di Emilio Ciotta
Credo che sia doveroso da parte mia ufficializzare in questa sede quello che ho già reso pubblico sugli organi di stampa. E cioè il mio uscire dal Partito della Rifondazione Comunista e la mia adesione al Movimento per la Sinistra.
Movimento che è nato dal seminario di Rifondazione per la Sinistra, tenutosi Chianciano il 24-25 gennaio 2009 e a cui ho preso parte.
Sbagliano i giornali nazionali quando parlano di scissione nel PRC.
A Chianciano in Gennaio non è nato un nuovo Partito, se mai un nuovo partito (o forse sarebbe più corretto dire un vecchio partito), è nato sempre a Chianciano ma fine Luglio 2008 nel VII congresso del PRC. Congresso dove, con una manovra di alta alchimia matematica, quattro tesi (in molti punti in contraddizione tra loro) hanno raggiunto un accordo per sostituirsi agli indirizzi del 47% del partito unito su una unica tesi.
In questi mesi l’indirizzo politico del PRC è stato solo quello di arroccarsi, di chiudersi a riccio, di delegittimare e di distruggere tutto quello che nell’ultimo decennio sono stati gli obiettivi del mio Partito della Rifondazione Comunista. La mia Rifondazione Comunista è stata il tentativo di costruire un unione di forze a sinistra che superasse gli steccati dei tanti partitini e movimenti e che guardasse già da subito oltre i confini italiani e da qui PRC-Sinistra Europea.
Per dirla con le parole di Vendola:
“la radicalità deve essere in grado di diventare processo sociale, inchiesta, indagine, deve essere lotta politica esplicita, deve fare politica e dare senso alle persone. La radicalità deve andare alla radice delle cose, non sublimare la realtà dentro una retorica del comunismo come avvento, del comunismo come identità autoreferenziale, ossessionata dalle proprie storie e dal bisogno di esistere. I Comunisti ci hanno insegnato che i partiti, i sindacati, le organizzazioni della società, non sono delle mummie, sono dei corpi viventi, e che dentro quei corpi ci sono storie politiche, ideologiche, intellettuali, umane. Ci sono le persone. Pensate a Togliatti che alla fine del fascismo si rivolge ai giovani che erano stati fascisti. Pensate a chi ha della politica l’idea di un grimaldello che forza consuetudini e pigrizie, che rompe muri. Non la politica come statica visione della realtà.”
Beh, in questo ci sono le mie ragioni del mio uscire dal Partito della Rifondazione Comunista e la mia adesione al Movimento per la Sinistra.
Dicevo che la stampa sbaglia a parlare di scissione, perché a Chianciano il 25 Gennaio non si è staccata una costola da Rifondazione per formare un nuovo partitino della sinistra, ma tanti compagni escono da un progetto che non è più il loro e si mettono in cammino. In cammino per la costruzione di una nuova sinistra, unita e senza steccati, senza presentare nulla, nulla di pre-costituito, nulla di già definito ma il mettersi a disposizione per un cammino comune con tutto quello che esiste a sinistra.
Cammino che sta partendo in Irpinia e che dovrà partire anche a Lioni.
La nostra dovrà essere una Sinistra capace d’interloquire con tutti, a partire dai referenti sociali. Ad esempio, siamo vicini alla Cgil, che in questo momento, sulla vicenda del contratto nazionale sta giocando una partita decisiva, e esprimo il mio pieno appoggio al sit-in che la CGIL provinciale in questo momento sta tenendo davanti al Teatro Carlo Gesualdo.
Dal punto di vista locale non credo che questa scelta possa generare problemi e difficoltà all’interno dell’accordo programmatico “Centrosinistra per lioni”, anzi una scelta diversa da parte mia sarebbe stata contraddittoria.
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mercoledì 4 febbraio 2009
Per una nuova sinistra.
di Nicola Santoro
Le ultime elezioni politiche hanno decretato per la sinistra un risultato
politico francamente disastroso per la sua portata: per la prima volta,
l'assenza nel Parlamento. Si apre così nel PRC, inaspettatamente, una fase
drammatica e lacerante di confronto/scontro che da subito (!) prende il via
quando Ferrero, ministro uscente del governo Prodi, trova nel gruppo
dirigente del partito il "capro espiatorio", si sviluppa in una guerra senza
quartiere - unilateralmente dichiarata - contro questi compagni, colpevoli
di ogni bassezza politica, ed ha il suo "naturale " epilogo nel Congresso di
Chianciano dove la mozione Vendola (maggioranza relativa del 47,3%) viene
posta in minoranza dalla singolare quanto variegata alleanza tra la mozione
Ferrero e le altre due; si giunge, in un clima da resa dei conti,
all'elezione per un soffio (142/281) a segretario del compagno Ferrero. E'
la "svolta a sinistra del PRC" (!) dichiara il neosegretario.
Il "nuovo" corso viene poi svelato da alcuni fatti: l'irrilevanza politica
assegnata ai compagni dell'area vendoliana, la volgare aggressione verbale
durante la manifestazione dell'11 ottobre e sulle pagine di Liberazione al
compagno Bertinotti, la dichiarazione di Ferrero sull'uso della storia del
partito; il fatto di certo emblematico e su cui riflettere, il licenziamento
del direttore di Liberazione, Piero Sansonetti, e la "liquidazione" di tutto
quel gruppo di lavoro perchè non in linea con la nuova maggioranza, in una
autoritaria visione di "giornale di partito", al contrario di ciò che questo
giornale era stato fino a quel momento, luogo di libero confronto aperto al
contributo di tanti; l'inopinato quanto inopportuno intervento sul
commissariamento del circolo cittadino nel quale, senza una approfondita
conoscenza dei fatti e per "motivazioni profondamente politiche", Ferrero si
avventura in una interpretazione di questi che lo porta a dare gravi giudizi
sulla Federazione provinciale, materializzando lo spettro di quella politica
- autoritaria ed autoreferenziale - che ha soffocato per anni questa
Federazione ma che è stata sconfitta con il Congresso del 2005. La semina
del germe della divisione ha dato i suoi frutti, forse da tempo attesi!.
Eppure si lanciano appelli alla "gestione unitaria" del partito sostenendo
che "è di tutti" e ci si erge a giudice degli altri. Chi intende dare
lezioni di democrazia e di correttezza deve agire di conseguenza. La verità
è che in questa maggioranza è viva una forte spinta ad operare
autisticamente piuttosto che a dialogare, ad acutizzare la contrapposizione
piuttosto che a stemperarla, a dividere piuttosto che ad aggregare.
L'aspetto di tutta questa vicenda che mi è parso insopportabile è il clima
da "resa dei conti" creato, dove il vincolo di appartenenza, elemento
necessario - tanto più in un partito comunista - per riconoscersi
"comunità", sembra non trovare più cittadinanza! Parafrasando Asor Rosa, si
può dire che siamo giunti più ad un punto di arrivo che di partenza.
Ma ciò detto. In una fase storica drammaticamente difficile, in cui la
globalizzazione selvaggia ha dilaniato la società individualizzando ogni
espressione di comunità (mondo del lavoro, città, famiglia), in cui siamo di
fronte ad un forte arretramento della società sul piano dei diritti civili,
ad una destra così aggressiva e d'altra parte così presente, ad un paese
sempre più spostato a destra, credo che il devastante risultato elettorale
imponga una profonda ed attenta riflessione. Innanzitutto sulle cause del
perchè il disagio e la protesta non ci vedono più come referenti ma prendono
altre strade (spostamento a destra del voto operaio), come se si fosse
spezzato il legame tradizionale fra sinistra e ceti sfruttati, in una sorta
di allarmante schizofrenia tra coscienza politica e sociale; anche sul fatto
che, in questi termini, non è più solo una sconfitta politica ma, come ha
notato Bertinotti "culturale....una crisi epocale" che attiene alla capacità
di cogliere le sfumature di un mondo che è cambiato, di interpretare il
disagio, i bisogni e rispetto a cui il partito rischia di essere solo
elemento di testimonianza: è a rischio la nostra stessa esistenza
politica!!. Questo terremoto epocale si può affrontare e superare con la
semplicistica ricetta dell'identitarismo, del miope arroccamento sulle
proprie posizioni chiudendosi nel fortino della propria ideologia come fa
Ferrero e la maggioranza del partito. E' pensabile che sbandierare con forza
i propri simboli, come carta d'identità, possa essere la strada per
rilanciare politicamente il PRC e "ripartire dal basso" come sostiene
Ferrero; è proponibile quale modalità per costruire una forte ed incisiva
opposizione il "ricominciare" prendendo impulso da una sorta di
preguidizialismo di chi tiene più alle proprie radici come punto di
differenza piuttosto che dal dialogo da una posizione aggregante. Eppure.
Le amministrative in Abruzzo credo diano bene il polso della reale
situazione. Il PRC ottiene solo il 2,84% e questa maggioranza, senza una
riflessione sulla evidente incapacità del PRC a intercettare voti
dell'elettorato in uscita dal PD e di quello che, in modo sempre più
massiccio, si astiene, esprime giudizi di soddisfazione! Di più, scopriamo
che è di attualità e appassiona la discussione sulla valenza del muro di
Berlino!!!! Autoconsolazione, astrattezza, semplificazione sembra che siano
l'abito politico di questa maggioranza e d'altra parte il segno di una
inadeguatezza, se non di una sorta di inconsapevolezza politica ad
affrontare i gravi e profondi problemi della società.
Penso che sia stringente per la sinistra riflettere su come sia possibile
uscire da sinistra dalla profonda crisi nella quale è precipitata perchè la
società chiede, ha bisogno di una vera e forte sinistra di opposizione in
una fase dove l'opposizione si esprime nell'inutile moderatismo del PD, nel
dannoso populismo dell'IdV - con il rischio che il risultato sia di ben
altro tipo.... - e nella marginalità evanescente di questo PRC. La scelta di
uscire dal PRC, mantenendo la propria identità politica, è fondata
innanzitutto sulla evidenza che questo partito è ormai altro
("irriconoscibile") rispetto a quello al quale abbiamo aderito per quanto
riguarda la strategia politica, tutta ripiegata su se stesso, ma anche per
il clima di rigida identificazione con la maggioranza che lo caratterizza;
due aspetti per la verità coerenti l'uno all'altro ma che riportano indietro
le lancette della storia: una visione monolitica della propria identità
politica articolata tra mito e rito. Di questo nessuno ne sente il bisogno,
tanto meno un moderno partito comunista - Vendola opportunamente ha
affermato che il comunismo dovrebbe essere difeso da alcuni comunisti -, e
tutti ne dobbiamo avere paura. Per uscire dalla crisi va ricostruito l'agire
politico e sociale, provando a dare un riferimento di vera opposizione a
quel grosso delle forze di sinistra diffuso nella società, non sempre
organizzato, che - giustamente - non si sente rappresentato da questa
opposizione ma che intende contare senza rimanere ai margini. Ecco la
necessità, l'impegno e la grande responsabilità che prende su di sè questo
progetto, il "Movimento per la sinistra"; un progetto per una nuova sinistra
aperta e plurale, che sappia ascoltare ed imparare dalle altre culture; più
forte e unitaria, che sia consapevole della propria insufficienza di fronte
a questo sommovimento; curiosa e attenta, che sappia interpretare una
società, assai più complessa e articolata di come altri la vedono; di
alternativa, che elabori e proponga un progetto credibile di cambiamento
della società; intelligente e d'impegno che non si limiti a raccogliere
consensi ma, come ha sostenuto Luciana Castellina, sia "capace di costruire
senso", per ritornare a vincere, innanzitutto, la battaglia culturale; di
passione, slancio, sogno che ricerchi un futuro migliore, perchè la politica
è tutto questo e non certo paura.
Dunque intraprendere e proporre questa strada non è, come qualcuno potrebbe
pensare, il rifugiarsi ancora una volta (ahi noi!) nella scissione, è
decisamente molto di più. Sono di fronte progetti politici sì diversi ma
francamente inconciliabili.
Dunque, mettiamoci in Movimento...
Le ultime elezioni politiche hanno decretato per la sinistra un risultato
politico francamente disastroso per la sua portata: per la prima volta,
l'assenza nel Parlamento. Si apre così nel PRC, inaspettatamente, una fase
drammatica e lacerante di confronto/scontro che da subito (!) prende il via
quando Ferrero, ministro uscente del governo Prodi, trova nel gruppo
dirigente del partito il "capro espiatorio", si sviluppa in una guerra senza
quartiere - unilateralmente dichiarata - contro questi compagni, colpevoli
di ogni bassezza politica, ed ha il suo "naturale " epilogo nel Congresso di
Chianciano dove la mozione Vendola (maggioranza relativa del 47,3%) viene
posta in minoranza dalla singolare quanto variegata alleanza tra la mozione
Ferrero e le altre due; si giunge, in un clima da resa dei conti,
all'elezione per un soffio (142/281) a segretario del compagno Ferrero. E'
la "svolta a sinistra del PRC" (!) dichiara il neosegretario.
Il "nuovo" corso viene poi svelato da alcuni fatti: l'irrilevanza politica
assegnata ai compagni dell'area vendoliana, la volgare aggressione verbale
durante la manifestazione dell'11 ottobre e sulle pagine di Liberazione al
compagno Bertinotti, la dichiarazione di Ferrero sull'uso della storia del
partito; il fatto di certo emblematico e su cui riflettere, il licenziamento
del direttore di Liberazione, Piero Sansonetti, e la "liquidazione" di tutto
quel gruppo di lavoro perchè non in linea con la nuova maggioranza, in una
autoritaria visione di "giornale di partito", al contrario di ciò che questo
giornale era stato fino a quel momento, luogo di libero confronto aperto al
contributo di tanti; l'inopinato quanto inopportuno intervento sul
commissariamento del circolo cittadino nel quale, senza una approfondita
conoscenza dei fatti e per "motivazioni profondamente politiche", Ferrero si
avventura in una interpretazione di questi che lo porta a dare gravi giudizi
sulla Federazione provinciale, materializzando lo spettro di quella politica
- autoritaria ed autoreferenziale - che ha soffocato per anni questa
Federazione ma che è stata sconfitta con il Congresso del 2005. La semina
del germe della divisione ha dato i suoi frutti, forse da tempo attesi!.
Eppure si lanciano appelli alla "gestione unitaria" del partito sostenendo
che "è di tutti" e ci si erge a giudice degli altri. Chi intende dare
lezioni di democrazia e di correttezza deve agire di conseguenza. La verità
è che in questa maggioranza è viva una forte spinta ad operare
autisticamente piuttosto che a dialogare, ad acutizzare la contrapposizione
piuttosto che a stemperarla, a dividere piuttosto che ad aggregare.
L'aspetto di tutta questa vicenda che mi è parso insopportabile è il clima
da "resa dei conti" creato, dove il vincolo di appartenenza, elemento
necessario - tanto più in un partito comunista - per riconoscersi
"comunità", sembra non trovare più cittadinanza! Parafrasando Asor Rosa, si
può dire che siamo giunti più ad un punto di arrivo che di partenza.
Ma ciò detto. In una fase storica drammaticamente difficile, in cui la
globalizzazione selvaggia ha dilaniato la società individualizzando ogni
espressione di comunità (mondo del lavoro, città, famiglia), in cui siamo di
fronte ad un forte arretramento della società sul piano dei diritti civili,
ad una destra così aggressiva e d'altra parte così presente, ad un paese
sempre più spostato a destra, credo che il devastante risultato elettorale
imponga una profonda ed attenta riflessione. Innanzitutto sulle cause del
perchè il disagio e la protesta non ci vedono più come referenti ma prendono
altre strade (spostamento a destra del voto operaio), come se si fosse
spezzato il legame tradizionale fra sinistra e ceti sfruttati, in una sorta
di allarmante schizofrenia tra coscienza politica e sociale; anche sul fatto
che, in questi termini, non è più solo una sconfitta politica ma, come ha
notato Bertinotti "culturale....una crisi epocale" che attiene alla capacità
di cogliere le sfumature di un mondo che è cambiato, di interpretare il
disagio, i bisogni e rispetto a cui il partito rischia di essere solo
elemento di testimonianza: è a rischio la nostra stessa esistenza
politica!!. Questo terremoto epocale si può affrontare e superare con la
semplicistica ricetta dell'identitarismo, del miope arroccamento sulle
proprie posizioni chiudendosi nel fortino della propria ideologia come fa
Ferrero e la maggioranza del partito. E' pensabile che sbandierare con forza
i propri simboli, come carta d'identità, possa essere la strada per
rilanciare politicamente il PRC e "ripartire dal basso" come sostiene
Ferrero; è proponibile quale modalità per costruire una forte ed incisiva
opposizione il "ricominciare" prendendo impulso da una sorta di
preguidizialismo di chi tiene più alle proprie radici come punto di
differenza piuttosto che dal dialogo da una posizione aggregante. Eppure.
Le amministrative in Abruzzo credo diano bene il polso della reale
situazione. Il PRC ottiene solo il 2,84% e questa maggioranza, senza una
riflessione sulla evidente incapacità del PRC a intercettare voti
dell'elettorato in uscita dal PD e di quello che, in modo sempre più
massiccio, si astiene, esprime giudizi di soddisfazione! Di più, scopriamo
che è di attualità e appassiona la discussione sulla valenza del muro di
Berlino!!!! Autoconsolazione, astrattezza, semplificazione sembra che siano
l'abito politico di questa maggioranza e d'altra parte il segno di una
inadeguatezza, se non di una sorta di inconsapevolezza politica ad
affrontare i gravi e profondi problemi della società.
Penso che sia stringente per la sinistra riflettere su come sia possibile
uscire da sinistra dalla profonda crisi nella quale è precipitata perchè la
società chiede, ha bisogno di una vera e forte sinistra di opposizione in
una fase dove l'opposizione si esprime nell'inutile moderatismo del PD, nel
dannoso populismo dell'IdV - con il rischio che il risultato sia di ben
altro tipo.... - e nella marginalità evanescente di questo PRC. La scelta di
uscire dal PRC, mantenendo la propria identità politica, è fondata
innanzitutto sulla evidenza che questo partito è ormai altro
("irriconoscibile") rispetto a quello al quale abbiamo aderito per quanto
riguarda la strategia politica, tutta ripiegata su se stesso, ma anche per
il clima di rigida identificazione con la maggioranza che lo caratterizza;
due aspetti per la verità coerenti l'uno all'altro ma che riportano indietro
le lancette della storia: una visione monolitica della propria identità
politica articolata tra mito e rito. Di questo nessuno ne sente il bisogno,
tanto meno un moderno partito comunista - Vendola opportunamente ha
affermato che il comunismo dovrebbe essere difeso da alcuni comunisti -, e
tutti ne dobbiamo avere paura. Per uscire dalla crisi va ricostruito l'agire
politico e sociale, provando a dare un riferimento di vera opposizione a
quel grosso delle forze di sinistra diffuso nella società, non sempre
organizzato, che - giustamente - non si sente rappresentato da questa
opposizione ma che intende contare senza rimanere ai margini. Ecco la
necessità, l'impegno e la grande responsabilità che prende su di sè questo
progetto, il "Movimento per la sinistra"; un progetto per una nuova sinistra
aperta e plurale, che sappia ascoltare ed imparare dalle altre culture; più
forte e unitaria, che sia consapevole della propria insufficienza di fronte
a questo sommovimento; curiosa e attenta, che sappia interpretare una
società, assai più complessa e articolata di come altri la vedono; di
alternativa, che elabori e proponga un progetto credibile di cambiamento
della società; intelligente e d'impegno che non si limiti a raccogliere
consensi ma, come ha sostenuto Luciana Castellina, sia "capace di costruire
senso", per ritornare a vincere, innanzitutto, la battaglia culturale; di
passione, slancio, sogno che ricerchi un futuro migliore, perchè la politica
è tutto questo e non certo paura.
Dunque intraprendere e proporre questa strada non è, come qualcuno potrebbe
pensare, il rifugiarsi ancora una volta (ahi noi!) nella scissione, è
decisamente molto di più. Sono di fronte progetti politici sì diversi ma
francamente inconciliabili.
Dunque, mettiamoci in Movimento...
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mercoledì 28 gennaio 2009
OLTRE RIFONDAZIONE... In "MOVIMENTO PER LA SINISTRA".
Andiamo oltre Rifondazione.
Consapevoli di quanto sia ormai profondamente stravolto il profilo politico
e culturale del Prc, usciamo dal Partito di cui siamo stati, per molti anni,
attivisti e dirigenti.
Scegliamo di vivere, avanti, a Sinistra, una nuova necessaria sfida.
Ce lo chiedono le terribili condizioni di un mondo devastato dalla spirale
guerra-terrorismo; le proteste dei ragazzi e delle ragazze dell'Onda e la
loro dichiarata irrappresentabilità; le mobilitazioni di questi mesi, il
recente sciopero generale della CGIL e il tentativo di attaccare il
contratto collettivo nazionale. Ce lo chiede il Mezzogiorno, ormai
cancellato dall'agenda politica dei partiti e del Parlamento e a cui si
continua a sottrarre risorse; lo impone la gravità della crisi economica in
un Paese, ogni giorno, più ingiusto e diseguale.
C'è bisogno di una Sinistra aperta, che sappia avvicinarsi alla sua gente, a
chi è deluso e scoraggiato.
Una Sinistra che non sia muta, che voglia parlare a chi non si sente
rappresentato né dal moderatismo del PD, né dal populismo giustizialista di
Idv, né dalla marginalità di questo Prc.
Una Sinistra della speranza, capace di contrastare la società della paura
che genera razzismo e restrizioni securitarie.
Una Sinistra della partecipazione, che adotti la trasparenza e la democrazia
come necessità e occasione.
Una Sinistra intelligente e curiosa, che, sfuggendo alle scorciatoie
minoritarie dell'identitarismo, si adoperi per arrestare l'attuale egemonia
di destra nella società, in difesa delle antiche conquiste e dei nuovi
diritti.
Una Sinistra di alternativa, che voglia "cambiare lo stato di cose
presente", capace di far crescere, tra le generazioni, una domanda per una
nuova società.
Una Sinistra del conflitto, ma che non abbia il tabù del governo.
Una Sinistra innovativa, in grado di indicare una via d'uscita dalla crisi
che scommetta sulla sostenibilità ambientale, sulla riconversione ecologica
dell'industria, su un nuovo intervento pubblico.
Una Sinistra di opposizione, consapevoli che questo Paese possa ancora
essere cambiato.
Una Sinistra delle nuove generazioni, che contrasti radicalmente la gabbia
della precarietà e lo smantellamento della ricerca e della scuola pubblica.
Una Sinistra dei territori, che sappia indagare le criticità e indicare un
futuro alle nostre comunità.
Una Sinistra più unita e più forte anche per l'Irpinia, dove le forze di
centrosinistra ancora non riescono a definire un progetto di cambiamento
credibile, anche di fronte all'inedita definizione dell'asse politico tra De
Mita ed il PdL.
Questa è la Sinistra che vogliamo costruire assieme a tante e tanti.
Una Sinistra del XXI secolo: ambientalista, europea, femminista, laica,
nonviolenta, pacifista.
Una Sinistra di popolo e del lavoro, delle diversità e della contaminazione.
Una Sinistra dell'uguaglianza e della libertà.
Per questo nasce, oggi, in Irpinia, il Movimento per la Sinistra.

Primi firmatari:
Gennaro Imbriano / Segretario Provinciale di Avellino; Comitato Politico
Nazionale Prc-Se.
Cinzia Spiniello / Comitato Politico Regionale e Provinciale; Circolo di Atripalda.
Pompilio Albanese / Comitato Politico Regionale e Provinciale; Segretario Circolo di Montecalvo.
Maria Grazia Valentino / Comitato Politico Regionale e Provinciale;
Consigliere Comunale a Nusco.
Generoso Bruno / Comitato Politico Regionale e Provinciale; Circolo di
Avellino
Emilio Ciotta / Comitato Politico Provinciale; Assessore a Lioni
Andrea Canonico / Segretario Circolo di Baiano; Comitato Politico Provinciale.
Giuseppina Buscaino / Comitato Politico Provinciale e Regionale, Altavilla.
Rino De Vinco / già Presidente del Centro Sociale "Male passo".
Tommaso Gaeta / Segretario Circolo di Solofra, Comitato Politico Provinciale.
Giovanni Filippone / già Componente Collegio Provinciale di Garanzia; Circolo di Frigento.
Luca Criscuoli / Segretario Circolo di Atripalda; Comitato Politico
Provinciale.
Corrado Festa / Segretario Circolo S.Angelo dei Lombardi; Comitato Politico Provinciale.
Peppino Beatrice / Comitato Politico Provinciale; Bonito.
Agostino Pelullo / Comitato Politico Provinciale; Assessore a Bisaccia.
Amalia Hilda Tobar Barrionuevo / ex Segretaria Circolo di Solofra.
Francesco Melillo / Comitato Politico Provinciale; Presidente Ass. "Rossofisso".
Vincenzo Panico / Segretario Circolo di Lacedonia; Comitato Politico
Provinciale.
Giuseppe Caputo / Comitato Politico Provinciale; Assessore a Bagnoli Irpino.
Antonio Diana / Segretario Circolo di S.Paolina; Comitato Politico
Provinciale.
Maria Antonietta Ruggiero / Segretaria Circolo di Lioni, Comitato Politico Provinciale.
Marco Petruzziello / Segretario Circolo Pratola Serra; Comitato Politico Provinciale.
Lorenzo Santoro / Comitato Politico Provinciale, Pratola Serra.
Consapevoli di quanto sia ormai profondamente stravolto il profilo politico
e culturale del Prc, usciamo dal Partito di cui siamo stati, per molti anni,
attivisti e dirigenti.
Scegliamo di vivere, avanti, a Sinistra, una nuova necessaria sfida.
Ce lo chiedono le terribili condizioni di un mondo devastato dalla spirale
guerra-terrorismo; le proteste dei ragazzi e delle ragazze dell'Onda e la
loro dichiarata irrappresentabilità; le mobilitazioni di questi mesi, il
recente sciopero generale della CGIL e il tentativo di attaccare il
contratto collettivo nazionale. Ce lo chiede il Mezzogiorno, ormai
cancellato dall'agenda politica dei partiti e del Parlamento e a cui si
continua a sottrarre risorse; lo impone la gravità della crisi economica in
un Paese, ogni giorno, più ingiusto e diseguale.
C'è bisogno di una Sinistra aperta, che sappia avvicinarsi alla sua gente, a
chi è deluso e scoraggiato.
Una Sinistra che non sia muta, che voglia parlare a chi non si sente
rappresentato né dal moderatismo del PD, né dal populismo giustizialista di
Idv, né dalla marginalità di questo Prc.
Una Sinistra della speranza, capace di contrastare la società della paura
che genera razzismo e restrizioni securitarie.
Una Sinistra della partecipazione, che adotti la trasparenza e la democrazia
come necessità e occasione.
Una Sinistra intelligente e curiosa, che, sfuggendo alle scorciatoie
minoritarie dell'identitarismo, si adoperi per arrestare l'attuale egemonia
di destra nella società, in difesa delle antiche conquiste e dei nuovi
diritti.
Una Sinistra di alternativa, che voglia "cambiare lo stato di cose
presente", capace di far crescere, tra le generazioni, una domanda per una
nuova società.
Una Sinistra del conflitto, ma che non abbia il tabù del governo.
Una Sinistra innovativa, in grado di indicare una via d'uscita dalla crisi
che scommetta sulla sostenibilità ambientale, sulla riconversione ecologica
dell'industria, su un nuovo intervento pubblico.
Una Sinistra di opposizione, consapevoli che questo Paese possa ancora
essere cambiato.
Una Sinistra delle nuove generazioni, che contrasti radicalmente la gabbia
della precarietà e lo smantellamento della ricerca e della scuola pubblica.
Una Sinistra dei territori, che sappia indagare le criticità e indicare un
futuro alle nostre comunità.
Una Sinistra più unita e più forte anche per l'Irpinia, dove le forze di
centrosinistra ancora non riescono a definire un progetto di cambiamento
credibile, anche di fronte all'inedita definizione dell'asse politico tra De
Mita ed il PdL.
Questa è la Sinistra che vogliamo costruire assieme a tante e tanti.
Una Sinistra del XXI secolo: ambientalista, europea, femminista, laica,
nonviolenta, pacifista.
Una Sinistra di popolo e del lavoro, delle diversità e della contaminazione.
Una Sinistra dell'uguaglianza e della libertà.
Per questo nasce, oggi, in Irpinia, il Movimento per la Sinistra.
Primi firmatari:
Gennaro Imbriano / Segretario Provinciale di Avellino; Comitato Politico
Nazionale Prc-Se.
Cinzia Spiniello / Comitato Politico Regionale e Provinciale; Circolo di Atripalda.
Pompilio Albanese / Comitato Politico Regionale e Provinciale; Segretario Circolo di Montecalvo.
Maria Grazia Valentino / Comitato Politico Regionale e Provinciale;
Consigliere Comunale a Nusco.
Generoso Bruno / Comitato Politico Regionale e Provinciale; Circolo di
Avellino
Emilio Ciotta / Comitato Politico Provinciale; Assessore a Lioni
Andrea Canonico / Segretario Circolo di Baiano; Comitato Politico Provinciale.
Giuseppina Buscaino / Comitato Politico Provinciale e Regionale, Altavilla.
Rino De Vinco / già Presidente del Centro Sociale "Male passo".
Tommaso Gaeta / Segretario Circolo di Solofra, Comitato Politico Provinciale.
Giovanni Filippone / già Componente Collegio Provinciale di Garanzia; Circolo di Frigento.
Luca Criscuoli / Segretario Circolo di Atripalda; Comitato Politico
Provinciale.
Corrado Festa / Segretario Circolo S.Angelo dei Lombardi; Comitato Politico Provinciale.
Peppino Beatrice / Comitato Politico Provinciale; Bonito.
Agostino Pelullo / Comitato Politico Provinciale; Assessore a Bisaccia.
Amalia Hilda Tobar Barrionuevo / ex Segretaria Circolo di Solofra.
Francesco Melillo / Comitato Politico Provinciale; Presidente Ass. "Rossofisso".
Vincenzo Panico / Segretario Circolo di Lacedonia; Comitato Politico
Provinciale.
Giuseppe Caputo / Comitato Politico Provinciale; Assessore a Bagnoli Irpino.
Antonio Diana / Segretario Circolo di S.Paolina; Comitato Politico
Provinciale.
Maria Antonietta Ruggiero / Segretaria Circolo di Lioni, Comitato Politico Provinciale.
Marco Petruzziello / Segretario Circolo Pratola Serra; Comitato Politico Provinciale.
Lorenzo Santoro / Comitato Politico Provinciale, Pratola Serra.
mercoledì 21 gennaio 2009
Sinistra: E' il momento per ricominciare.
Care compagne e cari compagni,
quando ho letto l’ultima copia di Liberazione con direttore Sansonetti, ho provato una profonda emozione e poi per tutto il giorno ero triste e la sera sono andata a letto con un senso di morte dentro.
Quando avevo 16 anni vivevo a Trapani ed ero di Lotta continua e lo ero soprattutto perché amavo la libertà. Avevo studiato Marx ed Hengels, ma non ero un ‘esperta di politica. Però sapevo con certezza che lottavo contro la società patriarcale (lotta immane a quei tempi), avevo chiaro che le donne e gli uomini devono avere gli stessi diritti e che tutte le persone devono avere gli stessi diritti e che non ci devono essere sfruttatori e sfruttati.
In occasione dell’invasione della Cecoslovacchia da parte dell’Unione Sovietica, Lotta Continua aveva suscitato un grande dibattito con il Pci che appoggiava l’Unione Sovietica. Votavo per il Manifesto proprio perché era un partito che aveva preso le distanze dal totalitarismo. Amavo le libertà e la amo ancora.
Dal 1991 il Prc è il mio partito ma sono iscritta solo da quattro anni e devo dire che questo partito mi ha fatto stare bene perché mi ha fatto sentire che non ero sola a lottare. Per me il partito è molto importante perché senza questa lotta, la mia vita non avrebbe senso.
Ma questo partito a cui abbiamo dato tanto e che ci ha dato tanto, purtroppo non esiste più.
Il partito libertario e che aveva un forte legame con i grandi movimenti di massa, quelli che andavano oltre il movimento operaio, come il movimento no global, il partito dell’innovazione culturale ed eversiva, il partito che riconosce gli errori e gli orrori del comunismo stalinista, il partito non violento, il partito che lotta per i diritti delle donne e dei gay non c’è più.
E’ un partito come ha detto la compagna Giavazzi che non ha futuro perché il partito adesso ha scelto la strada della restaurazione ortodossa, che rende impossibile la convivenza e la condivisione. Ne abbiamo avuto un esempio ad Avellino con l’insopportabile intrusione di Ferrero in affari che riguardano soltanto la federazione di Avellino.
Ormai questo è diventato il partito dell’odio. Ormai non si fa più politica, ci si scambia soltanto invettive e noi non abbiamo bisogno di questo, ma dobbiamo invece cambiare lo stato delle cose presenti. Io sto elaborando il lutto e ho voglia di vita nuova e costruttiva. E sono d’accordo con Nicky quando dice:” E siccome non dobbiamo passare il resto della vita a maledirci, allora meglio ricostruire qualcosa partendo da ciò che ci divide”. "L'utopia è come l'araba fenice, rinasce dalle proprie ceneri”. Si muore, ma si rinasce.
Nell’universo conosciuto tutto è costituito da cicli. Ogni cosa in natura segue un andamento ciclico.
In un terreno incolto, noteremo la rigogliosità della natura, noteremo anche piante e alberi morti, secchi, caduti, altri in putrefazione. Ma se andiamo a vedere nel dettaglio cosa c’è vicino, dentro, sotto, noteremo dell’altra vita che sta per nascere: piccole erbe, formiche che scavano il legno, germogli, altri insetti che freneticamente si muovono.
In ogni cosa che finisce c’è l’inizio di qualcos’altro. Dove c’è la nascita c’è anche la morte, e la vita include tutto questo. La vita in qualche modo è eterna, perché è il ciclo della nascita e della morte, tutti i cicli compongono ed appartengono alla vita.
Il partito muore e rinasce e dipende da noi che forma vogliamo dare a questa nuova vita. Se noi ci crediamo e ci impegnamo convinti potremmo dare una forma veramente bella a questa nuova vita. Potremmo organizzare il partito della sinistra.
Perché abbiamo dato vita alla mozione “manifesto per Rifondazione”? Perché abbiamo sempre pensato che l’arretramento progettato dalle altre mozioni fosse distruttivo per la sinistra. E allora, adesso mi rivolgo ai compagni che vogliono restare e gli chiedo: avete cambiato idea oppure pensate di poter cambiare il partito da dentro? Fino ad adesso non siamo riusciti a muovere un passo dentro a questo partito, come pensate di poterlo muovere in futuro? Il compagno Nando ha ipotizzato che Ferrero fra dieci giorni cadrà. Io penso che sia più facile vedere l’asino che vola anziché Ferrero cadere. Ferrero è molto determinato, è uno legatissimo al potere, non lo mollerà mai per il bene del partito. Non ho capito se aveva deciso a tavolino di cacciarci o se questa è la conseguenza del suo modo rigido di vedere le cose, un tentativo disperato di salvare il comunismo che già non esiste più.
Anche il partito non esiste più e tentare di salvarlo credo che sia un accanimento terapeutico. Credo che sia inutile salvare un morto e meglio rivolgersi alla vita invece.
Compagni dobbiamo credere nella strada intrapresa. Non ha senso che a metà strada ci fermiamo. La sinistra ha bisogno di tutti noi insieme. Dobbiamo andare fino in fondo. Adesso nel partito ce la tendenza di convincere i compagni della nostra area a restare come è successo a Corrado Gabriele, che si dice gli abbiano offerto una candidatura per le europee, ma noi che non occupiamo nessuna poltrona, perché dovremmo restare, per farci distruggere da Ferrero? Io, anche se occupassi una poltrona me ne andrei. E Ferrero dice che siamo quattro gatti che non concluderemo niente. Compagni fate come Ulisse, non date ascolto al richiamo delle sirene. Queste sono sirene che combattono contro il nostro progetto. Sono sirene ingannatrici. E’ un tentativo di corruzione. Vogliono che restiamo ma non vogliono cambiare niente. Vogliono dividerci per renderci impotenti. Quando sento dire che siamo divisi mi viene rabbia perché a Chianciano loro erano divisi e noi molto uniti. Non cadiamo nelle trappole! Dice Ferrero che non vogliamo adeguarci alla democrazia e secondo lui la maggioranza relativa cioè il 48% dovrebbe eseguire gli ordini di una maggioranza raffazzonata e composta da piccole minoranze nostalgiche e oscurantiste. Ferrero ha inoltre dichiarato al telegiornale che sono pochissimi i compagni che vogliono uscire e che faremo un partitino inutile. Facciamo in modo che questo non sia vero. Sempre nel tg3 ha dichiarato che Sansonetti è praticamente un nemico del popolo e questo mi ricorda un periodo veramente oscuro.
Noi, compagni che ci crediamo davvero, cosa abbiamo da perdere? Come diceva Marx abbiamo da perdere solo le nostre catene. Si perché nel partito siamo incatenati, non possiamo muovere un passo malfermo. Per esempio adesso ad Avellino e in provincia non avremo il permesso di presentarci alle elezioni con il simbolo di Rifondazione – non possiamo decidere le alleanze che vogliamo fare perché siamo controllati e corretti come in URSS.
Diamo forza al nostro progetto anziché a quello di Ferrero. Se usciamo solo in pochi dal partito sarà più difficile e invece la presenza di tutti noi dell’area “Per la sinistra”, ci da una grande forza. Vi prego non indebolite il nostro progetto. Perché rimanere in una struttura in cui non credete più? Non ha senso, quando noi ce ne andremo sarete veramente una minoranza inconsistente e sarete trattati malissimo se non vi adeguate. Il nuovo partito della sinistra ha bisogno di unità e militanza, molta militanza. Non dobbiamo deprimerci perché viviamo nel regime berlusconiano. Invece di deprimerci è da lì che dobbiamo prendere la forza per ribellarci. Nella vita ci vuole coraggio: “Si dice che chi non risica, non rosica”.
Si dice che volere è potere. Se noi diamo energia al nostro progetto, avremo successo. Fate finta che prima non c’era niente e adesso ci mettiamo all’opera per realizzare il nostro bellissimo progetto. Certamente incontremo delle difficoltà, ma non bisogna fermarsi mai e dobbiamo sempre ricordarci di Gramsci quando diceva che quando va male, allora bisogna ricominciare. A che serve dire siamo finiti. Allora chiedo a questi compagni. Che dobbiamo fare chiudiamo bottega e ce ne andiamo tutti a casa? Io voglio che la lotta sia sempre viva e lotterò, lotterò nel nuovo partito della sinistra.
Dobbiamo creare un partito in cui si dialoga, un partito che vive nel tempo attuale, un partito che continui la strada della nostra rifondazione. Abbiamo bisogno di una grande sinistra, ma non solo in Italia, ma anche in Europa e nel mondo. Abbiamo bisogno di questo per fermare la strage degli innocenti in Palestina. La morte dei bambini è la cosa più terribile che esista al mondo per me.
Vedendo Fabrizio De Andrè, gli ho sentito dire che lui quando era ragazzo e andava a scuola fra i troiani e gli achei vincitori, si identificava con i troiani e mi sono ricordata che anche io mi identificavo con i troiani e adesso mi identifico con i palestinesi. Abbiamo bisogno di coesione nella sinistra per difendere i diritti dei più deboli.
Condivido le preoccupazioni di Sansonetti per il futuro della sinistra, ma se ci impegnamo, ce la faremo, ma dobbiamo impegnarci molto. E’ importante per i nostri figli, per l’Italia per il mondo.
ADESSO! E’ IL MOMENTO PER COMINCIARE. COMINCIAMO DA QUI e spero che in tutta l’Europa la sinistra rinasca. Perché solo la sinistra ha gli strumenti per risolvere la crisi.
di Giuseppina Buscaino
quando ho letto l’ultima copia di Liberazione con direttore Sansonetti, ho provato una profonda emozione e poi per tutto il giorno ero triste e la sera sono andata a letto con un senso di morte dentro.
Quando avevo 16 anni vivevo a Trapani ed ero di Lotta continua e lo ero soprattutto perché amavo la libertà. Avevo studiato Marx ed Hengels, ma non ero un ‘esperta di politica. Però sapevo con certezza che lottavo contro la società patriarcale (lotta immane a quei tempi), avevo chiaro che le donne e gli uomini devono avere gli stessi diritti e che tutte le persone devono avere gli stessi diritti e che non ci devono essere sfruttatori e sfruttati.
In occasione dell’invasione della Cecoslovacchia da parte dell’Unione Sovietica, Lotta Continua aveva suscitato un grande dibattito con il Pci che appoggiava l’Unione Sovietica. Votavo per il Manifesto proprio perché era un partito che aveva preso le distanze dal totalitarismo. Amavo le libertà e la amo ancora.
Dal 1991 il Prc è il mio partito ma sono iscritta solo da quattro anni e devo dire che questo partito mi ha fatto stare bene perché mi ha fatto sentire che non ero sola a lottare. Per me il partito è molto importante perché senza questa lotta, la mia vita non avrebbe senso.
Ma questo partito a cui abbiamo dato tanto e che ci ha dato tanto, purtroppo non esiste più.
Il partito libertario e che aveva un forte legame con i grandi movimenti di massa, quelli che andavano oltre il movimento operaio, come il movimento no global, il partito dell’innovazione culturale ed eversiva, il partito che riconosce gli errori e gli orrori del comunismo stalinista, il partito non violento, il partito che lotta per i diritti delle donne e dei gay non c’è più.
E’ un partito come ha detto la compagna Giavazzi che non ha futuro perché il partito adesso ha scelto la strada della restaurazione ortodossa, che rende impossibile la convivenza e la condivisione. Ne abbiamo avuto un esempio ad Avellino con l’insopportabile intrusione di Ferrero in affari che riguardano soltanto la federazione di Avellino.
Ormai questo è diventato il partito dell’odio. Ormai non si fa più politica, ci si scambia soltanto invettive e noi non abbiamo bisogno di questo, ma dobbiamo invece cambiare lo stato delle cose presenti. Io sto elaborando il lutto e ho voglia di vita nuova e costruttiva. E sono d’accordo con Nicky quando dice:” E siccome non dobbiamo passare il resto della vita a maledirci, allora meglio ricostruire qualcosa partendo da ciò che ci divide”. "L'utopia è come l'araba fenice, rinasce dalle proprie ceneri”. Si muore, ma si rinasce.
Nell’universo conosciuto tutto è costituito da cicli. Ogni cosa in natura segue un andamento ciclico.
In un terreno incolto, noteremo la rigogliosità della natura, noteremo anche piante e alberi morti, secchi, caduti, altri in putrefazione. Ma se andiamo a vedere nel dettaglio cosa c’è vicino, dentro, sotto, noteremo dell’altra vita che sta per nascere: piccole erbe, formiche che scavano il legno, germogli, altri insetti che freneticamente si muovono.
In ogni cosa che finisce c’è l’inizio di qualcos’altro. Dove c’è la nascita c’è anche la morte, e la vita include tutto questo. La vita in qualche modo è eterna, perché è il ciclo della nascita e della morte, tutti i cicli compongono ed appartengono alla vita.
Il partito muore e rinasce e dipende da noi che forma vogliamo dare a questa nuova vita. Se noi ci crediamo e ci impegnamo convinti potremmo dare una forma veramente bella a questa nuova vita. Potremmo organizzare il partito della sinistra.
Perché abbiamo dato vita alla mozione “manifesto per Rifondazione”? Perché abbiamo sempre pensato che l’arretramento progettato dalle altre mozioni fosse distruttivo per la sinistra. E allora, adesso mi rivolgo ai compagni che vogliono restare e gli chiedo: avete cambiato idea oppure pensate di poter cambiare il partito da dentro? Fino ad adesso non siamo riusciti a muovere un passo dentro a questo partito, come pensate di poterlo muovere in futuro? Il compagno Nando ha ipotizzato che Ferrero fra dieci giorni cadrà. Io penso che sia più facile vedere l’asino che vola anziché Ferrero cadere. Ferrero è molto determinato, è uno legatissimo al potere, non lo mollerà mai per il bene del partito. Non ho capito se aveva deciso a tavolino di cacciarci o se questa è la conseguenza del suo modo rigido di vedere le cose, un tentativo disperato di salvare il comunismo che già non esiste più.
Anche il partito non esiste più e tentare di salvarlo credo che sia un accanimento terapeutico. Credo che sia inutile salvare un morto e meglio rivolgersi alla vita invece.
Compagni dobbiamo credere nella strada intrapresa. Non ha senso che a metà strada ci fermiamo. La sinistra ha bisogno di tutti noi insieme. Dobbiamo andare fino in fondo. Adesso nel partito ce la tendenza di convincere i compagni della nostra area a restare come è successo a Corrado Gabriele, che si dice gli abbiano offerto una candidatura per le europee, ma noi che non occupiamo nessuna poltrona, perché dovremmo restare, per farci distruggere da Ferrero? Io, anche se occupassi una poltrona me ne andrei. E Ferrero dice che siamo quattro gatti che non concluderemo niente. Compagni fate come Ulisse, non date ascolto al richiamo delle sirene. Queste sono sirene che combattono contro il nostro progetto. Sono sirene ingannatrici. E’ un tentativo di corruzione. Vogliono che restiamo ma non vogliono cambiare niente. Vogliono dividerci per renderci impotenti. Quando sento dire che siamo divisi mi viene rabbia perché a Chianciano loro erano divisi e noi molto uniti. Non cadiamo nelle trappole! Dice Ferrero che non vogliamo adeguarci alla democrazia e secondo lui la maggioranza relativa cioè il 48% dovrebbe eseguire gli ordini di una maggioranza raffazzonata e composta da piccole minoranze nostalgiche e oscurantiste. Ferrero ha inoltre dichiarato al telegiornale che sono pochissimi i compagni che vogliono uscire e che faremo un partitino inutile. Facciamo in modo che questo non sia vero. Sempre nel tg3 ha dichiarato che Sansonetti è praticamente un nemico del popolo e questo mi ricorda un periodo veramente oscuro.
Noi, compagni che ci crediamo davvero, cosa abbiamo da perdere? Come diceva Marx abbiamo da perdere solo le nostre catene. Si perché nel partito siamo incatenati, non possiamo muovere un passo malfermo. Per esempio adesso ad Avellino e in provincia non avremo il permesso di presentarci alle elezioni con il simbolo di Rifondazione – non possiamo decidere le alleanze che vogliamo fare perché siamo controllati e corretti come in URSS.
Diamo forza al nostro progetto anziché a quello di Ferrero. Se usciamo solo in pochi dal partito sarà più difficile e invece la presenza di tutti noi dell’area “Per la sinistra”, ci da una grande forza. Vi prego non indebolite il nostro progetto. Perché rimanere in una struttura in cui non credete più? Non ha senso, quando noi ce ne andremo sarete veramente una minoranza inconsistente e sarete trattati malissimo se non vi adeguate. Il nuovo partito della sinistra ha bisogno di unità e militanza, molta militanza. Non dobbiamo deprimerci perché viviamo nel regime berlusconiano. Invece di deprimerci è da lì che dobbiamo prendere la forza per ribellarci. Nella vita ci vuole coraggio: “Si dice che chi non risica, non rosica”.
Si dice che volere è potere. Se noi diamo energia al nostro progetto, avremo successo. Fate finta che prima non c’era niente e adesso ci mettiamo all’opera per realizzare il nostro bellissimo progetto. Certamente incontremo delle difficoltà, ma non bisogna fermarsi mai e dobbiamo sempre ricordarci di Gramsci quando diceva che quando va male, allora bisogna ricominciare. A che serve dire siamo finiti. Allora chiedo a questi compagni. Che dobbiamo fare chiudiamo bottega e ce ne andiamo tutti a casa? Io voglio che la lotta sia sempre viva e lotterò, lotterò nel nuovo partito della sinistra.
Dobbiamo creare un partito in cui si dialoga, un partito che vive nel tempo attuale, un partito che continui la strada della nostra rifondazione. Abbiamo bisogno di una grande sinistra, ma non solo in Italia, ma anche in Europa e nel mondo. Abbiamo bisogno di questo per fermare la strage degli innocenti in Palestina. La morte dei bambini è la cosa più terribile che esista al mondo per me.
Vedendo Fabrizio De Andrè, gli ho sentito dire che lui quando era ragazzo e andava a scuola fra i troiani e gli achei vincitori, si identificava con i troiani e mi sono ricordata che anche io mi identificavo con i troiani e adesso mi identifico con i palestinesi. Abbiamo bisogno di coesione nella sinistra per difendere i diritti dei più deboli.
Condivido le preoccupazioni di Sansonetti per il futuro della sinistra, ma se ci impegnamo, ce la faremo, ma dobbiamo impegnarci molto. E’ importante per i nostri figli, per l’Italia per il mondo.
ADESSO! E’ IL MOMENTO PER COMINCIARE. COMINCIAMO DA QUI e spero che in tutta l’Europa la sinistra rinasca. Perché solo la sinistra ha gli strumenti per risolvere la crisi.
di Giuseppina Buscaino
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domenica 18 gennaio 2009
Un'altra Sinistra è possibile.
Non si può essere in movimento restando fermi, questa è oramai la condizione dell'area rifondazione per la sinistra, che dopo il congresso del PRC di Chianciano ha visto capovolgere l'esito dello stesso allorché le minoranze all'interno del partito si sono accordate affinchè la nostra mozione, che vede primo firmatario Nichi Vendola, nonostante avesse raggiunto oltre il 48 % dei voti congressuali divenisse di fatto minoranza, dando vita ad una vera restaurazione del PRC distruggendo un patrimonio politico costruito negli ultimi 10 anni. Di fatto l'agibilità politica all'interno del partito in questi ultimi mesi è praticamente scomparsa, anche laddovè come ad Avellino la mozione aveva ricevuto oltre il 60% dei consensi. Un vero e proprio mobbing è stato perpetuato nella federazione provinciale a danno dei compagni che avevano aderito all'area, impedendo con ogni modo, alcuni veramente discutibili come lo screditamento personale di alcuni compagni, allo svolgimento dei lavori della segreteria e del CPP. Questa purtroppo risulta essere la condizione del PRC anche a livello nazionale. La cacciata di Piero Sansonetti, direttore di liberazione, è solo uno degli ultimi esempi di come il partito anche nella pratica ha messo in atto una persecuzione verso coloro che non “rispettano”la linea politica e i dictat del segretario Ferrero. Non ci resta che andare..questa sembra essere la soluzione finale a quello che sta succedendo in Rifondazione, ha ragione Fausto Bertinotti quando dice: è diventato un partito irriconoscibile. Sarebbe in qualche modo “più comodo” restare ad Avellino dove l'area appunto detiene la maggioranza assoluta, ma per restare bisogna avere un progetto convincente che apra la porta al futuro, ebbene la segreteria Ferrero questa porta l'ha chiusa ed allora chi come me ritiene il progetto della mozione Vendola non solo attuale ma necessario deve spalancare un portone per la costruzione di un grande partito di sinistra che guardi al mondo e al futuro senza rimpianti e senza remore, che sia in grado di essere al passo con la società e che sopratutto aspiri alla rivoluzione umana di cui tanto si ha bisogno. Lascio il PRC solo con il rammarico che il mio partito non esiste più, perlomeno non la rifondazione a cui ho aderito con convinzione a partire da Genova 2001, ma continuo il sogno di un altro mondo possibile, di un'altra sinistra possibile.
di Cinzia Spiniello - coordinatrice provinciale dell'area “Rifondazione per la Sinistra”
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Una nuova Sinistra è possibile.
di Pompilio Albanese (Segreteria provinciale Prc-Se di Avellino)
Il dibattito che investe il Partito della Rifondazione Comunista, trova
tutte le risposte nella scissione, per colpa della posizione dell'attuale
maggioranza che esprime una linea politica senza tenere conto delle
dinamiche sociali intervenute dal congresso di Chianciano a oggi.
Ho sostenuto la mozione 'Rifondazione per la Sinistra'nel congresso di
Chianciano e sono tutt'ora convinto che le motivazioni essenziali di quella
battaglia politica siano valide più di prima. Lo confermano innanzitutto la
crisi della globalizzazione mondiale, l'enorme movimento dell'onda per
difendere la scuola pubblica, la capacità della CGIL di portare in piazza
migliaia di manifestanti come lo sciopero generale del 12 dicembre.
Allo stesso tempo non si può ignorare il fallimento del progetto riformista
del Partito Democratico
che combatte al suo interno una battaglia sulla questione morale.
Il nostro partito invece di prendere atto delle modifiche sostanziali della
società ,dei movimenti,dei diritti del lavoro, riafferma la propria linea,
quella settaria e minoritaria, come si nota nello smantellamento di tutti
quegli elementi d'innovazione che hanno fatto di Rifondazione un punto di
riferimento per intere generazioni. La costruzione di un nuovo soggetto
politico unitario e plurale della sinistra è necessaria :per i luoghi di
lavoro,per i territori,per i bisogni,per i movimenti sociali, che in questi
anni sono rimasti senza rappresentanza politica. Bisogna costruire con tutti
i mezzi, un'opposizione alle destre di Berlusconi e Bossi che tenga conto
della realtà delle cose. Bisogna costruire una speranza che va in una
direzione diametralmente opposta all'attuale governo, più umana, più
consapevole dei propri mezzi, più equa.
Questo compito non lo possono assolvere solo i comunisti di rifondazione
comunista, per diverse ragioni: uno- per un numero esiguo degli iscritti al
partito, due- per la cultura del sospetto che ha caratterizzato il nostro
comportamento, tre- il nuovo modello di vita inventato dalle destre e dal
capitalismo, quattro- il nuovo rapporto con l'ambiente. La scissione è
necessaria in provincia di Avellino, dove il gruppo della maggioranza che fa
capo al compagno Vendola, è scientificamente attaccato da ogni parte.
Sembrava un episodio isolato, l'intervento di Don Vitaliano, invece
l'ingerenza non autorizzata del segretario nazionale, Ferrero, è un chiaro
messaggio di delegittimazione del gruppo dirigente della federazione Irpina
. Il modo di fare politica del segretario nazionale del PRC serve
soprattutto a riaffermare una politica in provincia che è stata sconfitta
con il congresso di Mercogliano nel 2005. Una politica che metteva il
partito nelle condizioni di esprimere una gestione politicista, centralista
e giustizialista.
Mi chiedo come si può restare in un partito che pur di recuperare vecchie
cariatidi, mette in discussione tutto quello che di buono è stato fatto in
questi anni da tutti noi. Come si può restare in un partito che guarda al
passato. Io credo in un'altra sinistra e in un'altra politica. Credo che
un'altra politica sia possibile e un'altra sinistra è necessaria!
"Noi siamo un partito non un restato"
Il dibattito che investe il Partito della Rifondazione Comunista, trova
tutte le risposte nella scissione, per colpa della posizione dell'attuale
maggioranza che esprime una linea politica senza tenere conto delle
dinamiche sociali intervenute dal congresso di Chianciano a oggi.
Ho sostenuto la mozione 'Rifondazione per la Sinistra'nel congresso di
Chianciano e sono tutt'ora convinto che le motivazioni essenziali di quella
battaglia politica siano valide più di prima. Lo confermano innanzitutto la
crisi della globalizzazione mondiale, l'enorme movimento dell'onda per
difendere la scuola pubblica, la capacità della CGIL di portare in piazza
migliaia di manifestanti come lo sciopero generale del 12 dicembre.
Allo stesso tempo non si può ignorare il fallimento del progetto riformista
del Partito Democratico
che combatte al suo interno una battaglia sulla questione morale.
Il nostro partito invece di prendere atto delle modifiche sostanziali della
società ,dei movimenti,dei diritti del lavoro, riafferma la propria linea,
quella settaria e minoritaria, come si nota nello smantellamento di tutti
quegli elementi d'innovazione che hanno fatto di Rifondazione un punto di
riferimento per intere generazioni. La costruzione di un nuovo soggetto
politico unitario e plurale della sinistra è necessaria :per i luoghi di
lavoro,per i territori,per i bisogni,per i movimenti sociali, che in questi
anni sono rimasti senza rappresentanza politica. Bisogna costruire con tutti
i mezzi, un'opposizione alle destre di Berlusconi e Bossi che tenga conto
della realtà delle cose. Bisogna costruire una speranza che va in una
direzione diametralmente opposta all'attuale governo, più umana, più
consapevole dei propri mezzi, più equa.
Questo compito non lo possono assolvere solo i comunisti di rifondazione
comunista, per diverse ragioni: uno- per un numero esiguo degli iscritti al
partito, due- per la cultura del sospetto che ha caratterizzato il nostro
comportamento, tre- il nuovo modello di vita inventato dalle destre e dal
capitalismo, quattro- il nuovo rapporto con l'ambiente. La scissione è
necessaria in provincia di Avellino, dove il gruppo della maggioranza che fa
capo al compagno Vendola, è scientificamente attaccato da ogni parte.
Sembrava un episodio isolato, l'intervento di Don Vitaliano, invece
l'ingerenza non autorizzata del segretario nazionale, Ferrero, è un chiaro
messaggio di delegittimazione del gruppo dirigente della federazione Irpina
. Il modo di fare politica del segretario nazionale del PRC serve
soprattutto a riaffermare una politica in provincia che è stata sconfitta
con il congresso di Mercogliano nel 2005. Una politica che metteva il
partito nelle condizioni di esprimere una gestione politicista, centralista
e giustizialista.
Mi chiedo come si può restare in un partito che pur di recuperare vecchie
cariatidi, mette in discussione tutto quello che di buono è stato fatto in
questi anni da tutti noi. Come si può restare in un partito che guarda al
passato. Io credo in un'altra sinistra e in un'altra politica. Credo che
un'altra politica sia possibile e un'altra sinistra è necessaria!
"Noi siamo un partito non un restato"
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lunedì 12 gennaio 2009
Prc, De Cristofaro: Ferrero sbaglia, su Avellino come su Liberazione.
“Sono del tutto ingiustificate le parole espresse dal Segretario Nazionale Ferrero contro la Federazione di Avellino.
In questi anni il nuovo gruppo dirigente della Federazione irpina ha svolto un lavoro difficile e prezioso che andrebbe rispettato, anche da Paolo Ferrero.
E invece assistiamo ad un attacco mediatico di assoluta gravità.
Gennaro Imbriano e i compagni dell’Irpinia hanno tutta la mia solidarietà politica e umana.
Vicende come questa ci raccontano di quanto, ormai, sia sempre più compromessa l’agibilità politica dentro il Prc”.
“È incredibile: si vorrebbe sollevare un polverone su una vicenda come questa, costruita artificialmente, mentre Ferrero procede tranquillamente alla destituzione di Piero Sansonetti, il Direttore di Liberazione, colpevole di non essersi allineato alla deriva identitaria e minoritaria del dopo-Chianciano.
Bertinotti, a questo proposito, ha giustamente parlato di un atto di rottura radicale rispetto al partito che abbiamo costruito, rispetto alla sua storia e alla sua cultura politica. È proprio vero, questa rifondazione è irriconoscibile!”
Dichiarazione di Peppe De Cristofaro, Segretario Prc/Se Campania.
In questi anni il nuovo gruppo dirigente della Federazione irpina ha svolto un lavoro difficile e prezioso che andrebbe rispettato, anche da Paolo Ferrero.
E invece assistiamo ad un attacco mediatico di assoluta gravità.
Gennaro Imbriano e i compagni dell’Irpinia hanno tutta la mia solidarietà politica e umana.
Vicende come questa ci raccontano di quanto, ormai, sia sempre più compromessa l’agibilità politica dentro il Prc”.
“È incredibile: si vorrebbe sollevare un polverone su una vicenda come questa, costruita artificialmente, mentre Ferrero procede tranquillamente alla destituzione di Piero Sansonetti, il Direttore di Liberazione, colpevole di non essersi allineato alla deriva identitaria e minoritaria del dopo-Chianciano.
Bertinotti, a questo proposito, ha giustamente parlato di un atto di rottura radicale rispetto al partito che abbiamo costruito, rispetto alla sua storia e alla sua cultura politica. È proprio vero, questa rifondazione è irriconoscibile!”
Dichiarazione di Peppe De Cristofaro, Segretario Prc/Se Campania.
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Compagni, non vi riconosco più.
Sono iscritta al circolo di Rifondazione comunista di Avellino e non conoscevo Costantino D’Argenio sotto questo aspetto. Nell’articolo che ha scritto su Buongiorno Irpinia, ieri 10 gennaio 2009, era posseduto da un delirio di onnipotenza e anche da molta rabbia. Si dice che la rabbia offuschi la ragione. Si perché ha detto delle cose che non corrispondono al vero. Ha detto che Gennaro M. Imbriano non è il segretario legittimo della federazione di Avellino. Imbriano è stato eletto democraticamente dal comitato politico della federazione del Prc di Avellino.
Il comportamento di D’Argenio è stato incoraggiato dal fatto che il partito in questo momento è militarizzato. Infatti l’organo del partito “Liberazione”, lunedì avrà un nuovo direttore perché adesso il dissenso non è consentito e l’attuale direttore, Sansonetti non è in linea.
La legalità di cui parla D’Argenio nella federazione di Avellino c’è sempre stata. Legalità è anche mettere in pratica il deliberato del collegio di garanzia nazionale, cosa che D’argenio si è rifiutato di fare. Abbiamo atteso sei mesi che lui integrasse i compagni della mozione Vendola nel circolo di Avellino così come diceva il deliberato, ma questo non è mai avvenuto e poi lui si permette di parlare di legalità. Se vuole la legalità, lui per primo deve seguire le regole e dopo può parlare di legalità. Il circolo è stato commissariato proprio per questa sua inosservanza.
Trovo la sua reazione veramente sproporzionata perché è stata anche decisa la data del congresso straordinario. Il congresso si terrà il 20 di febbraio 2009. Non avevo capito prima che D’Argenio ci tenesse tanto a essere il segretario del circolo.
Ferrero è stato coinvolto in questa situazione e senza verificare niente ha preso le parti di D’Argenio solo perché fa parte della sua mozione. Ferrero difendendolo dice che noi gli abbiamo impedito di fare un’ alleanza elettorale che era di sinistra e non gli è stato detto che era un’alleanza di centro sinistra perché Gengaro non è un comunista o un socialista infatti nel 2004 è stato eletto in una lista di centro destra e poco tempo fa, non disdegnava di fare un’alleanza con De Mita proprio per le future amministrative. Quindi lo stesso Ferrero non è stato informato bene.
Nel partito di Ferrero adesso per tesserarsi bisogna pagare 40 euro e dopo le analisi del sangue, se risulta che sei un purosangue comunista, puoi essere accettato.
Bertinotti riferendosi a Ferrero ha detto: “ Rifondazione è irriconoscibile. Non è più il partito che abbiamo costruito insieme”.
La sfida del partito di Bertinotti era di penetrare e di farsi penetrare dai grandi movimenti di massa (anche quelli che andavano oltre la tradizione del movimento operaio come il movimento no global) a costo di scalfire il partito. Questa è stata soprattutto l’innovazione culturale ed eversiva nella cultura della sinistra (anche di quella moderna e moderata) del riconoscimento degli “orrori” e non solo degli “errori” del comunismo e la lotta contro lo stalinismo. Inteso come concezione del potere, dello Stato e anche di quei rapporti fra le persone che permeano fortemente le relazioni nella politica. Questa infine l’affermazione della non violenza come idea forte, costitutiva di una sinistra che rifiutava davvero fino in fondo l’ideologia dell’avversario. E quindi si pronunciava contro la guerra, per la pace, sempre. La scommessa era grande e rischiosa.
Ma adesso questo progetto comune non c’è più. Ferrero per vincere il congresso si è dovuto alleare con le minoranze del partito che sono legate ad idee staliniste che sono contrarie a qualunque innovazione e sperimentazione in nome del comunismo puro.
Come ho detto prima, conosco Costantino D’Argenio e non conoscevo questo suo aspetto, anzi pensavo che fosse uno dei più democratici. E’ totalitario quando dice che la direzione provinciale si era posta fuori dall’indirizzo politico “dettato” da Ferrero cioè dal nuovo documento di Ferrero, quello che noi non condividiamo . Questo è un modo nuovo di parlare in Rifondazione che proprio mi stupisce perché durante la segreteria di Bertinotti e di Giordano si è sempre rispettata l’autonomia delle federazioni. D’argenio parla di diktat ma non tiene in considerazione che per il collegio nazionale di garanzia lui non è il segretario del circolo di Avellino e credo che non basti essere simpatici al segretario nazionale per ottenere tutto ciò che si vuole. In Rifondazione come in tutti i partiti, c’è uno statuto, ci sono delle regole da seguire ed anche il segretario nazionale deve seguire le regole anche se non gli piacciono.
Noi dell’area di Rifondazione per la sinistra siamo molto delusi da questo segretario nazionale perché un segretario dovrebbe porsi super partes e per il bene del partito dovrebbe unire i compagni anziché dividerli in modo autoritario e non essendo in possesso delle informazioni giuste e reali.
di Giuseppina Buscaino Comitato politico regionale Prc/Se Campania
Il comportamento di D’Argenio è stato incoraggiato dal fatto che il partito in questo momento è militarizzato. Infatti l’organo del partito “Liberazione”, lunedì avrà un nuovo direttore perché adesso il dissenso non è consentito e l’attuale direttore, Sansonetti non è in linea.
La legalità di cui parla D’Argenio nella federazione di Avellino c’è sempre stata. Legalità è anche mettere in pratica il deliberato del collegio di garanzia nazionale, cosa che D’argenio si è rifiutato di fare. Abbiamo atteso sei mesi che lui integrasse i compagni della mozione Vendola nel circolo di Avellino così come diceva il deliberato, ma questo non è mai avvenuto e poi lui si permette di parlare di legalità. Se vuole la legalità, lui per primo deve seguire le regole e dopo può parlare di legalità. Il circolo è stato commissariato proprio per questa sua inosservanza.
Trovo la sua reazione veramente sproporzionata perché è stata anche decisa la data del congresso straordinario. Il congresso si terrà il 20 di febbraio 2009. Non avevo capito prima che D’Argenio ci tenesse tanto a essere il segretario del circolo.
Ferrero è stato coinvolto in questa situazione e senza verificare niente ha preso le parti di D’Argenio solo perché fa parte della sua mozione. Ferrero difendendolo dice che noi gli abbiamo impedito di fare un’ alleanza elettorale che era di sinistra e non gli è stato detto che era un’alleanza di centro sinistra perché Gengaro non è un comunista o un socialista infatti nel 2004 è stato eletto in una lista di centro destra e poco tempo fa, non disdegnava di fare un’alleanza con De Mita proprio per le future amministrative. Quindi lo stesso Ferrero non è stato informato bene.
Nel partito di Ferrero adesso per tesserarsi bisogna pagare 40 euro e dopo le analisi del sangue, se risulta che sei un purosangue comunista, puoi essere accettato.
Bertinotti riferendosi a Ferrero ha detto: “ Rifondazione è irriconoscibile. Non è più il partito che abbiamo costruito insieme”.
La sfida del partito di Bertinotti era di penetrare e di farsi penetrare dai grandi movimenti di massa (anche quelli che andavano oltre la tradizione del movimento operaio come il movimento no global) a costo di scalfire il partito. Questa è stata soprattutto l’innovazione culturale ed eversiva nella cultura della sinistra (anche di quella moderna e moderata) del riconoscimento degli “orrori” e non solo degli “errori” del comunismo e la lotta contro lo stalinismo. Inteso come concezione del potere, dello Stato e anche di quei rapporti fra le persone che permeano fortemente le relazioni nella politica. Questa infine l’affermazione della non violenza come idea forte, costitutiva di una sinistra che rifiutava davvero fino in fondo l’ideologia dell’avversario. E quindi si pronunciava contro la guerra, per la pace, sempre. La scommessa era grande e rischiosa.
Ma adesso questo progetto comune non c’è più. Ferrero per vincere il congresso si è dovuto alleare con le minoranze del partito che sono legate ad idee staliniste che sono contrarie a qualunque innovazione e sperimentazione in nome del comunismo puro.
Come ho detto prima, conosco Costantino D’Argenio e non conoscevo questo suo aspetto, anzi pensavo che fosse uno dei più democratici. E’ totalitario quando dice che la direzione provinciale si era posta fuori dall’indirizzo politico “dettato” da Ferrero cioè dal nuovo documento di Ferrero, quello che noi non condividiamo . Questo è un modo nuovo di parlare in Rifondazione che proprio mi stupisce perché durante la segreteria di Bertinotti e di Giordano si è sempre rispettata l’autonomia delle federazioni. D’argenio parla di diktat ma non tiene in considerazione che per il collegio nazionale di garanzia lui non è il segretario del circolo di Avellino e credo che non basti essere simpatici al segretario nazionale per ottenere tutto ciò che si vuole. In Rifondazione come in tutti i partiti, c’è uno statuto, ci sono delle regole da seguire ed anche il segretario nazionale deve seguire le regole anche se non gli piacciono.
Noi dell’area di Rifondazione per la sinistra siamo molto delusi da questo segretario nazionale perché un segretario dovrebbe porsi super partes e per il bene del partito dovrebbe unire i compagni anziché dividerli in modo autoritario e non essendo in possesso delle informazioni giuste e reali.
di Giuseppina Buscaino Comitato politico regionale Prc/Se Campania
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domenica 11 gennaio 2009
Liberazione: Dopo Sansonetti, la piccola Pravda.
di Generoso Bruno
Oggi, compro Liberazione per l’ultima volta. Sarà il modo per salutare la direzione di Piero Sansonetti ed anche la mia claudicante collaborazione al giornale. Oggi c’è in edicola l’ultimo numero di un giornale libero prima che diventi la piccola “Pravda” di Ferrero e dell’attuale gruppo dirigente del Prc.
L’autonomia di un giornale, ma anche delle Federazioni, sono elementi costitutivi della democrazia di un partito. C’è, quindi, un uso strumentale di Ferrero sia nell’intervento in merito a Liberazione che nelle vicende interne alla Federazione ed al Circolo di Avellino.
Paolo Ferrero, per Rifondazione comunista, è il segretario dell’incastellamento, della svolta identitaria e della negazione degli elementi di contaminazione tra il Prc ed il resto delle culture critiche.
La testa di Sansonetti e l’intera vicenda di Liberazione sono elementi che arrivano a rompere, all’interno di una comunità, il vincolo ed il sentimento dell’appartenenza. E, non credendo che Paolo Ferrero soffra di “microfilotimia” cioè il “dare importanza a cose senza importanza”, vedo, allora, la volontà di costruire all’interno del partito un diffuso clima politico, di “buio a mezzogiorno”, atto a coprire la svolta autoritaria che, ancora una volta, proverà ad abbattersi sopra le teste dei non allineati.
La sconfitta di aprile, a sinistra, ha dato sfogo all’affermazione di posizioni minoritarie, per loro stessa natura, incapaci di far vivere il campo largo della sinistra italiana nella sfida con il secolo nuovo al punto da non trovare, già negli scorsi mesi, riconoscimento e percezione nell’onda dei nuovi movimenti. Occorre, a sinistra, un percorso nuovo capace di parlare ancora una volta alle donne ed agli uomini. Occorre portare una nuova speranza tra le carni e le polveri di una società molecolarizzata.
Ma,non sarà con Ferrero e con il suo concistoro che questo percorso si potrà fare.
Oggi, compro Liberazione per l’ultima volta. Sarà il modo per salutare la direzione di Piero Sansonetti ed anche la mia claudicante collaborazione al giornale. Oggi c’è in edicola l’ultimo numero di un giornale libero prima che diventi la piccola “Pravda” di Ferrero e dell’attuale gruppo dirigente del Prc.
L’autonomia di un giornale, ma anche delle Federazioni, sono elementi costitutivi della democrazia di un partito. C’è, quindi, un uso strumentale di Ferrero sia nell’intervento in merito a Liberazione che nelle vicende interne alla Federazione ed al Circolo di Avellino.
Paolo Ferrero, per Rifondazione comunista, è il segretario dell’incastellamento, della svolta identitaria e della negazione degli elementi di contaminazione tra il Prc ed il resto delle culture critiche.
La testa di Sansonetti e l’intera vicenda di Liberazione sono elementi che arrivano a rompere, all’interno di una comunità, il vincolo ed il sentimento dell’appartenenza. E, non credendo che Paolo Ferrero soffra di “microfilotimia” cioè il “dare importanza a cose senza importanza”, vedo, allora, la volontà di costruire all’interno del partito un diffuso clima politico, di “buio a mezzogiorno”, atto a coprire la svolta autoritaria che, ancora una volta, proverà ad abbattersi sopra le teste dei non allineati.
La sconfitta di aprile, a sinistra, ha dato sfogo all’affermazione di posizioni minoritarie, per loro stessa natura, incapaci di far vivere il campo largo della sinistra italiana nella sfida con il secolo nuovo al punto da non trovare, già negli scorsi mesi, riconoscimento e percezione nell’onda dei nuovi movimenti. Occorre, a sinistra, un percorso nuovo capace di parlare ancora una volta alle donne ed agli uomini. Occorre portare una nuova speranza tra le carni e le polveri di una società molecolarizzata.
Ma,non sarà con Ferrero e con il suo concistoro che questo percorso si potrà fare.
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sabato 10 gennaio 2009
Imbriano, Prc, replica a Ferrero: Né subalterni, né marginali.
di Gennaro Imbriano Segretario provinciale Prc Avellino
"Sono ferito dalle parole offensive e infondate espresse dal Segretario
Ferrero.
In un partito normale e civile, avrebbe dovuto almeno informarsi meglio.
Sarebbe bastato rivolgersi non al sottoscritto, giovane segretario di una
piccola federazione alla periferia del Mezzogiorno, ma almeno al Collegio
Nazionale di Garanzia.
Il CNG (in cui è ovviamente maggioritaria l'area Ferrero) avrebbe potuto
chiarire che i dati ufficiali dell'ultimo congresso del Circolo di Avellino,
riconosciuti dalla Commissione Nazionale per il Congresso, assegnano una
vittoria, seppure di misura, all'area Vendola. Una vittoria che l'ex
Segretario del Circolo di Avellino non ha mai voluto riconoscere,
rifiutandosi di rispettare anche un deliberato del CNG che gli chiedeva di
procedere all'integrazione degli organismi dirigenti, nel rispetto delle
percentuali emerse dal congresso.
E così il CNG avrebbe anche potuto chiarirgli che il Commissariamento del
Circolo di Avellino lo aveva esso stesso indicato tra le possibili soluzioni
di una situazione che si era progressivamente complicata.
E' stato per questo che il Collegio Provinciale di Garanzia, dopo aver
sollecitato varie volte una soluzione di buon senso, ha richiesto al
Comitato Politico Provinciale, nel rispetto di quanto aveva stabilito già il
CNG, di commissariare il Circolo di Avellino.
Una decisione che avremmo voluto davvero evitare, ma che non ha alcuna
valenza politica. E infatti il CPF ha deciso, contestualmente al
commissariamento, pure la rapida convocazione del Congresso straordinario
del Circolo, fissato per il prossimo 20 febbraio.
E dunque il prossimo Congresso del Circolo di Avellino potrà anche avanzare,
democraticamente, la propria proposta per le amministrative.
Vorrei dire a Ferrero, però, di scendere dalle nuvole. Quello a cui stava
lavorando l'ex Segretario del Circolo di Avellino non era una lista
antagonista come sembra emergere dalla sua dichiarazione di ieri, ma era la
candidatura a Sindaco di Antonio Gengaro, consigliere comunale di Avellino
oggi vicino al PD ed eletto nel 2004 all'interno del centro-destra. Non
credo proprio che possa essere questa l'ambizione della Sinistra.
Sono addolorato, ma nemmeno troppo stupito per l'attacco politico che riceve
la Federazione Irpina e la sua autonomia. La Rifondazione a cui mi sono
iscritto ormai non esiste più.
Veniamo colpiti perché questa Federazione si è schierata al 70% con Nichi
Vendola. Veniamo colpiti per alimentare un clima necessario all'epurazione
di Piero Sansonetti e alla normalizzazione di Liberazione.
Ma non accetteremo che l'indirizzo politico definito dal Comitato
Provinciale sia messo in discussione dall'alto. Noi pensiamo che in Irpinia
sia necessario sfuggire al rischio della marginalità, e provare a costruire
un accordo di centro-sinistra che scommetta sul rinnovamento, su un'alleanza
senza i demitiani. Non so, francamente, se ce la faremo. Tantissima strada
abbiamo ancora da fare.
Ma vorrei rassicurare Ferrero: dopo aver vissuto quelle tre eccezionali
giornate di Genova, non conosco cosa sia la subalternità".
Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea
Federazione Provinciale di Avellino
"Sono ferito dalle parole offensive e infondate espresse dal Segretario
Ferrero.
In un partito normale e civile, avrebbe dovuto almeno informarsi meglio.
Sarebbe bastato rivolgersi non al sottoscritto, giovane segretario di una
piccola federazione alla periferia del Mezzogiorno, ma almeno al Collegio
Nazionale di Garanzia.
Il CNG (in cui è ovviamente maggioritaria l'area Ferrero) avrebbe potuto
chiarire che i dati ufficiali dell'ultimo congresso del Circolo di Avellino,
riconosciuti dalla Commissione Nazionale per il Congresso, assegnano una
vittoria, seppure di misura, all'area Vendola. Una vittoria che l'ex
Segretario del Circolo di Avellino non ha mai voluto riconoscere,
rifiutandosi di rispettare anche un deliberato del CNG che gli chiedeva di
procedere all'integrazione degli organismi dirigenti, nel rispetto delle
percentuali emerse dal congresso.
E così il CNG avrebbe anche potuto chiarirgli che il Commissariamento del
Circolo di Avellino lo aveva esso stesso indicato tra le possibili soluzioni
di una situazione che si era progressivamente complicata.
E' stato per questo che il Collegio Provinciale di Garanzia, dopo aver
sollecitato varie volte una soluzione di buon senso, ha richiesto al
Comitato Politico Provinciale, nel rispetto di quanto aveva stabilito già il
CNG, di commissariare il Circolo di Avellino.
Una decisione che avremmo voluto davvero evitare, ma che non ha alcuna
valenza politica. E infatti il CPF ha deciso, contestualmente al
commissariamento, pure la rapida convocazione del Congresso straordinario
del Circolo, fissato per il prossimo 20 febbraio.
E dunque il prossimo Congresso del Circolo di Avellino potrà anche avanzare,
democraticamente, la propria proposta per le amministrative.
Vorrei dire a Ferrero, però, di scendere dalle nuvole. Quello a cui stava
lavorando l'ex Segretario del Circolo di Avellino non era una lista
antagonista come sembra emergere dalla sua dichiarazione di ieri, ma era la
candidatura a Sindaco di Antonio Gengaro, consigliere comunale di Avellino
oggi vicino al PD ed eletto nel 2004 all'interno del centro-destra. Non
credo proprio che possa essere questa l'ambizione della Sinistra.
Sono addolorato, ma nemmeno troppo stupito per l'attacco politico che riceve
la Federazione Irpina e la sua autonomia. La Rifondazione a cui mi sono
iscritto ormai non esiste più.
Veniamo colpiti perché questa Federazione si è schierata al 70% con Nichi
Vendola. Veniamo colpiti per alimentare un clima necessario all'epurazione
di Piero Sansonetti e alla normalizzazione di Liberazione.
Ma non accetteremo che l'indirizzo politico definito dal Comitato
Provinciale sia messo in discussione dall'alto. Noi pensiamo che in Irpinia
sia necessario sfuggire al rischio della marginalità, e provare a costruire
un accordo di centro-sinistra che scommetta sul rinnovamento, su un'alleanza
senza i demitiani. Non so, francamente, se ce la faremo. Tantissima strada
abbiamo ancora da fare.
Ma vorrei rassicurare Ferrero: dopo aver vissuto quelle tre eccezionali
giornate di Genova, non conosco cosa sia la subalternità".
Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea
Federazione Provinciale di Avellino
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Vaffan'gulag!

Dichiarazione di Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc.
Apprendo dai compagni della federazione di Avellino che, lo scorso 7
gennaio, su proposta del segretario della federazione provinciale del Prc di
Avellino, il Cpf della federazione irpina ha commissariato il Circolo della
città di Avellino.
Al di là delle questioni formali addotte, su cui già il Cgn (comitato
nazionale di garanzia) ha espresso un suo parere, il commissariamento del
segretario e del circolo di Avellino avviene, io credo, per motivazioni
profondamente politiche: il rifiuto, da parte della maggioranza del circolo
del capoluogo, di accettare la subalternità al Pd nel difficile contesto
delle prossime elezione amministrative (sia provinciali che comunali) del
comune capoluogo irpino.
Infatti, il circolo di Avellino aveva avviato un percorso che lo avrebbe
portato a presentare un proprio candidato appoggiato da altre forze di
sinistra e attraverso la presenza di una propria lista. Il commissariamento
mi appare un atto gravissimo in quanto funzionale all'indebolimento del
progetto della Rifondazione comunista e al rafforzamento invece dei legami
di subalternità al Pd .In quanto tale non è assolutamente accettabile e
resta un atto politico deprecabile e da deprecare.
Ufficio stampa Prc
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Prc, Bertinotti a Ferrero: «Rifondazione è irriconoscibile».
di Andrea Carugati - l'Unità
Rifondazione è «irriconoscibile». La «destituzione» del direttore di Liberazione Piero Sansonetti «un atto di rottura radicale» rispetto al partito «che abbiamo costruito insieme» perché «l’autonomia del giornale è un elemento costitutivo di un partito democratico». Fausto Bertinotti è molto netto sulle vicende interne al suo partito e al quotidiano Liberazione. Esprime «solidarietà» al direttore sfiduciato perché non in linea con la nuova segreteria Ferrero, ma la sua delusione va oltre il caso Liberazione, fino appunto a rendere «irriconoscibile» il partito da lui guidato per molti anni. Ieri, durante un incontro alla Camera, ha comunicato le sue opinioni a Ferrero.
Ma il mini vertice, che pure si è svolto in un clima cordiale, non ha riavvicinato le posizioni. Ferrero su Sansonetti ha ribadito le sue ragioni: «La sua linea puntava alla distruzione del Prc». Non è servito ad accorciare le distanze neppure il fatto che il nuovo direttore scelto da Ferrero, il sindacalista bresciano Dino Greco, sia una persona conosciuta da anni e stimata da Bertinotti. Così come non è servito che l’editore in pole position per rilevare Liberazione, Luca Bonaccorsi, sia un sodale delle psicanalista Massimo Fagioli, a lungo considerato vicinissimo all’ex presidente della Camera.
Ormai il treno della scissione è partito, la gran parte dei vendoliani dirà addio al Prc a fine gennaio, e Bertinotti non farà nulla per fermarli. L’incontro di ieri era una sorta di ultima spiaggia per trovare una pur fragile tregua, che poteva tradursi nel sì di Ferrero a un cartello delle sinistre per le europee. Ma l’ex ministro della Solidarietà sociale ha detto no. Rifondazione andrà alle europee con il suo simbolo, i vendoliani faranno una lista di Sinistra con Sd e parte dei Verdi. Ieri Bertinotti ha visto anche Franco Giordano, l’ex segretario che con un’intervista giovedì ha annunciato la scissione.
A quanto pare anche l’ex presidente della Camera, che aveva sempre frenato su ogni ipotesi di scissione prima delle europee, avrebbe condiviso il timing che prevede il divorzio a fine gennaio, quando l’area Vendola si riunirà a Chianciano per prendere la difficile decisione. Intanto già lunedì, quando in direzione si ufficializzerà la sostituzione di Sansonetti, gran parte dei vendoliani si dimetterà, mentre ormai nessuno degli uscenti sta rinnovando la tessera. Non tutti però. Domani il gruppo dei bertinottiani storici, che non intende lasciare il partito, si presenterà ufficialmente con un documento, molto critico verso Ferrero, ma deciso a continuare la battaglia per un nuovo soggetto della Sinistra dall’interno di Rifondazione. Tra loro ci sono dirigenti come Milziade Caprili, Augusto Rocchi, Tommaso Sodano e Raffaele Tecce. Si parla di circa un quarto dell’area Vendola. E Bertinotti ha raccomandato a Giordano: «Guai a rompere con i nostri che restano dentro Rifondazione».
09 gennaio 2009
Rifondazione è «irriconoscibile». La «destituzione» del direttore di Liberazione Piero Sansonetti «un atto di rottura radicale» rispetto al partito «che abbiamo costruito insieme» perché «l’autonomia del giornale è un elemento costitutivo di un partito democratico». Fausto Bertinotti è molto netto sulle vicende interne al suo partito e al quotidiano Liberazione. Esprime «solidarietà» al direttore sfiduciato perché non in linea con la nuova segreteria Ferrero, ma la sua delusione va oltre il caso Liberazione, fino appunto a rendere «irriconoscibile» il partito da lui guidato per molti anni. Ieri, durante un incontro alla Camera, ha comunicato le sue opinioni a Ferrero.
Ma il mini vertice, che pure si è svolto in un clima cordiale, non ha riavvicinato le posizioni. Ferrero su Sansonetti ha ribadito le sue ragioni: «La sua linea puntava alla distruzione del Prc». Non è servito ad accorciare le distanze neppure il fatto che il nuovo direttore scelto da Ferrero, il sindacalista bresciano Dino Greco, sia una persona conosciuta da anni e stimata da Bertinotti. Così come non è servito che l’editore in pole position per rilevare Liberazione, Luca Bonaccorsi, sia un sodale delle psicanalista Massimo Fagioli, a lungo considerato vicinissimo all’ex presidente della Camera.
Ormai il treno della scissione è partito, la gran parte dei vendoliani dirà addio al Prc a fine gennaio, e Bertinotti non farà nulla per fermarli. L’incontro di ieri era una sorta di ultima spiaggia per trovare una pur fragile tregua, che poteva tradursi nel sì di Ferrero a un cartello delle sinistre per le europee. Ma l’ex ministro della Solidarietà sociale ha detto no. Rifondazione andrà alle europee con il suo simbolo, i vendoliani faranno una lista di Sinistra con Sd e parte dei Verdi. Ieri Bertinotti ha visto anche Franco Giordano, l’ex segretario che con un’intervista giovedì ha annunciato la scissione.
A quanto pare anche l’ex presidente della Camera, che aveva sempre frenato su ogni ipotesi di scissione prima delle europee, avrebbe condiviso il timing che prevede il divorzio a fine gennaio, quando l’area Vendola si riunirà a Chianciano per prendere la difficile decisione. Intanto già lunedì, quando in direzione si ufficializzerà la sostituzione di Sansonetti, gran parte dei vendoliani si dimetterà, mentre ormai nessuno degli uscenti sta rinnovando la tessera. Non tutti però. Domani il gruppo dei bertinottiani storici, che non intende lasciare il partito, si presenterà ufficialmente con un documento, molto critico verso Ferrero, ma deciso a continuare la battaglia per un nuovo soggetto della Sinistra dall’interno di Rifondazione. Tra loro ci sono dirigenti come Milziade Caprili, Augusto Rocchi, Tommaso Sodano e Raffaele Tecce. Si parla di circa un quarto dell’area Vendola. E Bertinotti ha raccomandato a Giordano: «Guai a rompere con i nostri che restano dentro Rifondazione».
09 gennaio 2009
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giovedì 1 gennaio 2009
L'arrocco e la fine.
di Ritanna Armeni - il Riformista del 30/12/08.
Ci sono articoli che si scrivono con imbarazzo e con qualche sofferenza.
Questo è uno di quelli. Per chi ha creduto per anni in un progetto politico
radicale e avvincente come quello che ha portato alcuni anni fa alla nascita
del partito di Rifondazione comunista non è facile comunicare un'analisi e
una percezione netta che la porta dire che quel progetto è morto. Quel che
mi spinge a fare oggi un'affermazione tanto drastica è la recente vicenda di
Liberazione. Il tentativo di chiudere l'esperienza di quel quotidiano
attraverso un editore discusso e normalizzatore o attraverso il diktat del
partito mi pare davvero l'atto di chiusura di un'esperienza politica
importante sia per chi ci ha creduto e partecipato sia per la storia
politica del Paese.
Rifondazione comunista è nata dopo la svolta della Bolognina riunendo nella
stessa formazione gruppi, tendenze e culture diverse della sinistra
italiana.
Ingraiani, cossuttiani, togliattiani, trotskisti e appartenenti ai gruppi
della sinistra estrema degli anni Settanta. Nonché una parte consistente di
quel popolo comunista socialmente e politicamente messo ai margini dalla
nascita modernizzatrice del Pds.
Questa formazione aveva certamente un'identità di classe, ma anche una
connotazione conservatrice e arretrata. Poteva diventare un piccolo mostro
politico identitario e settario con gli occhi rivolti nostalgicamente al
passato e scarsa capacità di analizzare e cambiare il presente.
Così non è stato come anche i meno dogmatici e i più intelligenti dei suoi
avversari si sono accorti.
Il tentativo fatto negli anni che sono seguiti alla scissione dal Pci ha
capovolto alcune facili previsioni e ha delineato un altro percorso. Il
leader politico che l'ha perseguito con davvero straordinario coraggio e
audacia, Fausto Bertinotti, si è posto l'obiettivo ambizioso di cambiare la
sinistra, tutta la sinistra, a cominciare dal partito di cui era leader
smantellando a uno a uno quei muri ideologici e culturali che la
condannavano a un ruolo di retroguardia nel mondo dominato dall'ideologia
neoliberista nella sua fase trionfante.
Questo è stato il tentativo di introdurre nella politique politicienne di
cui erano imbevuti i partiti italiani, le grandi questioni sociali. Questo
lo sforzo di penetrare e di farsi penetrare dei grandi movimenti di massa
(anche quelli che andavano oltre la tradizione del movimento operaio come il
movimento no global) a costo di scalfire il moloch del partito. Questo è
stato soprattutto l'innovazione culturale ed eversiva nella cultura della
sinistra (anche di quella moderna e moderata) del riconoscimento degli
"orrori" e non solo degli "errori" del comunismo e la lotta contro lo
stalinismo. Inteso come concezione del potere, dello Stato e anche di quei
rapporti fra le persone che permeano fortemente le relazioni nella politica.
Questa infine l'affermazione della non violenza come idea forte, costitutiva
di una sinistra che rifiutava davvero fino in fondo l'ideologia
dell'avversario. E quindi si pronunciava contro la guerra, per la pace,
sempre. La scommessa era grande e rischiosa. Si poteva cambiare radicalmente
se stessi rimanendo altrettanto radicalmente critici nei confronti di un
mondo dominato dall'ingiustizia sociale nelle sue forme più profonde e
pervasive?
Non è stato ovviamente un percorso semplice e privo di errori. Chiunque
abbia partecipato a quell'esperienza potrebbe elencarli. Chi scrive, ad
esempio, rimprovera a quel percorso un eccesso di illuminismo e cioè una
eccessiva fede nelle idee e una scarsa attenzione alla relazione delle
persone; una solo formale attenzione alla cultura femminile e una
sostanziale indifferenza all'innovazione della forma partito. Ma quel
percorso era comunque permeato da una profonda ricerca innovativa. E dalla
convinzione che una sinistra radicalmente cambiata nei suoi contenuti e
nelle sue forme avrebbe potuto portare (questa la seconda audace scommessa)
un contributo necessario al governo del Paese.
Bene, tutto questo è stato spazzato via. Questo progetto è stato sconfitto.
Il modo in cui siamo stati al governo è stato il catalizzatore. Il che non
significa - sia ben chiaro - che esso fosse sbagliato. La storia è piena di
sconfitte di idee e progetti giusti. La recente crisi del capitalismo ha
riabilitato, e con una forza incredibile persino per chi le ha sostenute,
molte idee considerate fino a qualche mese fa "estremiste" e oggi adottate
dai più potenti leader mondiali. Ma dobbiamo dirci, a costo di essere
crudeli innanzitutto con chi ci ha creduto e con chi ci crede ancora che è
stato battuto. Oggi al suo posto ci sono due entità. Rimane un partito che
si chiama Rifondazione comunista, che vuole vivere e per farlo si affida a
quella che negli scacchi è chiamata "la mossa dell'arrocco" ma che non ha
alcun collegamento con quei progetti che ho sinteticamente riassunto. In
esso permane una spinta anticapitalistica ma che pare indirizzarsi verso
forme di neopopulismo più che verso la ricerca di efficaci forme di lotta
sociale. C'è ancora un residuo di critica al potere e alle gerarchie, ma
ridotta a qualche facile demagogia e a un inevitabile qualunquismo.
Poi c'è l'entità (non so definirla diversamente) di coloro che con questo
progetto non sono d'accordo, vedono il ritorno indietro verso una nostalgica
inefficacia, che vorrebbero proseguire nel cammino cominciato, che tentano,
ma, a loro volta, non sono in grado (per difficoltà oggettive o per difetti
soggettivi) di riprendere in altre forme e in una situazione ben più
difficile quel percorso di innovazione politica.
Rimaneva Liberazione, un quotidiano eretico e audace. Capace di dire cose
nuove, di aprire percorsi inesplorati e, naturalmente, di fare errori. Il
tentativo di chiuderlo (e con quali metodi) mi pare la dimostrazione più
chiara e dolorosa della fine di un'esperienza. Mi spinge a parlare di
"morte". Per me scriverlo con tanta chiarezza non è facile, ma significa
almeno poter cominciare a elaborare il lutto. E darsi la possibilità di
ricordare ed esaminare criticamente, duramente e onestamente il passato. Mi
pare - almeno personalmente - la condizione per poter nominare il futuro e
impegnarsi di nuovo.
Ci sono articoli che si scrivono con imbarazzo e con qualche sofferenza.Questo è uno di quelli. Per chi ha creduto per anni in un progetto politico
radicale e avvincente come quello che ha portato alcuni anni fa alla nascita
del partito di Rifondazione comunista non è facile comunicare un'analisi e
una percezione netta che la porta dire che quel progetto è morto. Quel che
mi spinge a fare oggi un'affermazione tanto drastica è la recente vicenda di
Liberazione. Il tentativo di chiudere l'esperienza di quel quotidiano
attraverso un editore discusso e normalizzatore o attraverso il diktat del
partito mi pare davvero l'atto di chiusura di un'esperienza politica
importante sia per chi ci ha creduto e partecipato sia per la storia
politica del Paese.
Rifondazione comunista è nata dopo la svolta della Bolognina riunendo nella
stessa formazione gruppi, tendenze e culture diverse della sinistra
italiana.
Ingraiani, cossuttiani, togliattiani, trotskisti e appartenenti ai gruppi
della sinistra estrema degli anni Settanta. Nonché una parte consistente di
quel popolo comunista socialmente e politicamente messo ai margini dalla
nascita modernizzatrice del Pds.
Questa formazione aveva certamente un'identità di classe, ma anche una
connotazione conservatrice e arretrata. Poteva diventare un piccolo mostro
politico identitario e settario con gli occhi rivolti nostalgicamente al
passato e scarsa capacità di analizzare e cambiare il presente.
Così non è stato come anche i meno dogmatici e i più intelligenti dei suoi
avversari si sono accorti.
Il tentativo fatto negli anni che sono seguiti alla scissione dal Pci ha
capovolto alcune facili previsioni e ha delineato un altro percorso. Il
leader politico che l'ha perseguito con davvero straordinario coraggio e
audacia, Fausto Bertinotti, si è posto l'obiettivo ambizioso di cambiare la
sinistra, tutta la sinistra, a cominciare dal partito di cui era leader
smantellando a uno a uno quei muri ideologici e culturali che la
condannavano a un ruolo di retroguardia nel mondo dominato dall'ideologia
neoliberista nella sua fase trionfante.
Questo è stato il tentativo di introdurre nella politique politicienne di
cui erano imbevuti i partiti italiani, le grandi questioni sociali. Questo
lo sforzo di penetrare e di farsi penetrare dei grandi movimenti di massa
(anche quelli che andavano oltre la tradizione del movimento operaio come il
movimento no global) a costo di scalfire il moloch del partito. Questo è
stato soprattutto l'innovazione culturale ed eversiva nella cultura della
sinistra (anche di quella moderna e moderata) del riconoscimento degli
"orrori" e non solo degli "errori" del comunismo e la lotta contro lo
stalinismo. Inteso come concezione del potere, dello Stato e anche di quei
rapporti fra le persone che permeano fortemente le relazioni nella politica.
Questa infine l'affermazione della non violenza come idea forte, costitutiva
di una sinistra che rifiutava davvero fino in fondo l'ideologia
dell'avversario. E quindi si pronunciava contro la guerra, per la pace,
sempre. La scommessa era grande e rischiosa. Si poteva cambiare radicalmente
se stessi rimanendo altrettanto radicalmente critici nei confronti di un
mondo dominato dall'ingiustizia sociale nelle sue forme più profonde e
pervasive?
Non è stato ovviamente un percorso semplice e privo di errori. Chiunque
abbia partecipato a quell'esperienza potrebbe elencarli. Chi scrive, ad
esempio, rimprovera a quel percorso un eccesso di illuminismo e cioè una
eccessiva fede nelle idee e una scarsa attenzione alla relazione delle
persone; una solo formale attenzione alla cultura femminile e una
sostanziale indifferenza all'innovazione della forma partito. Ma quel
percorso era comunque permeato da una profonda ricerca innovativa. E dalla
convinzione che una sinistra radicalmente cambiata nei suoi contenuti e
nelle sue forme avrebbe potuto portare (questa la seconda audace scommessa)
un contributo necessario al governo del Paese.
Bene, tutto questo è stato spazzato via. Questo progetto è stato sconfitto.
Il modo in cui siamo stati al governo è stato il catalizzatore. Il che non
significa - sia ben chiaro - che esso fosse sbagliato. La storia è piena di
sconfitte di idee e progetti giusti. La recente crisi del capitalismo ha
riabilitato, e con una forza incredibile persino per chi le ha sostenute,
molte idee considerate fino a qualche mese fa "estremiste" e oggi adottate
dai più potenti leader mondiali. Ma dobbiamo dirci, a costo di essere
crudeli innanzitutto con chi ci ha creduto e con chi ci crede ancora che è
stato battuto. Oggi al suo posto ci sono due entità. Rimane un partito che
si chiama Rifondazione comunista, che vuole vivere e per farlo si affida a
quella che negli scacchi è chiamata "la mossa dell'arrocco" ma che non ha
alcun collegamento con quei progetti che ho sinteticamente riassunto. In
esso permane una spinta anticapitalistica ma che pare indirizzarsi verso
forme di neopopulismo più che verso la ricerca di efficaci forme di lotta
sociale. C'è ancora un residuo di critica al potere e alle gerarchie, ma
ridotta a qualche facile demagogia e a un inevitabile qualunquismo.
Poi c'è l'entità (non so definirla diversamente) di coloro che con questo
progetto non sono d'accordo, vedono il ritorno indietro verso una nostalgica
inefficacia, che vorrebbero proseguire nel cammino cominciato, che tentano,
ma, a loro volta, non sono in grado (per difficoltà oggettive o per difetti
soggettivi) di riprendere in altre forme e in una situazione ben più
difficile quel percorso di innovazione politica.
Rimaneva Liberazione, un quotidiano eretico e audace. Capace di dire cose
nuove, di aprire percorsi inesplorati e, naturalmente, di fare errori. Il
tentativo di chiuderlo (e con quali metodi) mi pare la dimostrazione più
chiara e dolorosa della fine di un'esperienza. Mi spinge a parlare di
"morte". Per me scriverlo con tanta chiarezza non è facile, ma significa
almeno poter cominciare a elaborare il lutto. E darsi la possibilità di
ricordare ed esaminare criticamente, duramente e onestamente il passato. Mi
pare - almeno personalmente - la condizione per poter nominare il futuro e
impegnarsi di nuovo.
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mercoledì 26 novembre 2008
Ricominciamo, senza timori.
di Gennaro Migliore - Liberazione
Qual è il centro della nostra iniziativa politica? Dove la collochiamo? Ma soprattutto, cosa vuol dire "nostra", chi è il "noi" della politica di sinistra?
Sono queste, a parer mio, le interrogazioni che Fausto Bertinotti ripropone con le sue 15 tesi sulla sinistra, che hanno riavviato un dibattito di altissima densità politica e che hanno l'indubbio merito di porsi come testo aperto. Strumento e non fine della ricerca e dell'azione politica.
Credo sia opportuno partire da un'osservazione semplice: la nostra discussione non è più quella avviata due anni fa. Allora, nel pieno dell'esperienza del governo di centrosinistra, si combinavano due accadimenti: la presa d'atto del progressivo esaurimento, almeno in Europa, delle esperienze legate storicamente alla sinistra comunista e, in Italia, la costruzione di un nuovo soggetto a vocazione moderata, il Partito democratico. Ciò aprì un serrato confronto tra le forze che intendevano rivitalizzare il campo politico della sinistra, che appariva frammentato e sfibrato, anche in ragione dell'esperienza di governo. In quel contesto, appariva credibile una riproposizione in chiave tutta politica della sinistra. Una sinistra che, anche in assenza di un'iniziativa sociale autonoma, si ponesse l'obiettivo immediato di non dare per scontato l'esito bipolare del sistema politico italiano.
Fu un errore profondo, seppure fatto in totale buona fede. Pensavamo fosse possibile costruire un futuro per la sinistra evocandone esclusivamente la potenza aggregatrice. Invece l'assenza di un pensiero profondo in merito al modello di sviluppo e alle relazioni nella società, il deficit di un'azione capace di porsi su scala continentale, ci hanno resi estranei alla nostra stessa gente. Sradicati. La sconfitta elettorale ci ha brutalmente messi di fronte al nostro limite, ma, nell'immediato, è mancata una reazione adeguata al colpo subìto. Nel congresso di Rifondazione comunista è prevalsa un'accentuazione del soggettivismo. "Non è la destra che ha vinto, siamo noi che abbiamo perso". Quel che serve è un "partito sociale" capace di surrogare, "dal basso a sinistra" un tessuto sociale desertificato. A onor del vero, anche i sostenitori della mozione sconfitta, tra i quali io stesso, descrivevano una società impotente e una conseguente supplenza della sinistra unita, a partire da Rifondazione, come argine al dilagare del senso comune reazionario e del consenso raccolto dalla destra. Ma se proseguissimo, tutti, in questa direzione potremmo essere, tutti, definitivamente travolti.
Gli ultimi due mesi hanno sconvolto il quadro precedente, sia sul piano internazionale (con la crisi e la vittoria di Obama), che su quello nazionale (con l'onda e la rottura operata della Cgil). E' la novità di questa fase, da noi non prevista, che deve diventare la ragione fondante del nostro rinnovato impegno per esprimere, non più solo per rappresentare, la sinistra politica. Non possiamo più limitarci allo stanco rito del sostegno, per lo più esterno, alle mobilitazioni degli studenti o mondo del lavoro. Vanno ricercate relazioni, costruite mappe, inventate proposte che rendano credibile la nostra interlocuzione. Ad esempio, proporrei che nelle assemblee unitarie di tutta la sinistra a sostegno dello sciopero generale del 12 dicembre venissero discusse le inchieste operaie della Fiom e i punti concreti della piattaforma della Cgil, invece di continuare a baloccarci sull'equidistanza del Pd tra impresa e lavoro (argomento, ahimè, troppo noto per rivestire interesse). Dobbiamo elaborare nostre proposte, di segno opposto alla ricetta anticrisi dei governi europei, fatta di grandi opere e pubblicizzazione dei debiti contratti da avventurieri della finanza.
Galapagos, sul "manifesto", ha avvertito che la diminuzione del monte salari, nel corso dei prossimi mesi, sarà legata non solo alle dinamiche contrattuali, ma anche alla crescita impetuosa dei licenziamenti, ovvero al taglio dei salariati. E' infatti proprio in una condizione di crisi così acuta, che i poteri minacciati provano lo sfondamento autoritario. In questo quadro l'affermazione "Noi la crisi non la paghiamo" non è uno slogan. E' un programma politico, che richiede scelte attive finalizzate a nuove assunzioni, soprattutto in settori strategici (dalla ricerca allo sviluppo di nuove risorse energetiche e per la difesa dell'ecosistema), ed è anche una dichiarazione di intenti, perché comporta il moltiplicarsi degli atti di disobbedienza e di insubordinazione rispetto al nuovo ordine autoritario che la crisi vorrebbe giustificare.
La sinistra che nasce deve stare qui, al servizio, prima ancora che in rappresentanza, dell'eccedenza di conflitto che si sta producendo. Per questa ragione è improprio collocare la formazione del processo costituente della sinistra entro confini consueti e comunque esauriti, come quello di un nuovo centrosinistra. Non si tratta di negare l'interlocuzione con il Pd, ma di delineare l'autonomia di una proposta in grado rispondere alla sfida del fare politica in una società in subbuglio, priva di coordinate di rappresentanza riconoscibili. La sinistra, al tempo della crisi, deve avere un progetto di governo, inteso non come occupazione dei posti di potere ma come governo della trasformazione economica e sociale.
E' altrettanto decisivo rendere esplicita l'individuazione del "chi" possa esprimere la soggettività della sinistra. L'attuale panorama politico è inibito a pensarsi come il luogo privilegiato entro nel quale gli uomini e le donne della sinistra possono essere realmente rappresentati. Pesano la frammentazione dei soggetti politici, la nostra perdita di credibilità, il logoramento stesso della forma partito. Pesa la sconfitta. La costruzione di un processo di unificazione deve quindi andare ben oltre la somma dell'esistente. Deve riuscire a incrociare i tanti e le tante che stanno nell'onda, nelle lotte operaie, nei percorsi di attivismo ambientalista e di richiesta di nuovi statuti di cittadinanza. La resistenza delle forze oggi presenti è, mi si permetta l'uso di una terminologia così netta, egoista e inefficace. Comprendo, ovviamente, l'esigenza di svolgere un ruolo in questo contesto, e tuttavia, facendosi carico della sconfitta, bisogna, anche in questo caso, sapersi mettere al servizio di altri. Il nostro ruolo, oltre all'avanzare proposte, può essere il costruire strumenti di partecipazione orizzontale e pienamente rappresentativi dei vari territori, consegnando loro lo spazio ed il tempo delle decisioni sulle scelte.
La vittoria di Barack Obama ha dischiuso l'immaginario collettivo alla potenza trasformatrice della partecipazione. Una lezione certo antica, ma che ha bisogno di essere rivissuta nell'esperienza diretta dei potenziali protagonisti per essere percepita come possibilità concreta. Ed è soprattutto sulla partecipazione e sull'inclusione che possiamo contare per la nostra impresa. L'associazione "Per la sinistra" è nata con questa disposizione. Ecco perché essa è già un pezzo del percorso costituente, non la promessa di un tempo a venire.
In molti, non a torto, indicano però anche la presenza di urgenti contingenze, in particolare la necessità di fare opposizione al governo Berlusconi e le elezioni, amministrative ed europee. Fatico a pensare che le due cose, nell'immediato, possano essere concepite come percorsi incomunicabili. Il segretario di Rifondazione comunista ha scritto agli altri segretari delle forze della sinistra chiedendo un coordinamento delle forze politiche che hanno dato vita alla manifestazione dell'11 ottobre. Bene, anzi, peccato che nessuna forza l'abbia chiesto prima. Ma può bastare una richiesta del genere senza una proposta, visto anche il silenzio degli interlocutori? Non è invece possibile tentare di precisare, oltre che un luogo, anche una piattaforma comune di contenuti, per il breve periodo? Potremmo realizzare un programma minimo di intervento riconoscibile e potenzialmente efficace. Un'agenda di iniziative e di contenuti programmatici, immediatamente verificati con coloro che oggi sono in lotta. In questa chiave, anche il rapporto con il Pd potrebbe risultare più lineare, non stretto nella tenaglia tra sospetti di subalternità e rischi settarismo. Ma, allora, perché non comprendere che questa possibilità del coordinamento, che nasce dalla necessità diffusamente avvertita di fare "massa critica" per l'opposizione, possa spingerci a cercare anche soluzioni che garantiscano la necessaria efficacia nei prossimi appuntamenti elettorali?
È vero, si dirà, "le elezioni europee non hanno l'obiettivo di sostituire il governo Berlusconi". Ne siamo sicuri? Il blocco di consenso berlusconiano non risentirà del risultato elettorale, né di come esso si comporrà? L'azione anti frammentazione di una lista di coalizione, come suggerisce anche Mario Tronti, non rappresenta anche una risposta immediata e precisa alla attuale deriva bipartitica asimmetrica (quella cioè dove la destra è stabilmente maggioritaria)? Non è capitato a nessuno, oltre al sottoscritto, nonostante la delusione della Sinistra arcobaleno, di ascoltare gli appelli frequenti a non dividersi? E poi, qualcuno è in grado di spiegare perché mai una coalizione elettorale sarebbe stata più facilmente accettabile in presenza di uno sbarramento alto? Siamo sicuri che in quel caso non sarebbe stata presa per pura difesa del proprio interesse elettorale?
Ai più critici chiedo di fare la "prova", chiedendo alla nostra gente di esprimersi direttamente e democraticamente su questo punto. Sono convinto che anche l'efficacia dell'opposizione riprenderebbe per questa via vigore, poiché verrebbe percepita chiaramente la presa in carico di una responsabilità immediata di rappresentanza larga.
Per le elezioni amministrative le considerazioni sono più stringenti. Considero molto positive le costruzioni unitarie che si stanno producendo sui territori. Sarà la maggior vicinanza con i sentimenti e le aspettative delle persone, ma trovo in queste esperienze un grado di maturità e generosità ben superiore a quello dei gruppi dirigenti nazionali. Queste esperienze si basano sull'assunto, neanche troppo da esplicitare, che la legittimazione può avvenire solo attraverso una partecipazione orizzontale. Perciò si fa ricorso a strumenti ancora grezzi, ma utilissimi, dalle primarie alle consultazioni popolari. Guardare a queste esperienze, fuori dalla pretesa di dare la linea, può davvero insegnarci molto.
Ricominciamo, senza timori, a dare qualche segno di vita. Potrebbe essere più semplice del previsto.
26/11/2008
Qual è il centro della nostra iniziativa politica? Dove la collochiamo? Ma soprattutto, cosa vuol dire "nostra", chi è il "noi" della politica di sinistra?
Sono queste, a parer mio, le interrogazioni che Fausto Bertinotti ripropone con le sue 15 tesi sulla sinistra, che hanno riavviato un dibattito di altissima densità politica e che hanno l'indubbio merito di porsi come testo aperto. Strumento e non fine della ricerca e dell'azione politica.
Credo sia opportuno partire da un'osservazione semplice: la nostra discussione non è più quella avviata due anni fa. Allora, nel pieno dell'esperienza del governo di centrosinistra, si combinavano due accadimenti: la presa d'atto del progressivo esaurimento, almeno in Europa, delle esperienze legate storicamente alla sinistra comunista e, in Italia, la costruzione di un nuovo soggetto a vocazione moderata, il Partito democratico. Ciò aprì un serrato confronto tra le forze che intendevano rivitalizzare il campo politico della sinistra, che appariva frammentato e sfibrato, anche in ragione dell'esperienza di governo. In quel contesto, appariva credibile una riproposizione in chiave tutta politica della sinistra. Una sinistra che, anche in assenza di un'iniziativa sociale autonoma, si ponesse l'obiettivo immediato di non dare per scontato l'esito bipolare del sistema politico italiano.
Fu un errore profondo, seppure fatto in totale buona fede. Pensavamo fosse possibile costruire un futuro per la sinistra evocandone esclusivamente la potenza aggregatrice. Invece l'assenza di un pensiero profondo in merito al modello di sviluppo e alle relazioni nella società, il deficit di un'azione capace di porsi su scala continentale, ci hanno resi estranei alla nostra stessa gente. Sradicati. La sconfitta elettorale ci ha brutalmente messi di fronte al nostro limite, ma, nell'immediato, è mancata una reazione adeguata al colpo subìto. Nel congresso di Rifondazione comunista è prevalsa un'accentuazione del soggettivismo. "Non è la destra che ha vinto, siamo noi che abbiamo perso". Quel che serve è un "partito sociale" capace di surrogare, "dal basso a sinistra" un tessuto sociale desertificato. A onor del vero, anche i sostenitori della mozione sconfitta, tra i quali io stesso, descrivevano una società impotente e una conseguente supplenza della sinistra unita, a partire da Rifondazione, come argine al dilagare del senso comune reazionario e del consenso raccolto dalla destra. Ma se proseguissimo, tutti, in questa direzione potremmo essere, tutti, definitivamente travolti.
Gli ultimi due mesi hanno sconvolto il quadro precedente, sia sul piano internazionale (con la crisi e la vittoria di Obama), che su quello nazionale (con l'onda e la rottura operata della Cgil). E' la novità di questa fase, da noi non prevista, che deve diventare la ragione fondante del nostro rinnovato impegno per esprimere, non più solo per rappresentare, la sinistra politica. Non possiamo più limitarci allo stanco rito del sostegno, per lo più esterno, alle mobilitazioni degli studenti o mondo del lavoro. Vanno ricercate relazioni, costruite mappe, inventate proposte che rendano credibile la nostra interlocuzione. Ad esempio, proporrei che nelle assemblee unitarie di tutta la sinistra a sostegno dello sciopero generale del 12 dicembre venissero discusse le inchieste operaie della Fiom e i punti concreti della piattaforma della Cgil, invece di continuare a baloccarci sull'equidistanza del Pd tra impresa e lavoro (argomento, ahimè, troppo noto per rivestire interesse). Dobbiamo elaborare nostre proposte, di segno opposto alla ricetta anticrisi dei governi europei, fatta di grandi opere e pubblicizzazione dei debiti contratti da avventurieri della finanza.
Galapagos, sul "manifesto", ha avvertito che la diminuzione del monte salari, nel corso dei prossimi mesi, sarà legata non solo alle dinamiche contrattuali, ma anche alla crescita impetuosa dei licenziamenti, ovvero al taglio dei salariati. E' infatti proprio in una condizione di crisi così acuta, che i poteri minacciati provano lo sfondamento autoritario. In questo quadro l'affermazione "Noi la crisi non la paghiamo" non è uno slogan. E' un programma politico, che richiede scelte attive finalizzate a nuove assunzioni, soprattutto in settori strategici (dalla ricerca allo sviluppo di nuove risorse energetiche e per la difesa dell'ecosistema), ed è anche una dichiarazione di intenti, perché comporta il moltiplicarsi degli atti di disobbedienza e di insubordinazione rispetto al nuovo ordine autoritario che la crisi vorrebbe giustificare.
La sinistra che nasce deve stare qui, al servizio, prima ancora che in rappresentanza, dell'eccedenza di conflitto che si sta producendo. Per questa ragione è improprio collocare la formazione del processo costituente della sinistra entro confini consueti e comunque esauriti, come quello di un nuovo centrosinistra. Non si tratta di negare l'interlocuzione con il Pd, ma di delineare l'autonomia di una proposta in grado rispondere alla sfida del fare politica in una società in subbuglio, priva di coordinate di rappresentanza riconoscibili. La sinistra, al tempo della crisi, deve avere un progetto di governo, inteso non come occupazione dei posti di potere ma come governo della trasformazione economica e sociale.
E' altrettanto decisivo rendere esplicita l'individuazione del "chi" possa esprimere la soggettività della sinistra. L'attuale panorama politico è inibito a pensarsi come il luogo privilegiato entro nel quale gli uomini e le donne della sinistra possono essere realmente rappresentati. Pesano la frammentazione dei soggetti politici, la nostra perdita di credibilità, il logoramento stesso della forma partito. Pesa la sconfitta. La costruzione di un processo di unificazione deve quindi andare ben oltre la somma dell'esistente. Deve riuscire a incrociare i tanti e le tante che stanno nell'onda, nelle lotte operaie, nei percorsi di attivismo ambientalista e di richiesta di nuovi statuti di cittadinanza. La resistenza delle forze oggi presenti è, mi si permetta l'uso di una terminologia così netta, egoista e inefficace. Comprendo, ovviamente, l'esigenza di svolgere un ruolo in questo contesto, e tuttavia, facendosi carico della sconfitta, bisogna, anche in questo caso, sapersi mettere al servizio di altri. Il nostro ruolo, oltre all'avanzare proposte, può essere il costruire strumenti di partecipazione orizzontale e pienamente rappresentativi dei vari territori, consegnando loro lo spazio ed il tempo delle decisioni sulle scelte.
La vittoria di Barack Obama ha dischiuso l'immaginario collettivo alla potenza trasformatrice della partecipazione. Una lezione certo antica, ma che ha bisogno di essere rivissuta nell'esperienza diretta dei potenziali protagonisti per essere percepita come possibilità concreta. Ed è soprattutto sulla partecipazione e sull'inclusione che possiamo contare per la nostra impresa. L'associazione "Per la sinistra" è nata con questa disposizione. Ecco perché essa è già un pezzo del percorso costituente, non la promessa di un tempo a venire.
In molti, non a torto, indicano però anche la presenza di urgenti contingenze, in particolare la necessità di fare opposizione al governo Berlusconi e le elezioni, amministrative ed europee. Fatico a pensare che le due cose, nell'immediato, possano essere concepite come percorsi incomunicabili. Il segretario di Rifondazione comunista ha scritto agli altri segretari delle forze della sinistra chiedendo un coordinamento delle forze politiche che hanno dato vita alla manifestazione dell'11 ottobre. Bene, anzi, peccato che nessuna forza l'abbia chiesto prima. Ma può bastare una richiesta del genere senza una proposta, visto anche il silenzio degli interlocutori? Non è invece possibile tentare di precisare, oltre che un luogo, anche una piattaforma comune di contenuti, per il breve periodo? Potremmo realizzare un programma minimo di intervento riconoscibile e potenzialmente efficace. Un'agenda di iniziative e di contenuti programmatici, immediatamente verificati con coloro che oggi sono in lotta. In questa chiave, anche il rapporto con il Pd potrebbe risultare più lineare, non stretto nella tenaglia tra sospetti di subalternità e rischi settarismo. Ma, allora, perché non comprendere che questa possibilità del coordinamento, che nasce dalla necessità diffusamente avvertita di fare "massa critica" per l'opposizione, possa spingerci a cercare anche soluzioni che garantiscano la necessaria efficacia nei prossimi appuntamenti elettorali?
È vero, si dirà, "le elezioni europee non hanno l'obiettivo di sostituire il governo Berlusconi". Ne siamo sicuri? Il blocco di consenso berlusconiano non risentirà del risultato elettorale, né di come esso si comporrà? L'azione anti frammentazione di una lista di coalizione, come suggerisce anche Mario Tronti, non rappresenta anche una risposta immediata e precisa alla attuale deriva bipartitica asimmetrica (quella cioè dove la destra è stabilmente maggioritaria)? Non è capitato a nessuno, oltre al sottoscritto, nonostante la delusione della Sinistra arcobaleno, di ascoltare gli appelli frequenti a non dividersi? E poi, qualcuno è in grado di spiegare perché mai una coalizione elettorale sarebbe stata più facilmente accettabile in presenza di uno sbarramento alto? Siamo sicuri che in quel caso non sarebbe stata presa per pura difesa del proprio interesse elettorale?
Ai più critici chiedo di fare la "prova", chiedendo alla nostra gente di esprimersi direttamente e democraticamente su questo punto. Sono convinto che anche l'efficacia dell'opposizione riprenderebbe per questa via vigore, poiché verrebbe percepita chiaramente la presa in carico di una responsabilità immediata di rappresentanza larga.
Per le elezioni amministrative le considerazioni sono più stringenti. Considero molto positive le costruzioni unitarie che si stanno producendo sui territori. Sarà la maggior vicinanza con i sentimenti e le aspettative delle persone, ma trovo in queste esperienze un grado di maturità e generosità ben superiore a quello dei gruppi dirigenti nazionali. Queste esperienze si basano sull'assunto, neanche troppo da esplicitare, che la legittimazione può avvenire solo attraverso una partecipazione orizzontale. Perciò si fa ricorso a strumenti ancora grezzi, ma utilissimi, dalle primarie alle consultazioni popolari. Guardare a queste esperienze, fuori dalla pretesa di dare la linea, può davvero insegnarci molto.
Ricominciamo, senza timori, a dare qualche segno di vita. Potrebbe essere più semplice del previsto.
26/11/2008
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domenica 9 novembre 2008
Caro Vitaliano, "veniamo noi, con questa mia, a dirvi"...
Qui di seguito pubblichiamo la lettera di risposta del Segretario provinciale del Prc/Se Gennaro M. Imbriano all'intervista, al Corriere, di Don Vitaliano Della Sala e le riflessioni del Segretario del circolo di Atripalda Luca Criscuoli.
Le parole del parroco feriscono, gratuitamente, una comunità che con fatica prova ad adoperarsi nella ri-costruzione del campo largo della Sinistra senza cedere al richiamo, pur presente in parte del Prc, di quella pericolosa testimonianza a vocazione minoritaria che rischia di chiudere, forse definitivamente, a Sinistra, spazi, tempi, luoghi ed agibilità politica.
Caro Vitaliano, l'obbedienza, in certi casi, toglie forza, voce e libertà alla ricerca ed alla riflessione. Tu, qualcosa, di tutto ciò dovresti pur saperne.
Niente scherzi, da prete, quindi.
"SalutandoVi indistintamente".
Hirpinia Link(e)
Caro Don Vitaliano,
leggo con estremo stupore la tua intervista, e ferisce la superficialità delle tue argomentazioni. Anche perché di “poltrone” –lo sanno tutti- non ci siamo mai interessati e di certo, in Irpinia, non ne abbiamo mai avute.
Rifondazione è e resta il partito che era a Genova, che ha partecipato al movimento pacifista, che si batte contro la precarietà, che oggi sostiene l’onda studentesca, che propone misure contro la crisi economica e a vantaggio dei più deboli. È il partito che, in questa provincia, ha condotto e vinto la vertenza per l’acqua pubblica, che è stato al fianco delle popolazioni di Savignano e del Formicoso, che dice no alla chiusura delle scuole, ha affiancato il sindacato e i lavoratori in decine di vertenze, che ha praticato (quasi in solitudine nel panorama irpino) una ri-generazione della politica e dei suoi gruppi dirigenti.
Oggi, davanti allo tzunami che ha investito l’Arcobaleno, il tema è un po’ più complesso di quello che poni. La sfida, invece, è provare a costruire, attraverso un processo partecipato e dal basso, uno spazio politico della sinistra che superi la frantumazione, che sconfigga la marginalità e vada al di là del radicalismo parolaio. La sinistra ha senso se è utile ai povericristi, se riesce ad incidere ed a cambiare davvero la realtà in cui viviamo.
In democrazia si può non essere d’accordo, ma non si possono fare caricature che non trovano riscontro nella realtà.
Con l’affetto di sempre,
Gennaro M. Imbriano
Le parole del parroco feriscono, gratuitamente, una comunità che con fatica prova ad adoperarsi nella ri-costruzione del campo largo della Sinistra senza cedere al richiamo, pur presente in parte del Prc, di quella pericolosa testimonianza a vocazione minoritaria che rischia di chiudere, forse definitivamente, a Sinistra, spazi, tempi, luoghi ed agibilità politica.
Caro Vitaliano, l'obbedienza, in certi casi, toglie forza, voce e libertà alla ricerca ed alla riflessione. Tu, qualcosa, di tutto ciò dovresti pur saperne.
Niente scherzi, da prete, quindi.
"SalutandoVi indistintamente".
Hirpinia Link(e)
Caro Don Vitaliano,
leggo con estremo stupore la tua intervista, e ferisce la superficialità delle tue argomentazioni. Anche perché di “poltrone” –lo sanno tutti- non ci siamo mai interessati e di certo, in Irpinia, non ne abbiamo mai avute.
Rifondazione è e resta il partito che era a Genova, che ha partecipato al movimento pacifista, che si batte contro la precarietà, che oggi sostiene l’onda studentesca, che propone misure contro la crisi economica e a vantaggio dei più deboli. È il partito che, in questa provincia, ha condotto e vinto la vertenza per l’acqua pubblica, che è stato al fianco delle popolazioni di Savignano e del Formicoso, che dice no alla chiusura delle scuole, ha affiancato il sindacato e i lavoratori in decine di vertenze, che ha praticato (quasi in solitudine nel panorama irpino) una ri-generazione della politica e dei suoi gruppi dirigenti.
Oggi, davanti allo tzunami che ha investito l’Arcobaleno, il tema è un po’ più complesso di quello che poni. La sfida, invece, è provare a costruire, attraverso un processo partecipato e dal basso, uno spazio politico della sinistra che superi la frantumazione, che sconfigga la marginalità e vada al di là del radicalismo parolaio. La sinistra ha senso se è utile ai povericristi, se riesce ad incidere ed a cambiare davvero la realtà in cui viviamo.
In democrazia si può non essere d’accordo, ma non si possono fare caricature che non trovano riscontro nella realtà.
Con l’affetto di sempre,
Gennaro M. Imbriano
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Aggiusta il tiro, Don.
"Ritengo le dichiarazioni di don Vitaliano pretestuose e fuori luogo. Del resto il nostro ci ha abituato alle sorprese, alle uscite sensazionali. Ci ha abituato negli anni al suo sfrenato protagonismo che talvolta è risultato utile in certe battaglie condivise proprio con Rifondazione e con i movimenti locali e nazionali.
Strana la sua avversione, strana la tempistica, strana la sua “improvvisa” attenzione alle vicende del PRC/SE, evidentemente c'era fuoco sotto la cenere ed allora quale miglior momento per esercitare il suo diritto di critica in una fase difficile per tutta la sinistra italiana.
Oggi posso affermare senza indugio che il Don vive il suo ruolo di coscienza critica della sinistra irpina con ambiguità e scorrettezza. I suoi non sono consigli , ma invettive contro una comunità che da anni si batte per la gente, per i lavoratori, per i precari, per i diritti (che bella la candelora rossa!!), per il territorio. Egli parla di corsa alle poltrone evidenziando così una scarsa attenzione e scarsa informazione altrimenti saprebbe che in questa provincia il mio partito non ricopre incarichi istituzionali. Questo è un fatto.
Ricordo con chiarezza il periodo della campagna elettorale dell'Unione, allora don Vitaliano non mostrò particolare astio nei nostri confronti di Rifondazione né per i suoi dirigenti.
Probabilmente perchè c'era un candidato a lui gradito in quella lista: il compagno Francesco Caruso.
Ma questa è storia passata, passiamo all'attualità: dice che rinuncerebbe , se gli venisse proposto, al posto di Assessore. Ma da cosa nasce questa convinzione, perchè mai il PRC/SE dovrebbe affidarsi a lui? Forse egli crede che il partito non abbia al suo interno compagne o compagni capaci e meritevoli di tale incarico oppure il suo è un modo (originale) di proporsi.
Sono convinto che Don Vitaliano saprà riflettere e correggere il tiro, sarà capace di usare parole più gentili per noi, sarà capace di spendere parole accorate sui problemi concreti che attanagliano la nostra provincia , riconoscendo al PRC una netta distinzione dai Partiti e da quei dirigenti che da anni governano ininterrottamente gli enti locali con risultati che sono sotto gli occhi di tutti (l'Isochimica è solo un esempio). E se fossi in lui mi preoccuperei anche dell'aria fascista che si diffonde dalle nostre parti e che certamente non si contrasta attaccando una forza comunista ed antifascita che ancora sopravvive seppur tra mille difficoltà, seppur tra contrasti interni e spaccature provocate da chi in modo anarchico ed autoreferenziale intraprende avventurose alleanze nel nome di un centro sinistra alternativo , il che denota tutto il provincialismo di una mentalità politica ridotta a semplice folclore e che abbatte di colpo il senso delle scelte condivise e delle regole in un partito che ha fatto dell'innovazione della politica e dell'apertura a tutto ciò che si muove a sinistra le sue più grandi risorse".
Luca Criscuoli Segretario PRC/SE Atripalda
Strana la sua avversione, strana la tempistica, strana la sua “improvvisa” attenzione alle vicende del PRC/SE, evidentemente c'era fuoco sotto la cenere ed allora quale miglior momento per esercitare il suo diritto di critica in una fase difficile per tutta la sinistra italiana.
Oggi posso affermare senza indugio che il Don vive il suo ruolo di coscienza critica della sinistra irpina con ambiguità e scorrettezza. I suoi non sono consigli , ma invettive contro una comunità che da anni si batte per la gente, per i lavoratori, per i precari, per i diritti (che bella la candelora rossa!!), per il territorio. Egli parla di corsa alle poltrone evidenziando così una scarsa attenzione e scarsa informazione altrimenti saprebbe che in questa provincia il mio partito non ricopre incarichi istituzionali. Questo è un fatto.
Ricordo con chiarezza il periodo della campagna elettorale dell'Unione, allora don Vitaliano non mostrò particolare astio nei nostri confronti di Rifondazione né per i suoi dirigenti.
Probabilmente perchè c'era un candidato a lui gradito in quella lista: il compagno Francesco Caruso.
Ma questa è storia passata, passiamo all'attualità: dice che rinuncerebbe , se gli venisse proposto, al posto di Assessore. Ma da cosa nasce questa convinzione, perchè mai il PRC/SE dovrebbe affidarsi a lui? Forse egli crede che il partito non abbia al suo interno compagne o compagni capaci e meritevoli di tale incarico oppure il suo è un modo (originale) di proporsi.
Sono convinto che Don Vitaliano saprà riflettere e correggere il tiro, sarà capace di usare parole più gentili per noi, sarà capace di spendere parole accorate sui problemi concreti che attanagliano la nostra provincia , riconoscendo al PRC una netta distinzione dai Partiti e da quei dirigenti che da anni governano ininterrottamente gli enti locali con risultati che sono sotto gli occhi di tutti (l'Isochimica è solo un esempio). E se fossi in lui mi preoccuperei anche dell'aria fascista che si diffonde dalle nostre parti e che certamente non si contrasta attaccando una forza comunista ed antifascita che ancora sopravvive seppur tra mille difficoltà, seppur tra contrasti interni e spaccature provocate da chi in modo anarchico ed autoreferenziale intraprende avventurose alleanze nel nome di un centro sinistra alternativo , il che denota tutto il provincialismo di una mentalità politica ridotta a semplice folclore e che abbatte di colpo il senso delle scelte condivise e delle regole in un partito che ha fatto dell'innovazione della politica e dell'apertura a tutto ciò che si muove a sinistra le sue più grandi risorse".
Luca Criscuoli Segretario PRC/SE Atripalda
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lunedì 3 novembre 2008
L’Onda, la sinistra e il futuro.
di Gennaro M. Imbriano
La mobilitazione studentesca di questi giorni è il tentativo importante e prezioso di difendere il diritto allo studio nel nostro Paese. È una pacifica, creativa, colorata resistenza a chi vorrebbe manomettere quelle fabbriche di democrazia che sono la scuola e l’università pubblica.
È assolutamente giusto, dunque, stare assieme –senza alcuna pretesa egemonica- a questi ragazzi e ragazze, in un’avventura tanto entusiasmante quanto necessaria.
L’Onda è ormai alta e forte, è cresciuta improvvisa tanto da divenire maggioritaria nella società, fino a suscitare l’attenzione di Cossiga, delle forze dell’Ordine, di Maroni. Così imponente da cambiare l’agenda politica di queste settimane: non è un caso che nelle ultime ore, lo stesso Berlusconi abbia dovuto frenare sulla “riforma dell’Università”.
Ma credo che non ci si possa limitare a osservare la cresta dell’Onda, si deve guardare più in fondo per provare a capire davvero.
Si deve osservare in profondità questo mare di ragazzi e ragazze che fino a ieri pensavamo incollati alla playstation e ai reality. Una generazione che si ribella perché vive immersa nella precarietà, una generazione a cui hanno rubato il futuro, giovani che vivono in un infinito e frantumato presente. Loro hanno capito che la sicurezza del proprio domani non ha a che fare con l’esercito per le strade, ma con un lavoro che non arriva mai, con un conto in banca e un serbatoio che sono a “rosso fisso”.
Loro, gridando “la vostra crisi non la paghiamo”, afferrano la vera questione politica che abbiamo di fronte: un governo che, da una parte, apre il portafogli per ripianare i debiti delle banche e, dall’altra, taglia in settori strategici come la scuola, la ricerca, la sanità. Loro indicano per primi -non riescono a farlo né il Pd né quello che resta di Rifondazione- il tema di un nuovo intervento pubblico per uscire dalla recessione.
È questo l’Onda, e infondo è anche una ribellione alla gerontocrazia in cui vive il nostro Paese. Di quanti a vario titolo, in economia come in politica, portano le responsabilità degli sfaceli e dei fallimenti di ieri e di oggi, ma che hanno ancora la faccia tosta di dirci cosa fare domani.
L’Italia non è un paese per giovani: titola così l’ultima copertina dell’Espresso in edicola. È vero, e dovremmo interrogarci sul perché mentre qui abbiamo l’arzillo Berlusconi, gli Usa stanno per eleggere –speriamo!- un giovane di colore come Barack Obama.
E l’Irpinia è altrettanto anomala: è da decenni che continuano a fronteggiarsi le stesse facce e le stesse pratiche, mentre alle giovani generazioni viene offerta la prospettiva dell’emigrazione.
Non a caso abbiamo detto, più volte, che in Irpinia, il centro-sinistra deve essere non solo un’alternativa alle destre ma anche alla vecchia politica. È una sfida difficile e non ce lo nascondiamo.
Anche per questo sarà necessario costruire, con urgenza, una nuova sinistra. Una sinistra che sappia leggere i fenomeni sociali e stare nei movimenti. Una sinistra che non si limita all’enunciazione della propria identità e dei propri “no”, ma che prova a cambiare il mondo.
La mobilitazione studentesca di questi giorni è il tentativo importante e prezioso di difendere il diritto allo studio nel nostro Paese. È una pacifica, creativa, colorata resistenza a chi vorrebbe manomettere quelle fabbriche di democrazia che sono la scuola e l’università pubblica.
È assolutamente giusto, dunque, stare assieme –senza alcuna pretesa egemonica- a questi ragazzi e ragazze, in un’avventura tanto entusiasmante quanto necessaria.
L’Onda è ormai alta e forte, è cresciuta improvvisa tanto da divenire maggioritaria nella società, fino a suscitare l’attenzione di Cossiga, delle forze dell’Ordine, di Maroni. Così imponente da cambiare l’agenda politica di queste settimane: non è un caso che nelle ultime ore, lo stesso Berlusconi abbia dovuto frenare sulla “riforma dell’Università”.
Ma credo che non ci si possa limitare a osservare la cresta dell’Onda, si deve guardare più in fondo per provare a capire davvero.
Si deve osservare in profondità questo mare di ragazzi e ragazze che fino a ieri pensavamo incollati alla playstation e ai reality. Una generazione che si ribella perché vive immersa nella precarietà, una generazione a cui hanno rubato il futuro, giovani che vivono in un infinito e frantumato presente. Loro hanno capito che la sicurezza del proprio domani non ha a che fare con l’esercito per le strade, ma con un lavoro che non arriva mai, con un conto in banca e un serbatoio che sono a “rosso fisso”.
Loro, gridando “la vostra crisi non la paghiamo”, afferrano la vera questione politica che abbiamo di fronte: un governo che, da una parte, apre il portafogli per ripianare i debiti delle banche e, dall’altra, taglia in settori strategici come la scuola, la ricerca, la sanità. Loro indicano per primi -non riescono a farlo né il Pd né quello che resta di Rifondazione- il tema di un nuovo intervento pubblico per uscire dalla recessione.
È questo l’Onda, e infondo è anche una ribellione alla gerontocrazia in cui vive il nostro Paese. Di quanti a vario titolo, in economia come in politica, portano le responsabilità degli sfaceli e dei fallimenti di ieri e di oggi, ma che hanno ancora la faccia tosta di dirci cosa fare domani.
L’Italia non è un paese per giovani: titola così l’ultima copertina dell’Espresso in edicola. È vero, e dovremmo interrogarci sul perché mentre qui abbiamo l’arzillo Berlusconi, gli Usa stanno per eleggere –speriamo!- un giovane di colore come Barack Obama.
E l’Irpinia è altrettanto anomala: è da decenni che continuano a fronteggiarsi le stesse facce e le stesse pratiche, mentre alle giovani generazioni viene offerta la prospettiva dell’emigrazione.
Non a caso abbiamo detto, più volte, che in Irpinia, il centro-sinistra deve essere non solo un’alternativa alle destre ma anche alla vecchia politica. È una sfida difficile e non ce lo nascondiamo.
Anche per questo sarà necessario costruire, con urgenza, una nuova sinistra. Una sinistra che sappia leggere i fenomeni sociali e stare nei movimenti. Una sinistra che non si limita all’enunciazione della propria identità e dei propri “no”, ma che prova a cambiare il mondo.
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venerdì 24 ottobre 2008
Prc/Se: Ecco la nuova Segreteria provinciale.
Gennaro M. Imbriano, Segretario Provinciale del Prc-Se;
Antonio Di Ninno, Presidente del Comitato Politico Provinciale;
Pompilio Albanese, Tesoriere, Responsabile Organizzazione;
Cinzia Spinello, Responsabile Sinistra, movimenti, Pace;
Maria Grazia Valentino, Responsabile Enti Locali e Mezzogiorno;
Generoso Bruno, Responsabile Comunicazione, Innovazione, Inchiesta;
Agostino Pelullo, Responsabile Ambiente, territorio e beni comuni;
Nando Todino, Responsabile Lavoro e economia;
Andrea Canonico, Responsabile Conoscenza e Scuola;
Rossella Iacobucci, Responsabile Diritti Civili e Questione di genere;
Giuseppina Buscaino, Responsabile Politiche Sociali e Solidarietà.
Invitati permanenti:
Francesco Pennella, Coordinatore provinciale Giovani Comunisti;
Francesco Melillo, Coordinatore Circoli Area urbana di Avellino e bassa Irpinia;
Lello Masucci, Coordinatore Circoli Valle Ufita;
Antonio Caputo, Coordinatore Circoli Alta Irpinia
Antonio Di Ninno, Presidente del Comitato Politico Provinciale;
Pompilio Albanese, Tesoriere, Responsabile Organizzazione;
Cinzia Spinello, Responsabile Sinistra, movimenti, Pace;
Maria Grazia Valentino, Responsabile Enti Locali e Mezzogiorno;
Generoso Bruno, Responsabile Comunicazione, Innovazione, Inchiesta;
Agostino Pelullo, Responsabile Ambiente, territorio e beni comuni;
Nando Todino, Responsabile Lavoro e economia;
Andrea Canonico, Responsabile Conoscenza e Scuola;
Rossella Iacobucci, Responsabile Diritti Civili e Questione di genere;
Giuseppina Buscaino, Responsabile Politiche Sociali e Solidarietà.
Invitati permanenti:
Francesco Pennella, Coordinatore provinciale Giovani Comunisti;
Francesco Melillo, Coordinatore Circoli Area urbana di Avellino e bassa Irpinia;
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giovedì 2 ottobre 2008
A Paternopoli, torna la Rifondazione.
Alle/Ai Compagne/e di Paternopoli
Dai territori, sempre più spesso, nasce la spinta all’unità a Sinistra, alla partecipazione e all’impegno diretto di militanti vecchi e nuovi.
Vorremmo tentare di avviare questi importanti percorsi anche a Paternopoli, dal momento che molti compagne e compagni si sono tesserati al PRC-SE e tanti sono coloro che comunque hanno espresso interesse e vicinanza al nostro progetto politico e di società.
Con questo spirito, e accogliendo le sollecitazioni del compagne/i, invitiamo tutte/i voi a partecipare ad una riunione per la costituzione del gruppo PRC-SE di Paternopoli ed eleggere una/o portavoce.
L’occasione sarà utile anche per individuare dei punti prioritari su cui centrare la nostra futura azione politica ed animazione sociale sul e per il nostro territorio.
Per svolgere questo lavoro abbiamo deciso di darci appuntamento per Lunedì 06 Ottobre 2008 alle ore 19:30 presso i locali del Ristorante “IL CAMINETTO” – Via Piano Paternopoli (AV)
Per il Circolo Prc-Se Paternopoli
Giuseppe Rabasca
Il Segretario provinciale del Prc-Se
Gennaro M. Imbriano
Dai territori, sempre più spesso, nasce la spinta all’unità a Sinistra, alla partecipazione e all’impegno diretto di militanti vecchi e nuovi.
Vorremmo tentare di avviare questi importanti percorsi anche a Paternopoli, dal momento che molti compagne e compagni si sono tesserati al PRC-SE e tanti sono coloro che comunque hanno espresso interesse e vicinanza al nostro progetto politico e di società.
Con questo spirito, e accogliendo le sollecitazioni del compagne/i, invitiamo tutte/i voi a partecipare ad una riunione per la costituzione del gruppo PRC-SE di Paternopoli ed eleggere una/o portavoce.
L’occasione sarà utile anche per individuare dei punti prioritari su cui centrare la nostra futura azione politica ed animazione sociale sul e per il nostro territorio.
Per svolgere questo lavoro abbiamo deciso di darci appuntamento per Lunedì 06 Ottobre 2008 alle ore 19:30 presso i locali del Ristorante “IL CAMINETTO” – Via Piano Paternopoli (AV)
Per il Circolo Prc-Se Paternopoli
Giuseppe Rabasca
Il Segretario provinciale del Prc-Se
Gennaro M. Imbriano
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domenica 14 settembre 2008
No alla discarica sul Formicoso.
Andretta, 18 settembre, ore 18, la Sinistra irpina promuove un’assemblea pubblica per dire no alla discarica sul Formicoso.
Tra gli altri interverranno: Imbriano, Aurisicchio, Di Ninno, Di Maio, Giordano, Cicchetti.
A concludere l’iniziativa ci sarà l'ambientalista e studioso Guido Viale.
Tra gli altri interverranno: Imbriano, Aurisicchio, Di Ninno, Di Maio, Giordano, Cicchetti.
A concludere l’iniziativa ci sarà l'ambientalista e studioso Guido Viale.
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