Care e Cari,
dopo una lunga riflessione la Sinistra irpina ha deciso di partecipare alle Primarie del 5 aprile, in Provincia e al Comune capoluogo.
Ci siamo, dunque. E non semplicemente per una testimonianza.
Per rendere autentiche queste Primarie, e far sì che non siano una noiosa resa dei conti interna al PD.
Per rappresentare un punto di contatto con quei mondi oggi troppo lontani e delusi dalla politica. Per provare ad aprire una finestra verso la società civile, il mondo del lavoro e della cultura, i movimenti, i giovani.
Per dare un’alternativa reale a quelle donne e a quegli uomini che vogliono davvero scrivere una pagina nuova per l’Irpinia.
Quella che proponiamo è un’altra Irpinia: attenta alle fasce sociali e alle famiglie più deboli, vicina ai lavoratori oggi esposti alla durezza della crisi, che scommette sulla partecipazione come metodo irrinunciabile di governo, che investe sulle nuove generazioni, sull’innovazione, sulla valorizzazione e la tutela dei nostri territori.
Le primarie, dunque, ce lo dicono le eccezionali esperienze di Vendola e Obama, possono essere uno straordinario strumento di cambiamento. Un’occasione che, spero, le irpine e gli irpini non mancheranno.
Ma queste Primarie sono soprattutto un segnale forte, di unità e partecipazione, contro il Governo Berlusconi. Un governo che ha mandato i militari sul Formicoso e a Savignano, che invia le ronde nelle città, che umilia e deruba il Mezzogiorno, che attacca il contratto nazionale di lavoro e il diritto di sciopero, che occulta e non affronta la crisi, che taglia la scuola e la sanità, che mette in discussione la laicità e i diritti, che alimenta insicurezze e paure.
Per questo non faccio uno scontato appello al voto per i candidati della Sinistra.
Chiedo al popolo di centro-sinistra di fare uno sforzo di vitalità, di uscire dalla rassegnazione, di moltiplicare in questi giorni i luoghi di incontro e discussione, di partecipare liberamente e scegliere il futuro dell’Irpinia. Insieme.
Gennaro M. Imbriano
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venerdì 27 marzo 2009
domenica 1 marzo 2009
Imbriano: Sinistra unita contro destra e trasformismi.
Intervista a Gennaro Imbriano del 26/02/09
di Marco Staglianò - Buongiorno Irpinia
A circa cento giorni dalle amministrative, la sinistra soccombe sotto il
peso della frammentazione. Accomunate dal sogno di un soggetto politico
unitario, le anime della sinistra irpina si ritrovano divise tra chi ancora
crede nel dialogo con il Pd, e chi ha scelto la via dell'autonomia e del
centrosinistra alternativo. Una frattura che secondo alcuni può e deve
essere rimarginata, nella convinzione che l'unica alternativa che in questa
fase deve essere costruita, è quella alla destra berlusconiana.
Tra questi, c'è sicuramente Gennaro Imbriano, esponente provinciale di
riferimento per il neonato Movimento per la Sinistra ed ex segretario
provinciale di Rifondazione.
Allora Imbriano, Sinistra democratica, Rifondazione comunista e Partito
Socialista, hanno scelto la via dell'autonomia e del centrosinistra
alternativo, tanto per la corsa al Comune di Avellino che per quella a
Palazzo Caracciolo. Qual è la sua opinione in merito?
«La ritengo una scelta suicida, insensata e controproducente, che spero
possa essere presto riconsiderata. Parlare di un centrosinistra alternativo
mi sembra una contraddizione in termini. Quasi un ossimoro. La vera
alternativa che il popolo della Sinistra ci chiede di costruire è quella
alle destre ed al trasformismo demitiano. Privo com'è di un'effettiva
vocazione maggioritaria, un progetto simile non fa altro che risultare
funzionale all'avanzata del centrodestra. Non credo sia questo il desiderio
della nostra gente. Ripeto, mi sembra un'impostazione miope che non fa i
conti con i reali sentori del popolo della Sinistra. Quello che il nostro
elettorato ci chiede è unità per sconfiggere la destra ed una piattaforma
programmatica concreta per uscire da questa drammatica crisi economica ».
Secondo i dirigenti di quei partiti, però, la responsabilità di tale
frattura va attribuita ad un Pd immobile, incapace di aprirsi al
rinnovamento, e schiavo di una pretesa vocazione all'autosufficienza. E'
d'accordo?
«Paragonando il quadro politico attuale con quello di quattro anni fa,
emerge chiaramente l'inconsistenza di tale tesi. Mentre nel 2004 le
candidature per la Provincia e per il Comune furono definite senza alcun
confronto ed ufficializzate solo pochi giorni prima della presentazione
delle liste, oggi vi è ampio margine per il confronto programmmatico e per
le primarie. Si rileva, insomma, un'incomprensibile conraddizione tra il si
alle candidature di quattro anni fa, ed il no alle primarie ed al confronto
di oggi. Contraddizione, che emerge con ancora maggiore chiarezza, se si
considera che il peso elettorale e politico della sinistra di allora, era
molto più significativo di quello attuale».
Lei ha più volte affermato che prima di parlare di primarie è necessario
dare priorità ai contenuti e al programma. Quali pregiudiziali pone in tal
senso per la definizione dell'intesa con i democratici?
«Come già ho detto, siamo convinti che il popolo della sinistra aspetta
risposte concrete per la soluzione dei tanti problemi che attanagliano il
mondo del lavoro e più in generale le fasce sociali più deboli. Il Forum
della Sinistra indetto da noi, dai Verdi e da larga parte del PdCi, va
proprio in questa direzione. In altri termini, da quel confronto dovrà venir
fuori una piattaforma programmatica per lo sviluppo della Provincia. Con
quel bagaglio di proposte, ci presenteremo alla conferenza programmatica
indetta dal Pd, nella speranza che nel frattempo si siano unite a noi tutte
le altre forze della sinistra. Per la sottoscrizione di un'alleanza,
chiediamo al Pd la disponibilità a cercare una sintesi programmatica che
tenga conto delle nostre proposte e che, più in generale, miri
all'attuazione di un modello di sviluppo che muova dalla difesa delle fasce
sociali più deboli».
Quali dovranno essere le priorità sui cui puntare per il futuro sviluppo
dell'Irpinia?
«Occorre agire su più fronti. In primo luogo, è necessario mettere a punto
un'attenta pianificazione per la gestione dei fondi europei. In
quest'ottica, si rileva la necessità di puntare ad una diversificazione dei
comparti produttivi, facendo leva sull'innovazione e sulla qualità. Penso
soprattutto ad un modello di sviluppo del territorio, capace di valorizzare
il grande capitale ambientale di cui l'Irpinia gode. In tal senso, penso
alla creazione di un polo turistico diffuso, al fine di capitalizzare al
meglio le potenzialità dell'indotto enogastronomico ed agroalimentare. Vi è
poi il capitolo legato allo sfruttamento delle energie alternative e del
grande capitale idrico, che dal nostro punto di vista va assolutamente messo
a riparo dalle ingerenze dei capitali privati, nonostante la legge 133 del
2008, vada nel senso opposto. Accanto a tali aspetti, che come detto
dovranno essere affrontati facendo leva sulle risorse in arrivo da
Bruxelles, vi è poi l'inderogabile necessità di rispondere con efficacia ed
immediatezza ad una drammatica crisi economica, i cui effetti si paleseranno
completamente solo nei prossimi mesi. A tale scopo, credo nell'opportunità
di mettere in campo una forte politica di investimenti pubblici per la
manutenzione del territorio, che se da un lato risponderebbe ad una reale
esigenza, dall'altro risulterebbe funzionale a mitigare gli effetti della
crisi sui livelli occupazionali. Ma al di là di un'attenta pianificazione
per l'utilizzo dei fondi europei e di un piano di interventi per affrontare
la crisi, la prima emergenza a cui la politica è chiamata a porre rimedio
per il futuro di questa provincia, è quella demografica. Nonostante la
Campania sia tra le regioni più giovani del Paese, l'Irpinia è una delle
provincie più vecchie. I nostri paesi vanno morendo perchè i nostri giovani
sono costretti a cercare lavoro e fortuna altrove. Se non si pone rimedio a
questo processo, l'Irpinia non avrà futuro, al di là del colore politico di
chi la governerà. Sono convinto che la politica è tale quando si mostra
capace di governare i processi di trasformazione della società. A noi il
compito di immaginare politiche adeguate per invertire questo drammatico
trend demografico, e per creare le condizioni adeguate affinchè i nostri
giovani possano socializzare le proprie conoscenze ed i propri talenti in
Irpinia, e non più al Nord o addirittura all'estero».
Veniamo alle primarie. In che modo pensate di parteciparvi?
«Credo che il messaggio che dovremmo lanciare è quello dell'unità della
sinistra. D'altronde, basterebbe seguire il modello già attuato a Firenze e
che verrà utilizzato per la provincia di Napoli e a Bologna. La sinistra
deve avere il coraggio di attraversare gli spazi di democrazia, nella
consapevolezza che abdicare al con- fronto, significa rinunciare ad
esistere. Per questo spero fortemente che alla conferenza programmatica del
Pd saranno presenti tutte le forze della sinistra e che alle primarie sarà
possibile esprimere una candidatura forte ed unitaria. E'chiaro, però, che
se non si dovesse registrare l'adesione di tutti, andremo avanti con chi ci
sta. Per quanto riguarda i concorrenti, anche se non rientra nel dominio
delle nostre responsabilità, auspico che il Pd proponga nomi diversi o
alternativi da quelli degli uscenti».
Insomma Imbriano, quale sinistra sogna di costruire in Irpinia?
«Una sinistra rinnovata e senza aggettivi connotativi. Una sinistra che
rinunci al massimalismo antistorico, per affrontare con realismo le sfide
del secolo nuovo. Una sinistra, insomma, che non declami ma che faccia. Di
fronte ad una destra che va diffondendosi nel Paese proponendo un modello di
organizzazione sociale fondato sulla paura, è necessaria una sinistra capace
di contrapporre una visione concretamente ottimistica fondata sulla
speranza. In quest'ottica il nostro modello non può che essere quello di
Nichi Vendola».
Lei ritiene che vi sia ancora tempo e spazio per unificare la sinistra
irpina. In che modo?
«La costituzione del gruppo regionale unitario della sinistra, è il punto di
partenza. Quel percorso può essere tranquillamente riproposto a livello
locale, e sono convinto che tanti, tra le fila delle formazioni che hanno
scelto la strada del centrosinistra alternativo, ne sono convinti quanto me.
Ho letto le dichiarazioni rilasciate in tal senso da Angelo Giusto e le
condivido pienamente. Proprio a Giusto, del quale ammiro lo spessore
intellettivo e la capacità di dialogo, chiedo di lavorare in tal senso. Come
me, anche lui è convinto della necessità di ricomporre il quadro unitario
della sinistra. Metta la sua esperienza a servizio di tale scopo. Lui è la
persona giusta per ricucire i fili del dialogo».
di Marco Staglianò - Buongiorno Irpinia
A circa cento giorni dalle amministrative, la sinistra soccombe sotto il
peso della frammentazione. Accomunate dal sogno di un soggetto politico
unitario, le anime della sinistra irpina si ritrovano divise tra chi ancora
crede nel dialogo con il Pd, e chi ha scelto la via dell'autonomia e del
centrosinistra alternativo. Una frattura che secondo alcuni può e deve
essere rimarginata, nella convinzione che l'unica alternativa che in questa
fase deve essere costruita, è quella alla destra berlusconiana.
Tra questi, c'è sicuramente Gennaro Imbriano, esponente provinciale di
riferimento per il neonato Movimento per la Sinistra ed ex segretario
provinciale di Rifondazione.
Allora Imbriano, Sinistra democratica, Rifondazione comunista e Partito
Socialista, hanno scelto la via dell'autonomia e del centrosinistra
alternativo, tanto per la corsa al Comune di Avellino che per quella a
Palazzo Caracciolo. Qual è la sua opinione in merito?
«La ritengo una scelta suicida, insensata e controproducente, che spero
possa essere presto riconsiderata. Parlare di un centrosinistra alternativo
mi sembra una contraddizione in termini. Quasi un ossimoro. La vera
alternativa che il popolo della Sinistra ci chiede di costruire è quella
alle destre ed al trasformismo demitiano. Privo com'è di un'effettiva
vocazione maggioritaria, un progetto simile non fa altro che risultare
funzionale all'avanzata del centrodestra. Non credo sia questo il desiderio
della nostra gente. Ripeto, mi sembra un'impostazione miope che non fa i
conti con i reali sentori del popolo della Sinistra. Quello che il nostro
elettorato ci chiede è unità per sconfiggere la destra ed una piattaforma
programmatica concreta per uscire da questa drammatica crisi economica ».
Secondo i dirigenti di quei partiti, però, la responsabilità di tale
frattura va attribuita ad un Pd immobile, incapace di aprirsi al
rinnovamento, e schiavo di una pretesa vocazione all'autosufficienza. E'
d'accordo?
«Paragonando il quadro politico attuale con quello di quattro anni fa,
emerge chiaramente l'inconsistenza di tale tesi. Mentre nel 2004 le
candidature per la Provincia e per il Comune furono definite senza alcun
confronto ed ufficializzate solo pochi giorni prima della presentazione
delle liste, oggi vi è ampio margine per il confronto programmmatico e per
le primarie. Si rileva, insomma, un'incomprensibile conraddizione tra il si
alle candidature di quattro anni fa, ed il no alle primarie ed al confronto
di oggi. Contraddizione, che emerge con ancora maggiore chiarezza, se si
considera che il peso elettorale e politico della sinistra di allora, era
molto più significativo di quello attuale».
Lei ha più volte affermato che prima di parlare di primarie è necessario
dare priorità ai contenuti e al programma. Quali pregiudiziali pone in tal
senso per la definizione dell'intesa con i democratici?
«Come già ho detto, siamo convinti che il popolo della sinistra aspetta
risposte concrete per la soluzione dei tanti problemi che attanagliano il
mondo del lavoro e più in generale le fasce sociali più deboli. Il Forum
della Sinistra indetto da noi, dai Verdi e da larga parte del PdCi, va
proprio in questa direzione. In altri termini, da quel confronto dovrà venir
fuori una piattaforma programmatica per lo sviluppo della Provincia. Con
quel bagaglio di proposte, ci presenteremo alla conferenza programmatica
indetta dal Pd, nella speranza che nel frattempo si siano unite a noi tutte
le altre forze della sinistra. Per la sottoscrizione di un'alleanza,
chiediamo al Pd la disponibilità a cercare una sintesi programmatica che
tenga conto delle nostre proposte e che, più in generale, miri
all'attuazione di un modello di sviluppo che muova dalla difesa delle fasce
sociali più deboli».
Quali dovranno essere le priorità sui cui puntare per il futuro sviluppo
dell'Irpinia?
«Occorre agire su più fronti. In primo luogo, è necessario mettere a punto
un'attenta pianificazione per la gestione dei fondi europei. In
quest'ottica, si rileva la necessità di puntare ad una diversificazione dei
comparti produttivi, facendo leva sull'innovazione e sulla qualità. Penso
soprattutto ad un modello di sviluppo del territorio, capace di valorizzare
il grande capitale ambientale di cui l'Irpinia gode. In tal senso, penso
alla creazione di un polo turistico diffuso, al fine di capitalizzare al
meglio le potenzialità dell'indotto enogastronomico ed agroalimentare. Vi è
poi il capitolo legato allo sfruttamento delle energie alternative e del
grande capitale idrico, che dal nostro punto di vista va assolutamente messo
a riparo dalle ingerenze dei capitali privati, nonostante la legge 133 del
2008, vada nel senso opposto. Accanto a tali aspetti, che come detto
dovranno essere affrontati facendo leva sulle risorse in arrivo da
Bruxelles, vi è poi l'inderogabile necessità di rispondere con efficacia ed
immediatezza ad una drammatica crisi economica, i cui effetti si paleseranno
completamente solo nei prossimi mesi. A tale scopo, credo nell'opportunità
di mettere in campo una forte politica di investimenti pubblici per la
manutenzione del territorio, che se da un lato risponderebbe ad una reale
esigenza, dall'altro risulterebbe funzionale a mitigare gli effetti della
crisi sui livelli occupazionali. Ma al di là di un'attenta pianificazione
per l'utilizzo dei fondi europei e di un piano di interventi per affrontare
la crisi, la prima emergenza a cui la politica è chiamata a porre rimedio
per il futuro di questa provincia, è quella demografica. Nonostante la
Campania sia tra le regioni più giovani del Paese, l'Irpinia è una delle
provincie più vecchie. I nostri paesi vanno morendo perchè i nostri giovani
sono costretti a cercare lavoro e fortuna altrove. Se non si pone rimedio a
questo processo, l'Irpinia non avrà futuro, al di là del colore politico di
chi la governerà. Sono convinto che la politica è tale quando si mostra
capace di governare i processi di trasformazione della società. A noi il
compito di immaginare politiche adeguate per invertire questo drammatico
trend demografico, e per creare le condizioni adeguate affinchè i nostri
giovani possano socializzare le proprie conoscenze ed i propri talenti in
Irpinia, e non più al Nord o addirittura all'estero».
Veniamo alle primarie. In che modo pensate di parteciparvi?
«Credo che il messaggio che dovremmo lanciare è quello dell'unità della
sinistra. D'altronde, basterebbe seguire il modello già attuato a Firenze e
che verrà utilizzato per la provincia di Napoli e a Bologna. La sinistra
deve avere il coraggio di attraversare gli spazi di democrazia, nella
consapevolezza che abdicare al con- fronto, significa rinunciare ad
esistere. Per questo spero fortemente che alla conferenza programmatica del
Pd saranno presenti tutte le forze della sinistra e che alle primarie sarà
possibile esprimere una candidatura forte ed unitaria. E'chiaro, però, che
se non si dovesse registrare l'adesione di tutti, andremo avanti con chi ci
sta. Per quanto riguarda i concorrenti, anche se non rientra nel dominio
delle nostre responsabilità, auspico che il Pd proponga nomi diversi o
alternativi da quelli degli uscenti».
Insomma Imbriano, quale sinistra sogna di costruire in Irpinia?
«Una sinistra rinnovata e senza aggettivi connotativi. Una sinistra che
rinunci al massimalismo antistorico, per affrontare con realismo le sfide
del secolo nuovo. Una sinistra, insomma, che non declami ma che faccia. Di
fronte ad una destra che va diffondendosi nel Paese proponendo un modello di
organizzazione sociale fondato sulla paura, è necessaria una sinistra capace
di contrapporre una visione concretamente ottimistica fondata sulla
speranza. In quest'ottica il nostro modello non può che essere quello di
Nichi Vendola».
Lei ritiene che vi sia ancora tempo e spazio per unificare la sinistra
irpina. In che modo?
«La costituzione del gruppo regionale unitario della sinistra, è il punto di
partenza. Quel percorso può essere tranquillamente riproposto a livello
locale, e sono convinto che tanti, tra le fila delle formazioni che hanno
scelto la strada del centrosinistra alternativo, ne sono convinti quanto me.
Ho letto le dichiarazioni rilasciate in tal senso da Angelo Giusto e le
condivido pienamente. Proprio a Giusto, del quale ammiro lo spessore
intellettivo e la capacità di dialogo, chiedo di lavorare in tal senso. Come
me, anche lui è convinto della necessità di ricomporre il quadro unitario
della sinistra. Metta la sua esperienza a servizio di tale scopo. Lui è la
persona giusta per ricucire i fili del dialogo».
venerdì 20 febbraio 2009
Fine dell'autosufficienza del Pd.
Con le dimissioni di Veltroni -dichiara Gennaro Imbriano,
portavoce del Movimento per la Sinistra- si chiude finalmente un ciclo
politico, quello della presunta autosufficienza del PD.
Di fronte all'avanzata delle destre, che mette in discussione diritti
e libertà nel nostro Paese, nessuno nel proprio isolamento può
considerarsi autosufficiente. Occorre, invece, ricostruire lo spirito e il progetto di un nuovo centro-sinistra se si vuole bloccare l'egemonia
berlusconiana e la sua fabbrica della paura.
In tal senso mi pare positiva, seppure in ritardo, la decisione del Pd di
aprire, con la conferenza programmatica, una fase di ascolto con le forze
politiche e sociali dell'Irpinia.
Penso che la Sinistra non debba compiere l'errore di sottrarsi al
confronto, ma deve invece scegliere di essere protagonista di quel passaggio
portando il proprio prezioso contributo di idee: su lavoro, ambiente,
modello di sviluppo, diritti civili e sociali, lotta alla camorra.
E se il Pd dovesse accogliere le nostre priorità programmatiche,
credo che a quel punto la Sinistra, unitariamente, dovrà essere
capace di partecipare, con autorevoli candidature, alle Primarie di
coalizione.
Infatti, l'opacità che ha contraddistinto le amministrazioni Galasso e
De Simone impone alla Sinistra di attraversare le primarie facendo vivere
una grande domanda di rinnovamento.
portavoce del Movimento per la Sinistra- si chiude finalmente un ciclo
politico, quello della presunta autosufficienza del PD.
Di fronte all'avanzata delle destre, che mette in discussione diritti
e libertà nel nostro Paese, nessuno nel proprio isolamento può
considerarsi autosufficiente. Occorre, invece, ricostruire lo spirito e il progetto di un nuovo centro-sinistra se si vuole bloccare l'egemonia
berlusconiana e la sua fabbrica della paura.
In tal senso mi pare positiva, seppure in ritardo, la decisione del Pd di
aprire, con la conferenza programmatica, una fase di ascolto con le forze
politiche e sociali dell'Irpinia.
Penso che la Sinistra non debba compiere l'errore di sottrarsi al
confronto, ma deve invece scegliere di essere protagonista di quel passaggio
portando il proprio prezioso contributo di idee: su lavoro, ambiente,
modello di sviluppo, diritti civili e sociali, lotta alla camorra.
E se il Pd dovesse accogliere le nostre priorità programmatiche,
credo che a quel punto la Sinistra, unitariamente, dovrà essere
capace di partecipare, con autorevoli candidature, alle Primarie di
coalizione.
Infatti, l'opacità che ha contraddistinto le amministrazioni Galasso e
De Simone impone alla Sinistra di attraversare le primarie facendo vivere
una grande domanda di rinnovamento.
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mercoledì 11 febbraio 2009
Imbriano - MPS: "Una nuova Sinistra per rilanciare l'Irpinia"
Intervista di Gianbattista Lanzilli a Gennaro M. Imbriano, portavoce irpino del Movimento Per la Sinistra, pubblicata su Ottopagine del 10/02/09.
1. Imbriano, cominciamo dal chiarire un punto: ma quella dei vendoliani
è o no una scissione? Siete usciti definitivamente da Rifondazione?
Siamo usciti da Rifondazione, perché ormai era diventata, come ha notato
giustamente Fausto Bertinotti, "irriconoscibile". In pochi mesi è stata
stravolta la cultura politica aperta e innovativa che avevamo accumulato in
questi anni, quella che abbiamo imparato da Genova in poi, dai movimenti
altermondialisti non-violenti e pacifisti.
Si sono fatti prevalere i risentimenti ai sentimenti, si è scelta una deriva
settaria e dogmatica.
Dunque era inevitabile partire per un nuovo viaggio, il Movimento per la
Sinistra.
2. Quali sono stati i motivi che vi hanno spinto ad una decisione così netta?
La Rifondazione che abbiamo costruito e fatto crescere in questi anni è
stata uccisa al Congresso di Chianciano, lì è prevalsa una restaurazione
comunista: un'idea minoritaria e populista, con venature nostalgiche e
identitarie. Basti pensare al tentativo di riabilitare il muro di Berlino e
al licenziamento punitivo del Direttore di Liberazione.
E quando si misurano progetti così differenti e divergenti, non puoi far
finta di non vedere, non si può vivere da separati in casa.
3. Adesso, si lavora al progetto di riunificare le forze della
sinistra: il comunismo verrà del tutto abbandonato?
Il comunismo non può essere un dogmatismo ossequioso del passato, ma una
domanda di libertà per il presente. Il Comunismo non può essere la stanca
replica di una liturgia, ma una ricerca e una lotta per leggere e cambiare
oggi la società.
E soprattutto, i comunisti, di fronte al rischio che venga cancellata
l'intera sinistra dal nostro Paese, non possono pensare di essere
autosufficienti o di essere l'avanguardia di qualcosa, ma devono aprirsi e
contaminarsi con le altre culture critiche che vivono a sinistra, con chi ha
storie e culture diverse.
Dobbiamo ricostruire la Sinistra, da capo. Con quanti stanno nei partiti, ma
soprattutto con la sinistra diffusa: penso ai tanti che stanno nel
sindacato, nei movimenti, nell'associazionismo, agli intellettuali, ai tanti
delusi dal PD. Ha ragione Bertinotti, ci vuole un "big bang".
4. Il fallimento dell'operazione dell'Arcobaleno è ancora una nota
dolente: come pensate di ovviare a quella brutta esperienza? Il Movimento
per la Sinistra non corre lo stesso rischio? Quali sono le caratteristiche
che differenziano questo impegno da quello precedente?
La differenza deve essere abissale. La Sinistra nuova che dobbiamo costruire
non può essere la somma di tante debolezze, non può essere l'aggregazione di
tanti polverizzati ceti politici assemblati a Roma. La nuova Sinistra che
vogliamo costruire è aperta alla partecipazione, e deve scegliere le
primarie anche per la scelta delle candidature e dei propri dirigenti.
Oggi, con l'attacco di Berlusconi alla Costituzione e alla Cgil, c'è bisogno
di una Sinistra del lavoro e delle libertà.
5. Nel frattempo, in città i giochi entrano nel vivo. Festa, Gengaro,
Galasso, più il candidato che potrebbe arrivare ad un'eventuale intesa
Pdl-Udc. Voi da che parte state?
Io penso che le carte vadano sparigliate, e che è sbagliato partire dal
toto-sindaco. Così regaliamo l'Irpinia in mano alle destre e ai demitiani.
La Sinistra deve parlare di programmi, delle cose da fare. Dopo, se ci
saranno le condizioni, si potrà individuare anche un nome, il più condiviso
possibile nel centro-sinistra.
E da subito, anche in Città, si devono costruire liste unitarie della
Sinistra, liste aperte alla società, con esperienze radicali e riformiste.
6. Il progetto comune della sinistra sarà concretamente realizzabile
anche per le elezioni provinciali? Su quali presupposti partite per la
scelta delle candidature nei vari collegi?
Ribadisco. Dobbiamo costruire liste unitarie della Sinistra alle
provinciali, ma anche nei Comuni in cui si va al voto a partire dal
Capoluogo.
E si deve praticare da subito il massimo grado di apertura, anche
utilizzando le primarie di collegio per la scelta dei nostri candidati.
7. Come tutte le altre formazioni politiche più "piccole", avete
gridato alla 'truffa' sullo sbarramento europeo del 4%. A questo punto un
dialogo con il Partito Democratico è ancora ipotizzabile o no?
Il PD è attraversato da una crisi profonda, di organizzazione e di progetto
politico. Lo ha detto finanche D'Alema.
E di fronte a questa crisi, a Veltroni non basterà lo sbarramento per
salvarsi. Stavolta il voto sarà utile per dare forza e vita ad una nuova
Sinistra nel nostro Paese.
A livello locale il centro-sinistra è in nettissimo ritardo. La Sinistra
deve sfidare il PD sul terreno del cambiamento e del progetto che ancora non
ci sono.
8. Imbriano, un'ultima domanda. La prossima che competizione elettorale
sarà per l'Irpinia? Sarà uno scontro tra diverse ideologie (centrodestra e
centrosinistra) o uno tra opposti schieramenti dove a cambiare saranno quasi
esclusivamente gli uomini che ne fanno parte?
E'uno scenario ancora aperto.
Io penso che la Sinistra, in irpinia, deve lavorare per costruire un
centro-sinistra che sia realmente alternativo alle destre e alla vecchia
politica. Si deve aprire una nuova stagione politica.
1. Imbriano, cominciamo dal chiarire un punto: ma quella dei vendoliani
è o no una scissione? Siete usciti definitivamente da Rifondazione?
Siamo usciti da Rifondazione, perché ormai era diventata, come ha notato
giustamente Fausto Bertinotti, "irriconoscibile". In pochi mesi è stata
stravolta la cultura politica aperta e innovativa che avevamo accumulato in
questi anni, quella che abbiamo imparato da Genova in poi, dai movimenti
altermondialisti non-violenti e pacifisti.
Si sono fatti prevalere i risentimenti ai sentimenti, si è scelta una deriva
settaria e dogmatica.
Dunque era inevitabile partire per un nuovo viaggio, il Movimento per la
Sinistra.
2. Quali sono stati i motivi che vi hanno spinto ad una decisione così netta?
La Rifondazione che abbiamo costruito e fatto crescere in questi anni è
stata uccisa al Congresso di Chianciano, lì è prevalsa una restaurazione
comunista: un'idea minoritaria e populista, con venature nostalgiche e
identitarie. Basti pensare al tentativo di riabilitare il muro di Berlino e
al licenziamento punitivo del Direttore di Liberazione.
E quando si misurano progetti così differenti e divergenti, non puoi far
finta di non vedere, non si può vivere da separati in casa.
3. Adesso, si lavora al progetto di riunificare le forze della
sinistra: il comunismo verrà del tutto abbandonato?
Il comunismo non può essere un dogmatismo ossequioso del passato, ma una
domanda di libertà per il presente. Il Comunismo non può essere la stanca
replica di una liturgia, ma una ricerca e una lotta per leggere e cambiare
oggi la società.
E soprattutto, i comunisti, di fronte al rischio che venga cancellata
l'intera sinistra dal nostro Paese, non possono pensare di essere
autosufficienti o di essere l'avanguardia di qualcosa, ma devono aprirsi e
contaminarsi con le altre culture critiche che vivono a sinistra, con chi ha
storie e culture diverse.
Dobbiamo ricostruire la Sinistra, da capo. Con quanti stanno nei partiti, ma
soprattutto con la sinistra diffusa: penso ai tanti che stanno nel
sindacato, nei movimenti, nell'associazionismo, agli intellettuali, ai tanti
delusi dal PD. Ha ragione Bertinotti, ci vuole un "big bang".
4. Il fallimento dell'operazione dell'Arcobaleno è ancora una nota
dolente: come pensate di ovviare a quella brutta esperienza? Il Movimento
per la Sinistra non corre lo stesso rischio? Quali sono le caratteristiche
che differenziano questo impegno da quello precedente?
La differenza deve essere abissale. La Sinistra nuova che dobbiamo costruire
non può essere la somma di tante debolezze, non può essere l'aggregazione di
tanti polverizzati ceti politici assemblati a Roma. La nuova Sinistra che
vogliamo costruire è aperta alla partecipazione, e deve scegliere le
primarie anche per la scelta delle candidature e dei propri dirigenti.
Oggi, con l'attacco di Berlusconi alla Costituzione e alla Cgil, c'è bisogno
di una Sinistra del lavoro e delle libertà.
5. Nel frattempo, in città i giochi entrano nel vivo. Festa, Gengaro,
Galasso, più il candidato che potrebbe arrivare ad un'eventuale intesa
Pdl-Udc. Voi da che parte state?
Io penso che le carte vadano sparigliate, e che è sbagliato partire dal
toto-sindaco. Così regaliamo l'Irpinia in mano alle destre e ai demitiani.
La Sinistra deve parlare di programmi, delle cose da fare. Dopo, se ci
saranno le condizioni, si potrà individuare anche un nome, il più condiviso
possibile nel centro-sinistra.
E da subito, anche in Città, si devono costruire liste unitarie della
Sinistra, liste aperte alla società, con esperienze radicali e riformiste.
6. Il progetto comune della sinistra sarà concretamente realizzabile
anche per le elezioni provinciali? Su quali presupposti partite per la
scelta delle candidature nei vari collegi?
Ribadisco. Dobbiamo costruire liste unitarie della Sinistra alle
provinciali, ma anche nei Comuni in cui si va al voto a partire dal
Capoluogo.
E si deve praticare da subito il massimo grado di apertura, anche
utilizzando le primarie di collegio per la scelta dei nostri candidati.
7. Come tutte le altre formazioni politiche più "piccole", avete
gridato alla 'truffa' sullo sbarramento europeo del 4%. A questo punto un
dialogo con il Partito Democratico è ancora ipotizzabile o no?
Il PD è attraversato da una crisi profonda, di organizzazione e di progetto
politico. Lo ha detto finanche D'Alema.
E di fronte a questa crisi, a Veltroni non basterà lo sbarramento per
salvarsi. Stavolta il voto sarà utile per dare forza e vita ad una nuova
Sinistra nel nostro Paese.
A livello locale il centro-sinistra è in nettissimo ritardo. La Sinistra
deve sfidare il PD sul terreno del cambiamento e del progetto che ancora non
ci sono.
8. Imbriano, un'ultima domanda. La prossima che competizione elettorale
sarà per l'Irpinia? Sarà uno scontro tra diverse ideologie (centrodestra e
centrosinistra) o uno tra opposti schieramenti dove a cambiare saranno quasi
esclusivamente gli uomini che ne fanno parte?
E'uno scenario ancora aperto.
Io penso che la Sinistra, in irpinia, deve lavorare per costruire un
centro-sinistra che sia realmente alternativo alle destre e alla vecchia
politica. Si deve aprire una nuova stagione politica.
venerdì 6 febbraio 2009
Sinistra: Liste unitarie anche alle amministrative.
di Gennaro M.Imbriano - MPS
La Camera ha appena approvato, in prima lettura, lo sbarramento al 4% per le
prossime elezioni europee. Una scelta, di cui è complice Veltroni, che mira
a cancellare definitivamente la sinistra dalla politica italiana. E con essa
rischiano di scomparire dal dibattito pubblico, come abbiamo già iniziato a
vedere in questi mesi, il mezzogiorno, i diritti civili, il contrasto alla
precarietà, la difesa dei soggetti sociali più deboli, il lavoro.
Francamente, non credo che basterà lo sbarramento al 4% per cancellare tutto
questo, ma non possiamo sottovalutare il grande rischio che abbiamo di
fronte.
Oggi occorre fare i conti con i nostri limiti, le nostre inadeguatezze, le
recenti sconfitte, e ripensare le prospettive della sinistra. Anche in
Irpinia.
Un confronto sempre più necessario, anche alla luce della costituzione in
Consiglio Regionale del Coordinamento della Sinistra da parte di Verdi,
Socialisti, Sd e Movimento per la Sinistra.
Ne sono convinto, è questo il momento di lavorare alla costruzione di liste
della sinistra, non solo per le prossime europee ma anche per affrontare il
difficile turno delle amministrative, a partire dalla Provincia di Avellino
e dal Comune capoluogo.
Liste aperte, alle tante culture critiche che vivono nella sinistra: quella
ambientalista, del lavoro, meridionalista, femminista, pacifista, laica e
libertaria. Aperte al contributo politico delle esperienze radicali e di
quelle riformiste.
Liste plurali, costruite col contributo di chi si riconosce negli attuali
partiti della sinistra; di chi è deluso dalla deriva centrista del Pd; ma
anche e soprattutto di quanti, nel popolo della sinistra, si sentono
distanti e non rappresentati: penso alla società civile, alle esperienze dei
comitati locali e dei movimenti, al mondo delle associazioni e del
sindacato.
Liste partecipate e costruite democraticamente nei territori, anche facendo
ricorso alle primarie.
Non solo un'operazione elettorale difensiva, la cui utilità credo non sfugga
a nessuno, ma anche un'aggregazione che sia in grado di indicare un'idea
condivisa di cambiamento, di progresso solidale per l'Irpinia. Per un nuovo
modello di sviluppo che investa su un lavoro di qualità, sulla riconversione
ecologica dell'industria, su un intervento pubblico di manutenzione del
territorio e di messa in sicurezza delle scuole. Per politiche sociali in
grado di attenuare il peso devastante della crisi e rispondere a vecchie e
nuove povertà. Per l'avanzamento dei diritti civili, contrastando ogni
discriminazione. Per la difesa dei servizi pubblici e, in particolare,
dell'acqua. Per iniziative di contrasto all'emigrazione dei giovani e allo
spopolamento dei nostri paesi. Per un utilizzo virtuoso dei fondi europei.
Per una pratica della partecipazione, della legalità e della moralità nella
pubblica amministrazione, in grado anche di arrestare l'infiltrazione della
camorra. Per una difesa e una valorizzazione dei nostri territori.
A questo è utile la sinistra.
Una sinistra più unita, che sappia indicare la sfida dell'innovazione al
Partito Democratico e alle forze del centro-sinistra, che oggi faticano a
determinare un'alternativa al nuovo e pericoloso asse PdL-demitiani.
Una sinistra né subalterna né marginale, che contribuisca in maniera
decisiva alla costruzione di un nuovo centro-sinistra per le nostre
comunità.
Dunque, subito liste unitarie, aperte, partecipate per sfuggire alla
frammentazione e all'inefficacia, ma anche per indicare la prospettiva di
una nuova sinistra tutta da costruire nei prossimi mesi.
Lo ha detto recentemente Fausto Bertinotti: la sinistra ha bisogno di un
"big bang", di ricominciare da capo, di novità clamorose e fino a ieri
impensabili. È proprio così, anche in Irpinia. Siamo chiamati a percorrere
strade nuove, senza paura!
La Camera ha appena approvato, in prima lettura, lo sbarramento al 4% per le
prossime elezioni europee. Una scelta, di cui è complice Veltroni, che mira
a cancellare definitivamente la sinistra dalla politica italiana. E con essa
rischiano di scomparire dal dibattito pubblico, come abbiamo già iniziato a
vedere in questi mesi, il mezzogiorno, i diritti civili, il contrasto alla
precarietà, la difesa dei soggetti sociali più deboli, il lavoro.
Francamente, non credo che basterà lo sbarramento al 4% per cancellare tutto
questo, ma non possiamo sottovalutare il grande rischio che abbiamo di
fronte.
Oggi occorre fare i conti con i nostri limiti, le nostre inadeguatezze, le
recenti sconfitte, e ripensare le prospettive della sinistra. Anche in
Irpinia.
Un confronto sempre più necessario, anche alla luce della costituzione in
Consiglio Regionale del Coordinamento della Sinistra da parte di Verdi,
Socialisti, Sd e Movimento per la Sinistra.
Ne sono convinto, è questo il momento di lavorare alla costruzione di liste
della sinistra, non solo per le prossime europee ma anche per affrontare il
difficile turno delle amministrative, a partire dalla Provincia di Avellino
e dal Comune capoluogo.
Liste aperte, alle tante culture critiche che vivono nella sinistra: quella
ambientalista, del lavoro, meridionalista, femminista, pacifista, laica e
libertaria. Aperte al contributo politico delle esperienze radicali e di
quelle riformiste.
Liste plurali, costruite col contributo di chi si riconosce negli attuali
partiti della sinistra; di chi è deluso dalla deriva centrista del Pd; ma
anche e soprattutto di quanti, nel popolo della sinistra, si sentono
distanti e non rappresentati: penso alla società civile, alle esperienze dei
comitati locali e dei movimenti, al mondo delle associazioni e del
sindacato.
Liste partecipate e costruite democraticamente nei territori, anche facendo
ricorso alle primarie.
Non solo un'operazione elettorale difensiva, la cui utilità credo non sfugga
a nessuno, ma anche un'aggregazione che sia in grado di indicare un'idea
condivisa di cambiamento, di progresso solidale per l'Irpinia. Per un nuovo
modello di sviluppo che investa su un lavoro di qualità, sulla riconversione
ecologica dell'industria, su un intervento pubblico di manutenzione del
territorio e di messa in sicurezza delle scuole. Per politiche sociali in
grado di attenuare il peso devastante della crisi e rispondere a vecchie e
nuove povertà. Per l'avanzamento dei diritti civili, contrastando ogni
discriminazione. Per la difesa dei servizi pubblici e, in particolare,
dell'acqua. Per iniziative di contrasto all'emigrazione dei giovani e allo
spopolamento dei nostri paesi. Per un utilizzo virtuoso dei fondi europei.
Per una pratica della partecipazione, della legalità e della moralità nella
pubblica amministrazione, in grado anche di arrestare l'infiltrazione della
camorra. Per una difesa e una valorizzazione dei nostri territori.
A questo è utile la sinistra.
Una sinistra più unita, che sappia indicare la sfida dell'innovazione al
Partito Democratico e alle forze del centro-sinistra, che oggi faticano a
determinare un'alternativa al nuovo e pericoloso asse PdL-demitiani.
Una sinistra né subalterna né marginale, che contribuisca in maniera
decisiva alla costruzione di un nuovo centro-sinistra per le nostre
comunità.
Dunque, subito liste unitarie, aperte, partecipate per sfuggire alla
frammentazione e all'inefficacia, ma anche per indicare la prospettiva di
una nuova sinistra tutta da costruire nei prossimi mesi.
Lo ha detto recentemente Fausto Bertinotti: la sinistra ha bisogno di un
"big bang", di ricominciare da capo, di novità clamorose e fino a ieri
impensabili. È proprio così, anche in Irpinia. Siamo chiamati a percorrere
strade nuove, senza paura!
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venerdì 30 gennaio 2009
Il 2 febbraio e la nuova Sinistra in Irpinia.
di Gennaro Imbriano / Movimento per la Sinistra
Il 2 febbraio, Irpinia, rappresenta una giornata costituente per una nuova Sinistra, una Sinistra che deve coniugare l’avanzata dei diritti sociali con la prospettiva dei diritti civili. Una Sinistra delle libertà e del lavoro. Per questo, in mattinata, il Movimento per la Sinistra sarà a Montevergine con Vladimir Luxuria e Titti De Simone per partecipare al Candelora-day. Un appuntamento che abbiamo contribuito a far crescere in questi anni, e che ormai rappresenta un evento di rilievo nazionale per i movimenti libertari, per l’affermazione di diritti civili e affettivi per tutti e tutte. E poi, nel pomeriggio, ad Avellino, saremo al fianco della Cgil. Per far sentire, ad un Governo che bloccherà l’intera città per una inutile parata elettorale, tutto il nostro dissenso.Il dissenso dei lavoratori licenziati, di quelli cassintegrati e in mobilità che il Governo ha abbandonato di fronte a questa terribile crisi economica e sociale.Il dissenso delle giovani generazioni, a cui vorrebbero smantellare la scuola pubblica e lasciare un futuro di assoluta precarietà.Il dissenso del popolo del Sud, penalizzato da una politica sempre più leghista, che sottrae risorse ai nostri territori.Il dissenso dell’Irpinia democratica, che non vuole sbarramenti e manomissioni della legge elettorale per le europee.Il dissenso del mondo del lavoro, oggi che stanno attaccando il contratto collettivo nazionale e l’autonomia del sindacato. Il 2 febbraio, tutta l’Irpinia progressista e democratica si faccia sentire. Riprendiamoci il futuro!
MOVIMENTO per la SINISTRA Provincia di Avellino
Il 2 febbraio, Irpinia, rappresenta una giornata costituente per una nuova Sinistra, una Sinistra che deve coniugare l’avanzata dei diritti sociali con la prospettiva dei diritti civili. Una Sinistra delle libertà e del lavoro. Per questo, in mattinata, il Movimento per la Sinistra sarà a Montevergine con Vladimir Luxuria e Titti De Simone per partecipare al Candelora-day. Un appuntamento che abbiamo contribuito a far crescere in questi anni, e che ormai rappresenta un evento di rilievo nazionale per i movimenti libertari, per l’affermazione di diritti civili e affettivi per tutti e tutte. E poi, nel pomeriggio, ad Avellino, saremo al fianco della Cgil. Per far sentire, ad un Governo che bloccherà l’intera città per una inutile parata elettorale, tutto il nostro dissenso.Il dissenso dei lavoratori licenziati, di quelli cassintegrati e in mobilità che il Governo ha abbandonato di fronte a questa terribile crisi economica e sociale.Il dissenso delle giovani generazioni, a cui vorrebbero smantellare la scuola pubblica e lasciare un futuro di assoluta precarietà.Il dissenso del popolo del Sud, penalizzato da una politica sempre più leghista, che sottrae risorse ai nostri territori.Il dissenso dell’Irpinia democratica, che non vuole sbarramenti e manomissioni della legge elettorale per le europee.Il dissenso del mondo del lavoro, oggi che stanno attaccando il contratto collettivo nazionale e l’autonomia del sindacato. Il 2 febbraio, tutta l’Irpinia progressista e democratica si faccia sentire. Riprendiamoci il futuro!
MOVIMENTO per la SINISTRA Provincia di Avellino
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sabato 10 gennaio 2009
Imbriano, Prc, replica a Ferrero: Né subalterni, né marginali.
di Gennaro Imbriano Segretario provinciale Prc Avellino
"Sono ferito dalle parole offensive e infondate espresse dal Segretario
Ferrero.
In un partito normale e civile, avrebbe dovuto almeno informarsi meglio.
Sarebbe bastato rivolgersi non al sottoscritto, giovane segretario di una
piccola federazione alla periferia del Mezzogiorno, ma almeno al Collegio
Nazionale di Garanzia.
Il CNG (in cui è ovviamente maggioritaria l'area Ferrero) avrebbe potuto
chiarire che i dati ufficiali dell'ultimo congresso del Circolo di Avellino,
riconosciuti dalla Commissione Nazionale per il Congresso, assegnano una
vittoria, seppure di misura, all'area Vendola. Una vittoria che l'ex
Segretario del Circolo di Avellino non ha mai voluto riconoscere,
rifiutandosi di rispettare anche un deliberato del CNG che gli chiedeva di
procedere all'integrazione degli organismi dirigenti, nel rispetto delle
percentuali emerse dal congresso.
E così il CNG avrebbe anche potuto chiarirgli che il Commissariamento del
Circolo di Avellino lo aveva esso stesso indicato tra le possibili soluzioni
di una situazione che si era progressivamente complicata.
E' stato per questo che il Collegio Provinciale di Garanzia, dopo aver
sollecitato varie volte una soluzione di buon senso, ha richiesto al
Comitato Politico Provinciale, nel rispetto di quanto aveva stabilito già il
CNG, di commissariare il Circolo di Avellino.
Una decisione che avremmo voluto davvero evitare, ma che non ha alcuna
valenza politica. E infatti il CPF ha deciso, contestualmente al
commissariamento, pure la rapida convocazione del Congresso straordinario
del Circolo, fissato per il prossimo 20 febbraio.
E dunque il prossimo Congresso del Circolo di Avellino potrà anche avanzare,
democraticamente, la propria proposta per le amministrative.
Vorrei dire a Ferrero, però, di scendere dalle nuvole. Quello a cui stava
lavorando l'ex Segretario del Circolo di Avellino non era una lista
antagonista come sembra emergere dalla sua dichiarazione di ieri, ma era la
candidatura a Sindaco di Antonio Gengaro, consigliere comunale di Avellino
oggi vicino al PD ed eletto nel 2004 all'interno del centro-destra. Non
credo proprio che possa essere questa l'ambizione della Sinistra.
Sono addolorato, ma nemmeno troppo stupito per l'attacco politico che riceve
la Federazione Irpina e la sua autonomia. La Rifondazione a cui mi sono
iscritto ormai non esiste più.
Veniamo colpiti perché questa Federazione si è schierata al 70% con Nichi
Vendola. Veniamo colpiti per alimentare un clima necessario all'epurazione
di Piero Sansonetti e alla normalizzazione di Liberazione.
Ma non accetteremo che l'indirizzo politico definito dal Comitato
Provinciale sia messo in discussione dall'alto. Noi pensiamo che in Irpinia
sia necessario sfuggire al rischio della marginalità, e provare a costruire
un accordo di centro-sinistra che scommetta sul rinnovamento, su un'alleanza
senza i demitiani. Non so, francamente, se ce la faremo. Tantissima strada
abbiamo ancora da fare.
Ma vorrei rassicurare Ferrero: dopo aver vissuto quelle tre eccezionali
giornate di Genova, non conosco cosa sia la subalternità".
Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea
Federazione Provinciale di Avellino
"Sono ferito dalle parole offensive e infondate espresse dal Segretario
Ferrero.
In un partito normale e civile, avrebbe dovuto almeno informarsi meglio.
Sarebbe bastato rivolgersi non al sottoscritto, giovane segretario di una
piccola federazione alla periferia del Mezzogiorno, ma almeno al Collegio
Nazionale di Garanzia.
Il CNG (in cui è ovviamente maggioritaria l'area Ferrero) avrebbe potuto
chiarire che i dati ufficiali dell'ultimo congresso del Circolo di Avellino,
riconosciuti dalla Commissione Nazionale per il Congresso, assegnano una
vittoria, seppure di misura, all'area Vendola. Una vittoria che l'ex
Segretario del Circolo di Avellino non ha mai voluto riconoscere,
rifiutandosi di rispettare anche un deliberato del CNG che gli chiedeva di
procedere all'integrazione degli organismi dirigenti, nel rispetto delle
percentuali emerse dal congresso.
E così il CNG avrebbe anche potuto chiarirgli che il Commissariamento del
Circolo di Avellino lo aveva esso stesso indicato tra le possibili soluzioni
di una situazione che si era progressivamente complicata.
E' stato per questo che il Collegio Provinciale di Garanzia, dopo aver
sollecitato varie volte una soluzione di buon senso, ha richiesto al
Comitato Politico Provinciale, nel rispetto di quanto aveva stabilito già il
CNG, di commissariare il Circolo di Avellino.
Una decisione che avremmo voluto davvero evitare, ma che non ha alcuna
valenza politica. E infatti il CPF ha deciso, contestualmente al
commissariamento, pure la rapida convocazione del Congresso straordinario
del Circolo, fissato per il prossimo 20 febbraio.
E dunque il prossimo Congresso del Circolo di Avellino potrà anche avanzare,
democraticamente, la propria proposta per le amministrative.
Vorrei dire a Ferrero, però, di scendere dalle nuvole. Quello a cui stava
lavorando l'ex Segretario del Circolo di Avellino non era una lista
antagonista come sembra emergere dalla sua dichiarazione di ieri, ma era la
candidatura a Sindaco di Antonio Gengaro, consigliere comunale di Avellino
oggi vicino al PD ed eletto nel 2004 all'interno del centro-destra. Non
credo proprio che possa essere questa l'ambizione della Sinistra.
Sono addolorato, ma nemmeno troppo stupito per l'attacco politico che riceve
la Federazione Irpina e la sua autonomia. La Rifondazione a cui mi sono
iscritto ormai non esiste più.
Veniamo colpiti perché questa Federazione si è schierata al 70% con Nichi
Vendola. Veniamo colpiti per alimentare un clima necessario all'epurazione
di Piero Sansonetti e alla normalizzazione di Liberazione.
Ma non accetteremo che l'indirizzo politico definito dal Comitato
Provinciale sia messo in discussione dall'alto. Noi pensiamo che in Irpinia
sia necessario sfuggire al rischio della marginalità, e provare a costruire
un accordo di centro-sinistra che scommetta sul rinnovamento, su un'alleanza
senza i demitiani. Non so, francamente, se ce la faremo. Tantissima strada
abbiamo ancora da fare.
Ma vorrei rassicurare Ferrero: dopo aver vissuto quelle tre eccezionali
giornate di Genova, non conosco cosa sia la subalternità".
Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea
Federazione Provinciale di Avellino
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lunedì 29 dicembre 2008
Voltare pagina.
“Le recenti dichiarazioni dell’on. De Mita –commenta Gennaro Imbriano, Segretario provinciale di Rifondazione- non sono certamente sorprendenti: era prevedibile, infatti, che il sistema demitiano tentasse di riorganizzarsi, finanche provando a costruire accordi con il PdL.Ma le sue parole restano comunque gravi e rilevanti nel quadro politico provinciale. Esse rappresentano la base di una possibile intesa che rischia di spostare pesantemente a destra l’asse politico dell’Irpinia, conservando però le vecchie pratiche del sistema di potere democristiano.
Preoccupa, e non poco, -aggiunge Imbriano- che di fronte a tutto questo, dalle fila del centro-sinistra, ancora non giunga una proposta adeguata e all’altezza della sfida.
Finora hanno prevalso tatticismi e vecchi schemi politicisti. Ed è mancata la capacità di costruire un percorso di innovazione e unità, fattori indispensabili per battere le destre e il trasformismo.
Anche alla luce di quanto sta avvenendo in questi giorni, le forze democratiche e progressiste sono chiamate a rilanciare il confronto, riaprendo una discussione sul futuro dell’Irpinia, sgombrando il campo da pregiudiziali e tabù.
Ora dobbiamo voltare pagina e avviare una fase nuova.
Se il PD rinuncia al mito nefasto dell’autosufficienza, se la sinistra rompe i recinti asfittici della marginalità, ci sono ancora gli spazi per costruire un progetto alternativo alle destre e alla vecchia politica. Ma non c’è altro tempo da perdere”.
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mercoledì 26 novembre 2008
Generalizziamo lo sciopero.
Siamo precipitati in una terribile recessione. E siamo probabilmente solo
all'inizio del tunnel, se l'Ocse prevede che in Italia si passerà
dall'attuale tasso di disoccupazione del 6,9%, al 7,8% nel 2009 e fino
all'8% nel 2010.
La più grave crisi degli ultimi decenni, dunque, non solo per gli indici
delle borse mondiali ma soprattutto per milioni di lavoratori e di famiglie
che vedono un futuro sempre più difficile e incerto.
Questo è il risultato di oltre un ventennio di politiche economiche a favore
del mercato selvaggio. Anni in cui sono aumentate spaventosamente le
diseguaglianze.
Ora che c'è la crisi, finalmente, si parla di tornare all'intervento
pubblico. Ma il Governo Berlusconi al momento è intervenuto generosamente
solo per salvare le banche e i bancarottieri, mentre si tagliano i fondi per
le scuole, per la sanità, per l'edilizia popolare, per il Sud.
Per la spesa sociale e il welfare c'è lo spot a buon mercato della social
card, una elemosina da 40 euro al mese per i più poveri.
E dopo anni di continue riduzioni dei diritti e dei salari, anziché avviare
una fase redistributiva che potesse far crescere i consumi e la domanda
aggregata, il Governo delle destre, accogliendo le pressioni della
Confindustria, ha lanciato un'offensiva contro il Contratto Collettivo
Nazionale e quindi contro il mondo del lavoro.
In questo quadro, lo sciopero generale del 12 dicembre, proclamato dalla
Cgil, è un appuntamento assolutamente importante e necessario per la
democrazia, i salari, l'occupazione, la giustizia sociale.
Uno sciopero da generalizzare, costruendo alleanze sociali che consentano un
allargamento della piattaforma: con quel mondo che vuole difendere la
scuola, col movimento ambientalista e del Formicoso che si oppone a
Bertolaso, passando per ogni vertenza di lavoro e chiedendo al Governo il
cofinanziamento del reddito di cittadinanza.
Assieme all'onda studentesca, lo sciopero costituisce un'occasione
straordinaria di opposizione alle politiche delle destre.
Un'occasione che va sostenuta e partecipata dal basso, in primo luogo dalla
sinistra, con la costituzione di Comitati popolari in ogni territorio.
Gennaro Imbriano
all'inizio del tunnel, se l'Ocse prevede che in Italia si passerà
dall'attuale tasso di disoccupazione del 6,9%, al 7,8% nel 2009 e fino
all'8% nel 2010.
La più grave crisi degli ultimi decenni, dunque, non solo per gli indici
delle borse mondiali ma soprattutto per milioni di lavoratori e di famiglie
che vedono un futuro sempre più difficile e incerto.
Questo è il risultato di oltre un ventennio di politiche economiche a favore
del mercato selvaggio. Anni in cui sono aumentate spaventosamente le
diseguaglianze.
Ora che c'è la crisi, finalmente, si parla di tornare all'intervento
pubblico. Ma il Governo Berlusconi al momento è intervenuto generosamente
solo per salvare le banche e i bancarottieri, mentre si tagliano i fondi per
le scuole, per la sanità, per l'edilizia popolare, per il Sud.
Per la spesa sociale e il welfare c'è lo spot a buon mercato della social
card, una elemosina da 40 euro al mese per i più poveri.
E dopo anni di continue riduzioni dei diritti e dei salari, anziché avviare
una fase redistributiva che potesse far crescere i consumi e la domanda
aggregata, il Governo delle destre, accogliendo le pressioni della
Confindustria, ha lanciato un'offensiva contro il Contratto Collettivo
Nazionale e quindi contro il mondo del lavoro.
In questo quadro, lo sciopero generale del 12 dicembre, proclamato dalla
Cgil, è un appuntamento assolutamente importante e necessario per la
democrazia, i salari, l'occupazione, la giustizia sociale.
Uno sciopero da generalizzare, costruendo alleanze sociali che consentano un
allargamento della piattaforma: con quel mondo che vuole difendere la
scuola, col movimento ambientalista e del Formicoso che si oppone a
Bertolaso, passando per ogni vertenza di lavoro e chiedendo al Governo il
cofinanziamento del reddito di cittadinanza.
Assieme all'onda studentesca, lo sciopero costituisce un'occasione
straordinaria di opposizione alle politiche delle destre.
Un'occasione che va sostenuta e partecipata dal basso, in primo luogo dalla
sinistra, con la costituzione di Comitati popolari in ogni territorio.
Gennaro Imbriano
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domenica 16 novembre 2008
Genova. Sentenza sulla scuola Diaz: Un nuovo massacro.
“Il massacro, a Genova, c’è stato di nuovo”. Sono queste le prime amare parole con cui Gennaro Imbriano , Segretario provinciale di Rifondazione, ha commentato la sentenza che ha, in buona parte, assolto i responsabili per il violento blitz alla scuola Diaz. “Anche stavolta, così come era accaduto durante le giornate del G8, è stata colpita duramente la democrazia italiana e la nostra Costituzione.
Chi, come me, partecipò alle manifestazioni altermondialiste genovesi, ricorda perfettamente la sensazione di una autentica sospensione dello stato di diritto. Allora fu applicata, senza che nessuno lo dichiarasse apertamente, la ricetta riproposta in queste ore dal Senatore Cossiga: infiltrare il movimento, far accadere episodi di teppismo in stile black-block che poi potessero giustificare la violenza delle cariche e dei pestaggi a danno di pacifici manifestanti.
Questa sentenza assolutoria, pur in presenza di decine e decine di ragazzi letteralmente massacrati dalle forze di polizia, sembra un lasciapassare per chi oggi è chiamato, dal Governo, alla declinazione dell’emergenza e alla pratica della tolleranza zero. Contro l’Onda degli studenti, contro i migranti e i poveri, contro lo sciopero generale della Cgil, e anche contro gli ambientalisti e i comitati che si oppongono al Piano rifiuti di Bertolaso-Berlusconi.
La sinistra è chiamata alla costruzione, nella politica e nella società, di un ampio fronte di opposizione al Governo delle destre”.
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lunedì 10 novembre 2008
Stabilizzazione dei Lavoratori Socialmente Utili. Convegno a Calitri.
Domani, martedì 11 ottobre, presso il salone ex Eca di Calitri, si discuterà della stabilizzazione dei Lavoratori socialmente utili in provincia di Avellino.
Nell'ambito dell’iniziativa organizzata dal Prc-Se, a partire dalle 17:30, si confronteranno: Gennaro Imbriano, Segretario provinciale di Rifondazione, Giuseppe Di Milia, Presidente Comunità Montana Alta Irpinia, Michele Di Cosmo, Assessore al Comune di Calitri, Mimmo Giugliano, Segretario provinciale NIDIL-Cgil, Gerardo Petracca, Segreteria provinciale UIL,
Mario Melchionna, Segretario provinciale CISL, Marco D'Acunto, Segreteria provinciale FP-Cgil. Sono inoltre attesi per l’Assemblea Amministratori e LSU da tutta l'Irpinia.
Le conclusioni saranno affidate all’on. Corrado Gabriele, Assessore regionale al Lavoro-Formazione-Istruzione.
“Finora, grazie all’impegno dell’Assessore Gabriele, sono centinaia –dichiara Gennaro Imbriano- i Lavoratori socialmente utili stabilizzati da molti Comuni in provincia di Avellino. Recentemente, anche a seguito delle lotte dei sindacati e dei lavoratori, questo è accaduto pure nella Città Capoluogo.
Adesso –conclude il Segretario di Rifondazione- siamo ad un punto importante. Non solo occorre fare un primo bilancio sulle stabilizzazioni effettuate, certamente positivo, ma dobbiamo anche sforzarci di dare una prospettiva a quei lavoratori che vivono ancora oggi una condizione di insopportabile precarietà”.
Nell'ambito dell’iniziativa organizzata dal Prc-Se, a partire dalle 17:30, si confronteranno: Gennaro Imbriano, Segretario provinciale di Rifondazione, Giuseppe Di Milia, Presidente Comunità Montana Alta Irpinia, Michele Di Cosmo, Assessore al Comune di Calitri, Mimmo Giugliano, Segretario provinciale NIDIL-Cgil, Gerardo Petracca, Segreteria provinciale UIL,
Mario Melchionna, Segretario provinciale CISL, Marco D'Acunto, Segreteria provinciale FP-Cgil. Sono inoltre attesi per l’Assemblea Amministratori e LSU da tutta l'Irpinia.
Le conclusioni saranno affidate all’on. Corrado Gabriele, Assessore regionale al Lavoro-Formazione-Istruzione.
“Finora, grazie all’impegno dell’Assessore Gabriele, sono centinaia –dichiara Gennaro Imbriano- i Lavoratori socialmente utili stabilizzati da molti Comuni in provincia di Avellino. Recentemente, anche a seguito delle lotte dei sindacati e dei lavoratori, questo è accaduto pure nella Città Capoluogo.
Adesso –conclude il Segretario di Rifondazione- siamo ad un punto importante. Non solo occorre fare un primo bilancio sulle stabilizzazioni effettuate, certamente positivo, ma dobbiamo anche sforzarci di dare una prospettiva a quei lavoratori che vivono ancora oggi una condizione di insopportabile precarietà”.
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domenica 9 novembre 2008
Caro Vitaliano, "veniamo noi, con questa mia, a dirvi"...
Qui di seguito pubblichiamo la lettera di risposta del Segretario provinciale del Prc/Se Gennaro M. Imbriano all'intervista, al Corriere, di Don Vitaliano Della Sala e le riflessioni del Segretario del circolo di Atripalda Luca Criscuoli.
Le parole del parroco feriscono, gratuitamente, una comunità che con fatica prova ad adoperarsi nella ri-costruzione del campo largo della Sinistra senza cedere al richiamo, pur presente in parte del Prc, di quella pericolosa testimonianza a vocazione minoritaria che rischia di chiudere, forse definitivamente, a Sinistra, spazi, tempi, luoghi ed agibilità politica.
Caro Vitaliano, l'obbedienza, in certi casi, toglie forza, voce e libertà alla ricerca ed alla riflessione. Tu, qualcosa, di tutto ciò dovresti pur saperne.
Niente scherzi, da prete, quindi.
"SalutandoVi indistintamente".
Hirpinia Link(e)
Caro Don Vitaliano,
leggo con estremo stupore la tua intervista, e ferisce la superficialità delle tue argomentazioni. Anche perché di “poltrone” –lo sanno tutti- non ci siamo mai interessati e di certo, in Irpinia, non ne abbiamo mai avute.
Rifondazione è e resta il partito che era a Genova, che ha partecipato al movimento pacifista, che si batte contro la precarietà, che oggi sostiene l’onda studentesca, che propone misure contro la crisi economica e a vantaggio dei più deboli. È il partito che, in questa provincia, ha condotto e vinto la vertenza per l’acqua pubblica, che è stato al fianco delle popolazioni di Savignano e del Formicoso, che dice no alla chiusura delle scuole, ha affiancato il sindacato e i lavoratori in decine di vertenze, che ha praticato (quasi in solitudine nel panorama irpino) una ri-generazione della politica e dei suoi gruppi dirigenti.
Oggi, davanti allo tzunami che ha investito l’Arcobaleno, il tema è un po’ più complesso di quello che poni. La sfida, invece, è provare a costruire, attraverso un processo partecipato e dal basso, uno spazio politico della sinistra che superi la frantumazione, che sconfigga la marginalità e vada al di là del radicalismo parolaio. La sinistra ha senso se è utile ai povericristi, se riesce ad incidere ed a cambiare davvero la realtà in cui viviamo.
In democrazia si può non essere d’accordo, ma non si possono fare caricature che non trovano riscontro nella realtà.
Con l’affetto di sempre,
Gennaro M. Imbriano
Le parole del parroco feriscono, gratuitamente, una comunità che con fatica prova ad adoperarsi nella ri-costruzione del campo largo della Sinistra senza cedere al richiamo, pur presente in parte del Prc, di quella pericolosa testimonianza a vocazione minoritaria che rischia di chiudere, forse definitivamente, a Sinistra, spazi, tempi, luoghi ed agibilità politica.
Caro Vitaliano, l'obbedienza, in certi casi, toglie forza, voce e libertà alla ricerca ed alla riflessione. Tu, qualcosa, di tutto ciò dovresti pur saperne.
Niente scherzi, da prete, quindi.
"SalutandoVi indistintamente".
Hirpinia Link(e)
Caro Don Vitaliano,
leggo con estremo stupore la tua intervista, e ferisce la superficialità delle tue argomentazioni. Anche perché di “poltrone” –lo sanno tutti- non ci siamo mai interessati e di certo, in Irpinia, non ne abbiamo mai avute.
Rifondazione è e resta il partito che era a Genova, che ha partecipato al movimento pacifista, che si batte contro la precarietà, che oggi sostiene l’onda studentesca, che propone misure contro la crisi economica e a vantaggio dei più deboli. È il partito che, in questa provincia, ha condotto e vinto la vertenza per l’acqua pubblica, che è stato al fianco delle popolazioni di Savignano e del Formicoso, che dice no alla chiusura delle scuole, ha affiancato il sindacato e i lavoratori in decine di vertenze, che ha praticato (quasi in solitudine nel panorama irpino) una ri-generazione della politica e dei suoi gruppi dirigenti.
Oggi, davanti allo tzunami che ha investito l’Arcobaleno, il tema è un po’ più complesso di quello che poni. La sfida, invece, è provare a costruire, attraverso un processo partecipato e dal basso, uno spazio politico della sinistra che superi la frantumazione, che sconfigga la marginalità e vada al di là del radicalismo parolaio. La sinistra ha senso se è utile ai povericristi, se riesce ad incidere ed a cambiare davvero la realtà in cui viviamo.
In democrazia si può non essere d’accordo, ma non si possono fare caricature che non trovano riscontro nella realtà.
Con l’affetto di sempre,
Gennaro M. Imbriano
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sabato 8 novembre 2008
Imbriano: "Non si cancelli il reddito di cittadinanza in Campania".
"È incomprensibile la scelta dell'Assessore D'Antonio", così Gennaro
Imbriano, Segretario provinciale del Prc, interviene in merito alla proposta
di cancellazione del reddito di cittadinanza avanzata dall'Assessore
regionale al Bilancio.
"Sarebbe un insopportabile passo indietro. Basti pensare che solo alcuni
giorni fa, il 9 ottobre scorso, il Parlamento Europeo, quasi all´unanimità,
ha approvato una risoluzione presentata dalla deputata Gabriele Zimmer, in
cui si invitano "gli Stati membri a definire meccanismi di reddito
garantito" per combattere la povertà e l'esclusione sociale.
La mia non è la difesa d'ufficio di una misura che Rifondazione e la
sinistra hanno chiesto e ottenuto negli anni scorsi. Ma considero che
cancellare il reddito di cittadinanza sarebbe un errore, che renderebbe
ancora più difficile la vita di 18 mila famiglie campane. Soprattutto oggi,
nel pieno di una pesantissima crisi economica, che purtroppo vedrà crescere
la povertà e le diseguaglianze nel nostro Paese e segnatamente nel
Mezzogiorno".
"Non sfugge a nessuno -conclude Imbriano- la necessità di riformare, al
termine della fase di sperimentazione, il reddito di cittadinanza. Ma questo
non può significare tagliare le risorse, mentre bisognerebbe ragionare del
superamento di una serie di limiti che si sono resi evidenti a partire dalla
veridicità delle domande presentate.
Ora ognuno deve fare la sua parte: sicuramente la Regione Campania, ma
anche il Governo Berlusconi: non si può pensare di ripianare i bilanci dei
banchieri e non investire a favore della solidarietà e del welfare".
Imbriano, Segretario provinciale del Prc, interviene in merito alla proposta
di cancellazione del reddito di cittadinanza avanzata dall'Assessore
regionale al Bilancio.
"Sarebbe un insopportabile passo indietro. Basti pensare che solo alcuni
giorni fa, il 9 ottobre scorso, il Parlamento Europeo, quasi all´unanimità,
ha approvato una risoluzione presentata dalla deputata Gabriele Zimmer, in
cui si invitano "gli Stati membri a definire meccanismi di reddito
garantito" per combattere la povertà e l'esclusione sociale.
La mia non è la difesa d'ufficio di una misura che Rifondazione e la
sinistra hanno chiesto e ottenuto negli anni scorsi. Ma considero che
cancellare il reddito di cittadinanza sarebbe un errore, che renderebbe
ancora più difficile la vita di 18 mila famiglie campane. Soprattutto oggi,
nel pieno di una pesantissima crisi economica, che purtroppo vedrà crescere
la povertà e le diseguaglianze nel nostro Paese e segnatamente nel
Mezzogiorno".
"Non sfugge a nessuno -conclude Imbriano- la necessità di riformare, al
termine della fase di sperimentazione, il reddito di cittadinanza. Ma questo
non può significare tagliare le risorse, mentre bisognerebbe ragionare del
superamento di una serie di limiti che si sono resi evidenti a partire dalla
veridicità delle domande presentate.
Ora ognuno deve fare la sua parte: sicuramente la Regione Campania, ma
anche il Governo Berlusconi: non si può pensare di ripianare i bilanci dei
banchieri e non investire a favore della solidarietà e del welfare".
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giovedì 6 novembre 2008
lunedì 3 novembre 2008
L’Onda, la sinistra e il futuro.
di Gennaro M. Imbriano
La mobilitazione studentesca di questi giorni è il tentativo importante e prezioso di difendere il diritto allo studio nel nostro Paese. È una pacifica, creativa, colorata resistenza a chi vorrebbe manomettere quelle fabbriche di democrazia che sono la scuola e l’università pubblica.
È assolutamente giusto, dunque, stare assieme –senza alcuna pretesa egemonica- a questi ragazzi e ragazze, in un’avventura tanto entusiasmante quanto necessaria.
L’Onda è ormai alta e forte, è cresciuta improvvisa tanto da divenire maggioritaria nella società, fino a suscitare l’attenzione di Cossiga, delle forze dell’Ordine, di Maroni. Così imponente da cambiare l’agenda politica di queste settimane: non è un caso che nelle ultime ore, lo stesso Berlusconi abbia dovuto frenare sulla “riforma dell’Università”.
Ma credo che non ci si possa limitare a osservare la cresta dell’Onda, si deve guardare più in fondo per provare a capire davvero.
Si deve osservare in profondità questo mare di ragazzi e ragazze che fino a ieri pensavamo incollati alla playstation e ai reality. Una generazione che si ribella perché vive immersa nella precarietà, una generazione a cui hanno rubato il futuro, giovani che vivono in un infinito e frantumato presente. Loro hanno capito che la sicurezza del proprio domani non ha a che fare con l’esercito per le strade, ma con un lavoro che non arriva mai, con un conto in banca e un serbatoio che sono a “rosso fisso”.
Loro, gridando “la vostra crisi non la paghiamo”, afferrano la vera questione politica che abbiamo di fronte: un governo che, da una parte, apre il portafogli per ripianare i debiti delle banche e, dall’altra, taglia in settori strategici come la scuola, la ricerca, la sanità. Loro indicano per primi -non riescono a farlo né il Pd né quello che resta di Rifondazione- il tema di un nuovo intervento pubblico per uscire dalla recessione.
È questo l’Onda, e infondo è anche una ribellione alla gerontocrazia in cui vive il nostro Paese. Di quanti a vario titolo, in economia come in politica, portano le responsabilità degli sfaceli e dei fallimenti di ieri e di oggi, ma che hanno ancora la faccia tosta di dirci cosa fare domani.
L’Italia non è un paese per giovani: titola così l’ultima copertina dell’Espresso in edicola. È vero, e dovremmo interrogarci sul perché mentre qui abbiamo l’arzillo Berlusconi, gli Usa stanno per eleggere –speriamo!- un giovane di colore come Barack Obama.
E l’Irpinia è altrettanto anomala: è da decenni che continuano a fronteggiarsi le stesse facce e le stesse pratiche, mentre alle giovani generazioni viene offerta la prospettiva dell’emigrazione.
Non a caso abbiamo detto, più volte, che in Irpinia, il centro-sinistra deve essere non solo un’alternativa alle destre ma anche alla vecchia politica. È una sfida difficile e non ce lo nascondiamo.
Anche per questo sarà necessario costruire, con urgenza, una nuova sinistra. Una sinistra che sappia leggere i fenomeni sociali e stare nei movimenti. Una sinistra che non si limita all’enunciazione della propria identità e dei propri “no”, ma che prova a cambiare il mondo.
La mobilitazione studentesca di questi giorni è il tentativo importante e prezioso di difendere il diritto allo studio nel nostro Paese. È una pacifica, creativa, colorata resistenza a chi vorrebbe manomettere quelle fabbriche di democrazia che sono la scuola e l’università pubblica.
È assolutamente giusto, dunque, stare assieme –senza alcuna pretesa egemonica- a questi ragazzi e ragazze, in un’avventura tanto entusiasmante quanto necessaria.
L’Onda è ormai alta e forte, è cresciuta improvvisa tanto da divenire maggioritaria nella società, fino a suscitare l’attenzione di Cossiga, delle forze dell’Ordine, di Maroni. Così imponente da cambiare l’agenda politica di queste settimane: non è un caso che nelle ultime ore, lo stesso Berlusconi abbia dovuto frenare sulla “riforma dell’Università”.
Ma credo che non ci si possa limitare a osservare la cresta dell’Onda, si deve guardare più in fondo per provare a capire davvero.
Si deve osservare in profondità questo mare di ragazzi e ragazze che fino a ieri pensavamo incollati alla playstation e ai reality. Una generazione che si ribella perché vive immersa nella precarietà, una generazione a cui hanno rubato il futuro, giovani che vivono in un infinito e frantumato presente. Loro hanno capito che la sicurezza del proprio domani non ha a che fare con l’esercito per le strade, ma con un lavoro che non arriva mai, con un conto in banca e un serbatoio che sono a “rosso fisso”.
Loro, gridando “la vostra crisi non la paghiamo”, afferrano la vera questione politica che abbiamo di fronte: un governo che, da una parte, apre il portafogli per ripianare i debiti delle banche e, dall’altra, taglia in settori strategici come la scuola, la ricerca, la sanità. Loro indicano per primi -non riescono a farlo né il Pd né quello che resta di Rifondazione- il tema di un nuovo intervento pubblico per uscire dalla recessione.
È questo l’Onda, e infondo è anche una ribellione alla gerontocrazia in cui vive il nostro Paese. Di quanti a vario titolo, in economia come in politica, portano le responsabilità degli sfaceli e dei fallimenti di ieri e di oggi, ma che hanno ancora la faccia tosta di dirci cosa fare domani.
L’Italia non è un paese per giovani: titola così l’ultima copertina dell’Espresso in edicola. È vero, e dovremmo interrogarci sul perché mentre qui abbiamo l’arzillo Berlusconi, gli Usa stanno per eleggere –speriamo!- un giovane di colore come Barack Obama.
E l’Irpinia è altrettanto anomala: è da decenni che continuano a fronteggiarsi le stesse facce e le stesse pratiche, mentre alle giovani generazioni viene offerta la prospettiva dell’emigrazione.
Non a caso abbiamo detto, più volte, che in Irpinia, il centro-sinistra deve essere non solo un’alternativa alle destre ma anche alla vecchia politica. È una sfida difficile e non ce lo nascondiamo.
Anche per questo sarà necessario costruire, con urgenza, una nuova sinistra. Una sinistra che sappia leggere i fenomeni sociali e stare nei movimenti. Una sinistra che non si limita all’enunciazione della propria identità e dei propri “no”, ma che prova a cambiare il mondo.
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venerdì 31 ottobre 2008
Il pane e le rose, appunti sulla crisi della Sinistra.
di Gennaro M. Imbriano
Cosa ci fa -mi chiedo- Rifondazione Comunista a vendere il pane?
Mi interrogo se è così che si riparte dal basso-a sinistra. Soprattutto se è giusto che sia questa la nostra principale campagna d’autunno nel pieno di una imponente crisi economica, mentre monta l’Onda delle proteste studentesche. Oppure se non si tratta, invece, dell’ennesimo segnale di un Partito che, al di là delle apparenze, si allontana sempre più dalla società e dalla comprensione dei processi che la attraversano, incapace di intercettare i sogni i bisogni e i desideri che la abitano.
C’è da riflettere seriamente se, mentre il Prc è impegnato nei mercati a fare la concorrenza alla social card del Ministro Tremonti, è il movimento degli studenti che mette a fuoco la vera questione politica che oggi abbiamo davanti nel nostro Paese.
Con lo slogan “la vostra crisi non la paghiamo”, si evidenzia efficacemente la contraddizione che vive la politica del Governo delle destre: da una parte i tagli alla scuola e alla ricerca,e più in generale allo stato sociale, dall’altra il pronto soccorso ai bilanci in rosso di banche e speculatori finanziari. La destra l’ha capito perfettamente: non arrivano per caso i consigli di Cossiga a Maroni, le minacce di Berlusconi e i gravissimi episodi di Piazza Navona.
Sono stati gli studenti, con le loro mobilitazioni, una volta che la crisi e la recessione hanno consentito di infrangere i tabù del liberismo, a porre una domanda eminentemente politica: “quale intervento pubblico?”.
Lo hanno scritto, nei giorni scorsi, anche Rossanda e Bertinotti: “la sinistra scompare se di fronte alla più grossa crisi del capitalismo non sa che cosa proporre”.
È proprio così. Va fatta vivere su questo punto la riflessione e l’iniziativa della sinistra.
Sono stati i ceti sociali più deboli -lavoratori, precari, disoccupati, pensionati- a pagare il prezzo più alto delle politiche neoliberiste in questi vent’anni di lacrime e sangue inaugurati da Reagan e Thatcher. Lo afferma l’Ocse, con particolare riferimento all’Italia, il Paese in cui sono più aumentate le diseguaglianze. Ed è su quegli stessi soggetti che ora Berlusconi e Tremonti vorrebbero scaricare il peso terribile della crisi.
Di fronte a questo, fare la guerra dei prezzi al panettiere dietro l’angolo è, nel migliore dei casi, riduttivo. La sinistra, invece, dovrebbe ragionare sulla crisi della finanza e dell’economia, mettendo in campo proposte politiche e conflitti sul contenimento dei prezzi ma soprattutto sull’aumento degli stipendi e della domanda aggregata, su un nuovo intervento pubblico nell’economia e nel Mezzogiorno, su un moderno welfare che contrasti vecchie povertà e nuove esclusioni.
Il nostro posto, dunque, è innanzitutto davanti a scuole e università, e anche nei mercati e nelle tante periferie, per far vivere questioni con un forte potenziale egemonico, provando ad aggregare ciò che il capitale scompone e disarticola ogni giorno. Non solo difesa della scuola, ma anche una campagna, una mobilitazione per l’introduzione del reddito di cittadinanza.
Finanche il Parlamento Europeo, quasi all’unanimità, lo scorso 9 ottobre, ha approvato una risoluzione presentata dalla deputata della Linke, Gabriele Zimmer, in cui si invitano “gli Stati membri a definire meccanismi di reddito garantito”.
È questo uno dei terreni che in prospettiva può unire le rivendicazioni degli studenti e dei precari, dei lavoratori e dei disoccupati. Non solo una lotta per il reddito ma anche per casa, istruzione, cultura, socialità. Non solo il pane, quindi, ma anche le rose!
Penso sia decisivo e prioritario per la sinistra il tentativo di ricomporre una società frantumata, attraversata sempre di più dalla paura e dalle solitudini, in cui trovano terreno fertile le destre e le guerre tra poveri.
Cosa ci fa -mi chiedo- Rifondazione Comunista a vendere il pane?
Mi interrogo se è così che si riparte dal basso-a sinistra. Soprattutto se è giusto che sia questa la nostra principale campagna d’autunno nel pieno di una imponente crisi economica, mentre monta l’Onda delle proteste studentesche. Oppure se non si tratta, invece, dell’ennesimo segnale di un Partito che, al di là delle apparenze, si allontana sempre più dalla società e dalla comprensione dei processi che la attraversano, incapace di intercettare i sogni i bisogni e i desideri che la abitano.
C’è da riflettere seriamente se, mentre il Prc è impegnato nei mercati a fare la concorrenza alla social card del Ministro Tremonti, è il movimento degli studenti che mette a fuoco la vera questione politica che oggi abbiamo davanti nel nostro Paese.
Con lo slogan “la vostra crisi non la paghiamo”, si evidenzia efficacemente la contraddizione che vive la politica del Governo delle destre: da una parte i tagli alla scuola e alla ricerca,e più in generale allo stato sociale, dall’altra il pronto soccorso ai bilanci in rosso di banche e speculatori finanziari. La destra l’ha capito perfettamente: non arrivano per caso i consigli di Cossiga a Maroni, le minacce di Berlusconi e i gravissimi episodi di Piazza Navona.
Sono stati gli studenti, con le loro mobilitazioni, una volta che la crisi e la recessione hanno consentito di infrangere i tabù del liberismo, a porre una domanda eminentemente politica: “quale intervento pubblico?”.
Lo hanno scritto, nei giorni scorsi, anche Rossanda e Bertinotti: “la sinistra scompare se di fronte alla più grossa crisi del capitalismo non sa che cosa proporre”.
È proprio così. Va fatta vivere su questo punto la riflessione e l’iniziativa della sinistra.
Sono stati i ceti sociali più deboli -lavoratori, precari, disoccupati, pensionati- a pagare il prezzo più alto delle politiche neoliberiste in questi vent’anni di lacrime e sangue inaugurati da Reagan e Thatcher. Lo afferma l’Ocse, con particolare riferimento all’Italia, il Paese in cui sono più aumentate le diseguaglianze. Ed è su quegli stessi soggetti che ora Berlusconi e Tremonti vorrebbero scaricare il peso terribile della crisi.
Di fronte a questo, fare la guerra dei prezzi al panettiere dietro l’angolo è, nel migliore dei casi, riduttivo. La sinistra, invece, dovrebbe ragionare sulla crisi della finanza e dell’economia, mettendo in campo proposte politiche e conflitti sul contenimento dei prezzi ma soprattutto sull’aumento degli stipendi e della domanda aggregata, su un nuovo intervento pubblico nell’economia e nel Mezzogiorno, su un moderno welfare che contrasti vecchie povertà e nuove esclusioni.
Il nostro posto, dunque, è innanzitutto davanti a scuole e università, e anche nei mercati e nelle tante periferie, per far vivere questioni con un forte potenziale egemonico, provando ad aggregare ciò che il capitale scompone e disarticola ogni giorno. Non solo difesa della scuola, ma anche una campagna, una mobilitazione per l’introduzione del reddito di cittadinanza.
Finanche il Parlamento Europeo, quasi all’unanimità, lo scorso 9 ottobre, ha approvato una risoluzione presentata dalla deputata della Linke, Gabriele Zimmer, in cui si invitano “gli Stati membri a definire meccanismi di reddito garantito”.
È questo uno dei terreni che in prospettiva può unire le rivendicazioni degli studenti e dei precari, dei lavoratori e dei disoccupati. Non solo una lotta per il reddito ma anche per casa, istruzione, cultura, socialità. Non solo il pane, quindi, ma anche le rose!
Penso sia decisivo e prioritario per la sinistra il tentativo di ricomporre una società frantumata, attraversata sempre di più dalla paura e dalle solitudini, in cui trovano terreno fertile le destre e le guerre tra poveri.
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venerdì 24 ottobre 2008
Rifondazione, in Irpinia: " Costruire il confronto per l'alternativa".
Nel giro di pochi mesi il Governo Berlusconi ha mostrato il suo vero volto classista, razzista e populista.
Dallo smantellamento della scuola pubblica fino ai tagli agli enti locali, dall’attacco all’autonomia della Magistratura alla crociata securitaria lanciata contro i povericristi, dalla proposta di stravolgere la legge elettorale per le europee fino al tentativo di ridimensionare il ruolo del contratto collettivo nazionale e dunque del Sindacato. E poi la gestione dell’emergenza rifiuti, condotta manu militari, che vede l’Irpinia fortemente penalizzata. E ancora, una riforma federalista imposta dall’alto, che mette in competizione il Nord contro il Sud e mina il principio di uguaglianza tra i cittadini.
E, come se non bastasse, sulle risposte messe in campo contro la crisi finanziaria ed economica, il Governo si scopre statalista e keynesiano verso le banche e gli speculatori finanziari, ma continua a proporre ricette liberiste per lo stato sociale, a partire dai tagli alla scuola e alla sanità che colpiscono in particolare le aree interne e i piccoli comuni.
Per le famiglie, i precari e i disoccupati ci si limita ad alimentare l’inquietudine sociale, la paura del diverso e dell’altro.
E in questo quadro difficile sta anche l’Irpinia.
Qui dobbiamo impedire, in queste settimane, lo scempio della megadiscarica sul Formicoso. Ma dobbiamo anche stare al fianco dei movimenti, a partire dalla scuola e dagli studenti, sapendo che lì vivono gli anticorpi al Berlusconismo, e consapevoli che da lì la sinistra deve ripartire. Non a caso la Polizia carica i cortei studenteschi e il Governo minaccia di sgomberare le scuole e le università occupate.
Di fronte a tutto questo, le forze democratiche e progressiste hanno il dovere di evitare, anche in Irpinia, la vittoria del PdL alle prossime amministrative. È un tentativo difficile ma bisogna provarci, perché la costruzione di argini al regime delle destre passa anche da un nuovo governo del Mezzogiorno e degli enti locali.
Non serve l’ennesimo cartello elettorale e la riproposizione delle vecchie liturgie del centro-sinistra: saremmo destinati alla sconfitta. E sarebbe un errore pensare di continuare a riprodurre lo schema logoro di una politica che mette al centro la geometria del potere e il risiko delle poltrone negli enti. Quel modello è fallito clamorosamente in questi anni, quando la politica ha perso la capacità e la voglia di indicare un progetto alto e altro per la nostre gente, quando ci siamo affannati a costruire assemblaggi elettorali e non coalizioni politiche.
Occorre invece una vera coalizione politica che indichi un orizzonte e avanzi un “Progetto per l’Irpinia”. Oggi la vera questione, decisiva e preliminare, è verificare se ci sono le condizioni politico-programmatiche per costruire un’alleanza e quale Progetto condiviso si avanza per l’Irpinia. Poi, eventualmente, si potrà valutare chi incarna al meglio, con la sua storia politica amministrativa e personale, quel progetto.
Un progetto che parli di un nuovo modello di sviluppo ecocompatibile e di un lavoro di qualità; politiche a difesa dei servizi pubblici e dell’acqua; iniziative per fermare l’emigrazione dei giovani e lo spopolamento dei nostri paesi; pratiche di legalità e moralità nella pubblica amministrazione che possano arrestare l’infiltrazione e l’espansione della camorra; una moderna e sostenibile gestione dei rifiuti, con un forte ruolo pubblico; grande attenzione per rispondere alle vecchie e nuove povertà che vanno diffondendosi; utilizzo virtuoso dei fondi europei.
È su questo terreno, quello del progetto e dell’egemonia, che si colloca la sfida tra il centro e la sinistra, tra moderati e radicali. Una sfida che da Sinistra vogliamo far vivere senza marginalità e subalternità alcuna.
Ma il ritardo fin qui accumulato è enorme e non abbiamo più molto tempo.
Per questo è indispensabile, qui ed ora, il rilancio di un serio confronto politico e programmatico tra le forze democratiche e di sinistra, a partire dalla Provincia e dal Comune Capoluogo.
Le forze di centro-sinistra possono vincere solo se sapranno essere una reale e concreta alternativa non solo alle destre ma alla vecchia politica, solo se sapranno aprire una stagione di confronto e partecipazione con le comunità e i territori.
Cpf - Prc/Se
Ordine del Giorno del 22/10/2008
Proposto da Gennaro M. Imbriano
Approvato con soli 2 voti contrari
Dallo smantellamento della scuola pubblica fino ai tagli agli enti locali, dall’attacco all’autonomia della Magistratura alla crociata securitaria lanciata contro i povericristi, dalla proposta di stravolgere la legge elettorale per le europee fino al tentativo di ridimensionare il ruolo del contratto collettivo nazionale e dunque del Sindacato. E poi la gestione dell’emergenza rifiuti, condotta manu militari, che vede l’Irpinia fortemente penalizzata. E ancora, una riforma federalista imposta dall’alto, che mette in competizione il Nord contro il Sud e mina il principio di uguaglianza tra i cittadini.
E, come se non bastasse, sulle risposte messe in campo contro la crisi finanziaria ed economica, il Governo si scopre statalista e keynesiano verso le banche e gli speculatori finanziari, ma continua a proporre ricette liberiste per lo stato sociale, a partire dai tagli alla scuola e alla sanità che colpiscono in particolare le aree interne e i piccoli comuni.
Per le famiglie, i precari e i disoccupati ci si limita ad alimentare l’inquietudine sociale, la paura del diverso e dell’altro.
E in questo quadro difficile sta anche l’Irpinia.
Qui dobbiamo impedire, in queste settimane, lo scempio della megadiscarica sul Formicoso. Ma dobbiamo anche stare al fianco dei movimenti, a partire dalla scuola e dagli studenti, sapendo che lì vivono gli anticorpi al Berlusconismo, e consapevoli che da lì la sinistra deve ripartire. Non a caso la Polizia carica i cortei studenteschi e il Governo minaccia di sgomberare le scuole e le università occupate.
Di fronte a tutto questo, le forze democratiche e progressiste hanno il dovere di evitare, anche in Irpinia, la vittoria del PdL alle prossime amministrative. È un tentativo difficile ma bisogna provarci, perché la costruzione di argini al regime delle destre passa anche da un nuovo governo del Mezzogiorno e degli enti locali.
Non serve l’ennesimo cartello elettorale e la riproposizione delle vecchie liturgie del centro-sinistra: saremmo destinati alla sconfitta. E sarebbe un errore pensare di continuare a riprodurre lo schema logoro di una politica che mette al centro la geometria del potere e il risiko delle poltrone negli enti. Quel modello è fallito clamorosamente in questi anni, quando la politica ha perso la capacità e la voglia di indicare un progetto alto e altro per la nostre gente, quando ci siamo affannati a costruire assemblaggi elettorali e non coalizioni politiche.
Occorre invece una vera coalizione politica che indichi un orizzonte e avanzi un “Progetto per l’Irpinia”. Oggi la vera questione, decisiva e preliminare, è verificare se ci sono le condizioni politico-programmatiche per costruire un’alleanza e quale Progetto condiviso si avanza per l’Irpinia. Poi, eventualmente, si potrà valutare chi incarna al meglio, con la sua storia politica amministrativa e personale, quel progetto.
Un progetto che parli di un nuovo modello di sviluppo ecocompatibile e di un lavoro di qualità; politiche a difesa dei servizi pubblici e dell’acqua; iniziative per fermare l’emigrazione dei giovani e lo spopolamento dei nostri paesi; pratiche di legalità e moralità nella pubblica amministrazione che possano arrestare l’infiltrazione e l’espansione della camorra; una moderna e sostenibile gestione dei rifiuti, con un forte ruolo pubblico; grande attenzione per rispondere alle vecchie e nuove povertà che vanno diffondendosi; utilizzo virtuoso dei fondi europei.
È su questo terreno, quello del progetto e dell’egemonia, che si colloca la sfida tra il centro e la sinistra, tra moderati e radicali. Una sfida che da Sinistra vogliamo far vivere senza marginalità e subalternità alcuna.
Ma il ritardo fin qui accumulato è enorme e non abbiamo più molto tempo.
Per questo è indispensabile, qui ed ora, il rilancio di un serio confronto politico e programmatico tra le forze democratiche e di sinistra, a partire dalla Provincia e dal Comune Capoluogo.
Le forze di centro-sinistra possono vincere solo se sapranno essere una reale e concreta alternativa non solo alle destre ma alla vecchia politica, solo se sapranno aprire una stagione di confronto e partecipazione con le comunità e i territori.
Cpf - Prc/Se
Ordine del Giorno del 22/10/2008
Proposto da Gennaro M. Imbriano
Approvato con soli 2 voti contrari
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venerdì 17 ottobre 2008
Costruire un’alternativa alle destre e alla vecchia politica.
di Gennaro M. Imbriano
Grande la confusione sotto il cielo. Ma la situazione, per il centro-sinistra irpino, non è affatto eccellente. Non trovo parole migliori di queste per descrivere la condizione in cui si è avviato il confronto.
Partire dai nomi, o addirittura dalla loro imposizione, è una scelta che umilia la politica e rischia di rendere inutile qualsiasi confronto. Anche perché, come tutti sanno, il giudizio del Prc sulle amministrazioni Galasso e De Simone non è certamente positivo.
C’è di che stare preoccupati, dunque, se, di fronte ad un’unica e sola riunione dei Segretari provinciali, tutto rischia di ridursi ai nomi da indicare per la poltrona più alta di Provincia e Comune capoluogo.
Questa è la solita vecchia, sbagliata, abitudine.
E invece la vera questione, a mio avviso assolutamente decisiva e preliminare, è verificare se ci sono le condizioni politico-programmatiche per costruire un’alleanza e quale Progetto condiviso si avanza per l’Irpinia. Poi, eventualmente, si potrà valutare chi incarna al meglio, con la sua storia politica amministrativa e personale, quel progetto.
Passa da qui, ne sono convinto, la prima vera rottura col passato, col vecchio centro-sinistra che ha conosciuto l’Irpinia.
I Partiti non possono pensare di continuare a riprodurre lo schema logoro di una politica che mette al centro la geometria del potere e il risiko delle poltrone negli enti.
Quel modello lì è fallito clamorosamente in questi anni, quando la politica ha perso la capacità e la voglia di indicare un progetto alto e altro per la nostre gente, quando ci siamo affannati a costruire assemblaggi elettorali e non coalizioni politiche. E quando l’amministrazione perde la bussola del progetto, si espone alla degenerazione della politica e della morale.
Non è in questo modo che si può costruire un argine alle destre nel nostro Paese; eppure ce n’è assoluto e urgente bisogno, con un Governo che vuol fare dell’Irpinia una pattumiera, che cancella la questione meridionale, che aggredisce i diritti civili e restringe gli spazi democratici. Con un Berlusconi che vuole smantellare la scuola pubblica e il contratto collettivo di lavoro, che non affronta la precarietà dei giovani, che è statalista con le grandi banche e liberista con lavoratori e famiglie.
Ma soprattutto non è in questo modo che si può costruire una credibile alternativa alle destre in Irpinia. Quelle destre che con sempre più spregiudicatezza si aprono al confronto con l’Udc di Pionati e con i Popolari di De Mita e, così, si preparano a costruire una potente corazzata elettorale.
Non possiamo pensare di contrapporre cartello elettorale a cartello elettorale, saremmo sconfitti.
E non si possono riproporre stanche liturgie e vecchie alchimie politiciste, saremmo travolti. L’altro punto di rottura col vecchio centro-sinistra passa da qui, dal coraggio di infrangere l’autoreferenzialità dei partiti e dei governi e di aprire i processi e le scelte politiche alla partecipazione popolare.
Ma il ritardo fin qui accumulato è enorme e non abbiamo più molto tempo.
Per questo è indispensabile, qui ed ora, il rilancio di un serio confronto politico e programmatico tra le forze democratiche e progressiste.
È su questo terreno, quello del progetto e dell’egemonia, che si colloca la sfida tra il centro e la sinistra, tra moderati e radicali. Misuriamoci e verifichiamo se è possibile avanzare un “Progetto per l’Irpinia”.
Un progetto che parli di un nuovo modello di sviluppo ecocompatibile e di lavoro di qualità; di politiche a difesa dei servizi pubblici e dell’acqua; di iniziative per fermare l’emigrazione dei giovani e lo spopolamento dei nostri paesi; di pratiche di legalità e moralità nella pubblica amministrazione; di una moderna e sostenibile gestione dei rifiuti; di attenzione e risposte alle vecchie e nuove povertà che vanno diffondendosi.
Le forze di centro-sinistra, ne sono convinto, possono vincere solo se sapranno essere una reale e concreta alternativa non solo alle destre ma alla vecchia politica.
Grande la confusione sotto il cielo. Ma la situazione, per il centro-sinistra irpino, non è affatto eccellente. Non trovo parole migliori di queste per descrivere la condizione in cui si è avviato il confronto.
Partire dai nomi, o addirittura dalla loro imposizione, è una scelta che umilia la politica e rischia di rendere inutile qualsiasi confronto. Anche perché, come tutti sanno, il giudizio del Prc sulle amministrazioni Galasso e De Simone non è certamente positivo.
C’è di che stare preoccupati, dunque, se, di fronte ad un’unica e sola riunione dei Segretari provinciali, tutto rischia di ridursi ai nomi da indicare per la poltrona più alta di Provincia e Comune capoluogo.
Questa è la solita vecchia, sbagliata, abitudine.
E invece la vera questione, a mio avviso assolutamente decisiva e preliminare, è verificare se ci sono le condizioni politico-programmatiche per costruire un’alleanza e quale Progetto condiviso si avanza per l’Irpinia. Poi, eventualmente, si potrà valutare chi incarna al meglio, con la sua storia politica amministrativa e personale, quel progetto.
Passa da qui, ne sono convinto, la prima vera rottura col passato, col vecchio centro-sinistra che ha conosciuto l’Irpinia.
I Partiti non possono pensare di continuare a riprodurre lo schema logoro di una politica che mette al centro la geometria del potere e il risiko delle poltrone negli enti.
Quel modello lì è fallito clamorosamente in questi anni, quando la politica ha perso la capacità e la voglia di indicare un progetto alto e altro per la nostre gente, quando ci siamo affannati a costruire assemblaggi elettorali e non coalizioni politiche. E quando l’amministrazione perde la bussola del progetto, si espone alla degenerazione della politica e della morale.
Non è in questo modo che si può costruire un argine alle destre nel nostro Paese; eppure ce n’è assoluto e urgente bisogno, con un Governo che vuol fare dell’Irpinia una pattumiera, che cancella la questione meridionale, che aggredisce i diritti civili e restringe gli spazi democratici. Con un Berlusconi che vuole smantellare la scuola pubblica e il contratto collettivo di lavoro, che non affronta la precarietà dei giovani, che è statalista con le grandi banche e liberista con lavoratori e famiglie.
Ma soprattutto non è in questo modo che si può costruire una credibile alternativa alle destre in Irpinia. Quelle destre che con sempre più spregiudicatezza si aprono al confronto con l’Udc di Pionati e con i Popolari di De Mita e, così, si preparano a costruire una potente corazzata elettorale.
Non possiamo pensare di contrapporre cartello elettorale a cartello elettorale, saremmo sconfitti.
E non si possono riproporre stanche liturgie e vecchie alchimie politiciste, saremmo travolti. L’altro punto di rottura col vecchio centro-sinistra passa da qui, dal coraggio di infrangere l’autoreferenzialità dei partiti e dei governi e di aprire i processi e le scelte politiche alla partecipazione popolare.
Ma il ritardo fin qui accumulato è enorme e non abbiamo più molto tempo.
Per questo è indispensabile, qui ed ora, il rilancio di un serio confronto politico e programmatico tra le forze democratiche e progressiste.
È su questo terreno, quello del progetto e dell’egemonia, che si colloca la sfida tra il centro e la sinistra, tra moderati e radicali. Misuriamoci e verifichiamo se è possibile avanzare un “Progetto per l’Irpinia”.
Un progetto che parli di un nuovo modello di sviluppo ecocompatibile e di lavoro di qualità; di politiche a difesa dei servizi pubblici e dell’acqua; di iniziative per fermare l’emigrazione dei giovani e lo spopolamento dei nostri paesi; di pratiche di legalità e moralità nella pubblica amministrazione; di una moderna e sostenibile gestione dei rifiuti; di attenzione e risposte alle vecchie e nuove povertà che vanno diffondendosi.
Le forze di centro-sinistra, ne sono convinto, possono vincere solo se sapranno essere una reale e concreta alternativa non solo alle destre ma alla vecchia politica.
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giovedì 9 ottobre 2008
BISACCIA / Formicoso / Pianeta Terra. Domenica 12 ottobre
ASSEMBLEA PUBBLICA
per dire
NO alla DISCARICA DEL FORMICOSO
Ore 10:30
Partecipano:
G. IMBRIANO/ Segretario provinciale Prc-Se
F. MASELLI/ Presidente Alto Calore Servizi
A. CARUSO/ Sindaco di Andretta
G. DI MILIA/ Presidente Comunità Montana
A. PELULLO/ Assessore al Comune di Bisaccia
S. AQUINO/ Presidente Parco Monti Picentini
F. ARMINIO/ Nessuno tocchi il Formicoso
M. DI MAIO/ Legambiente Campania
On. ROBERTO MUSACCHIO
Presidente Deputati Prc-Se al Parlamento Europeo
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ROBERTO MUSACCHIO
L'11 ottobre, c'è la Sinistra e c'è l'opposizione.
“L’11 ottobre –dichiara Gennaro M. Imbriano , Segretario provinciale di Rifondazione- è il giorno in cui la sinistra si rimette in cammino, dopo la batosta elettorale di aprile e lo stordimento generato dalla stagione dei congressi.
E non si può che ripartire dall’opposizione, dalla costruzione di un largo fronte di opposizione popolare al Governo delle destre.
Mai come ora, in questo Paese, c’è bisogno di opposizione: contro un Governo che vuole fare del Formicoso e dell’Irpinia una pattumiera, che attacca il Sud e cancella la questione meridionale, che aggredisce i diritti civili e restringe gli spazi democratici, che smantella la scuola pubblica, che ha lanciato un’offensiva contro il contratto collettivo di lavoro e contro il sindacato.
Questo è il Governo che assume come priorità la cancellazione delle preferenze dalla legge elettorale per le Europee e l’impunità del suo Presidente del Consiglio, ma che dimentica di affrontare la precarietà in cui vivono tanti giovani e la terribile recessione che investe gli italiani.
Per questo –conclude il Segretario del Prc- saremo in piazza l’11 ottobre: per dire che c’è un’opposizione al Governo Berlusconi, per dire che c’è e ci sarà una sinistra”.
E non si può che ripartire dall’opposizione, dalla costruzione di un largo fronte di opposizione popolare al Governo delle destre.
Mai come ora, in questo Paese, c’è bisogno di opposizione: contro un Governo che vuole fare del Formicoso e dell’Irpinia una pattumiera, che attacca il Sud e cancella la questione meridionale, che aggredisce i diritti civili e restringe gli spazi democratici, che smantella la scuola pubblica, che ha lanciato un’offensiva contro il contratto collettivo di lavoro e contro il sindacato.
Questo è il Governo che assume come priorità la cancellazione delle preferenze dalla legge elettorale per le Europee e l’impunità del suo Presidente del Consiglio, ma che dimentica di affrontare la precarietà in cui vivono tanti giovani e la terribile recessione che investe gli italiani.
Per questo –conclude il Segretario del Prc- saremo in piazza l’11 ottobre: per dire che c’è un’opposizione al Governo Berlusconi, per dire che c’è e ci sarà una sinistra”.
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