà e la devastazione ambientale, contro la guerra e la globalizzazione neoliberista.E' quindi indispensabile non tanto un esercizio di autocritica, ma di umiltà: l'azzeramento dei gruppi dirigenti dei partiti è una condizione necessaria ma non sufficiente per ripartire, e non c'è alcuna alchimia politicistica attraverso la quale aggirare i problemi della fase.C'è veramente poco da accellerare, anzi forse è il caso di scoprire mai come oggi l'elogio della lentezza, affinchè dopo aver toccato il fondo non si incominci anche a scavare: non c'è bisogno di costruire un nuovo partito, ma qualcosa di altro da un partito politico, dobbiamo sradicare una cultura elettoralistica che ha avvelenato la sinistra e costruire uno spazio politico oltre le forme tradizionali e incancrenite della partecipazione e della rappresentanza politica, uno spazio nel quale le tornate elettorali sono uno strumento al servizio di un percorso politico e non viceversa, uno spazio per le lotte sociali, i conflitti e le comunità resistenti, uno spazio per l'autorganizzazione sociale estraneo alle burocrazie sindacali, uno spazio di critica attiva e di disobbedienza sociale ad un modello neoliberista di cui tanto Berlusconi che Veltroni sono strenui difensori. E' quindi indispensabile non tanto un esercizio di autocritica, ma di umiltà: l'azzeramento dei gruppi dirigenti dei partiti è una condizione necessaria ma non sufficiente per ripartire, e non c'è alcuna alchimia politicistica attraverso la quale aggirare i problemi della fase.C'è veramente poco da accellerare, anzi forse è il caso di scoprire mai come oggi l'elogio della lentezza, affinchè dopo aver toccato il fondo non si incominci anche a scavare: non c'è bisogno di costruire un nuovo partito, ma qualcosa di altro da un partito politico, dobbiamo sradicare una cultura elettoralistica che ha avvelenato la sinistra e costruire uno spazio politico oltre le forme tradizionali e incancrenite della partecipazione e della rappresentanza politica, uno spazio nel quale le tornate elettorali sono uno strumento al servizio di un percorso politico e non viceversa, uno spazio per le lotte sociali, i conflitti e le comunità resistenti, uno spazio per l'autorganizzazione sociale estraneo alle burocrazie sindacali, uno spazio di critica attiva e di disobbedienza sociale ad un modello neoliberista di cui tanto Berlusconi che Veltroni sono strenui difensori. Contro questo modello neoliberista, nel quale siamo tutti sulla stessa barca ma c'è chi rema, suda e fatica ad arrivare a fine mese e c'è invece chi comodamente prende il sole e e nasconde il tesoro nei paradisi fiscali, dobbiamo ritrovare la forza, il coraggio e le passioni ideali, purtroppo annacquate e affievolite da questi due anni di governo.Del resto, mai come oggi, non abbiamo nulla da perdere se non le nostre catene.

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