Visualizzazione post con etichetta Generoso Bruno. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Generoso Bruno. Mostra tutti i post

mercoledì 18 marzo 2009

Bruno - MpS: "Quattro aprile, data sbagliata per le primarie".

- Il quattro d’aprile c’è altro da fare. Saremo a Roma, insieme alla CGIL, per difendere il diritto al futuro per migliaia di lavoratrici e di lavoratori, di studenti e di giovani precari. Aumentano le fabbriche chiuse o in cassa integrazione ed il quattro aprile saremo a Roma contro le politiche del governo delle destre perché, ancora una volta, a pagare il costo della crisi sono le lavoratrici ed i lavoratori di questo Paese.
l’Irpinia, con la cassa integrazione, addirittura, in anticipo per gli operai della Fma di Pratola Serra e la crisi di tutto l’indotto dell’auto, in questi mesi sembra essere il termometro del paese reale, rappresentando, davvero, la difficoltà e l’asprezza della fase. Il centrosinistra, già durante le primarie, dovrà dimostrare di poter essere un riferimento credibile non solo nel governo dei territori, ma, soprattutto, nella capacità di marcare, bene, il tema del lavoro e della speranza.
Ancora una volta, però, non posso non sottolineare la lontananza che il Pd irpino dimostra alla CGIL, prima con l’assenza, il due febbraio scorso, al presidio del Gesualdo, durante la visita dei sette ministri del governo Berlusconi e, oggi, attraverso la proposta delle primarie il quattro d’aprile. Il bollino d’autenticità alle primarie, a metterlo, saranno, semplicemente, i cittadini con il loro voto e la loro disponibilità. Mi sento in dovere, perciò, di chiedere alle forze del centrosinistra di voler, necessariamente, indicare, per le primarie, un giorno differente. La data possibile: Domenica 5 aprile. Come si dice: ‘Pasqua, non viene mai di sabato’. –


Generoso Bruno - MpS

giovedì 12 marzo 2009

Saper immaginare.

Che succede a vivere al centro di una piattaforma logistica integrata? Non so quale risposta potrebbe offrire un comune cittadino a questa domanda. Riesco ad immaginare bene, però, il senso d’insicurezza e di precarietà che quella stessa persona potrebbe trasmettere se, proprio a lui, toccasse esporre il racconto e la narrazione dell’attuale crisi. Come spesso succede, comincerebbe col descrivere la difficoltà propria e la generale percezione relativa alla riduzione di opportunità che abita questi tempi e questi luoghi. Il due febbraio scorso, a rappresentare queste storie al governo paracadutato in Irpinia, insieme alla Cgil ed alla Sinistra, nel presidio al Gesualdo c’erano, ad esempio, i lavoratori della Cablauto e quelli della Fma. Storie di fatica, quindi, di Fiat e di automobile che solo poco più di dieci anni fa, invece che descrivere il clima dell’attuale “dismissione”, giusto per citare il romanzo di Ermanno Rea, avrebbero raccontato il senso di una battaglia “progressiva”, che, a Pratola Serra, pur nella sconfitta, pose, prima della Fiat di Melfi, il tema del salario, dell’orario e dei tempi di vita, infilando, inizialmente, di contropiede, anche il sindacato. Oggi non è così. Alla piazza dello sciopero generale dei metalmeccanici e della funzione pubblica si è sentita l’assenza del maggiore partito d’opposizione presente in parlamento, come, al Gesualdo quella del partito di maggioranza relativa in Irpinia. Bene ha fatto la Cgil, con l’intervento di Petroziello, alla conferenza programmatica del Pd a porre la questione. E, descrivendo il tentativo delle destre d’isolare la Cgil, a porre il tema dell’unità della Sinistra e del centrosinistra nella costruzione, già dalle prossime elezioni amministrative, un riferimento nel governo dei territori capace di porre al centro il tema del lavoro e della speranza. La fine dell’autosufficienza del Pd, deflagrata assieme a Veltroni all’apertura delle urne sarde, pone, dai territori, una nuova declinazione del tema delle alleanze. Non tanto o, forse, non solo, per consentire il “più uno” per battere il Pdl, quanto per cominciare a costruire un nuovo senso comune capace di contrastare quell’egemonia della destra che, popolando sogni, desideri e paure, agisce sin dal livello onirico essendo, per dirla quasi con le parole di Pasolini, avvenuta, ormai, la saldatura tra gli eredi del “fascismo archeologico” e “quella che i sociologi chiamano società dei consumi”. Occorre, per il centrosinistra, lavorare al tema del governo. Mutare l’idea stessa del potere. Sovvertire la percezione proprietaria che, troppo spesso, le istituzioni locali hanno trasmesso. Aprire, quindi, al tema della partecipazione popolare. La scelta delle primarie nella città capoluogo se, successivamente, non accompagnata da questa tensione potrebbe servire a poco. Con l’abolizione dei consigli circoscrizionali è il mutato quadro delle istituzioni comunali a necessitare di un’evoluzione, anche statutaria, verso l’inclusione e la partecipazione popolare a cominciare dai temi del bilancio a quelli dell’urbanistica verso un’apertura di sostanza alle associazioni, ai gruppi informali ed ai comitati anche nella possibilità dell’elaborazione della proposta. Confronto, vero, e decisione. Apertura e, quindi, scelta di governo, a cominciare dal piano strategico. Ad Avellino, come nella Fedora delle città invisibili di Italo Calvino, troppe cose, dal dopoterremoto ad oggi, sono state accettate come necessarie mentre non lo erano ed altre, invece, immaginate come possibili mentre un minuto dopo non lo erano più. Uno dei temi dei prossimi anni sarà quello degli spazi, della loro fruizione e della loro gestione. Il chi ed il come per la ex-Gil, per il parco del Fenestrelle, per l’ex Distretto Militare, per la Casina del Principe; ripensando la città a cominciare dall’idea dei tempi e della mobilità. Storicamente Avellino, oltre l’insediamento sulla collina della Terra, si è rivelata città sottile, nel senso di città di transito e, solo successivamente, città burocratica. Oggi, invece, senza più vocazione, quasi capoluogo “a stento”, può trovare svolta come snodo di una rete, all’interno del Piano Territoriale Regionale, valorizzando sia l’idea della connessione tra territori che il ruolo di città dei servizi. Ripensare la città, allora, elaborando il profilo di una nuova vocazione. Rappresentando, sin dalle primarie, il tema e la necessità del cambiamento. A tutti noi, quindi, il coraggio di saper immaginare.

Generoso Bruno – MpS

venerdì 23 gennaio 2009

Per una Sinistra dal sapore di futuro.

“Parteciperò al seminario di Chianciano perché credo nell’utilità di un nuovo processo fondativo della Sinistra. E’ il cominciamento di un nuovo viaggio iniziatico per quella generazione che, a Genova 2001, aveva ritrovato il desiderio di cambiare il mondo. C’è bisogno della Sinistra per ripensare, all’interno di questa crisi così terribile, il rapporto tra le nostre esistenze, i bisogni, le esperienze, i sentimenti ed il tema della trasformazione, del futuro e del cambiamento. A Chianciano, per la Sinistra, si compirà un ulteriore atto della “rifondazione” ma senza più il Prc, senza il peso dei vecchi feticci e delle antiche mitologie. Nell’odierna ‘società della paura’ c’è bisogno di una Sinistra capace di essere strumento di emancipazione e risorsa politica a servizio della trasformazione. C’è bisogno di un nuovo alfabeto della contaminazione capace di coniugare il tema della pace e della non-violenza, della lotta all’esclusione ed alla precarietà in una ritrovata possibilità di formulazione del tema del conflitto e del cambiamento nel secolo appena cominciato. A Chianciano, insieme a Nichi Vendola, per una Sinistra dal sapore di futuro”.

di Generoso Bruno

domenica 11 gennaio 2009

Liberazione: Dopo Sansonetti, la piccola Pravda.

di Generoso Bruno

Oggi, compro Liberazione per l’ultima volta. Sarà il modo per salutare la direzione di Piero Sansonetti ed anche la mia claudicante collaborazione al giornale. Oggi c’è in edicola l’ultimo numero di un giornale libero prima che diventi la piccola “Pravda” di Ferrero e dell’attuale gruppo dirigente del Prc.
L’autonomia di un giornale, ma anche delle Federazioni, sono elementi costitutivi della democrazia di un partito. C’è, quindi, un uso strumentale di Ferrero sia nell’intervento in merito a Liberazione che nelle vicende interne alla Federazione ed al Circolo di Avellino.
Paolo Ferrero, per Rifondazione comunista, è il segretario dell’incastellamento, della svolta identitaria e della negazione degli elementi di contaminazione tra il Prc ed il resto delle culture critiche.
La testa di Sansonetti e l’intera vicenda di Liberazione sono elementi che arrivano a rompere, all’interno di una comunità, il vincolo ed il sentimento dell’appartenenza. E, non credendo che Paolo Ferrero soffra di “microfilotimia” cioè il “dare importanza a cose senza importanza”, vedo, allora, la volontà di costruire all’interno del partito un diffuso clima politico, di “buio a mezzogiorno”, atto a coprire la svolta autoritaria che, ancora una volta, proverà ad abbattersi sopra le teste dei non allineati.
La sconfitta di aprile, a sinistra, ha dato sfogo all’affermazione di posizioni minoritarie, per loro stessa natura, incapaci di far vivere il campo largo della sinistra italiana nella sfida con il secolo nuovo al punto da non trovare, già negli scorsi mesi, riconoscimento e percezione nell’onda dei nuovi movimenti. Occorre, a sinistra, un percorso nuovo capace di parlare ancora una volta alle donne ed agli uomini. Occorre portare una nuova speranza tra le carni e le polveri di una società molecolarizzata.
Ma,non sarà con Ferrero e con il suo concistoro che questo percorso si potrà fare.

giovedì 1 gennaio 2009

Dopo la sconfitta, l'anno che verrà.


Si è appena chiuso un anno terribile che ha cancellato le piccole certezze e le grandi speranze di tante e tanti di noi. Crisi di società, paura, barbarie sono solo alcune delle parole che abbiamo utilizzato per descrivere il bruciore del sale sulle ferite dei vinti.
Del 2008 ricorderemo la sconfitta vissuta come perdita di senso, come impossibilità, all’interno di una più grande sconfitta culturale, a rappresentare un elemento di connessione ideale tra le esistenze fatte polveri della società attuale.
Se il voto di aprile, tra gli effetti, aveva ottenuto l’espulsione della possibilità della rappresentazione del tema del conflitto nel palazzo della politica. L'OndAnomala, i fatti di Atene e, per certi versi, l'elezione di Obama rappresentano, però, in qualche modo, l’inizio di una nuova narrazione. Molte volte abbiamo interpretato i segnali di questi mesi come la necessità di un ricominciamento, di una nuova ed inedita ricerca, capace di ridare senso, voce e futuro ad una idea di sinistra e della sinistra nel confronto aperto con il secolo nuovo.
Oltre “l’affermazione della frontiera”, oltre quel “No” da cui si genera l’idea di rivolta, c’è bisogno di una sinistra capace di costruire l’idea della prospettiva e della trasformazione.
Aspirazione al cambiamento e necessità di una nuova declinazione dell’idea stessa di potere si muovono all’interno dell’articolazione paradigmatica dei territori, spesso, dentro formule inedite e non ancora codificate che vanno dalla volontà di partecipazione alla certezza delle scelte di governo.
Non è scritto, però, che a sinistra, oltre la tattica di un’idea geometrica della politica, si sappiano cogliere, nei tempi giusti, questi fermenti.

A tutte e tutti, l’augurio di un buon 2009.


Generoso Bruno - Hirpinia Link(e)

martedì 9 dicembre 2008

Al Laceno d'Oro "La Classe" di Cantet.

Avellino. A Laurent Cantet, Palma d’Oro all’ultimo festival di Cannes con 'Entre les murs' – 'La classe', va, ancora in questo 2008, il premio Camillo Marino di un ritrovato Laceno d’Oro. E’dallo scorso anno, con il premio alla carriera a Marco Bellocchio, nel rispetto dello spirito dei fondatori, che l’appuntamento avellinese ha ripreso l’antica denominazione di Laceno d’Oro scelta nel 1959 da Camillo Marino, Giacomo D’Onofrio e Pier Paolo Pasolini per l’impresa, durata, poi, fino alla fine degli anni ottanta, del loro 'festival del cinema neorealistico'.
Nel cinema di Cantet “le maschere buone si confondono con le maschere cattive, ma - come dice l’anziana haitiana all’aeroporto in 'Vers le sud' - tutti portano una maschera” sia quando ad essere descritta è la personale iperbole eversiva del protagonista di 'A tempo pieno' - 'L’emploi du temps' – e sia quando la macchina da presa attraversa la frattura tra sistema ed individuo nella fabbrica di 'Ressources humaines', fino ad arrivare all’onda anomala del rap di 'Entre les murs' – 'La classe'. Con Laurent Cantet, accolto anche dalla presentazione, edita dalla rivista di critica cinematografica Sentieri Selvaggi, della sua prima monografia in italiano, sembra rinnovarsi, ancora una volta per l’Irpinia, la tradizione del cinema raccontato, allora da Marino con le pagine e l’inchiostro dei quaderni di Cinemasud, in una edizione del Laceno che, oltre al Premio Camillo Marino per Cantet, con il Premio Giacomo D’Onofrio, quest’anno, ha posto attenzione alla ricerca 'medialista' di Antonello Matarazzo, all’integrazione tra video ed opere 'fisse', che ha già consentito all’artista la partecipazione a numerosi festival internazionali. Un nuovo Laceno d’Oro, quindi, capace di premiare il cinema e la sua libera e scarnificante ricerca di verità.


di Generoso Bruno

sabato 8 novembre 2008

Vinicio Capossela: Tra l'Irpinia d'oriente ed il west.

di Generoso Bruno
Appuntamento speciale per il “Solo” tour di Vinicio Capossela al Carlo Gesualdo di Avellino, uno spettacolo robusto, “come il vino Taurasi”, e, quindi, con qualcosa in più. Il freak-show di Capossela profuma d’America, d’incanto e di storie di frontiera. Ed è, “sognando un western calitrano con i sottotitoli in inglese”, che, già in conferenza stampa, Vinicio difende la sua frontiera, quella dell’altipiano, quella del Formicoso, “dove dall’altra parte della sera il fieno cresce sempre al sole”, dal buco nero della discarica di Bertolaso e Berlusconi. Perché, dice Capossela durante il concerto, “la zolla di terreno dove cresci, quella, te la puoi scegliere, quella da dove vieni, no”. E, nella gabbia dorata del suo freak-show, come “lupi rancorosi”, insieme al Minotauro ed alla Medusa, ci finisce pure la “Banda della Posta” che, con l’esecuzione di “Franceschina la calitrana”, regala al pubblico del Gesualdo un assaggio in salsa “country-western” di quella ricerca delle radici che, presto, Vinicio presenterà al suo pubblico in un prossimo lavoro. Ma, quando le luci della gabbia dorata si spengono, “perche è dal ’93, da almeno quindici anni, che, come tutti, mi sento un po’ in gabbia” e, sul palco, resta Vinicio, il suo pianoforte, e l’insegna tenue e sbilenca del suo “Solo Show” che il cantautore, con “Ovunque proteggi”, compie il suo esorcismo dolce “a protezione del vento, del buio e delle cose che – nella metafisica del paesaggio – ci fanno paura”, per una terra, in cui “la notte è bella da soli”, fatta di paesi vuoti da dove, come nella scena finale del film “La donnaccia”, per nuovi motivi, “con sassi nelle scarpe e polvere sul cuore” si continua ad andar via.

mercoledì 5 novembre 2008

Prc Avellino: La maggioranza "Vendola" è pronta a ricevere il passaggio delle consegne.

A nome della Segreteria provinciale del Prc/Se, esprimo il più vivo compiacimento per l'esito del deliberato del Collegio nazionale di Garanzia relativo al Circolo cittadino di Avellino.
Ancora una volta è ribadita la vittoria congressuale del documento "Vendola" con l'obbligo, quindi, di essere rappresentata in maniera maggioritaria, in tutti gli organismi politici e di garanzia, nel Circolo cittadino.
D'Argenio compie un peccato di omissione nel non comunicare anche questa parte, fondamentale, del deliberato nazionale. Alla prima riunione utile degli organismi cittadini l'area "Vendola", nel rispetto della vittoria congressuale, è pronta a ricevere il passaggio delle consegne e ad eleggere il nuovo Segretario cittadino ed il nuovo Presidente della garanzia.
Riguardo alle prossime elezioni amministrative ricordo, inoltre, che, con ampia maggioranza, lo scorso Comitato politico provinciale del Prc/Se, in ossequio al documento già approvato in sede congressuale, impegna Rifondazione nel rilancio di un serio confronto politico e programmatico tra le forze democratiche e di sinistra, a partire dalla Provincia e dal Comune Capoluogo; ribadendo, ancora una volta, che il Prc/Se lavora per favorire l'apertura di una stagione di confronto e partecipazione con le comunità e i territori ritenendo che le forze di centro-sinistra possono vincere solo se sapranno essere una reale e concreta alternativa non solo alle destre ma alla vecchia politica.


Per la Segreteria Provinciale del Prc/Se
Generoso Bruno

sabato 1 novembre 2008

Ex Isochimica, contro ogni speculazione, acquisizione pubblica dell'area dopo la bonifica.

"Quasi mai pronunciata ma assordante, come un "Rumore bianco", questa mattina davanti allo stabilimento della ex - Isochimica, la parola amianto. Come la nube tossica del romanzo di Don DeLillo, l'amianto della fabbrica per anni ha attraversato e sconvolto la vita dell'intera comunità di Borgo Ferrovia e di una città ancora troppo silente. E' giusto che il quartiere, i suoi cittadini, direttamente, siano, non solo informati, ma coinvolti nelle decisioni e nelle scelte relative alla bonifica. L'Asl, l'Arpac ed il Comune non solo dovranno garantire il rispetto di tutte le normative inerenti la sicurezza non solo per i residenti ma anche per coloro che materialmente dovranno eseguire i lavori di bonifica. Oltre però al monitoraggio scientifico del territorio, occorre che le istituzioni competenti si adoperino per il controllo sanitario degli ex-dipendenti dell'Isochimica, delle loro famiglie e dei residenti di Borgo Ferrovia e delle frazioni dei comuni confinanti con l'area della fabbrica dei veleni. L'area dell'Isochimica insiste su un'area PIP del comune di Avellino, per la portata simbolica, per le sofferenze che quell'impianto industriale ha generato nelle vite, nelle carni e nelle coscienze di una comunità, sento, fin d'ora, di dover sostenere l'ipotesi di acquisizione pubblica, contro ogni tipo di speculazione, dell'intera area una volta liberata, sia in superficie che nel suolo, dai veleni e dall'amianto. Percepisco come debole la sola idea dei vincoli che il Comune potrebbe imporre".

Generoso Bruno - Segreteria provinciale Prc /Se

venerdì 31 ottobre 2008

Ex-Isochimica: C'è una città che non delega sul futuro e sulla salute.

1 novembre ore 10 manifestazione indetta dalla II circoscrizione e dai cittadini di Borgo Ferrovia e di Pianodardine sulla bonifica dall'amianto degli stabilimenti dell'ex-Isochimica.

Concentamento a Borgo Ferrovia presso la chiesa di S.Francesco e prosecuzione fino allo stabilimento dell'Ex-Isochimica.

Generoso Bruno: Ex-Isochimica, c'è una città che non delega sulla salute.

"Utile e necessario, in questa fase, il coinvolgimento e l'attenzione popolare su scelte che riguardano, così da vicino, la vita di un quartiere e dei suoi cittadini.
Tante volte dai banchi del consiglio comunale, da Rifondazione Comunista e dalla Sinistra, sono stati prodotti interventi per favorire sia la bonifica - da effettuare in sicurezza come se, per la pericolosità dei materiali e dei veleni lì sepolti, si trattasse di una discarica - e sia riguardanti lo screening ed il controllo sanitario degli ex-dipendenti dell'Isochimica, delle loro famiglie e dei residenti di Borgo Ferrovia. Contribuendo, così, in più di una circostanza, affinchè il Comune di Avellino - amministrazione Di Nunno - evitasse, senza le opportune garanzie d'intervento nella bonifica, l'avvio di procedure di riconversione dell'area. In questi anni, in altre sedi, inascoltato, ho avuto modo di esprimere dei dubbi riguardo l'affidabilità, ai fini della bonifica, dei soggetti indicati, negli ultimi giri, dal walzer giudiziario. Non condivido lo scarso coinvolgimento dell' amministrazione comunale riguardo i destini dell'area dell' ex-Isochimica quasi come se le scelte dei Tribunali e degli Organi del fallimento, da sole, potessero garantire la salute dei residenti e le scelte relative al futuro di un territorio. Domani sarà importate esserci per testimoniare l'esistenza di una città che non delega ma che vuole essere partecipe delle scelte".

Generoso Bruno - Prc/Se - Segreteria Provinciale

venerdì 17 ottobre 2008

Irpinia disarmante.

di Generoso Bruno - Left

Il Formicoso, ad oltre novecento metri sul livello del mare, dove la linea d’orizzonte confonde l’Irpinia con la Puglia e la Basilicata, da più di una settimana, è “zona di alto interesse strategico nazionale”. Rovi distesi di filo spinato, annunciando la sorveglianza armata, intimano il divieto d’accesso per consentire, già in zona militare, i carotaggi per il sito che ospiterà i rifiuti di tutta la Campania. Impossibile la circolazione di uomini e mezzi. Intorno, a perdita d’occhio, la terra, pronta per la nuova semina, sussurra l’antica geometria del lavoro nei campi. Il Formicoso produce i tre quarti del grano della Campania, il pregiato “00 Cappelli”, che nell’area fra Andretta e Bisaccia da ancora oggi da vivere a centinaia di famiglie. E’ qui che, il 2 ottobre, in più di diecimila, hanno marciato per dire no alla mega discarica di Pero Spaccone. Insieme a Vinicio Capossela, di origine irpina, riusciamo a raggiungere la zona militare: “E’ come la contrapposizione di due immagini. In questo luogo - dice il cantautore guardando il prato che questa estate aveva accolto il suo concerto in difesa dell’altipiano – si può sentire, forte, la voce della terra mortificata dal filo spinato sopra questa infinita distesa di grano. Mi sconvolge l’incapacità dei governi a voler ascoltare. E’ terribile l’assenza di una controparte disposta a capire”. Sul Formicoso si avverte lo spaesamento di una comunità che non comprende il nuovo risiko della politica; che non si spiega di come un governo, tradendo i patti, possa ordinare la presa dell’altipiano. E’ ancora vivo il racconto di quell’alba elettrica dell’azzurro dei lampeggianti, anticipata dal rumore delle colonne dei mezzi militari. Il tradimento. La rabbia. La risposta decisa di carabinieri e polizia che, in tenuta antisommossa, consentono ai militari di cominciare il lavoro di recinzione. Un anziano contadino, in un disperato tentativo, contrappone il proprio corpo ai mezzi dell’esercito. E’ così che sul Formicoso i militari, come i moderni campieri di “una dittatura politica e mediatica” - dice uno striscione - si riprendono quella stessa terra liberata sessant’anni fa dal demanio e dal latifondo. “Cosa fate qua”? L’Irpinia non vuole capire. Rocco, con un cartello, durante il corteo, chiede ai militari: “Cosa volete. Cosa fate, in forze così ingenti su una terra di contadini, di gente onesta, dove non succede un omicidio da almeno un centinaio di anni. Cosa volete”? Non lo capisce Luca, trent’anni, operaio, sul campanile della cattedrale di Bisaccia per protestare contro la realizzazione della discarica sulle terre dell’altipiano. Già oltre 60 sono gli ettari occupati. Si teme per altri 80. Una speranza è legata al nuovo piano rifiuti della regione. Alla disputa tra Ganapini e Bertolaso. Si spera che il nuovo strumento, rompendo con la logica delle discariche e dell’incenerimento, tolga la ramazza dalle mani di Berlusconi e l’affare – bipartisan – degli inceneritori da quelle di Bertolaso. Da sempre, da queste parti, la vita è stata la terra ed a pochi metri, nel suolo, l’acqua. La diga di Conza è lì, poco distante, con 50 milioni di euro di finanziamento per la potabilizzazione che rischiano di finire, per come è stata sintetizzata l’interrogazione di Roberto Musacchio a Bruxelles, con “la munnezza sopra e l’acqua sotto”. Intanto una donna anziana, non lontano da una delle pale eoliche, con un occhio verso i militari, chiede a Vinicio: “Ma noi, a chi abbiamo ucciso, per meritare tutto questo”?

martedì 30 settembre 2008

L'Esercito invade il Formicoso.

Andretta (AV). Da meno di quarantotto ore l’altipiano del Formicoso è “zona di alto interesse strategico nazionale”. Rovi distesi di filo spinato, annunciando la sorveglianza armata, intimano il divieto d’accesso. Impossibile la circolazione di uomini e mezzi. L’altipiano è perduto, conquistato con un blitz notturno dall’Esercito di Berlusconi e di Bertolaso. I militari, come moderni campieri, si riprendono quella stessa terra che sessant’anni fa le genti altirpine liberarono con la lotta dal demanio e dal latifondo. Bertolaso ha giocato d’anticipo, a poche ore dagli scontri di Chiaiano, nella notte tra domenica e lunedì , i soldati, hanno preso possesso dell’altipiano per consentire, già in zona militare, i carotaggi che, probabilmente, individueranno il Formicoso come mega-discarica campana. “Hanno mandato l’Esercito e le forze di polizia, dice Gennaro Imbriano – segretario provinciale del Prc, nel pieno della notte, come una banda di rapinatori di appartamenti che approfittano del sonno e delle tenebre per portare a casa il bottino. Il bottino, continua, è l’Irpinia, il suo ambiente, il suo futuro”. I carotaggi avrebbero dovuto essere effettuati il due di ottobre, quella la data ritenuta più probabile, visto l’incontro, fissato per il primo del mese, tra i tecnici del Commissariato Rifiuti ed i periti di parte del Comune di Andretta. L’alba di lunedì è stata anticipata dal rumore di due colonne di mezzi militari ed illuminata dai riflessi azzurri dei lampeggianti della polizia e dei carabinieri. Un’azione di sorpresa, troppo pochi, un centinaio, i cittadini che presidiavano l’altipiano. Volano parole di rabbia, forse, qualche spintone. La risposta è decisa, carabinieri e polizia, in tenuta antisommossa, consentono ai militari di cominciare il lavoro di recinzione. Il Formicoso è conquistato ed anche qui, come ogni volta, le truppe d’occupazione non godono della solidarietà della popolazione. Dal comando è stata vietata, per evitare azioni ostili, la libera uscita ai militari. I soldati dicono che resteranno sull’altipiano per, al massimo, tre settimane. Una per poter consentire i carotaggi ed altre due per attendere i risultati, poi, probabilmente, i lavori per gli invasi delle vasche e solo dopo la munnezza. La cronaca di queste ore racconta di un’Irpinia presa a tradimento, armi in pugno; la rabbia è tanta e, per il due di ottobre, resta confermata quella che, per il movimento, è annunciata come la più grande manifestazione popolare nella storia della provincia. “Non serve fare appelli, dice il poeta Franco Arminio, e non serve più ricordare viltà e nefandezze dei governi e dei commissari. L’ho fatto per molti mesi. Adesso tutto è chiaro. Ognuno farà quel sa fare. Giovedì diremo che devono togliere il filo spinato. Facciano i carotaggi, ma devono togliere quel filo”. C’è apprensione. L’area presa dai militari è più vasta di quella che le carte avrebbero dovuto indicare. Si teme che nell’area così delimitata si possano realizzare altre vasche anche se i militari, gli ufficiali del Genio, spiegano che una è la zona delimitata per effettuare i carotaggi mentre l’altra, quella in più, appunto, è stato deciso da loro esclusivamente per ragioni di sicurezza. Intanto a circa un chilometro dall’area recintata, da polizia e carabinieri, è interdetto il traffico ai veicoli.
L’appuntamento è, quindi, per il due ottobre, alle dieci del mattino, alla casetta cantoniera di Andretta o a quella di Bisaccia, “dipende, si legge sui blog che fanno da eco al movimento, da quanto volete camminare”. E, da giovedì, per l’Irpinia ed il Formicoso, la marcia sarà lunga, per davvero.


Generoso Bruno

martedì 19 agosto 2008

Tra nuvole e grano nessuno spazio vuoto.

di Generoso Bruno - LIBERAZIONE

Andretta (Avellino) In più di diecimila, lunedì sera, hanno risposto all'appello di Vinicio Capossela e dei comitati anti-discarica in difesa dell'altipiano del Formicoso. Faceva strano vedere le interminabili file di automobili in sosta lungo le due strade che dal centro di Andretta arrancano, normalmente solitarie, verso il bacino di Pero Spaccone.Il Formicoso è uno spazio apparentemente fatto di nulla, se contrapposto, come da questo governo, alla Napoli del "tutto", miracoli compresi. Qui, a novecento metri sul livello del mare, dove il conflitto tra gli assi ortogonali sembra risolversi a vantaggio della quiete percettiva dell'orizzonte e, dove gli unici elementi che tagliano il nostro sguardo in verticale, come gigli votivi alla speranza di progresso, sono le strutture dei parchi eolici, a pochi giorni dai carotaggi disposti, per il 25 agosto, dal governo Berlusconi, si è aperta, con l'intervento di Vinicio Capossela, una settimana decisiva per un'intera provincia e per le sue comunità. Fin dalla prima sera di lunedì, la linea d'orizzonte tra Irpinia, Puglia e Basilicata è stata attraversata dai canti popolari a ritmo di tammorra e dai suoni percussivi, ancestrali, dell'electro-dub. Tanti gli artisti - Franco Arminio, Jambassa +Ketamo, Simone Carotenuto e i Tammorrati del Vesuvio, i Molotov, Pasquale e Paolo Iannarella, Caterina Pontelandolfo, i Folska - che nell'attesa del concerto di Vinicio Capossela, sul palco si sono avvicendati, quasi a sottolineare, tra gli interventi degli speaker ed i "comizi d'amore" del popolo del Formicoso, il legame matrilineare tra la terra e certi suoni bassi. Come poco più di mezzo secolo fa fecero i vecchi di queste terre, strappando il Formicoso al demanio ed al latifondo, qualche musicista lascia sventolare sul palco una bandiera rossa.Solo verso la mezzanotte, quindi, Vinicio Capossela, madre di Andretta e padre di Calitri, voce del Formicoso, prende la via del palco per cantare la rabbia del paesaggio. L'ingresso del cantautore irpino, è quello del giullare «allucinato - lo dice subito - da un Presidente del Consiglio che affida, sul tema dei rifiuti, la sua politica al simbolo littorio dello spazzolone» e, sulle note di "Marajà", lui stesso, armato di scopa, irride la demagogia del Berlusconi napoletano che, secondo il cantautore «sembrava, per avere la casa pulita, aver nascosto lo sporco sotto il tappeto». A Capossela, però, basta un cambio di cappello, chiaro, a tesa larga guarnito da lunga piuma, per cominciare ad essere, sotto una luna tintinnante come un antico tornese, il bardo dell'Irpinia d'Oriente. Vinicio Capossela ha cantato così, per oltre due ore, accompagnato anche dalla Banda musicale della città di Calitri, non le sue canzoni, quelle dei dischi, ma le canzoni che con la sua gente condivide, invitando sul palco, di volta in volta, come nell'officiare un antico rito, i cantori locali, autentici custodi delle parole e degli echi del Formicoso. Ancora una volta, l'esibizione di Vinicio Capossela e le canzoni della sua gente, a Pero Spaccone, sembrano rinnovare il miracolo di una cultura, popolare e resistente, che ancora conserva il sapore della fatica, il colore del grano ed il ricordo delle storie e de li cunti antichi. Sono le canzoni che danno il ritmo alla vita, alle sue stagioni, alla fatica, agli amori cortesi ma non troppo. Una opposizione popolare, quindi, alla concezione del mondo e della vita espressa dai governi e dalla cultura dei ceti dominanti che, sul tema dei rifiuti, sperimenta un nuovo modello di governance tesa ad imporre, con la forza, le scelte alle popolazioni all'interno di uno stato di normale emergenza e di eccezione. Diecimila persone sopra Pero Spaccone, l'altra sera, erano tante. Diecimila persone sopra Pero Spaccone, a difendere la terra, con tutto quel vuoto attorno che qualcuno vorrebbe riempire di mondezza, potrebbero, anche, non essere troppe. Ma da lunedì, in questo lembo dell'Irpinia d'Oriente, ci piace pensare che, come recita un antico testo ebraico, «non esiste spazio vuoto fra cielo e terra bensì tutto è pieno di schiere e moltitudini».