I fatti, che recentemente si stanno consumando dentro gli Enti della nostra provincia, confermano sempre più chiaramente la costituzione di un saldo asse politico tra demitiani e PdL.
Queste scelte trasformiste rendono assolutamente incompatibile la nostra presenza coi demitiani all’interno delle giunte. Al fine di procedere in questa direzione, la Segreteria provinciale del Prc ha già convocato, per venerdì 9 dicembre, tutti gli Amministratori Locali del Partito per concordare l’atteggiamento specifico da adottare in ogni singola realtà.
Analogamente, rinunciando a qualsiasi ambiguità bipartisan, dovrebbero procedere tutte le forze di centro-sinistra.
In questo nuovo quadro politico che si va determinando in Irpinia, già pesantemente spostato a destra, non si può continuare a sbagliare.
Finora le forze del centro-sinistra non sono state all’altezza della sfida, hanno prevalso tatticismi e vecchi schemi politicisti. Ed è mancata la capacità di costruire un percorso di innovazione e unità, fattori indispensabili per battere le destre e la vecchia politica.
Anche alla luce di quanto sta avvenendo in questi giorni, le forze democratiche e progressiste sono chiamate a rilanciare il confronto, aprendo una discussione sul futuro dell’Irpinia, ritirando qualsiasi candidatura dal tavolo e avviando invece un serio ed approfondito confronto programmatico.
Questo è il momento per inaugurare, senza esitazioni e rifuggendo qualsiasi ambiguità, una nuova stagione politica per il centro-sinistra in Irpinia.
Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
Federazione provinciale di Avellino
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mercoledì 7 gennaio 2009
lunedì 29 dicembre 2008
Voltare pagina.
“Le recenti dichiarazioni dell’on. De Mita –commenta Gennaro Imbriano, Segretario provinciale di Rifondazione- non sono certamente sorprendenti: era prevedibile, infatti, che il sistema demitiano tentasse di riorganizzarsi, finanche provando a costruire accordi con il PdL.Ma le sue parole restano comunque gravi e rilevanti nel quadro politico provinciale. Esse rappresentano la base di una possibile intesa che rischia di spostare pesantemente a destra l’asse politico dell’Irpinia, conservando però le vecchie pratiche del sistema di potere democristiano.
Preoccupa, e non poco, -aggiunge Imbriano- che di fronte a tutto questo, dalle fila del centro-sinistra, ancora non giunga una proposta adeguata e all’altezza della sfida.
Finora hanno prevalso tatticismi e vecchi schemi politicisti. Ed è mancata la capacità di costruire un percorso di innovazione e unità, fattori indispensabili per battere le destre e il trasformismo.
Anche alla luce di quanto sta avvenendo in questi giorni, le forze democratiche e progressiste sono chiamate a rilanciare il confronto, riaprendo una discussione sul futuro dell’Irpinia, sgombrando il campo da pregiudiziali e tabù.
Ora dobbiamo voltare pagina e avviare una fase nuova.
Se il PD rinuncia al mito nefasto dell’autosufficienza, se la sinistra rompe i recinti asfittici della marginalità, ci sono ancora gli spazi per costruire un progetto alternativo alle destre e alla vecchia politica. Ma non c’è altro tempo da perdere”.
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venerdì 24 ottobre 2008
Rifondazione, in Irpinia: " Costruire il confronto per l'alternativa".
Nel giro di pochi mesi il Governo Berlusconi ha mostrato il suo vero volto classista, razzista e populista.
Dallo smantellamento della scuola pubblica fino ai tagli agli enti locali, dall’attacco all’autonomia della Magistratura alla crociata securitaria lanciata contro i povericristi, dalla proposta di stravolgere la legge elettorale per le europee fino al tentativo di ridimensionare il ruolo del contratto collettivo nazionale e dunque del Sindacato. E poi la gestione dell’emergenza rifiuti, condotta manu militari, che vede l’Irpinia fortemente penalizzata. E ancora, una riforma federalista imposta dall’alto, che mette in competizione il Nord contro il Sud e mina il principio di uguaglianza tra i cittadini.
E, come se non bastasse, sulle risposte messe in campo contro la crisi finanziaria ed economica, il Governo si scopre statalista e keynesiano verso le banche e gli speculatori finanziari, ma continua a proporre ricette liberiste per lo stato sociale, a partire dai tagli alla scuola e alla sanità che colpiscono in particolare le aree interne e i piccoli comuni.
Per le famiglie, i precari e i disoccupati ci si limita ad alimentare l’inquietudine sociale, la paura del diverso e dell’altro.
E in questo quadro difficile sta anche l’Irpinia.
Qui dobbiamo impedire, in queste settimane, lo scempio della megadiscarica sul Formicoso. Ma dobbiamo anche stare al fianco dei movimenti, a partire dalla scuola e dagli studenti, sapendo che lì vivono gli anticorpi al Berlusconismo, e consapevoli che da lì la sinistra deve ripartire. Non a caso la Polizia carica i cortei studenteschi e il Governo minaccia di sgomberare le scuole e le università occupate.
Di fronte a tutto questo, le forze democratiche e progressiste hanno il dovere di evitare, anche in Irpinia, la vittoria del PdL alle prossime amministrative. È un tentativo difficile ma bisogna provarci, perché la costruzione di argini al regime delle destre passa anche da un nuovo governo del Mezzogiorno e degli enti locali.
Non serve l’ennesimo cartello elettorale e la riproposizione delle vecchie liturgie del centro-sinistra: saremmo destinati alla sconfitta. E sarebbe un errore pensare di continuare a riprodurre lo schema logoro di una politica che mette al centro la geometria del potere e il risiko delle poltrone negli enti. Quel modello è fallito clamorosamente in questi anni, quando la politica ha perso la capacità e la voglia di indicare un progetto alto e altro per la nostre gente, quando ci siamo affannati a costruire assemblaggi elettorali e non coalizioni politiche.
Occorre invece una vera coalizione politica che indichi un orizzonte e avanzi un “Progetto per l’Irpinia”. Oggi la vera questione, decisiva e preliminare, è verificare se ci sono le condizioni politico-programmatiche per costruire un’alleanza e quale Progetto condiviso si avanza per l’Irpinia. Poi, eventualmente, si potrà valutare chi incarna al meglio, con la sua storia politica amministrativa e personale, quel progetto.
Un progetto che parli di un nuovo modello di sviluppo ecocompatibile e di un lavoro di qualità; politiche a difesa dei servizi pubblici e dell’acqua; iniziative per fermare l’emigrazione dei giovani e lo spopolamento dei nostri paesi; pratiche di legalità e moralità nella pubblica amministrazione che possano arrestare l’infiltrazione e l’espansione della camorra; una moderna e sostenibile gestione dei rifiuti, con un forte ruolo pubblico; grande attenzione per rispondere alle vecchie e nuove povertà che vanno diffondendosi; utilizzo virtuoso dei fondi europei.
È su questo terreno, quello del progetto e dell’egemonia, che si colloca la sfida tra il centro e la sinistra, tra moderati e radicali. Una sfida che da Sinistra vogliamo far vivere senza marginalità e subalternità alcuna.
Ma il ritardo fin qui accumulato è enorme e non abbiamo più molto tempo.
Per questo è indispensabile, qui ed ora, il rilancio di un serio confronto politico e programmatico tra le forze democratiche e di sinistra, a partire dalla Provincia e dal Comune Capoluogo.
Le forze di centro-sinistra possono vincere solo se sapranno essere una reale e concreta alternativa non solo alle destre ma alla vecchia politica, solo se sapranno aprire una stagione di confronto e partecipazione con le comunità e i territori.
Cpf - Prc/Se
Ordine del Giorno del 22/10/2008
Proposto da Gennaro M. Imbriano
Approvato con soli 2 voti contrari
Dallo smantellamento della scuola pubblica fino ai tagli agli enti locali, dall’attacco all’autonomia della Magistratura alla crociata securitaria lanciata contro i povericristi, dalla proposta di stravolgere la legge elettorale per le europee fino al tentativo di ridimensionare il ruolo del contratto collettivo nazionale e dunque del Sindacato. E poi la gestione dell’emergenza rifiuti, condotta manu militari, che vede l’Irpinia fortemente penalizzata. E ancora, una riforma federalista imposta dall’alto, che mette in competizione il Nord contro il Sud e mina il principio di uguaglianza tra i cittadini.
E, come se non bastasse, sulle risposte messe in campo contro la crisi finanziaria ed economica, il Governo si scopre statalista e keynesiano verso le banche e gli speculatori finanziari, ma continua a proporre ricette liberiste per lo stato sociale, a partire dai tagli alla scuola e alla sanità che colpiscono in particolare le aree interne e i piccoli comuni.
Per le famiglie, i precari e i disoccupati ci si limita ad alimentare l’inquietudine sociale, la paura del diverso e dell’altro.
E in questo quadro difficile sta anche l’Irpinia.
Qui dobbiamo impedire, in queste settimane, lo scempio della megadiscarica sul Formicoso. Ma dobbiamo anche stare al fianco dei movimenti, a partire dalla scuola e dagli studenti, sapendo che lì vivono gli anticorpi al Berlusconismo, e consapevoli che da lì la sinistra deve ripartire. Non a caso la Polizia carica i cortei studenteschi e il Governo minaccia di sgomberare le scuole e le università occupate.
Di fronte a tutto questo, le forze democratiche e progressiste hanno il dovere di evitare, anche in Irpinia, la vittoria del PdL alle prossime amministrative. È un tentativo difficile ma bisogna provarci, perché la costruzione di argini al regime delle destre passa anche da un nuovo governo del Mezzogiorno e degli enti locali.
Non serve l’ennesimo cartello elettorale e la riproposizione delle vecchie liturgie del centro-sinistra: saremmo destinati alla sconfitta. E sarebbe un errore pensare di continuare a riprodurre lo schema logoro di una politica che mette al centro la geometria del potere e il risiko delle poltrone negli enti. Quel modello è fallito clamorosamente in questi anni, quando la politica ha perso la capacità e la voglia di indicare un progetto alto e altro per la nostre gente, quando ci siamo affannati a costruire assemblaggi elettorali e non coalizioni politiche.
Occorre invece una vera coalizione politica che indichi un orizzonte e avanzi un “Progetto per l’Irpinia”. Oggi la vera questione, decisiva e preliminare, è verificare se ci sono le condizioni politico-programmatiche per costruire un’alleanza e quale Progetto condiviso si avanza per l’Irpinia. Poi, eventualmente, si potrà valutare chi incarna al meglio, con la sua storia politica amministrativa e personale, quel progetto.
Un progetto che parli di un nuovo modello di sviluppo ecocompatibile e di un lavoro di qualità; politiche a difesa dei servizi pubblici e dell’acqua; iniziative per fermare l’emigrazione dei giovani e lo spopolamento dei nostri paesi; pratiche di legalità e moralità nella pubblica amministrazione che possano arrestare l’infiltrazione e l’espansione della camorra; una moderna e sostenibile gestione dei rifiuti, con un forte ruolo pubblico; grande attenzione per rispondere alle vecchie e nuove povertà che vanno diffondendosi; utilizzo virtuoso dei fondi europei.
È su questo terreno, quello del progetto e dell’egemonia, che si colloca la sfida tra il centro e la sinistra, tra moderati e radicali. Una sfida che da Sinistra vogliamo far vivere senza marginalità e subalternità alcuna.
Ma il ritardo fin qui accumulato è enorme e non abbiamo più molto tempo.
Per questo è indispensabile, qui ed ora, il rilancio di un serio confronto politico e programmatico tra le forze democratiche e di sinistra, a partire dalla Provincia e dal Comune Capoluogo.
Le forze di centro-sinistra possono vincere solo se sapranno essere una reale e concreta alternativa non solo alle destre ma alla vecchia politica, solo se sapranno aprire una stagione di confronto e partecipazione con le comunità e i territori.
Cpf - Prc/Se
Ordine del Giorno del 22/10/2008
Proposto da Gennaro M. Imbriano
Approvato con soli 2 voti contrari
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venerdì 17 ottobre 2008
Costruire un’alternativa alle destre e alla vecchia politica.
di Gennaro M. Imbriano
Grande la confusione sotto il cielo. Ma la situazione, per il centro-sinistra irpino, non è affatto eccellente. Non trovo parole migliori di queste per descrivere la condizione in cui si è avviato il confronto.
Partire dai nomi, o addirittura dalla loro imposizione, è una scelta che umilia la politica e rischia di rendere inutile qualsiasi confronto. Anche perché, come tutti sanno, il giudizio del Prc sulle amministrazioni Galasso e De Simone non è certamente positivo.
C’è di che stare preoccupati, dunque, se, di fronte ad un’unica e sola riunione dei Segretari provinciali, tutto rischia di ridursi ai nomi da indicare per la poltrona più alta di Provincia e Comune capoluogo.
Questa è la solita vecchia, sbagliata, abitudine.
E invece la vera questione, a mio avviso assolutamente decisiva e preliminare, è verificare se ci sono le condizioni politico-programmatiche per costruire un’alleanza e quale Progetto condiviso si avanza per l’Irpinia. Poi, eventualmente, si potrà valutare chi incarna al meglio, con la sua storia politica amministrativa e personale, quel progetto.
Passa da qui, ne sono convinto, la prima vera rottura col passato, col vecchio centro-sinistra che ha conosciuto l’Irpinia.
I Partiti non possono pensare di continuare a riprodurre lo schema logoro di una politica che mette al centro la geometria del potere e il risiko delle poltrone negli enti.
Quel modello lì è fallito clamorosamente in questi anni, quando la politica ha perso la capacità e la voglia di indicare un progetto alto e altro per la nostre gente, quando ci siamo affannati a costruire assemblaggi elettorali e non coalizioni politiche. E quando l’amministrazione perde la bussola del progetto, si espone alla degenerazione della politica e della morale.
Non è in questo modo che si può costruire un argine alle destre nel nostro Paese; eppure ce n’è assoluto e urgente bisogno, con un Governo che vuol fare dell’Irpinia una pattumiera, che cancella la questione meridionale, che aggredisce i diritti civili e restringe gli spazi democratici. Con un Berlusconi che vuole smantellare la scuola pubblica e il contratto collettivo di lavoro, che non affronta la precarietà dei giovani, che è statalista con le grandi banche e liberista con lavoratori e famiglie.
Ma soprattutto non è in questo modo che si può costruire una credibile alternativa alle destre in Irpinia. Quelle destre che con sempre più spregiudicatezza si aprono al confronto con l’Udc di Pionati e con i Popolari di De Mita e, così, si preparano a costruire una potente corazzata elettorale.
Non possiamo pensare di contrapporre cartello elettorale a cartello elettorale, saremmo sconfitti.
E non si possono riproporre stanche liturgie e vecchie alchimie politiciste, saremmo travolti. L’altro punto di rottura col vecchio centro-sinistra passa da qui, dal coraggio di infrangere l’autoreferenzialità dei partiti e dei governi e di aprire i processi e le scelte politiche alla partecipazione popolare.
Ma il ritardo fin qui accumulato è enorme e non abbiamo più molto tempo.
Per questo è indispensabile, qui ed ora, il rilancio di un serio confronto politico e programmatico tra le forze democratiche e progressiste.
È su questo terreno, quello del progetto e dell’egemonia, che si colloca la sfida tra il centro e la sinistra, tra moderati e radicali. Misuriamoci e verifichiamo se è possibile avanzare un “Progetto per l’Irpinia”.
Un progetto che parli di un nuovo modello di sviluppo ecocompatibile e di lavoro di qualità; di politiche a difesa dei servizi pubblici e dell’acqua; di iniziative per fermare l’emigrazione dei giovani e lo spopolamento dei nostri paesi; di pratiche di legalità e moralità nella pubblica amministrazione; di una moderna e sostenibile gestione dei rifiuti; di attenzione e risposte alle vecchie e nuove povertà che vanno diffondendosi.
Le forze di centro-sinistra, ne sono convinto, possono vincere solo se sapranno essere una reale e concreta alternativa non solo alle destre ma alla vecchia politica.
Grande la confusione sotto il cielo. Ma la situazione, per il centro-sinistra irpino, non è affatto eccellente. Non trovo parole migliori di queste per descrivere la condizione in cui si è avviato il confronto.
Partire dai nomi, o addirittura dalla loro imposizione, è una scelta che umilia la politica e rischia di rendere inutile qualsiasi confronto. Anche perché, come tutti sanno, il giudizio del Prc sulle amministrazioni Galasso e De Simone non è certamente positivo.
C’è di che stare preoccupati, dunque, se, di fronte ad un’unica e sola riunione dei Segretari provinciali, tutto rischia di ridursi ai nomi da indicare per la poltrona più alta di Provincia e Comune capoluogo.
Questa è la solita vecchia, sbagliata, abitudine.
E invece la vera questione, a mio avviso assolutamente decisiva e preliminare, è verificare se ci sono le condizioni politico-programmatiche per costruire un’alleanza e quale Progetto condiviso si avanza per l’Irpinia. Poi, eventualmente, si potrà valutare chi incarna al meglio, con la sua storia politica amministrativa e personale, quel progetto.
Passa da qui, ne sono convinto, la prima vera rottura col passato, col vecchio centro-sinistra che ha conosciuto l’Irpinia.
I Partiti non possono pensare di continuare a riprodurre lo schema logoro di una politica che mette al centro la geometria del potere e il risiko delle poltrone negli enti.
Quel modello lì è fallito clamorosamente in questi anni, quando la politica ha perso la capacità e la voglia di indicare un progetto alto e altro per la nostre gente, quando ci siamo affannati a costruire assemblaggi elettorali e non coalizioni politiche. E quando l’amministrazione perde la bussola del progetto, si espone alla degenerazione della politica e della morale.
Non è in questo modo che si può costruire un argine alle destre nel nostro Paese; eppure ce n’è assoluto e urgente bisogno, con un Governo che vuol fare dell’Irpinia una pattumiera, che cancella la questione meridionale, che aggredisce i diritti civili e restringe gli spazi democratici. Con un Berlusconi che vuole smantellare la scuola pubblica e il contratto collettivo di lavoro, che non affronta la precarietà dei giovani, che è statalista con le grandi banche e liberista con lavoratori e famiglie.
Ma soprattutto non è in questo modo che si può costruire una credibile alternativa alle destre in Irpinia. Quelle destre che con sempre più spregiudicatezza si aprono al confronto con l’Udc di Pionati e con i Popolari di De Mita e, così, si preparano a costruire una potente corazzata elettorale.
Non possiamo pensare di contrapporre cartello elettorale a cartello elettorale, saremmo sconfitti.
E non si possono riproporre stanche liturgie e vecchie alchimie politiciste, saremmo travolti. L’altro punto di rottura col vecchio centro-sinistra passa da qui, dal coraggio di infrangere l’autoreferenzialità dei partiti e dei governi e di aprire i processi e le scelte politiche alla partecipazione popolare.
Ma il ritardo fin qui accumulato è enorme e non abbiamo più molto tempo.
Per questo è indispensabile, qui ed ora, il rilancio di un serio confronto politico e programmatico tra le forze democratiche e progressiste.
È su questo terreno, quello del progetto e dell’egemonia, che si colloca la sfida tra il centro e la sinistra, tra moderati e radicali. Misuriamoci e verifichiamo se è possibile avanzare un “Progetto per l’Irpinia”.
Un progetto che parli di un nuovo modello di sviluppo ecocompatibile e di lavoro di qualità; di politiche a difesa dei servizi pubblici e dell’acqua; di iniziative per fermare l’emigrazione dei giovani e lo spopolamento dei nostri paesi; di pratiche di legalità e moralità nella pubblica amministrazione; di una moderna e sostenibile gestione dei rifiuti; di attenzione e risposte alle vecchie e nuove povertà che vanno diffondendosi.
Le forze di centro-sinistra, ne sono convinto, possono vincere solo se sapranno essere una reale e concreta alternativa non solo alle destre ma alla vecchia politica.
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