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mercoledì 4 febbraio 2009

Emilio Ciotta, Lioni: "In movimento per unire la Sinistra".

di Emilio Ciotta

Credo che sia doveroso da parte mia ufficializzare in questa sede quello che ho già reso pubblico sugli organi di stampa. E cioè il mio uscire dal Partito della Rifondazione Comunista e la mia adesione al Movimento per la Sinistra.
Movimento che è nato dal seminario di Rifondazione per la Sinistra, tenutosi Chianciano il 24-25 gennaio 2009 e a cui ho preso parte.
Sbagliano i giornali nazionali quando parlano di scissione nel PRC.
A Chianciano in Gennaio non è nato un nuovo Partito, se mai un nuovo partito (o forse sarebbe più corretto dire un vecchio partito), è nato sempre a Chianciano ma fine Luglio 2008 nel VII congresso del PRC. Congresso dove, con una manovra di alta alchimia matematica, quattro tesi (in molti punti in contraddizione tra loro) hanno raggiunto un accordo per sostituirsi agli indirizzi del 47% del partito unito su una unica tesi.
In questi mesi l’indirizzo politico del PRC è stato solo quello di arroccarsi, di chiudersi a riccio, di delegittimare e di distruggere tutto quello che nell’ultimo decennio sono stati gli obiettivi del mio Partito della Rifondazione Comunista. La mia Rifondazione Comunista è stata il tentativo di costruire un unione di forze a sinistra che superasse gli steccati dei tanti partitini e movimenti e che guardasse già da subito oltre i confini italiani e da qui PRC-Sinistra Europea.
Per dirla con le parole di Vendola:
“la radicalità deve essere in grado di diventare processo sociale, inchiesta, indagine, deve essere lotta politica esplicita, deve fare politica e dare senso alle persone. La radicalità deve andare alla radice delle cose, non sublimare la realtà dentro una retorica del comunismo come avvento, del comunismo come identità autoreferenziale, ossessionata dalle proprie storie e dal bisogno di esistere. I Comunisti ci hanno insegnato che i partiti, i sindacati, le organizzazioni della società, non sono delle mummie, sono dei corpi viventi, e che dentro quei corpi ci sono storie politiche, ideologiche, intellettuali, umane. Ci sono le persone. Pensate a Togliatti che alla fine del fascismo si rivolge ai giovani che erano stati fascisti. Pensate a chi ha della politica l’idea di un grimaldello che forza consuetudini e pigrizie, che rompe muri. Non la politica come statica visione della realtà.”
Beh, in questo ci sono le mie ragioni del mio uscire dal Partito della Rifondazione Comunista e la mia adesione al Movimento per la Sinistra.

Dicevo che la stampa sbaglia a parlare di scissione, perché a Chianciano il 25 Gennaio non si è staccata una costola da Rifondazione per formare un nuovo partitino della sinistra, ma tanti compagni escono da un progetto che non è più il loro e si mettono in cammino. In cammino per la costruzione di una nuova sinistra, unita e senza steccati, senza presentare nulla, nulla di pre-costituito, nulla di già definito ma il mettersi a disposizione per un cammino comune con tutto quello che esiste a sinistra.
Cammino che sta partendo in Irpinia e che dovrà partire anche a Lioni.
La nostra dovrà essere una Sinistra capace d’interloquire con tutti, a partire dai referenti sociali. Ad esempio, siamo vicini alla Cgil, che in questo momento, sulla vicenda del contratto nazionale sta giocando una partita decisiva, e esprimo il mio pieno appoggio al sit-in che la CGIL provinciale in questo momento sta tenendo davanti al Teatro Carlo Gesualdo.

Dal punto di vista locale non credo che questa scelta possa generare problemi e difficoltà all’interno dell’accordo programmatico “Centrosinistra per lioni”, anzi una scelta diversa da parte mia sarebbe stata contraddittoria.

venerdì 23 gennaio 2009

Per una Sinistra dal sapore di futuro.

“Parteciperò al seminario di Chianciano perché credo nell’utilità di un nuovo processo fondativo della Sinistra. E’ il cominciamento di un nuovo viaggio iniziatico per quella generazione che, a Genova 2001, aveva ritrovato il desiderio di cambiare il mondo. C’è bisogno della Sinistra per ripensare, all’interno di questa crisi così terribile, il rapporto tra le nostre esistenze, i bisogni, le esperienze, i sentimenti ed il tema della trasformazione, del futuro e del cambiamento. A Chianciano, per la Sinistra, si compirà un ulteriore atto della “rifondazione” ma senza più il Prc, senza il peso dei vecchi feticci e delle antiche mitologie. Nell’odierna ‘società della paura’ c’è bisogno di una Sinistra capace di essere strumento di emancipazione e risorsa politica a servizio della trasformazione. C’è bisogno di un nuovo alfabeto della contaminazione capace di coniugare il tema della pace e della non-violenza, della lotta all’esclusione ed alla precarietà in una ritrovata possibilità di formulazione del tema del conflitto e del cambiamento nel secolo appena cominciato. A Chianciano, insieme a Nichi Vendola, per una Sinistra dal sapore di futuro”.

di Generoso Bruno

Si va... Oltre il Muro.

Se dovessi scegliere una parola capace di descrivere quella sensazione che in Rifondazione Comunista si è instaurata a partire dalla sconfitta elettorale, passando per il Congresso di Chianciano di luglio, userei “Claustrofobia”. Sì, ho scoperto di essere affetto da quella paura patologica degli spazi stretti e chiusi, ma la cosa strana è che non l’ho scoperto in un ascensore, ma nel PRC del post-congresso! Il clima di aria fresca che si respirava nel “lontano” 2003 quando mi sono iscritto per la prima volta a un partito politico, ha lasciato lo spazio a una regressione, a un ritorno al passato, a una difesa sterile dell’identità di partito comunista. All’indomani della sconfitta elettorale dello scorso anno che ha condannato la sinistra italiana a rimanere esclusa dal parlamento, il Prc era davanti a un bivio: ha scelto la strada più semplice..quella del passo indietro..della sicurezza..del recinto. Siamo dentro un recinto..intorno a noi il muro.. Quello stesso muro di Berlino che è stato fonte di polemica nelle ultime settimane e che è stato il simbolo dell’incapacità di reggere il confronto con l’esterno, oggi rappresenta l’emblema di ciò che si avvia ad essere il Prc nei prossimi anni. Ma io che non amo la claustrofobia, voglio provare ad uscire dalle stanze chiuse, lontano dai muri e magari volare verso mète più rischiose, ma con l’obiettivo di creare una forza aperta all’esterno. Lo spazio alla sinistra del Pd è ampio ed è una terra inesplorata che può accogliere una diversità di soggetti, quali movimenti, associazioni, ma soprattutto quel popolo che vorrebbe non solo dire, ma anche fare qualcosa di sinistra. Quel popolo non chiede di fare discorsi sulla falce e martello, né di spiare da qualche fessura del Muro, bensì vuole una forza che è in grado di incidere in un momento storico attraversato da una crisi economica e sociale profonda. Ai compagni che decideranno di rimanere all’interno del PRC dico: ci ritroveremo, forse, in qualche splendido giorno. A tutti gli altri: “Che il viaggio sia buono. Sono certo, lo sarà!”

Roberto Carta – Giovani Comunisti-Circolo PRC- Atripalda

giovedì 22 gennaio 2009

Anch'io vado.

Oltre ai dirigenti del PRC che in queste ore lasciano il partito, lasciano anche i militanti. Tale sono e tale sono stato, nel corso di questi lunghi anni trascorsi a svolgere la delicata e importante opera di organizzazione del circolo PRC di Atripalda. Aiutato e supportato da tanti altri militanti proprio come me, nomi e volti poco noti alla stampa, ma menti, braccia e gambe veloci. Non c'è stato incontro, dibattito, seminario, manifestazione, campagna elettorale e festa di Liberazione, che non abbia visto l'impegno faticoso ed indispensabile dei militanti. Forse anche il modo più gioioso di vivere la politica. Lascio il PRC, perché seguo con la coerenza che mi ha sempre contraddistinto, il progetto politico che Rifondazione aveva iniziato a costruire dal congresso di Venezia del 2005 e che il congresso di Chianciano del 2008 ha bruscamente interrotto. Non resto in un partito che fa della restaurazione ideologica il suo progetto futuro, che ridiscute addirittura il muro di Berlino. La porta oramai è aperta verso la costruzione di una grande Sinistra che riesca a superare le vecchie logiche di partito, che si spalanchi verso la società civile. Un saluto ed un ringraziamento particolare va al compagno Gennaro Imbriano, il segretario militante, per il lavoro svolto tra mille difficoltà, purtroppo spesso interne al partito, buon viaggio a tutte e tutti noi.

Fernando Bonazzi - militante circolo PRC di Atripalda.

Vendola: "Ricostruire una grande sinistra del futuro".

"Ho deciso di lasciare il partito della Rifondazione Comunista. Lo considero una casa snaturata e per questo mi dedicherò a ricostruire una sinistra curiosa del mondo che cambia, all’altezza delle sfide del tempo presente, fatta di sentimenti buoni, di capacità di stare nella realtà, di conoscere i territori e i luoghi di lavoro.
Parlo per me, per il mio sentire, per la mia idea di politica. Non chiedo quindi un reclutamento, una leva militare. Ognuno e ognuna farà i conti con la propria coscienza. Lo spirito che mi muove non vuole determinare rotture ma contaminazioni virtuose: è tempo di elaborare un pensiero forte, di fronte a un mondo attraversato dalla crisi economica e dalla crisi ambientale, per presentarci non come portatori di vecchie mitologie ma come ricercatori di futuro. Dalla settimana prossima il mio cervello e il mio cuore, insieme a quelli di tante e di tanti, avrà solo un assillo: ricostruire per l’Italia e per l’Europa una grande sinistra di popolo, una grande sinistra per il futuro".


22 gennaio 2009 Nichi Vendola

mercoledì 21 gennaio 2009

Criscuoli: Passo?....No, rilancio.

Siamo arrivati all'addio, un addio che era nell'aria, nell'aria che respiravo nel Partito della Rifondazione Comunista, il partito di cui ero Segretario cittadino, segretario di un collettivo conosciuto e riconosciuto , non solo per quello che rappresentava ma per quello che ha fatto e realizzato fin dalla sua costituzione.
Parlare di addio dovrebbe in ogni caso suscitare dubbi ed amarezza in chi lascia ma anche in chi viene lasciato. Ma in questo caso, nel mio caso, non c'è spazio per queste sensazioni, sono altri i pensieri e le emozioni che mi percorrono.
C'è una forte delusione e la consapevolezza che per la prima volta non sono stato in grado di comprendere con sufficiente anticipo ciò che oggi si sta rivelando in tutta la sua traumatica portata, o forse l'avevo capito senza volerlo ammettere. Ammettere che il PRC non era più il partito che avevo conosciuto, supportato, difeso. Ammettere che in fondo non c'erano più compagni di viaggio con cui condividere un progetto politico alto e futuribile, compagni che improvvisamente (ed inspiegabilmente) in un preciso momento storico si sono trasformati in acerrimi nemici e con i quali ormai l'unico mezzo di comunicazione era diventato lo scontro, l'offesa, la delegittimazione.
Ovviamente questa situazione era ed è più evidente sul piano provinciale e nazionale, non certo ad Atripalda dove abitano ancora onestà , rispetto e coerenza.
Ciò che sta accadendo in queste ore in cui trionfano l'idea di un partito identitario e settario e la confusione che pervade molti compagni della provincia mi porta alla conclusione che lasciare oggi il PRC non è altro che una profonda dimostrazione di coerenza rispetto ad un progetto politico che aveva fatto dell'inclusione e dell'apertura le sue migliori prerogative.
Ma dopo il Congresso Nazionale di Chianciano tenutosi la scorsa estate la sterzata reazionaria della nuova e risicatissima (ed illeggittima direi) maggioranza non ha lasciato fiato a chi conosceva un partito diverso e a chi immaginava un percorso che portasse ad un nuovo soggetto di sinistra moderno ed al passo con i tempi. Un soggetto che fosse in controtendenza con la spinte separatiste e minoritarie, con la frammentazione che da anni investe il campo politico della sinistra italiana.
Difficile condensare in poche righe ciò che invece si vorrebbe dire per spiegare in modo esaustivo i processi in atto in quel che fu il mio Partito, e quelli che stanno caratterizzando i “movimenti” di queste ore soprattutto in questa provincia dove di qui a poco ritorneranno personaggi mummificati che come avvoltoi si apprestano a rientrare dalla porta principale.
Ed allora ecco che ci ritroveremo a dover fare i conti anche con i “convertiti” dell'ultima ora come l'Assessore Corrado Gabriele ed il suo fedelissimo Todino (che un giorno ci spiegherà il suo comportamento) per i quali contano solo i numeri e le candidature non certo le idee ed il rispetto dei compagni che quelle idee le hanno incarnate e portate avanti con non pochi sacrifici credendo nell'onesta e nella coerenza della propria area politica.
Agli altri compagni che nella confusione attuale hanno preferito aggrapparsi alla boa auguro di non dover sopportare per troppo tempo la barbarie e l'intolleranza che negli ultimi periodi avevano caratterizzato il confronto interno, auguro loro di non dover subire lo stesso trattamento epurativo compiuto ai danni di Sansonetti e dei giornalisti di Liberazione, auguro di non dover essere costretti a subire la violenza che troppo spesso si è rovesciata su compagni onesti ed incapaci di rispondere a simili atteggiamenti.
Ma l'augurio più sentito lo rivolgo a Gennaro Imbriano , al politico, all'amico e compagno di tante battaglie giuste e condivise e le cui capacità si stavano progressivamente mortificando nonostante gli sforzi e l'impegno profuso per rendere il PRC in questa provincia un luogo di confronto aperto in cui innovazione e sguardo attento sulla società in crisi fossero la linea d'orizzonte di un partito che fino ad oggi aveva avuto il merito di aprire squarci nell'opinione pubblica, non solo di sinistra, su temi impronunciabili e irricevibili come i diritti civili.
Sono certo che la storia ed il tempo faranno chiarezza , quindi non mi resta che congedarmi dal Partito della Rifondazione Comunista , senza far rumore, senza indignazione, senza rimpianti e senza rancore ma con la consapevolezza che le idee sopravvivono agli uomini e alle loro miserie.


Luca Criscuoli - Segretario Circolo “L. Libertini” Atripalda

Sinistra: E' il momento per ricominciare.

Care compagne e cari compagni,
quando ho letto l’ultima copia di Liberazione con direttore Sansonetti, ho provato una profonda emozione e poi per tutto il giorno ero triste e la sera sono andata a letto con un senso di morte dentro.
Quando avevo 16 anni vivevo a Trapani ed ero di Lotta continua e lo ero soprattutto perché amavo la libertà. Avevo studiato Marx ed Hengels, ma non ero un ‘esperta di politica. Però sapevo con certezza che lottavo contro la società patriarcale (lotta immane a quei tempi), avevo chiaro che le donne e gli uomini devono avere gli stessi diritti e che tutte le persone devono avere gli stessi diritti e che non ci devono essere sfruttatori e sfruttati.
In occasione dell’invasione della Cecoslovacchia da parte dell’Unione Sovietica, Lotta Continua aveva suscitato un grande dibattito con il Pci che appoggiava l’Unione Sovietica. Votavo per il Manifesto proprio perché era un partito che aveva preso le distanze dal totalitarismo. Amavo le libertà e la amo ancora.
Dal 1991 il Prc è il mio partito ma sono iscritta solo da quattro anni e devo dire che questo partito mi ha fatto stare bene perché mi ha fatto sentire che non ero sola a lottare. Per me il partito è molto importante perché senza questa lotta, la mia vita non avrebbe senso.
Ma questo partito a cui abbiamo dato tanto e che ci ha dato tanto, purtroppo non esiste più.
Il partito libertario e che aveva un forte legame con i grandi movimenti di massa, quelli che andavano oltre il movimento operaio, come il movimento no global, il partito dell’innovazione culturale ed eversiva, il partito che riconosce gli errori e gli orrori del comunismo stalinista, il partito non violento, il partito che lotta per i diritti delle donne e dei gay non c’è più.
E’ un partito come ha detto la compagna Giavazzi che non ha futuro perché il partito adesso ha scelto la strada della restaurazione ortodossa, che rende impossibile la convivenza e la condivisione. Ne abbiamo avuto un esempio ad Avellino con l’insopportabile intrusione di Ferrero in affari che riguardano soltanto la federazione di Avellino.
Ormai questo è diventato il partito dell’odio. Ormai non si fa più politica, ci si scambia soltanto invettive e noi non abbiamo bisogno di questo, ma dobbiamo invece cambiare lo stato delle cose presenti. Io sto elaborando il lutto e ho voglia di vita nuova e costruttiva. E sono d’accordo con Nicky quando dice:” E siccome non dobbiamo passare il resto della vita a maledirci, allora meglio ricostruire qualcosa partendo da ciò che ci divide”. "L'utopia è come l'araba fenice, rinasce dalle proprie ceneri”. Si muore, ma si rinasce.
Nell’universo conosciuto tutto è costituito da cicli. Ogni cosa in natura segue un andamento ciclico.
In un terreno incolto, noteremo la rigogliosità della natura, noteremo anche piante e alberi morti, secchi, caduti, altri in putrefazione. Ma se andiamo a vedere nel dettaglio cosa c’è vicino, dentro, sotto, noteremo dell’altra vita che sta per nascere: piccole erbe, formiche che scavano il legno, germogli, altri insetti che freneticamente si muovono.
In ogni cosa che finisce c’è l’inizio di qualcos’altro. Dove c’è la nascita c’è anche la morte, e la vita include tutto questo. La vita in qualche modo è eterna, perché è il ciclo della nascita e della morte, tutti i cicli compongono ed appartengono alla vita.
Il partito muore e rinasce e dipende da noi che forma vogliamo dare a questa nuova vita. Se noi ci crediamo e ci impegnamo convinti potremmo dare una forma veramente bella a questa nuova vita. Potremmo organizzare il partito della sinistra.
Perché abbiamo dato vita alla mozione “manifesto per Rifondazione”? Perché abbiamo sempre pensato che l’arretramento progettato dalle altre mozioni fosse distruttivo per la sinistra. E allora, adesso mi rivolgo ai compagni che vogliono restare e gli chiedo: avete cambiato idea oppure pensate di poter cambiare il partito da dentro? Fino ad adesso non siamo riusciti a muovere un passo dentro a questo partito, come pensate di poterlo muovere in futuro? Il compagno Nando ha ipotizzato che Ferrero fra dieci giorni cadrà. Io penso che sia più facile vedere l’asino che vola anziché Ferrero cadere. Ferrero è molto determinato, è uno legatissimo al potere, non lo mollerà mai per il bene del partito. Non ho capito se aveva deciso a tavolino di cacciarci o se questa è la conseguenza del suo modo rigido di vedere le cose, un tentativo disperato di salvare il comunismo che già non esiste più.
Anche il partito non esiste più e tentare di salvarlo credo che sia un accanimento terapeutico. Credo che sia inutile salvare un morto e meglio rivolgersi alla vita invece.
Compagni dobbiamo credere nella strada intrapresa. Non ha senso che a metà strada ci fermiamo. La sinistra ha bisogno di tutti noi insieme. Dobbiamo andare fino in fondo. Adesso nel partito ce la tendenza di convincere i compagni della nostra area a restare come è successo a Corrado Gabriele, che si dice gli abbiano offerto una candidatura per le europee, ma noi che non occupiamo nessuna poltrona, perché dovremmo restare, per farci distruggere da Ferrero? Io, anche se occupassi una poltrona me ne andrei. E Ferrero dice che siamo quattro gatti che non concluderemo niente. Compagni fate come Ulisse, non date ascolto al richiamo delle sirene. Queste sono sirene che combattono contro il nostro progetto. Sono sirene ingannatrici. E’ un tentativo di corruzione. Vogliono che restiamo ma non vogliono cambiare niente. Vogliono dividerci per renderci impotenti. Quando sento dire che siamo divisi mi viene rabbia perché a Chianciano loro erano divisi e noi molto uniti. Non cadiamo nelle trappole! Dice Ferrero che non vogliamo adeguarci alla democrazia e secondo lui la maggioranza relativa cioè il 48% dovrebbe eseguire gli ordini di una maggioranza raffazzonata e composta da piccole minoranze nostalgiche e oscurantiste. Ferrero ha inoltre dichiarato al telegiornale che sono pochissimi i compagni che vogliono uscire e che faremo un partitino inutile. Facciamo in modo che questo non sia vero. Sempre nel tg3 ha dichiarato che Sansonetti è praticamente un nemico del popolo e questo mi ricorda un periodo veramente oscuro.
Noi, compagni che ci crediamo davvero, cosa abbiamo da perdere? Come diceva Marx abbiamo da perdere solo le nostre catene. Si perché nel partito siamo incatenati, non possiamo muovere un passo malfermo. Per esempio adesso ad Avellino e in provincia non avremo il permesso di presentarci alle elezioni con il simbolo di Rifondazione – non possiamo decidere le alleanze che vogliamo fare perché siamo controllati e corretti come in URSS.
Diamo forza al nostro progetto anziché a quello di Ferrero. Se usciamo solo in pochi dal partito sarà più difficile e invece la presenza di tutti noi dell’area “Per la sinistra”, ci da una grande forza. Vi prego non indebolite il nostro progetto. Perché rimanere in una struttura in cui non credete più? Non ha senso, quando noi ce ne andremo sarete veramente una minoranza inconsistente e sarete trattati malissimo se non vi adeguate. Il nuovo partito della sinistra ha bisogno di unità e militanza, molta militanza. Non dobbiamo deprimerci perché viviamo nel regime berlusconiano. Invece di deprimerci è da lì che dobbiamo prendere la forza per ribellarci. Nella vita ci vuole coraggio: “Si dice che chi non risica, non rosica”.
Si dice che volere è potere. Se noi diamo energia al nostro progetto, avremo successo. Fate finta che prima non c’era niente e adesso ci mettiamo all’opera per realizzare il nostro bellissimo progetto. Certamente incontremo delle difficoltà, ma non bisogna fermarsi mai e dobbiamo sempre ricordarci di Gramsci quando diceva che quando va male, allora bisogna ricominciare. A che serve dire siamo finiti. Allora chiedo a questi compagni. Che dobbiamo fare chiudiamo bottega e ce ne andiamo tutti a casa? Io voglio che la lotta sia sempre viva e lotterò, lotterò nel nuovo partito della sinistra.
Dobbiamo creare un partito in cui si dialoga, un partito che vive nel tempo attuale, un partito che continui la strada della nostra rifondazione. Abbiamo bisogno di una grande sinistra, ma non solo in Italia, ma anche in Europa e nel mondo. Abbiamo bisogno di questo per fermare la strage degli innocenti in Palestina. La morte dei bambini è la cosa più terribile che esista al mondo per me.
Vedendo Fabrizio De Andrè, gli ho sentito dire che lui quando era ragazzo e andava a scuola fra i troiani e gli achei vincitori, si identificava con i troiani e mi sono ricordata che anche io mi identificavo con i troiani e adesso mi identifico con i palestinesi. Abbiamo bisogno di coesione nella sinistra per difendere i diritti dei più deboli.
Condivido le preoccupazioni di Sansonetti per il futuro della sinistra, ma se ci impegnamo, ce la faremo, ma dobbiamo impegnarci molto. E’ importante per i nostri figli, per l’Italia per il mondo.
ADESSO! E’ IL MOMENTO PER COMINCIARE. COMINCIAMO DA QUI e spero che in tutta l’Europa la sinistra rinasca. Perché solo la sinistra ha gli strumenti per risolvere la crisi.

di Giuseppina Buscaino

domenica 18 gennaio 2009

Un'altra Sinistra è possibile.

Non si può essere in movimento restando fermi, questa è oramai la condizione dell'area rifondazione per la sinistra, che dopo il congresso del PRC di Chianciano ha visto capovolgere l'esito dello stesso allorché le minoranze all'interno del partito si sono accordate affinchè la nostra mozione, che vede primo firmatario Nichi Vendola, nonostante avesse raggiunto oltre il 48 % dei voti congressuali divenisse di fatto minoranza, dando vita ad una vera restaurazione del PRC distruggendo un patrimonio politico costruito negli ultimi 10 anni. Di fatto l'agibilità politica all'interno del partito in questi ultimi mesi è praticamente scomparsa, anche laddovè come ad Avellino la mozione aveva ricevuto oltre il 60% dei consensi. Un vero e proprio mobbing è stato perpetuato nella federazione provinciale a danno dei compagni che avevano aderito all'area, impedendo con ogni modo, alcuni veramente discutibili come lo screditamento personale di alcuni compagni, allo svolgimento dei lavori della segreteria e del CPP. Questa purtroppo risulta essere la condizione del PRC anche a livello nazionale. La cacciata di Piero Sansonetti, direttore di liberazione, è solo uno degli ultimi esempi di come il partito anche nella pratica ha messo in atto una persecuzione verso coloro che non “rispettano”la linea politica e i dictat del segretario Ferrero. Non ci resta che andare..questa sembra essere la soluzione finale a quello che sta succedendo in Rifondazione, ha ragione Fausto Bertinotti quando dice: è diventato un partito irriconoscibile. Sarebbe in qualche modo “più comodo” restare ad Avellino dove l'area appunto detiene la maggioranza assoluta, ma per restare bisogna avere un progetto convincente che apra la porta al futuro, ebbene la segreteria Ferrero questa porta l'ha chiusa ed allora chi come me ritiene il progetto della mozione Vendola non solo attuale ma necessario deve spalancare un portone per la costruzione di un grande partito di sinistra che guardi al mondo e al futuro senza rimpianti e senza remore, che sia in grado di essere al passo con la società e che sopratutto aspiri alla rivoluzione umana di cui tanto si ha bisogno. Lascio il PRC solo con il rammarico che il mio partito non esiste più, perlomeno non la rifondazione a cui ho aderito con convinzione a partire da Genova 2001, ma continuo il sogno di un altro mondo possibile, di un'altra sinistra possibile.

di Cinzia Spiniello - coordinatrice provinciale dell'area “Rifondazione per la Sinistra”

Una nuova Sinistra è possibile.

di Pompilio Albanese (Segreteria provinciale Prc-Se di Avellino)

Il dibattito che investe il Partito della Rifondazione Comunista, trova
tutte le risposte nella scissione, per colpa della posizione dell'attuale
maggioranza che esprime una linea politica senza tenere conto delle
dinamiche sociali intervenute dal congresso di Chianciano a oggi.

Ho sostenuto la mozione 'Rifondazione per la Sinistra'nel congresso di
Chianciano e sono tutt'ora convinto che le motivazioni essenziali di quella
battaglia politica siano valide più di prima. Lo confermano innanzitutto la
crisi della globalizzazione mondiale, l'enorme movimento dell'onda per
difendere la scuola pubblica, la capacità della CGIL di portare in piazza
migliaia di manifestanti come lo sciopero generale del 12 dicembre.

Allo stesso tempo non si può ignorare il fallimento del progetto riformista
del Partito Democratico

che combatte al suo interno una battaglia sulla questione morale.

Il nostro partito invece di prendere atto delle modifiche sostanziali della
società ,dei movimenti,dei diritti del lavoro, riafferma la propria linea,
quella settaria e minoritaria, come si nota nello smantellamento di tutti
quegli elementi d'innovazione che hanno fatto di Rifondazione un punto di
riferimento per intere generazioni. La costruzione di un nuovo soggetto
politico unitario e plurale della sinistra è necessaria :per i luoghi di
lavoro,per i territori,per i bisogni,per i movimenti sociali, che in questi
anni sono rimasti senza rappresentanza politica. Bisogna costruire con tutti
i mezzi, un'opposizione alle destre di Berlusconi e Bossi che tenga conto
della realtà delle cose. Bisogna costruire una speranza che va in una
direzione diametralmente opposta all'attuale governo, più umana, più
consapevole dei propri mezzi, più equa.

Questo compito non lo possono assolvere solo i comunisti di rifondazione
comunista, per diverse ragioni: uno- per un numero esiguo degli iscritti al
partito, due- per la cultura del sospetto che ha caratterizzato il nostro
comportamento, tre- il nuovo modello di vita inventato dalle destre e dal
capitalismo, quattro- il nuovo rapporto con l'ambiente. La scissione è
necessaria in provincia di Avellino, dove il gruppo della maggioranza che fa
capo al compagno Vendola, è scientificamente attaccato da ogni parte.
Sembrava un episodio isolato, l'intervento di Don Vitaliano, invece
l'ingerenza non autorizzata del segretario nazionale, Ferrero, è un chiaro
messaggio di delegittimazione del gruppo dirigente della federazione Irpina
. Il modo di fare politica del segretario nazionale del PRC serve
soprattutto a riaffermare una politica in provincia che è stata sconfitta
con il congresso di Mercogliano nel 2005. Una politica che metteva il
partito nelle condizioni di esprimere una gestione politicista, centralista
e giustizialista.

Mi chiedo come si può restare in un partito che pur di recuperare vecchie
cariatidi, mette in discussione tutto quello che di buono è stato fatto in
questi anni da tutti noi. Come si può restare in un partito che guarda al
passato. Io credo in un'altra sinistra e in un'altra politica. Credo che
un'altra politica sia possibile e un'altra sinistra è necessaria!

"Noi siamo un partito non un restato"

giovedì 15 gennaio 2009

A sinistra.

Vendola: Fuori dalla gabbia dei veleni.

L'INTERVISTA / Vendola: "Mi hanno fatto soffrire da comunista
i risentimenti e le menzogne della vicenda Liberazione"
"Siamo finiti in una gabbia di veleni
cambiamo casa per rifondare la sinistra"

di CARMELO LOPAPA - la Repubblica

"Siamo finiti in una gabbia di veleni cambiamo casa per rifondare la sinistra"



Nichi Vendola
ROMA - "È giunto il momento di mettere ordine, di riscrivere lo spartito della sinistra del futuro. Le miserie umane e culturali alle quali abbiamo assistito ci hanno indotto a questo passo, quello della rifondazione della sinistra. Questa non era più casa nostra".

Nichi Vendola, governatore della Puglia, perché non sarebbe più casa vostra? Perché abbandonate il partito?
"Una storia si è ormai compiuta, finita dentro una prigione di risentimenti. È stata scritta una pagina brutta, siamo finiti tutti in una spirale ritorsiva. Quella non è più casa nostra perché è poco accogliente, è un luogo che ha chiuso i conti con la parola "rifondazione". Il Prc per 18 anni è stato protagonista vivace, efficace, controverso, fascinoso e vero della politica italiana. Quella storia, ecco, si è illividita, sfarinata".

Vi accusano di non esservi arresi al fatto di aver perso il congresso.
"Non dico queste cose perché ho perso il congresso, che pure in qualche modo ho vinto col 47%, ma perché col vulnus inferto a Liberazione, al diritto di informazione e all'autonomia del giornalismo, non c'è stata solo la presa d'atto di una divaricazione politica, ma qualcosa di più profondo. E siccome non dobbiamo passare il resto della vita a maledirci, allora meglio ricostruire qualcosa partendo da ciò che ci divide. Ho sofferto tanto per quanto accaduto, da giornalista e da comunista".

Con il Prc dite addio una volta per tutte anche all'utopia comunista?
"L'utopia è come l'araba fenice, rinasce dalle proprie ceneri. E l'utopia dell'eguaglianza non è riducibile alle conseguenze di alcun fallimento, continuerà a camminare lungo le strade della politica".
E la vostra strada porta alla costruzione con Fava, Mussi, pezzi dei verdi, di un nuovo soggetto. Ma c'è bisogno di un'altra bandierina a sinistra? Di un piccolo Arcobaleno?
"Si può continuare la battaglia dentro e fuori il Prc, si può anche avere la doppia tessera. Niente ingessature. Ma dobbiamo prendere atto che ci è cascato il mondo addosso. L'Italia che fu il paese dell'anomalia comunista è oggi diventato il paese in cui l'anomalia è rappresentata dall'assenza di una forte sinistra politica. Antirazzismo, la cura per le persone più deboli, dell'ambiente: la parola sinistra deve tornare ad avere senso. Rifondazione e il Pd rischiano di essere la narrazione dello stesso suicidio. Da un lato, la ricerca affannosa di governismo a tutti i costi, dall'altro, la predicazione velleitaria lontana dalla realtà".

Si dice che Bertinotti abbia benedetto lo strappo.
"Con Fausto facciamo lunghe chiacchierate. Parlare con lui per me è respirare aria pulita, ossigenare il cervello. Condividiamo la fiducia nel fatto che la sinistra sia un'istanza oggettiva".

Presidente Vendola, confessi, quanto male le hanno fatto le parole dello psichiatra Fagioli sull'incompatibilità tra l'essere comunista, gay e cattolico?
"Non mi hanno scalfito per nulla, piuttosto ho notato che spesso una certa veemenza viscerale ha degli effetti antipatici sul viso di chi la esprime. Detto questo, non bisogna necessariamente essere comunisti e neppure avere confidenza con la società dei lumi per non simpatizzare con chiunque giudichi le altre persone, non per i loro comportamenti, ma per la loro condizione esistenziale. Sono cose che a me danno ricordi da brivido".

lunedì 12 gennaio 2009

Prc, De Cristofaro: Ferrero sbaglia, su Avellino come su Liberazione.

“Sono del tutto ingiustificate le parole espresse dal Segretario Nazionale Ferrero contro la Federazione di Avellino.
In questi anni il nuovo gruppo dirigente della Federazione irpina ha svolto un lavoro difficile e prezioso che andrebbe rispettato, anche da Paolo Ferrero.
E invece assistiamo ad un attacco mediatico di assoluta gravità.
Gennaro Imbriano e i compagni dell’Irpinia hanno tutta la mia solidarietà politica e umana.
Vicende come questa ci raccontano di quanto, ormai, sia sempre più compromessa l’agibilità politica dentro il Prc”.
“È incredibile: si vorrebbe sollevare un polverone su una vicenda come questa, costruita artificialmente, mentre Ferrero procede tranquillamente alla destituzione di Piero Sansonetti, il Direttore di Liberazione, colpevole di non essersi allineato alla deriva identitaria e minoritaria del dopo-Chianciano.
Bertinotti, a questo proposito, ha giustamente parlato di un atto di rottura radicale rispetto al partito che abbiamo costruito, rispetto alla sua storia e alla sua cultura politica. È proprio vero, questa rifondazione è irriconoscibile!”


Dichiarazione di Peppe De Cristofaro, Segretario Prc/Se Campania.

Compagni, non vi riconosco più.

Sono iscritta al circolo di Rifondazione comunista di Avellino e non conoscevo Costantino D’Argenio sotto questo aspetto. Nell’articolo che ha scritto su Buongiorno Irpinia, ieri 10 gennaio 2009, era posseduto da un delirio di onnipotenza e anche da molta rabbia. Si dice che la rabbia offuschi la ragione. Si perché ha detto delle cose che non corrispondono al vero. Ha detto che Gennaro M. Imbriano non è il segretario legittimo della federazione di Avellino. Imbriano è stato eletto democraticamente dal comitato politico della federazione del Prc di Avellino.
Il comportamento di D’Argenio è stato incoraggiato dal fatto che il partito in questo momento è militarizzato. Infatti l’organo del partito “Liberazione”, lunedì avrà un nuovo direttore perché adesso il dissenso non è consentito e l’attuale direttore, Sansonetti non è in linea.
La legalità di cui parla D’Argenio nella federazione di Avellino c’è sempre stata. Legalità è anche mettere in pratica il deliberato del collegio di garanzia nazionale, cosa che D’argenio si è rifiutato di fare. Abbiamo atteso sei mesi che lui integrasse i compagni della mozione Vendola nel circolo di Avellino così come diceva il deliberato, ma questo non è mai avvenuto e poi lui si permette di parlare di legalità. Se vuole la legalità, lui per primo deve seguire le regole e dopo può parlare di legalità. Il circolo è stato commissariato proprio per questa sua inosservanza.
Trovo la sua reazione veramente sproporzionata perché è stata anche decisa la data del congresso straordinario. Il congresso si terrà il 20 di febbraio 2009. Non avevo capito prima che D’Argenio ci tenesse tanto a essere il segretario del circolo.
Ferrero è stato coinvolto in questa situazione e senza verificare niente ha preso le parti di D’Argenio solo perché fa parte della sua mozione. Ferrero difendendolo dice che noi gli abbiamo impedito di fare un’ alleanza elettorale che era di sinistra e non gli è stato detto che era un’alleanza di centro sinistra perché Gengaro non è un comunista o un socialista infatti nel 2004 è stato eletto in una lista di centro destra e poco tempo fa, non disdegnava di fare un’alleanza con De Mita proprio per le future amministrative. Quindi lo stesso Ferrero non è stato informato bene.
Nel partito di Ferrero adesso per tesserarsi bisogna pagare 40 euro e dopo le analisi del sangue, se risulta che sei un purosangue comunista, puoi essere accettato.
Bertinotti riferendosi a Ferrero ha detto: “ Rifondazione è irriconoscibile. Non è più il partito che abbiamo costruito insieme”.
La sfida del partito di Bertinotti era di penetrare e di farsi penetrare dai grandi movimenti di massa (anche quelli che andavano oltre la tradizione del movimento operaio come il movimento no global) a costo di scalfire il partito. Questa è stata soprattutto l’innovazione culturale ed eversiva nella cultura della sinistra (anche di quella moderna e moderata) del riconoscimento degli “orrori” e non solo degli “errori” del comunismo e la lotta contro lo stalinismo. Inteso come concezione del potere, dello Stato e anche di quei rapporti fra le persone che permeano fortemente le relazioni nella politica. Questa infine l’affermazione della non violenza come idea forte, costitutiva di una sinistra che rifiutava davvero fino in fondo l’ideologia dell’avversario. E quindi si pronunciava contro la guerra, per la pace, sempre. La scommessa era grande e rischiosa.
Ma adesso questo progetto comune non c’è più. Ferrero per vincere il congresso si è dovuto alleare con le minoranze del partito che sono legate ad idee staliniste che sono contrarie a qualunque innovazione e sperimentazione in nome del comunismo puro.
Come ho detto prima, conosco Costantino D’Argenio e non conoscevo questo suo aspetto, anzi pensavo che fosse uno dei più democratici. E’ totalitario quando dice che la direzione provinciale si era posta fuori dall’indirizzo politico “dettato” da Ferrero cioè dal nuovo documento di Ferrero, quello che noi non condividiamo . Questo è un modo nuovo di parlare in Rifondazione che proprio mi stupisce perché durante la segreteria di Bertinotti e di Giordano si è sempre rispettata l’autonomia delle federazioni. D’argenio parla di diktat ma non tiene in considerazione che per il collegio nazionale di garanzia lui non è il segretario del circolo di Avellino e credo che non basti essere simpatici al segretario nazionale per ottenere tutto ciò che si vuole. In Rifondazione come in tutti i partiti, c’è uno statuto, ci sono delle regole da seguire ed anche il segretario nazionale deve seguire le regole anche se non gli piacciono.
Noi dell’area di Rifondazione per la sinistra siamo molto delusi da questo segretario nazionale perché un segretario dovrebbe porsi super partes e per il bene del partito dovrebbe unire i compagni anziché dividerli in modo autoritario e non essendo in possesso delle informazioni giuste e reali.



di Giuseppina Buscaino Comitato politico regionale Prc/Se Campania

domenica 11 gennaio 2009

Liberazione: Dopo Sansonetti, la piccola Pravda.

di Generoso Bruno

Oggi, compro Liberazione per l’ultima volta. Sarà il modo per salutare la direzione di Piero Sansonetti ed anche la mia claudicante collaborazione al giornale. Oggi c’è in edicola l’ultimo numero di un giornale libero prima che diventi la piccola “Pravda” di Ferrero e dell’attuale gruppo dirigente del Prc.
L’autonomia di un giornale, ma anche delle Federazioni, sono elementi costitutivi della democrazia di un partito. C’è, quindi, un uso strumentale di Ferrero sia nell’intervento in merito a Liberazione che nelle vicende interne alla Federazione ed al Circolo di Avellino.
Paolo Ferrero, per Rifondazione comunista, è il segretario dell’incastellamento, della svolta identitaria e della negazione degli elementi di contaminazione tra il Prc ed il resto delle culture critiche.
La testa di Sansonetti e l’intera vicenda di Liberazione sono elementi che arrivano a rompere, all’interno di una comunità, il vincolo ed il sentimento dell’appartenenza. E, non credendo che Paolo Ferrero soffra di “microfilotimia” cioè il “dare importanza a cose senza importanza”, vedo, allora, la volontà di costruire all’interno del partito un diffuso clima politico, di “buio a mezzogiorno”, atto a coprire la svolta autoritaria che, ancora una volta, proverà ad abbattersi sopra le teste dei non allineati.
La sconfitta di aprile, a sinistra, ha dato sfogo all’affermazione di posizioni minoritarie, per loro stessa natura, incapaci di far vivere il campo largo della sinistra italiana nella sfida con il secolo nuovo al punto da non trovare, già negli scorsi mesi, riconoscimento e percezione nell’onda dei nuovi movimenti. Occorre, a sinistra, un percorso nuovo capace di parlare ancora una volta alle donne ed agli uomini. Occorre portare una nuova speranza tra le carni e le polveri di una società molecolarizzata.
Ma,non sarà con Ferrero e con il suo concistoro che questo percorso si potrà fare.

Prc: Ancora una volta "buio a mezzogiorno"?

« La vostra fazione, cittadino Rubasciov, è stata battuta e disfatta. Volevate spezzare il Partito, pur dovendo sapere che una scissione nel Partito avrebbe significato la guerra civile. Sapete dello scontento fra i contadini, che non hanno ancora imparato a comprendere il senso dei sacrifici imposti loro. In una guerra che può scoppiare da qui a qualche mese, tali correnti possono portare a una catastrofe. D'onde la necessità imperiosa per il Partito di essere unito. Esso deve essere come fuso in una colata, tutto cieca disciplina e fiducia assoluta. Voi e i vostri amici, cittadino Rubasciov, avete creato una frattura nel Partito. Se il vostro pentimento è sincero, dovete aiutarci a sanare questa frattura. Come vi ho detto, è l'ultimo servizio che il Partito vi chiede. »

(Buio a mezzogiorno, dall'interrogatorio finale dell magistrato inquirente Ivanov)

Buio a mezzogiorno è un romanzo dello scrittore ungherese Arthur Koestler, pubblicato nel 1941, che descrive l'arresto, la detenzione, gli interrogatori e l'esecuzione di un importante membro del Partito comunista sovietico nel periodo delle grandi purghe staliniane.

sabato 10 gennaio 2009

Imbriano, Prc, replica a Ferrero: Né subalterni, né marginali.

di Gennaro Imbriano Segretario provinciale Prc Avellino

"Sono ferito dalle parole offensive e infondate espresse dal Segretario
Ferrero.

In un partito normale e civile, avrebbe dovuto almeno informarsi meglio.

Sarebbe bastato rivolgersi non al sottoscritto, giovane segretario di una
piccola federazione alla periferia del Mezzogiorno, ma almeno al Collegio
Nazionale di Garanzia.

Il CNG (in cui è ovviamente maggioritaria l'area Ferrero) avrebbe potuto
chiarire che i dati ufficiali dell'ultimo congresso del Circolo di Avellino,
riconosciuti dalla Commissione Nazionale per il Congresso, assegnano una
vittoria, seppure di misura, all'area Vendola. Una vittoria che l'ex
Segretario del Circolo di Avellino non ha mai voluto riconoscere,
rifiutandosi di rispettare anche un deliberato del CNG che gli chiedeva di
procedere all'integrazione degli organismi dirigenti, nel rispetto delle
percentuali emerse dal congresso.

E così il CNG avrebbe anche potuto chiarirgli che il Commissariamento del
Circolo di Avellino lo aveva esso stesso indicato tra le possibili soluzioni
di una situazione che si era progressivamente complicata.

E' stato per questo che il Collegio Provinciale di Garanzia, dopo aver
sollecitato varie volte una soluzione di buon senso, ha richiesto al
Comitato Politico Provinciale, nel rispetto di quanto aveva stabilito già il
CNG, di commissariare il Circolo di Avellino.

Una decisione che avremmo voluto davvero evitare, ma che non ha alcuna
valenza politica. E infatti il CPF ha deciso, contestualmente al
commissariamento, pure la rapida convocazione del Congresso straordinario
del Circolo, fissato per il prossimo 20 febbraio.

E dunque il prossimo Congresso del Circolo di Avellino potrà anche avanzare,
democraticamente, la propria proposta per le amministrative.

Vorrei dire a Ferrero, però, di scendere dalle nuvole. Quello a cui stava
lavorando l'ex Segretario del Circolo di Avellino non era una lista
antagonista come sembra emergere dalla sua dichiarazione di ieri, ma era la
candidatura a Sindaco di Antonio Gengaro, consigliere comunale di Avellino
oggi vicino al PD ed eletto nel 2004 all'interno del centro-destra. Non
credo proprio che possa essere questa l'ambizione della Sinistra.

Sono addolorato, ma nemmeno troppo stupito per l'attacco politico che riceve
la Federazione Irpina e la sua autonomia. La Rifondazione a cui mi sono
iscritto ormai non esiste più.

Veniamo colpiti perché questa Federazione si è schierata al 70% con Nichi
Vendola. Veniamo colpiti per alimentare un clima necessario all'epurazione
di Piero Sansonetti e alla normalizzazione di Liberazione.

Ma non accetteremo che l'indirizzo politico definito dal Comitato
Provinciale sia messo in discussione dall'alto. Noi pensiamo che in Irpinia
sia necessario sfuggire al rischio della marginalità, e provare a costruire
un accordo di centro-sinistra che scommetta sul rinnovamento, su un'alleanza
senza i demitiani. Non so, francamente, se ce la faremo. Tantissima strada
abbiamo ancora da fare.

Ma vorrei rassicurare Ferrero: dopo aver vissuto quelle tre eccezionali
giornate di Genova, non conosco cosa sia la subalternità".


Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea

Federazione Provinciale di Avellino

Vaffan'gulag!



Dichiarazione di Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc.


Apprendo dai compagni della federazione di Avellino che, lo scorso 7
gennaio, su proposta del segretario della federazione provinciale del Prc di
Avellino, il Cpf della federazione irpina ha commissariato il Circolo della
città di Avellino.


Al di là delle questioni formali addotte, su cui già il Cgn (comitato
nazionale di garanzia) ha espresso un suo parere, il commissariamento del
segretario e del circolo di Avellino avviene, io credo, per motivazioni
profondamente politiche: il rifiuto, da parte della maggioranza del circolo
del capoluogo, di accettare la subalternità al Pd nel difficile contesto
delle prossime elezione amministrative (sia provinciali che comunali) del
comune capoluogo irpino.


Infatti, il circolo di Avellino aveva avviato un percorso che lo avrebbe
portato a presentare un proprio candidato appoggiato da altre forze di
sinistra e attraverso la presenza di una propria lista. Il commissariamento
mi appare un atto gravissimo in quanto funzionale all'indebolimento del
progetto della Rifondazione comunista e al rafforzamento invece dei legami
di subalternità al Pd .In quanto tale non è assolutamente accettabile e
resta un atto politico deprecabile e da deprecare.



Ufficio stampa Prc

Prc, Bertinotti a Ferrero: «Rifondazione è irriconoscibile».

di Andrea Carugati - l'Unità

Rifondazione è «irriconoscibile». La «destituzione» del direttore di Liberazione Piero Sansonetti «un atto di rottura radicale» rispetto al partito «che abbiamo costruito insieme» perché «l’autonomia del giornale è un elemento costitutivo di un partito democratico». Fausto Bertinotti è molto netto sulle vicende interne al suo partito e al quotidiano Liberazione. Esprime «solidarietà» al direttore sfiduciato perché non in linea con la nuova segreteria Ferrero, ma la sua delusione va oltre il caso Liberazione, fino appunto a rendere «irriconoscibile» il partito da lui guidato per molti anni. Ieri, durante un incontro alla Camera, ha comunicato le sue opinioni a Ferrero.

Ma il mini vertice, che pure si è svolto in un clima cordiale, non ha riavvicinato le posizioni. Ferrero su Sansonetti ha ribadito le sue ragioni: «La sua linea puntava alla distruzione del Prc». Non è servito ad accorciare le distanze neppure il fatto che il nuovo direttore scelto da Ferrero, il sindacalista bresciano Dino Greco, sia una persona conosciuta da anni e stimata da Bertinotti. Così come non è servito che l’editore in pole position per rilevare Liberazione, Luca Bonaccorsi, sia un sodale delle psicanalista Massimo Fagioli, a lungo considerato vicinissimo all’ex presidente della Camera.

Ormai il treno della scissione è partito, la gran parte dei vendoliani dirà addio al Prc a fine gennaio, e Bertinotti non farà nulla per fermarli. L’incontro di ieri era una sorta di ultima spiaggia per trovare una pur fragile tregua, che poteva tradursi nel sì di Ferrero a un cartello delle sinistre per le europee. Ma l’ex ministro della Solidarietà sociale ha detto no. Rifondazione andrà alle europee con il suo simbolo, i vendoliani faranno una lista di Sinistra con Sd e parte dei Verdi. Ieri Bertinotti ha visto anche Franco Giordano, l’ex segretario che con un’intervista giovedì ha annunciato la scissione.

A quanto pare anche l’ex presidente della Camera, che aveva sempre frenato su ogni ipotesi di scissione prima delle europee, avrebbe condiviso il timing che prevede il divorzio a fine gennaio, quando l’area Vendola si riunirà a Chianciano per prendere la difficile decisione. Intanto già lunedì, quando in direzione si ufficializzerà la sostituzione di Sansonetti, gran parte dei vendoliani si dimetterà, mentre ormai nessuno degli uscenti sta rinnovando la tessera. Non tutti però. Domani il gruppo dei bertinottiani storici, che non intende lasciare il partito, si presenterà ufficialmente con un documento, molto critico verso Ferrero, ma deciso a continuare la battaglia per un nuovo soggetto della Sinistra dall’interno di Rifondazione. Tra loro ci sono dirigenti come Milziade Caprili, Augusto Rocchi, Tommaso Sodano e Raffaele Tecce. Si parla di circa un quarto dell’area Vendola. E Bertinotti ha raccomandato a Giordano: «Guai a rompere con i nostri che restano dentro Rifondazione».

09 gennaio 2009

mercoledì 7 gennaio 2009

Prc:“Incompatibili coi trasformismi”.

I fatti, che recentemente si stanno consumando dentro gli Enti della nostra provincia, confermano sempre più chiaramente la costituzione di un saldo asse politico tra demitiani e PdL.

Queste scelte trasformiste rendono assolutamente incompatibile la nostra presenza coi demitiani all’interno delle giunte. Al fine di procedere in questa direzione, la Segreteria provinciale del Prc ha già convocato, per venerdì 9 dicembre, tutti gli Amministratori Locali del Partito per concordare l’atteggiamento specifico da adottare in ogni singola realtà.

Analogamente, rinunciando a qualsiasi ambiguità bipartisan, dovrebbero procedere tutte le forze di centro-sinistra.

In questo nuovo quadro politico che si va determinando in Irpinia, già pesantemente spostato a destra, non si può continuare a sbagliare.

Finora le forze del centro-sinistra non sono state all’altezza della sfida, hanno prevalso tatticismi e vecchi schemi politicisti. Ed è mancata la capacità di costruire un percorso di innovazione e unità, fattori indispensabili per battere le destre e la vecchia politica.
Anche alla luce di quanto sta avvenendo in questi giorni, le forze democratiche e progressiste sono chiamate a rilanciare il confronto, aprendo una discussione sul futuro dell’Irpinia, ritirando qualsiasi candidatura dal tavolo e avviando invece un serio ed approfondito confronto programmatico.
Questo è il momento per inaugurare, senza esitazioni e rifuggendo qualsiasi ambiguità, una nuova stagione politica per il centro-sinistra in Irpinia.

Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
Federazione provinciale di Avellino

giovedì 1 gennaio 2009

L'arrocco e la fine.

di Ritanna Armeni - il Riformista del 30/12/08.

Ci sono articoli che si scrivono con imbarazzo e con qualche sofferenza.
Questo è uno di quelli. Per chi ha creduto per anni in un progetto politico
radicale e avvincente come quello che ha portato alcuni anni fa alla nascita
del partito di Rifondazione comunista non è facile comunicare un'analisi e
una percezione netta che la porta dire che quel progetto è morto. Quel che
mi spinge a fare oggi un'affermazione tanto drastica è la recente vicenda di
Liberazione. Il tentativo di chiudere l'esperienza di quel quotidiano
attraverso un editore discusso e normalizzatore o attraverso il diktat del
partito mi pare davvero l'atto di chiusura di un'esperienza politica
importante sia per chi ci ha creduto e partecipato sia per la storia
politica del Paese.

Rifondazione comunista è nata dopo la svolta della Bolognina riunendo nella
stessa formazione gruppi, tendenze e culture diverse della sinistra
italiana.

Ingraiani, cossuttiani, togliattiani, trotskisti e appartenenti ai gruppi
della sinistra estrema degli anni Settanta. Nonché una parte consistente di
quel popolo comunista socialmente e politicamente messo ai margini dalla
nascita modernizzatrice del Pds.

Questa formazione aveva certamente un'identità di classe, ma anche una
connotazione conservatrice e arretrata. Poteva diventare un piccolo mostro
politico identitario e settario con gli occhi rivolti nostalgicamente al
passato e scarsa capacità di analizzare e cambiare il presente.

Così non è stato come anche i meno dogmatici e i più intelligenti dei suoi
avversari si sono accorti.

Il tentativo fatto negli anni che sono seguiti alla scissione dal Pci ha
capovolto alcune facili previsioni e ha delineato un altro percorso. Il
leader politico che l'ha perseguito con davvero straordinario coraggio e
audacia, Fausto Bertinotti, si è posto l'obiettivo ambizioso di cambiare la
sinistra, tutta la sinistra, a cominciare dal partito di cui era leader
smantellando a uno a uno quei muri ideologici e culturali che la
condannavano a un ruolo di retroguardia nel mondo dominato dall'ideologia
neoliberista nella sua fase trionfante.

Questo è stato il tentativo di introdurre nella politique politicienne di
cui erano imbevuti i partiti italiani, le grandi questioni sociali. Questo
lo sforzo di penetrare e di farsi penetrare dei grandi movimenti di massa
(anche quelli che andavano oltre la tradizione del movimento operaio come il
movimento no global) a costo di scalfire il moloch del partito. Questo è
stato soprattutto l'innovazione culturale ed eversiva nella cultura della
sinistra (anche di quella moderna e moderata) del riconoscimento degli
"orrori" e non solo degli "errori" del comunismo e la lotta contro lo
stalinismo. Inteso come concezione del potere, dello Stato e anche di quei
rapporti fra le persone che permeano fortemente le relazioni nella politica.
Questa infine l'affermazione della non violenza come idea forte, costitutiva
di una sinistra che rifiutava davvero fino in fondo l'ideologia
dell'avversario. E quindi si pronunciava contro la guerra, per la pace,
sempre. La scommessa era grande e rischiosa. Si poteva cambiare radicalmente
se stessi rimanendo altrettanto radicalmente critici nei confronti di un
mondo dominato dall'ingiustizia sociale nelle sue forme più profonde e
pervasive?

Non è stato ovviamente un percorso semplice e privo di errori. Chiunque
abbia partecipato a quell'esperienza potrebbe elencarli. Chi scrive, ad
esempio, rimprovera a quel percorso un eccesso di illuminismo e cioè una
eccessiva fede nelle idee e una scarsa attenzione alla relazione delle
persone; una solo formale attenzione alla cultura femminile e una
sostanziale indifferenza all'innovazione della forma partito. Ma quel
percorso era comunque permeato da una profonda ricerca innovativa. E dalla
convinzione che una sinistra radicalmente cambiata nei suoi contenuti e
nelle sue forme avrebbe potuto portare (questa la seconda audace scommessa)
un contributo necessario al governo del Paese.

Bene, tutto questo è stato spazzato via. Questo progetto è stato sconfitto.
Il modo in cui siamo stati al governo è stato il catalizzatore. Il che non
significa - sia ben chiaro - che esso fosse sbagliato. La storia è piena di
sconfitte di idee e progetti giusti. La recente crisi del capitalismo ha
riabilitato, e con una forza incredibile persino per chi le ha sostenute,
molte idee considerate fino a qualche mese fa "estremiste" e oggi adottate
dai più potenti leader mondiali. Ma dobbiamo dirci, a costo di essere
crudeli innanzitutto con chi ci ha creduto e con chi ci crede ancora che è
stato battuto. Oggi al suo posto ci sono due entità. Rimane un partito che
si chiama Rifondazione comunista, che vuole vivere e per farlo si affida a
quella che negli scacchi è chiamata "la mossa dell'arrocco" ma che non ha
alcun collegamento con quei progetti che ho sinteticamente riassunto. In
esso permane una spinta anticapitalistica ma che pare indirizzarsi verso
forme di neopopulismo più che verso la ricerca di efficaci forme di lotta
sociale. C'è ancora un residuo di critica al potere e alle gerarchie, ma
ridotta a qualche facile demagogia e a un inevitabile qualunquismo.

Poi c'è l'entità (non so definirla diversamente) di coloro che con questo
progetto non sono d'accordo, vedono il ritorno indietro verso una nostalgica
inefficacia, che vorrebbero proseguire nel cammino cominciato, che tentano,
ma, a loro volta, non sono in grado (per difficoltà oggettive o per difetti
soggettivi) di riprendere in altre forme e in una situazione ben più
difficile quel percorso di innovazione politica.

Rimaneva Liberazione, un quotidiano eretico e audace. Capace di dire cose
nuove, di aprire percorsi inesplorati e, naturalmente, di fare errori. Il
tentativo di chiuderlo (e con quali metodi) mi pare la dimostrazione più
chiara e dolorosa della fine di un'esperienza. Mi spinge a parlare di
"morte". Per me scriverlo con tanta chiarezza non è facile, ma significa
almeno poter cominciare a elaborare il lutto. E darsi la possibilità di
ricordare ed esaminare criticamente, duramente e onestamente il passato. Mi
pare - almeno personalmente - la condizione per poter nominare il futuro e
impegnarsi di nuovo.