mercoledì 28 maggio 2008

INTERVISTA A LUISA MORGANTINI.

Onorevole, lei è stata nominata Vice Presidente del Parlamento Europeo nel 2007, un incarico molto prestigioso ma anche di grande responsabilità in quanto lei rappresenta ben 500 milioni di persone. Come vive e affronta ogni giorno questo impegno?

Ammetto di essere sempre stupefatta e mi meraviglia di essere la Vice Presidente di un Parlamento così straordinario e così importante. Sono profondamente europeista e sono così grata ad Altiero Spinelli e a tutti quelli/e che si sono votati alla costruzione dell’Europa, anche se molto c’è da fare perché l’Europa sia coerente con i valori di giustizia sociale di difesa della dignità umana che proclama avere a proprio fondamento.
A volte però che io sia Vice Presidente del Parlamento Europeo si meravigliano anche le persone che incontro nel negozio sotto casa, al supermercato, “ma come anche lei fa la spesa e porta i pacchi? Ma non ha l’autista?”. Qualche settimana fa di ritorno dal Sud Africa dove insieme ad una ONG italiana siamo andati a verificare l’efficacia dei progetti per la libertà dall’ Aids (non era un viaggio ufficiale del PE e viaggiavo in economy), il giovane napoletano seduto accanto a me, dopo avermi chiesto cosa facevo e ricevuto la mia risposta un po’ imbarazzata, si è totalmente meravigliato e mi ha detto che lo avrebbe detto alla sua mamma, che aveva viaggiato con una parlamentare non in business ma in economy e che non aveva la Mercedes blu a disposizione bensì possedeva una vecchia Clio del '98 che guidava lei stessa.
Ma a parte ciò, spesso mi chiedo se sono all’altezza del compito ed a volte mi sento inadeguata di fronte alla complessità dei temi e dei problemi da affrontare, mi salva il mio senso del limite, che ho imparato nel sindacato, nel femminismo, nella nonviolenza: occuparmi non di tutto ma focalizzarsi su alcune questioni e temi che per me sono il centro della mia vita e dei miei valori. Tra i compiti che mi sono stati affidati nell’ufficio di Presidenza vi è il rapporto dell’Unione Europea e le sue strategie con l’Africa insieme con l’impegno del Parlamento Europeo per l’affermazione dei diritti umani. Sono molto felice che la mia proposta di tenere al Parlamento Europeo nell’anno delle relazioni Interculturali, una settimana che riempirà il Parlamento della cultura africana nella sua accezione più ampia. L’ Africa non è solo fame, morte, desertificazione, guerre. Le risorse e le ricchezze non solo materiali ma umane dell’Africa sono immense e bisogna fare in modo che davvero i rapporti con l’UE siano di partnership che si riconoscono nelle disparità. E’ necessario rompere gli stereotipi che ci impediscono di vedere l’ altro/a nella sua complessità, naturalmente bisognerebbe anche cambiare le regole delle politiche commerciali.
Ma lei mi chiedeva come affronto le questioni, sarà banale ma lo faccio sul serio, dire con passione è poco a volte è un ossessione, lavoro molto. A casa non ho figli, nipoti, mariti, amanti, che mi aspettano, solo due gatti che posso vedere poco e me ne dispiace molto. Ma non mi fermo, cerco di fare in modo che i diritti umani non siano parole ma azioni e che l’Europa non adotti due pesi e due misure quando i diritti sono violati. E’ faticoso, ma ne vale la pena! Solo il mio corpo ogni tanto si ribella, e allora resto ferma per due giorni perché non posso camminare, ma si sa c’è il telefono, la mail e allora continuo.


Nella sua prima sessione plenaria, quale presidente, ha dato l'avvio ad un dibattito sulle pari opportunità, argomento a lei caro in quanto da sempre ha combattuto per i diritti e l'uguaglianza in genere. Oggi, a distanza di un anno, quali iniziative in questo settore è riuscita a portare avanti, a far approvare?

In realtà non ho fatto moltissimo, ma il parlamento e la Commissione delle Donne nel loro insieme, hanno invece lavorato molto.
Su sostegno alle donne nei luoghi di conflitto, la promozione della pari opportunità nelle politiche di sviluppo dell’ Unione Europea, l’impegno contro il traffico e lo sfruttamento delle donne, la difesa del lavoro e della salute.
La settimana scorsa sono riuscita insieme ad altre tre parlamentari a raccogliere abbastanza firme per fare accettare a tutto il parlamento la richiesta di una politica della Commissione Europea che promuova finanziariamente il micro-credito per le donne nella diverse regioni del mondo. Ma naturalmente promuoviamo le pari opportunità anche all’interno del Parlamento, dove come ovunque la discriminazione esiste.

Come indipendente, prima nel 1999 e poi nel 2004 è stata eletta nelle liste di Rifondazione Comunista. Qual è il suo pensiero sulle recenti elezioni italiane che hanno decretato l'uscita dal Parlamento di questo storico partito?


Come lei dice non sono iscritta a questo Partito, ma è ovvio che essendomi candidata con il Prc condivido molte delle sue posizioni e visioni, negli ultimi anni poi ho davvero apprezzato la battaglia culturale intrapresa per cambiare nel profondo una cultura leninista e praticare la cultura della nonviolenza, naturalmente insieme a questo la difesa dei gruppi sociali discriminati e più deboli, le battaglie per l’acqua e i servizi come diritto, la pace tra palestinesi e israeliani e la fine dell’occupazione militare, l’impegno contro le guerre.
I risultati delle elezioni soprattutto la non presenza in parlamento di questa sinistra la considero molto grave e dolorosa e un fallimento che non è solo elettorale.
Dovremo ricominciare a capire e partire dai bisogni delle persone, dalla vita quotidiana, non rimuovere o negare le paure, l’insicurezza, ma cercare di trovare alternative. Ho paura e orrore di una società, anche se non è ancora nella sua maggioranza che dà fuoco ai campi rom, che diventa xenofoba, che perde anima e umanità, ma bisogna affrontare la questione nelle sue contraddizioni. Soprattutto mi fa orrore quando leader politici invece di aiutare a capire ad accogliere accendono odi e violenze.
Mi auguro che il Prc sappia ritrovare la strada delle lotte sociali e per la giustizia, senza settarismi. Mi piacerebbe che ci si impegnasse affinché vi sia
una politica di casa per tutti, sarebbe anche un volano per l’economia e non ci sarebbero più persone costrette a vivere sul greto di un fiume dentro catapecchie.
Da parte mia continuo a lavorare in modo trasversale sulle singole questioni, pace – guerra – sviluppo – diritti umani, cercando di camminare insieme a tutti e tutte quelli che pensano che l’ Arcobaleno sia davvero agire per un mondo di colori e diversità dove ognuno/a “sia di aiuto all’altro” e non deleghi a nessuno la partecipazione alla vita sociale e politica.

Lei ha da poco ricevuto il premio per la pace delle Donne in nero Israeliane e la Colomba d'oro per la pace di Archivio Disarmo ed è anche tra le mille donne nel mondo che sono state candidate al Premio Nobel per la pace. A prescindere dalla sua indiscussa operosità e dai suoi meriti, la chiave del suo successo non è legata in parte alla immediata comunicabilità che trasmette la sua persona? Questo è il mio pensiero. Grazie

Mamma mia! Tra le mille donne candidate al Nobel mi chiedo come sia accaduto, anche se non ho più grande considerazione per molti dei Nobel per la pace.
Beh, devo ringraziarla io, per pensare questo di me. Forse è vero riesco a comunicare, a non nascondermi, a guardare gli altri con amore, no non sono melensa ho anche le mie antipatie. Magari comunico perché quando vado a parlare nei diversi luoghi e incontri non parlo il “politichese” racconto fatti, mi metto in gioco testa e corpo, come quando, insieme a donne palestinesi e israeliane e internazionali cerchiamo di fermare con le nostre mani alzate i soldati che stanno sparando, o forse perché guardo dritto negli occhi le persone che incontro e sorrido dal di dentro. Insomma adoro il mondo e vorrei tanto che l’urlo per tante ingiustizie e sofferenze non cadesse nel vuoto e nell’indifferenza o ancor peggio nella costruzione di muri mentali o concreti.


di Giancarla Silvestrini - Nuovo Parlamento

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