sabato 9 febbraio 2008

IN COLOMBIA CON IL COMITATO - INGRID BETANCOURT - PER LA LIBERAZIONE DI TUTTI GLI OSTAGGI

Luisa Morgantini, GUE/NGL, Vice Presidente del Parlamento Europeo

Bruxelles, 8/2/088

" In Colombia per la liberazione di Ingrid Betancourt e di tutti gli ostaggi, perché le loro sorti non cadano nell'oblio e la mediazione continui"- lo ha dichiarato Luisa Morgantini, Vice Presidente del Parlamento Europeo, che prenderà parte alla delegazione organizzata dal Comitato di sostegno Ingrid Betancourt, in Colombia dall'8 all'11 febbraio 2008.

"Lo scopo della missione è di continuare una campagna di solidarietà nei confronti delle centinaia di sequestrati tuttora prigionieri nella giungla colombiana e mobilitare l'opinione pubblica internazionale perché faccia pressioni sulle Farc e sul Presidente Colombiano Alvaro Uribe in favore di negoziati che portino al loro immediato rilascio. L'annuncio di questi giorni della liberazione di tre degli ostaggi è un segnale di speranza anche per gli altri sequestrati e per le loro famiglie. La mediazione internazionale, l'impegno dell'UE e di tutti i Governi europei per il dialogo in Colombia devono continuare fino a quando non rimarrà nessun ostaggio" ha aggiunto Luisa Morgantini.

La delegazione sarà composta da 4 rappresentanti del Comitato di sostegno a Ingrid Betancourt, dalla ex Presidente del Parlamento Europeo Nicole Fontaine (PPE) e dalla Vice Presidente del Pe Luisa Morgantini, portatrice anche di un messaggio del Presidente del Parlamento Europeo Hans-Gert Pottering per la liberazione di Ingrid Betancourt, ostaggio delle Farc dal 23 febbraio 2002.

Il programma della delegazione prevede incontri con le famiglie degli ostaggi, con ex sequestrati, tra cui Clara Rojas, amica e collaboratrice della Betancourt liberata lo scorso 11 gennaio.

Sono previsti anche incontri e colloqui con il Sindaco di Bogotà, con rappresentanti delle Istituzioni e parlamentari colombiani, allo scopo di creare una più stretta collaborazione e mostrare una forte determinazione ad agire insieme, per la liberazione di tutti i sequestrati, ma anche con associazioni per la pace e per i diritti umani in segno di una forte solidarietà con la popolazione civile colombiana che subisce e combatte la presa degli ostaggi e reclama soluzioni pacifiche.

Per ogni informazione, dichiarazione o testimonianza: luisa.morgantini@europarl.europa.eu; www.luisamorgantini.net;


Comitato di sostegno a Ingrid Betancourt, Clara Rojas e agli ostaggi in Colombia www.agirpouringrid.com

Fanny Hess fanny.hess@tele2.fr

1 commento:

Anonimo ha detto...

Dacia Maraini: Betancourt merita il Nobel, è donna di pace




FIRMATE FIRMATE FIRMATE

http://petizioni.liberacittadinanza.it/petizione_betancourt





Il Premio Nobel per la Pace a Ingrid Betancourt. Un riconoscimento dovuto. Un messaggio di speranza. Una campagna, quella lanciata dall'Unità, che registra ogni giorno importanti adesioni. Tra queste, quella di Dacia Maraini. «Ad una logica di violenza e di morte di cui i suoi aguzzini sono espressione - osserva la scrittrice - Ingrid Betancourt si è sempre opposta con un coraggio e una coerenza personale che da sole meritano il riconoscimento del Nobel per la Pace».


Dacia Maraini racconta le sensazioni forti provate alla lettura delle lettere scritte da Ingrid Beancourt dalla sua prigionia: «Quelle lettere - dice - raccontano di una donna allo stremo delle forze, e al tempo stesso testimoniano di una donna che è sì prigioniera ma non si è piegata a divenire 'strumento' dei suoi carcerieri».
Perché assegnare il Premio Nobel per la Pace a Ingrid Betancourt?
«Perché la sua vita, il suo impegno politico, la sua passione civile, la sua sofferenza, danno conto di una donna straordinaria che infastidisce i guerrieri. Ingrid Betancourt è una donna che ha pagato, sta pagando duramente le sue scelte di pace. È una donna scomoda, Ingrid, scomoda per coloro che vogliono e praticano la guerra, scomoda per le vecchie élite al potere. Con la sua sofferenza testimonia un coraggio, una determinazione, ed una incredibile lucidità che le condizioni disumane a cui è costretta dai suoi carcerieri non sono riuscite a cancellare.

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