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venerdì 8 maggio 2009

La Sinistra c'è...

Sono state presentate le liste dei candidati per le Elezioni Europee del 6 e
7 giugno. Tante donne (di cui tre sono a capo delle 5 liste
circoscrizionali), molte personalità non riconducibili a nessun partito ma
espressione della diffusa "società civile" di sinistra, qualche
amministratore locale, gli ottimi europarlamentari uscenti (tra i più
presenti e attivi, secondo le statistiche, al Parlamento di Strasburgo),
pochi "uomini d'apparato" e l'impegno diretto del Presidente della Regione
Puglia Nichi Vendola, unico candidato in tutte le circoscrizioni: questi i
tratti salienti delle liste.
Tra i nuovi personaggi più significativi vanno segnalati senz'altro: Lisa
Clark, storica attivista pacifista (capolista nel nordovest), Giuliana
Sgrena, giornalista del Manifesto (capolista al centro), Sergio Staino,
celebre vignettista dell'Unità, il cabarettista Bebo Storti, la scrittrice
per l'infanzia Bianca Pitzorno, Michele Dalai, direttore di Linus, Imma
Battaglia, leader del movimento gay, Mauro Palma, presidente del Comitato
europeo per la prevenzione della tortura, nel Comitato dei Direttori della
Treccani, Carlo Flamigni, noto endocrinologo, nel Comitato Nazionale di
Bioetica e Presidente dell'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti,
il consulente informatico Alessandro Bottoni, leader del Partito Pirata
Italiano che si batte per la libertà della rete, Simonetta Salacone,
dirigente scolastico dalla cui scuola elementare romana è partita la
protesta anti-Gelmini.

L'obiettivo dunque è quello di superare lo sbarramento del 4% e ridare
speranza ad una prospettiva di Sinistra moderna, in Italia e in Europa.


Circoscrizione 4 Sud
1 Vendola Nichi (Presidente Regione Puglia)
2 Di Lello Marco (coordinatore segreteria PS)
3 Di Palma Dino (presidente Consiglio provinciale Napoli)
4 Catizone Eva (ex sindaca di Cosenza)
5 Vozza Salvatore (sindaco di Castellamare di Stabia)
6 Santroni Daniela (già consigliera regionale Abruzzo)
7 Battaglia Imma (dirigente informatico, leader storica movimento gay,
presidente di Gay Project)
8 Barretta Francesco (presidente CIA Crotone)
9 Marello Luigi (assessore provinciale Cosenza)
10 Cammarano Raffaele (Presidente IACP Salerno)
11 Caruso Franz (avvocato penalista)
12 D'Aimmo Isadora (assessora provinciale Napoli)
13 Durante Giuseppe (oncologo, primario Don Uva Bari)
14 Massaro Maria Grazia (studentessa universitaria medicina)
15 Pignataro Fernando (già segretario regionale CGIL Calabria)
16 Ragosta Michele (consigliere regionale Campania)
17 Rosania Gerardo (consigliere regione Campania)
18 Salvatore Giovanna (operaia)

Bertinotti: Voto per Sinistra e Libertà.

1 - Presidente Bertinotti, lei è il primo firmatario dell’appello al voto per Roberto Musacchio. Perché l’urgenza di questa preferenza?

Intanto con Roberto c’è una lunga collaborazione, una lunga storia comune nel movimento operaio e in Rifondazione Comunista e poi una presenza insieme nel parlamento europeo nella prima parte della legislatura dove abbiamo lavorato assieme nel Gue. Roberto ha svolto la funzione di capogruppo con passione politica e capacità di applicazione ai problemi della gente, ai conflitti. Ha svolto una funzione di ponte con i movimenti, si pensi, ad esempio, a come ha contribuito alla lotta contro la direttiva Bolkestein: un elemento tra i tanti che parlano di una modalità di presenza in Europa che mi auguro possa proseguire. Infine Roberto sta in una lista che non si vuole rassegnare allo stato della sinistra in Italia e che si considera una presenza utilmente provvisoria.

2 - Musacchio si presenta in Sinistra e Libertà, un nuovo soggetto politico, che nasce in un momento travagliato della sinistra italiana, mai così dispersa ed espulsa anche dalle aule parlamentari…

Siamo passati da una condizione in cui in c’erano due sinistre, una radicale e una riformista a una condizione in cui in Italia non c’è una sinistra politica, mentre c’è un popolo e ci sono dei conflitti di sinistra. Non c’è un discorso pubblico di sinistra in grado di intervenire con forza in una crisi di proporzioni devastanti, cioè la crisi di un modello economico e sociale che da ragione a chi, come il movimento alter mondista e la sinistra radicale, avevano criticato la globalizzazione capitalistica. Il paradosso è che mentre i fatti le davano ragione la sinistra è pressoché muta e neanche i movimenti le restituiscono la parola. Il problema è quindi quello di una ricostruzione di una sinistra in Europa e in Italia. Per questo penso che alle elezioni dovrebbero essere premiati quelle donne e quegli uomini e quelle forze che si propongono questo obiettivo.


3 - Le lotte di questi mesi, degli insegnanti e degli studenti, sono lotte di sinistra ma senza sinistra, senza rappresentazione

E’ vero, le lotte sociali hanno preso una piega inedita, si pongono sotto il segno dell’indipendenza, che è cosa diversa dall’autonomia. Tutti prima hanno avuto a che fare, anche per configgere laddove ce ne fosse stato bisogno, con i partiti del movimento operaio. Le lotte di oggi hanno assunto invece un carattere indipendente, questo per tutelarsi. Basti pensare che per la prima volta lo sciopero generale della Cgil si è svolto senza l’adesione del più grande partito d’opposizione.


4 - In un suo recente intervento lei ha detto che l’Europa oggi vive una crisi della politica e che in questa crisi si inserisce la crisi politica della sinistra. Che cosa succede? La storia del 900 è arrivata al capolinea?

Il ‘900 è finito. Grandi studiosi hanno suddiviso la storia del movimento operaio in cicli: il ‘900 è finito con il crollo dei regimi dell’est e con l’avvento di quella rivoluzione capitalistica restauratrice che abbiamo chiamato globalizzazione. In questa nuova scena irrompe la crisi e propone la rinascita di un nuovo movimento operaio, di una nuova sinistra. Il tratto che questa nuova sinistra può ereditare da quella vecchia è la critica del capitalismo come modo di produzione ma tutto il modello sociale a cui tendere è da reinventare, a partire dalla rideclinazione del concetto di uguaglianza, senza il quale non c’è la sinistra. Mi pare che ci troviamo di fronte a due paradossi. Il primo: la sinistra non c’è più quando i fatti le davano ragione. Secondo paradosso: l’Europa non c’è quando il mondo ne avrebbe bisogno, è il terreno fondamentale delle sfide politiche del futuro.
5 - Perché dice che l’Europa non c’è?

L’Europa non c’è perché ha subito un processo di omologazione al modello nordamericano, l’Europa non c’è perché ha subito un processo di unificazione mercantile nel quale il mercato ha mangiato la democrazia, perché ha rinunciato alla sovranità dei popoli in nome dell’assunzione dei dogmi indotti dalla cultura liberista (si pensi ai parametri di Maastricht), l’Europa non c’è perché in quest’ultima fase si è costruita su un sistematico deficit di democrazia colmato da una crescente attribuzione di poteri a strutture tecnocratiche, come la Banca Centrale Europea. L’Europa non c’è perché ha buttato l’occasione della costruzione della Costituzione sostituendola con le intese intergovernamentali e con le decisioni della commissione. Così si è presentata nuda alla crisi.

6 - Insomma lei vede un Europa debole

I grandi soggetti che stanno prendendo decisioni nel mondo sono Obama negli Usa, la Cina, il concerto dei paesi latino americani. Invece l’Europa è rifluita nelle scelte dei governi e dei singoli paesi. Non c’è un programma economico europeo, non un piano di investimenti e persino con i grandi casi industriali, come quello dell’auto, non si vede affiorare un’idea di politica industriale, di riconversione industriale, di condizionamento dell’esborso di finanza pubblica alla realizzazione di obiettivi strategici sia riguardanti i diritti dei lavoratori, sia il perseguimento di obiettivi ecologici, sia l’introduzione di obiettivi di democrazia economica. Eppure l’Europa costituisce la scala necessaria per realizzare politiche e obiettivi in grado di pesare realmente sull’uscita dalla crisi e sulla sua direzione di marcia.

7 - Gli effetti devastanti della crisi sono sotto gli occhi di tutti. A migliaia di precari non viene rinnovato il contratto, esplode il ricorso alla cassa integrazione ordinaria e straordinaria, e ci attendiamo una ondata di licenziamenti che forse il paese non può permettersi. Quali sono secondo lei le misure concrete da attivare? La convinceva la proposta di Franceschini di un salario minimo ai disoccupati?

Per uscire dalla crisi occorre una piena e buona occupazione, quindi l’obiettivo è il mantenimento dell’occupazione non gli ammortizzatori sociali. Il problema è costruire una politica economica . Dovremmo fare una discussione pubblica su questo, una grande assise su quale programmazione economica adottare per i prossimi 5 anni. Ci vuole un indirizzo pubblico, non bisogna avere paura di questa parola. Bisogna da un lato rispondere ai punti di crisi, dall’altro indirizzare la politica economica. E’ un discorso non rinviabile a domani, con il “poi vediamo” paghi gravemente la crisi e ti avvii su una strada che acceca.


8 - Da una recente ricerca Ipsos è risultato che gli operari votano a destra, una tendenza già in atto negli scorsi anni ma che adesso sembra drammatica. Che segnale è secondo lei?

Gli operai sono condannati alla solitudine e nella solitudine uno prova ad arrangiarsi o con il sogno e con l’egoismo. Non è la prima volta. Il voto operaio si è indirizzato a sinistra in Europa con la nascita del movimento operaio e dei grandi partiti di massa nei “trenta anni gloriosi” dopo la vittoria dal nazifascismo ma non è una condizione permanente della storia. Perché ci sia il voto operaio bisogna che ci sia un movimento operaio. La sinistra oggi non c’è e gli operai orfani votano secondo la tendenza di egoismo mercantile a cui tutti siamo sottoposti. Piuttosto che stupirci che gli operai votano a destra, stupiamoci che non ci sia la sinistra.


9 - Oggi da dove può ricominciare la sinistra?

Da tutte le parti. Fino a ieri ci siamo battuti perché si ricominciasse intanto da una forza politica. Oggi non esistono punti di partenza che si propongano come esclusivi, o da qui o da nessun altra parte. Se si vuole cominciare occorre partire da un big bang, cioè da una rimessa in discussione di tutto ciò che c’è. Accettare che c’è stata una cesura con il ‘900. Deve nascere un nuovo movimento operaio perché c’è bisogno di una nuova storia di liberazione da tutte le forme di sfruttamento, alienazione, oppressione che possono ritornare, persino la schiavitù. Mai come oggi le conquiste di mezzo secolo sono in discussione, compresa la democrazia. Per questo penso di incoraggiare Roberto Musacchio e quelle forze, come Sinistra e Libertà, che si propongono di concorrere alla ricostruzione di una grande sinistra europea.

(Intervista di Luciana Cimino)

giovedì 9 aprile 2009

Ricostruiamo la Casa dello studente.

Sinistra e Libertà ha aperto un Conto corrente bancario dedicato alla sottoscrizione in favore delle popolazioni dell'Abruzzo: Sinistra e Libertà Solidarietà Abruzzo IT 82 B 0832703221 000000003346 da utilizzare per versamenti attraverso bonifici. I soldi raccolti contribuiranno alla ricostruzione della Casa dello studente.

martedì 7 aprile 2009

Appello alla Solidarietà con l’Abruzzo.



Cari compagni e compagne, amici e amiche,
stiamo cercando di organizzare una rete di solidarietà e primo aiuto per la popolazione abruzzese colpita dal sisma. Tutte le nostre iniziative saranno coordinate con la Protezione Civile, da cui stiamo attendendo informazioni e direttive più dettagliate.

RETE DI ACCOGLIENZA SFOLLATI

Stiamo predisponendo una rete di persone disponibili ad ospitare gli sfollati. Per questa ragione vi chiediamo, se abitate in regioni prossime alle zone interessate dal sisma e siete nella condizione di ospitare qualcuno, di comunicarci a partire da ora le seguenti informazioni:
nome, cognome, indirizzo, telefono, indirizzo e-mail, numero delle persone che potete accogliere, numero delle stanze e durata approssimativa della disponibilità.
Il nostro indirizzo e-mail è sinistraeliberta.volontari@gmail.com e tel. Annagrazia 328.8638712

GRUPPI DI VOLONTARI

Stiamo comunicando alla Protezione Civile le disponibilità dei nostri militanti, attivisti e simpatizzanti a recarsi in Abruzzo per fornire assistenza, aiuto e soccorso alla popolazione. Chi di voi fosse disponibile può comunicarcelo fin da ora all’indirizzo: sinistraeliberta.volontari@gmail.com e al numero di tel. Annagrazia 328.8638712. Comunicateci anche, nel caso le aveste, le competenze specifiche che potrebbero essere utili ai soccorsi (es. medici, ingegneri, infermieri, psicologi, assistenti sociali, cuochi).

RACCOLTA COPERTE, MEDICINALI, VESTIARIO, MATERIALI UTILI A RIMUOVERE LE MACERIE

Stiamo verificando con la protezione civile la reale necessità di una raccolta di materiale di cui sopra. Nelle prossime ore vi daremo nuove informazioni attraverso le newsletter e il nostro sito, e nel caso fosse realmente utile predisporremo centri di raccolta.

RACCOLTA FONDI PER L’EMERGENZA ABRUZZO

Stiamo raccogliendo fondi da destinare all’emergenze immediata e i soccorsi. Per farlo stiamo aprendo un apposito conto corrente di Sinistra e Libertà che sarà attivo da domani.

DONAZIONI DI SANGUE

Pare dagli ultimi aggiornamenti che non ci sia un’emergenza sangue, in ogni caso se si dovesse ripresentare questo problema chi vuole donarlo può farlo
in Abruzzo: presso l'ospedale di Pescara - Dipartimento di Medicina Trasfusionale PO "Spirito Santo" Via Fonte Romana 8 - 65124 Pescara Telefono 0854252687. Oppure ci si può rivolgere agli altri ospedali abruzzesi.
Nel resto d’Italia si può donare sangue in tutte le sedi Avis del paese. Per trovare quella più vicina: www.avis.it

venerdì 27 marzo 2009

Primarie: Lettera aperta alle Irpine e agli Irpini.

Care e Cari,

dopo una lunga riflessione la Sinistra irpina ha deciso di partecipare alle Primarie del 5 aprile, in Provincia e al Comune capoluogo.

Ci siamo, dunque. E non semplicemente per una testimonianza.

Per rendere autentiche queste Primarie, e far sì che non siano una noiosa resa dei conti interna al PD.

Per rappresentare un punto di contatto con quei mondi oggi troppo lontani e delusi dalla politica. Per provare ad aprire una finestra verso la società civile, il mondo del lavoro e della cultura, i movimenti, i giovani.

Per dare un’alternativa reale a quelle donne e a quegli uomini che vogliono davvero scrivere una pagina nuova per l’Irpinia.

Quella che proponiamo è un’altra Irpinia: attenta alle fasce sociali e alle famiglie più deboli, vicina ai lavoratori oggi esposti alla durezza della crisi, che scommette sulla partecipazione come metodo irrinunciabile di governo, che investe sulle nuove generazioni, sull’innovazione, sulla valorizzazione e la tutela dei nostri territori.

Le primarie, dunque, ce lo dicono le eccezionali esperienze di Vendola e Obama, possono essere uno straordinario strumento di cambiamento. Un’occasione che, spero, le irpine e gli irpini non mancheranno.

Ma queste Primarie sono soprattutto un segnale forte, di unità e partecipazione, contro il Governo Berlusconi. Un governo che ha mandato i militari sul Formicoso e a Savignano, che invia le ronde nelle città, che umilia e deruba il Mezzogiorno, che attacca il contratto nazionale di lavoro e il diritto di sciopero, che occulta e non affronta la crisi, che taglia la scuola e la sanità, che mette in discussione la laicità e i diritti, che alimenta insicurezze e paure.

Per questo non faccio uno scontato appello al voto per i candidati della Sinistra.

Chiedo al popolo di centro-sinistra di fare uno sforzo di vitalità, di uscire dalla rassegnazione, di moltiplicare in questi giorni i luoghi di incontro e discussione, di partecipare liberamente e scegliere il futuro dell’Irpinia. Insieme.

Gennaro M. Imbriano

lunedì 23 marzo 2009

Avellino, Vendola lancia Sinistra e Libertà.

di Manuela Di Pietro - irpinianews

Avellino - Non la somma di un ceto politico residuale ma l’inizio di un
cammino comune dopo lo schianto terribile dell’Arcobaleno: da questo input è
nato “Sinistra e Libertà” (che ha unito Movimento per la Sinistra, Partito
Socialista, Verdi, Sinistra Democratica), tenuto oggi a battezzo al Viva
Hotel di Avellino dal presidente della Regione Puglia Nichi Vendola
accompagnato dallo slogan “La primavera della Sinistra arriva il 20 marzo”.
A fare gli onori di casa Gennaro Imbriano, Maria Grazia Valentino, Generoso
Bruno e Peppe De Cristofaro che hanno “ospitato” gli alleati: Franco
Vittoria, Rodolfo Salzaruolo, Angelo Flammia, Edmondo Marra, Rosanna Repole,
Giuseppe Vetrano, Marcello Zecchino, Domenico Ranaudo, Peppe Sarno, Vanni
Chieffo, Lello De Stefano, Pasquale Puorro, Luciano Vecchia, Luigi De
Vincentiis, Luigi Mainolfi, Toni Ricciardi, Luigi Famiglietti.
Ad Imbriano l’onore e l’onere dell’annuncio: la Sinistra presenterà liste
unitarie al Comune di Avellino e alla Provincia.
Ma a suonare la sveglia di una Sinistra “rimasta con un libro vuoto in
mano”, “senza più parole da comunicare” ma pronta a riscrivere una storia“ è
stato proprio l’ex esponente di Rifondazione Comunista che ha mosso la
carica rispetto ad un Paese “affondato nel lessico di un vocabolario
parafascista”. In cui le risposte non possono essere date “dallo sceriffo Di
Pietro” e dai “talk show di Franceschini”.
Vendola non ha nascosto le sue preoccupazioni nè la determinazione di
ripartire da una cultura politica padrona dei processi di fondo che animano
il Paese e non solo. Cavalli di battaglia: lavoro e formazione. Le uniche
armi in grado di contrastare “l’egemonia della destra” che è “al tramonto
nel mondo ma non in Europa e in Italia dove è entrata nei sogni e nella vita
dei cittadini”.
Il grave momento economico, che lascia prospettare un futuro davvero
apocalittico, diventa spunto per un parallelo tra la questione morale e
quella sociale. Una l’equazione: formazione sinonimo di crescita e qualità .
Il tutto per essere competitivi attraverso competenze e acquisizioni che
inseriscano a pieno titolo il Paese nel mercato globale.
La prima idea è quella di una moratoria sui licenziamenti, condizione
indispensabile “se gli imprenditori intendono fronteggiare la crisi con
aiuti da parte del governo”. Condizione necessaria ma non sufficiente a cui
è d’obbligo aggiungere interventi mirati su coloro che sono interessati da
ammortizzatori sociali. In proposito un dictat su tutti: detassazione.
Il modello da seguire è quello di Obama a cui Vendola rende il merito di
aver scritto una pagina nuova negli Stati Uniti attraverso provvedimenti di
sostegno a scuola e sanità pubblica oltre alla tassazione delle rendite e
dei patrimoni. L’esatto contrario di quanto sta accadendo in Italia. “Qui si
parla solo di tagli. Soprattutto nella scuola e nella sanità . Per quanto
riguarda l’istruzione, tagliare vuol dire privarci dell’acquisizione di
competenze in grado di renderci competitivi. In tema sanità i tagli non
riguardano gli sprechi, così come dovrebbe essere, ma i servizi e il diritto
alla salute”.
Poi una malinconia facile da superare e compensata dalla speranza di un
futuro di rinnovamento: “Ho amato falce, martello e stella ma oggi servono
altri simboli maggiormente in grado di intercettare i sogni delle nuove
generazioni”. Dunque un taglio con il passato e l’inizio di un nuovo libro.
Per ora ancora in bianco. “Perchè una Sinistra che sa già tutto è destinata
a morire rapidamente”.


foto archivio irpinianews

domenica 22 marzo 2009

Vendola ad Avellino: «Ripartiamo dall’unità per restituire speranza al Paese».

di Marco Staglianò - Buongiorno Irpinia
«Lungi dal volere essere un cartello elettorale, Sinistra e Libertà rappresenta una speranza da costruire contro la fabbrica della paura berlusconiana. Ripartiamo oggi per un nuovo cammino, il cui approdo dovrà essere quello dell’unità della sinistra del ventunesimo secolo. Una sinistra unita e rinnovata, capace di superare le gabbie della chiusura identitaria, per coniugare il proprio capitale storico in un nuovo linguaggio capace di inserirsi nelle fratture di una società dinamica ed in continua evoluzione. Una sinistra che in Irpinia vuole contrastare l’avanzata di una destra antimeridionale ed antidemocratica, che cerca ancoraggio nel trasformismo demitiano. Una sinistra che vede nella propria coesione ideale e nella propria unità, la via maestra per spingere il Partito democratico sul terreno del rinnovamento e che proprio per questo, si presenterà alle prossime amministrative con liste unitarie, aperte anche a coloro che hanno scelto pretestuosamente di non essere qui stasera». Questo, in sintesi, il senso delle riflessioni sviluppate dal dirigente provinciale del Movimento per la Sinistra, Gennaro Imbriano, all’incontro tenutosi ier presso la sala convegni del Viva Hotel di Avellino, per presentare il nuovo cartello elettorale che ha unito Movimento per la Sinistra, Verdi, Sinistra democratica e Partito Socialista. Un progetto che se pare essere decollato a livello nazionale, in Irpinia si è arenato sullo scoglio delle divisioni, tra chi, come Sinistra democratica, ha scelto la strada del centrosinistra alternativo, e chi, invece, ha scelto di seguire la strada del confronto programmatico con il Pd. Il discorso di Imbriano, ha preceduto quello di diversi esponenti della sinistra irpina, tra cui quello del Presidente provinciale dei Verdi, Pasquale Puorro e del socialista Giuseppe Sarno. Ma a suonare la carica di «una sinistra che vuole rinascere dal rifiuto dei vecchi simboli e dalla nostalgia dei muri abbattuti dal peso della storia», ci ha pensato il Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. Un discorso avvolgente nella retorica ma solido nei contenuti, più volte interrotto dagli applausi di una platea tanto folta quanto partecipe, tra le cui fila spiccava la presenza di tanti dirigenti provinciali del Partito democratico, primo fra tutti, il segretario Vittoria. Parte da lontano Vendola. Parte, cioè, dalla descrizione di un mondo in evidente trasformazione, nell’ambito del quale «la vecchia Europa appare sempre più vecchia perchè avviatata sulle proprie paure. L’Europa della xenofobia e delle piccole patrie, che ha in una Chiesa Cattolica reazionaria, chiusa in un dogmatismo sterile e distante dal sentore degli stessi credenti, il suo vero emblema. Una Chiesa che per bocca del suo Pontefice, da un lato punta il dito contro l’uso del preservativo in Africa, e dall’altro riabilita, tra le fila del Clero, le peggiori espressioni del conservatorismo clerico fascista. Ma il mondo cambia. L’Africa violentata dal potere delle multinazionali vede lentamente fiorire nella sua pancia i semi dell’emancipazione. Il Sud America, che per tanti decenni è stato il teatro delle sperimentazioni dittatoriali di matrice statunitense, oggi risorge grazie al democratico diffondersi di un vero riformismo socialista. E poi c’è il coraggio di Obama. Di un Presidente che con quattro parole, nel proprio discorso di insediamento, ha consegnato definitivamente alla storia tutto il paradigma neoconservatore, dandoci l’esatta misura di quanto sia vecchia l’Europa, e di quanto in quest’Europa, l’Italia di Berlusconi assuma il ruolo più regressivo. Basti in tal senso riflettere su quanto siano distanti le risposte date alla crisi da questo esecutivo rispetto a quelle date da Obama sul fronte della tassazione, dell’istruzione e della sanità. Mentre li si tassano i redditi più alti, si finanzia l’istruzione e la ricerca e si investe nella sanità, qui si fa l’esatto contrario. Viviamo in un regime che fonda la propria forza sulla connessione tra regressione culturale e regressione civile. Un regime che nasconde la tragicità di una crisi che solo in Puglia ha visto negli ultimi due mesi, più di 25000 lavoratori andare in cassa integrazione. Una crisi alla quale si risponde non finanziando gli ammortizzatori sociali o proponendo una moratoria sui licenziamenti, ma offrendo al popolo bue, il capro espiatorio costituito dal diverso, dal rom, dal clandestino. Viviamo in un regime che ha rielaborato in senso regressivo il panorama valoriale di un popolo, imponendo per mezzo di un insopportabile strapotere mediatico, un vocabolario che non esito a definire parafascista. Definiscono gli studenti che protestano pacificamente, guerriglieri. Schedano i barboni. Invitano i medici a tradire il giuramento di Ippocrate, e violentano la sofferenza di un padre che cerca di regalare alla propria figlia una morte dignitosa. Istituiscono le ronde e per paura di quello che potrà accadere di qui a qualche mese, restringono il diritto allo sciopero ed attaccano il mondo del lavoro. Viviamo in un regime che ci ha fatto sprofondare nelle tenebre medioevali e al quale occorre opporsi con la speranza. Quella speranza che vogliamo e dobbiamo ricostruire ripartendo da noi stessi, dai nostri sogni e dalle nostre idee. Noi abbiamo l’orgoglio e l’ambizione di rappresentare una sinistra senza più aggettivi connotativi. Una sinistra consapevole dei propri fantasmi e vogliosa di liberarsi dalle vecchie gabbie identitarie. Una sinistra che vuole ripartire dal lavoro e dall’ambiente, per costruire un mondo davvero libero. Dobbiamo riappropriarci della parola libertà. Quella parola fa parte del nostro dna ma oggi pare essere di proprietà della destra. Ce l’hanno rubata. La vera libertà non è scegliere tra mille canali televisivi che ti propinano quoridianamente sempre la stessa merda. La verà libertà non è quella che vuole piegare l’esistenza delle donne ai bisogni degli uomini. La vera libertà è quella dai luoghi comuni, dalla paura e dall’ignoranza. Ma per ricostruire una sinistra capace di riappropriarsi della parola libertà, dobbiamo riaprire quel libro prodigioso che contiene tutte le parole del mondo. Dobbiamo comprendere che non basta sventolare una bandiera con la falce ed il martello per essere credibili. Servono simboli e linguaggi nuovi. Serve cioè una sinistra capace di rinominare e di descrivere il mondo con parole nuove. Al cospetto di un mondo nuovo, una sinistra che dice di sapere già tutto è destinata a morire precocemente. Il nostro cammino sarà lungo ed insidioso, ma se sapremo riscoprire il valore del dubbio, girando le spalle ad un’autoreferenzialità goffa e salottiera, potremo restituire la speranza al nostro popolo».

giovedì 19 marzo 2009

lunedì 16 marzo 2009

SINISTRAeLIBERTA'.

Tutti - avversari compresi - dicono che ci sia bisogno di sinistra. E c'è bisogno di una sinistra che ricominci ad avere una sua rappresentanza nelle istituzioni. A cominciare da quelle europee. E dagli enti locali. C'è bisogno di sinistra, insomma, in un paese governato da una destra che ha uno slogan chiaro in testa: "Calce e randello, speculazione edilizia e ronde" (per usare la definizione di Nichi Vendola). La destra peggiore. Come contrastarla? Come contrastarla in un paese dove la maggioranza, d'intesa con l'opposizione democratica, ha fissato la soglia del quattro per cento, sotto la quale non c'è rappresentanza?
Lo strumento, lo strumento per garantire che ci sia una sinistra, che continui ad esistere una sinistra, è stato presentato stamattina. E' la lista unitaria che correrà per le europee. Si chiama "Sinistra e libertà". E' un "cartello" che vuole raccogliere quei mille pezzi di opposizione sparsi in Italia, che si sono manifestati in questi mesi. E' la lista che aggrega quattro forze politiche: il Movimento per la Sinistra, la Sinistra democratica, i Verdi e il Partito socialista (quello di Nencini).

Avrà un suo simbolo. Un cerchio rosso e bianco, sotto - piccoli - i "loghi" delle famiglie europee di appartenenza: il Pse, il Gue, i Verdi.

Si parte, insomma. Certo non si parte da zero, perché per dirla con Marco Di Lello, socialista, alla conferenza stampa, "i sondaggi non commissionati da noi ci danno fra il 3,3 ed il 6%. Lanciamo il quorum oltre l'ostacolo". Si comincia, ma certo non sarà facile. Perché la crisi, la devastante crisi economica - lo sanno tutti - in nessuna parte del mondo favorisce la sinistra. E allora, usando di nuovo l'espressione di Nichi Vendola, il primo compito "è quello di ritrovare le parole che mancano all'Italia".

Le prime due da "recuperare" sono appunto quelle contenute nel nuovo simbolo. Ecco come la vede Achille Occhetto, anche lui presente alla presentazione, in veste - ci ha tenuto a sottolinearlo - di "semplice militante". "Dobbiamo ridare alla sinistra la parola libertà. Il Pd ha demolito e tolto la parola sinistra. Senza libertà non c'é né democrazia né sinistra. Va recuperata la parola libertà, gettata nel fango da Berlusconi".

Una sinistra dei diritti, allora, una sinistra che recupera il suo rapporto col sociale. A cominciare da chi è vittima del disastro provocato dal neoliberismo. Su questo, sul dramma della situazione economica nel nostro paese, ha insistito molto Vendola: «Berlusconi ha detto che sono stati versati dei soldi verissimi alle imprese; perché allora le imprese licenziano? Se ricevono soldi noi chiediamo che ci sia una moratoria sui licenziamenti, uno stop". E ancora: "Proponiamo la detassazione della cassa integrazione". Senza contare che in Italia si potrebbe fare quello che, ad esempio, ha fatto la sinistra in Puglia: "Farsi carico degli oneri fiscali per le badanti". Anche per questa strada si sostengono i redditi più bassi, le persone più bisognose.

Altre proposte verranno dal confronto che la lista vuole sviluppare in tutto il paese, con i soggetti sociali interessati. Ma il programma, anche il più dettagliato, rimanda sempre allo stesso problema: in questo paese c'è bisogno di sinistra. Perché la sua assenza - è ancora il Governatore della Puglia - "pesa sulle persone e consente l'aggressione del lavoro e della Cgil da parte di questa destra che spadroneggia nei media dove si racconta un paese che non c'è".



Certo, dire sinistra non spiega tutto. E qui, sempre Vendola, se la cava con una battuta: "C'è bisogno di una sinistra con meno mitologie, simboli e bandiere, ma che sia in grado di difendere i diritti civili e sociali". Una sinistra che torni a fare politica. Che torni a progettare alleanze. Già, ma quali alleanze? "Io penso che occorra ecostruire un campo largo delle opposizioni al governo delle destre, uscendo dalle contese da talk show, mettendo mano alla leva fiscale per ridistribuire la ricchezza". Questo per l'oggi, e poi? "Penso che non possa funzionare il principio dell'autosufficienza sostenuto dal pd veltroniano, perchè significa candidarsi a perdere sempre. Bisogna costruire le alleanze. Ma in una condizione attuale in cui siamo minoranza tutti e battuti nel paese, la priorità è il programma concreto di alternativa alle destre e a Berlusconi. Il tema delle alleanza arriva un secondo dopo. Un secondo prima c'è l'attualità e l'alternativa che riusciamo a costruire !
e a far vivere nel cuore degli italiani".

Così, con queste idee si andrà alle europee. Il resto è ancora tutto da decidere. Per dirna una, le candidature sono ancora lontanissime dall'essere definite. Vendola - ad una domanda dei cronisti - ha risposto che lui preferirebbe non candidarsi, ma si dichiara "a disposizione". Il Ps candiderà sicuramente gli uscenti Pia Locatelli ed Alessandro Battilocchio. I Verdi punteranno sull'eurodeputato uscente Monica Frassoni. Il leader di Sd, Claudio Fava, potrebbe essere candidato, così come l'ex astronauta Umberto Guidoni, che alle scorse elezioni fu eletto nelle liste del Pdci. Ma quel che è più importante è che "oltre il 50% delle candidature - coem ha assicurato Di Lello - verrà deciso sul territorio". Decideranno le persone, insomma. Di più: non ci saranno suddivisioni a tavolino degli eletti, in caso di superamento del quorum. Chi prenderà più preferenze, insomma, andrà a Strasburgo, senza dimissioni pilotate. L'ultima: verrà rigorosamente rispettato il bilanciamento fra uomini e donne.

Resta da dire delle amministrative. La lista correrà anche per le provinciali e comunali? Claudio Fava, Sinistra democratica: "Dove sarà possibile, questa lista sarà presente, ma vogliamo evitare editti romani". O, come aggiunge, Grazia Francescato: "Rispettiamo le libere scelte sul territorio".

Tutto qui. E ora si comincia davvero.


di S.B.