lunedì 29 settembre 2008

Rifondare la sinistra.

di Angelo Flammia - CORRIERE

La sinistra, per decenni e decenni, pur con i suoi tanti errori, ha svolto, in ogni luogo del mondo, un ruolo fondamentale per la conquista di diritti, il riscatto sociale, la libertà dei popoli, mobilitando e coinvolgendo milioni e milioni di persone.
In Italia il ruolo della sinistra, nelle sue varie articolazioni, è stata determinante sia per la liberazione dal fascismo e per l’avvento della Repubblica, sia per l’elaborazione della Carta Costituzionale, sia per lo sviluppo democratico, civile e sociale verificatosi negli ultimi 60 anni.
Si può essere anche molto severi nella critica agli errori commessi, di volta in volta, da questa o quella forza della sinistra, ma credo che nessuno abbia il diritto di disconoscere o addirittura criminalizzare la funzione svolta da questa parte politica. E questo vale indiscutibilmente anche per la nostra realtà provinciale. Oggi la sinistra, soprattutto in Italia e nel nostro territorio, appare in profonda crisi, nonostante nella realtà economica e sociale non manchino affatto i presupposti per una politica di sinistra e socialista. Gli spazi sono tanti, ma sono sostanzialmente lasciati al populismo e alla demagogia della destra. In questo quadro fa veramente senso ascoltare quotidianamente le farneticazioni di Berlusconi e dei vari berluschini contro la sinistra. Magari ci fossero motivazioni fondate! Perché avviene tutto questo? A questo interrogativo è necessario ed urgente dare una risposta, nell’interesse della democrazia e del futuro del Paese e non soltanto di una parte politica. Se è vero, come i tanti problemi del mondo e della situazione sociale dimostrano, che gli spazi per una politica di sinistra ci sono e sono anche tanti, ed è pure vero che nello scenario politico e civile progressista non mancano energie lucide ed attive, c’è da chiedersi come sia mai possibile che le forze politiche di sinistra non siano capaci di uscire dall’imbuto in cui si sono cacciate, per prospettare un altro scenario, proporre un altro orizzonte, avanzare un’altra prospettiva di vita.
Come è possibile che non si capisca che non è attraverso gli espedienti, i personalismi e le scimmiottature dell’avversario o di modelli politici lontani dalla nostra storia, che si possono occupare gli spazi disponibili per una politica innovativa e riformatrice?
A questo punto a me appaiono indispensabili tre punti chiave:
-bisogna fare una rigorosa analisi critica della realtà, come tutti i padri del socialismo ci hanno insegnato, nella consapevolezza che il mondo è profondamente cambiato, rispetto agli anni nei quali furono elaborate le teorie politiche, che per decenni ci hanno guidato;
-nel progetto politico e nell’azione quotidiana bisogna far sempre vivere intensamente i valori fondanti della sinistra, della Costituzione e della democrazia;
-occorre sempre lavorare per rendere partecipi e protagonisti della lotta per il rinnovamento tutti i cittadini, a cominciare dal mondo del lavoro.
Ci sono tante altre cose da coltivare e tenere presente , ma se si vuole prospettare un modello di vita e di società diverso, rispetto a quello dominato dal profitto e caratterizzato dall’individualismo, non si può prescindere da questa bussola di orientamento, per scendere sul terreno del puro gestionismo e della cura degli interessi personali.

All’interno dei partiti di sinistra non più rappresentati in Parlamento, del PD, dell’ambientalismo e della società vi sono tante energie permeate profondamente dai valori della sinistra: è necessario che tutte queste energie escano dallo stato “comatoso” in cui si trovano, per aprire una nuova stagione. Per farlo devono sconfiggere la rassegnazione e rifiutare le omologazioni, guardando al futuro e salvaguardando il meglio del passato.
Anche nella nostra provincia esistono energie ed intelligenze rilevanti, che si sono lasciate travolgere dal contingente, dalla sirena del potere e dalla personalizzazione della politica. E’ giunta l’ora di una rigenerazione dell’azione politica, che sia guidata dai punti “chiave” dianzi citati e che individui un ruolo chiaro per il nostro territorio, nel quadro di una forte battaglia meridionalistica.
Non c’è altra strada per rifondare la sinistra, salvare il nostro territorio dalla desertificazione umana e produrre crescita e sviluppo.
La rincorsa ai posti di potere e alle poltrone non determina altro che sfiducia nello Stato e nella politica e finisce per concimare il terreno per il trionfo del berlusconismo.

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