venerdì 8 maggio 2009
La Sinistra c'è...
7 giugno. Tante donne (di cui tre sono a capo delle 5 liste
circoscrizionali), molte personalità non riconducibili a nessun partito ma
espressione della diffusa "società civile" di sinistra, qualche
amministratore locale, gli ottimi europarlamentari uscenti (tra i più
presenti e attivi, secondo le statistiche, al Parlamento di Strasburgo),
pochi "uomini d'apparato" e l'impegno diretto del Presidente della Regione
Puglia Nichi Vendola, unico candidato in tutte le circoscrizioni: questi i
tratti salienti delle liste.
Tra i nuovi personaggi più significativi vanno segnalati senz'altro: Lisa
Clark, storica attivista pacifista (capolista nel nordovest), Giuliana
Sgrena, giornalista del Manifesto (capolista al centro), Sergio Staino,
celebre vignettista dell'Unità, il cabarettista Bebo Storti, la scrittrice
per l'infanzia Bianca Pitzorno, Michele Dalai, direttore di Linus, Imma
Battaglia, leader del movimento gay, Mauro Palma, presidente del Comitato
europeo per la prevenzione della tortura, nel Comitato dei Direttori della
Treccani, Carlo Flamigni, noto endocrinologo, nel Comitato Nazionale di
Bioetica e Presidente dell'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti,
il consulente informatico Alessandro Bottoni, leader del Partito Pirata
Italiano che si batte per la libertà della rete, Simonetta Salacone,
dirigente scolastico dalla cui scuola elementare romana è partita la
protesta anti-Gelmini.
L'obiettivo dunque è quello di superare lo sbarramento del 4% e ridare
speranza ad una prospettiva di Sinistra moderna, in Italia e in Europa.
Circoscrizione 4 Sud
1 Vendola Nichi (Presidente Regione Puglia)
2 Di Lello Marco (coordinatore segreteria PS)
3 Di Palma Dino (presidente Consiglio provinciale Napoli)
4 Catizone Eva (ex sindaca di Cosenza)
5 Vozza Salvatore (sindaco di Castellamare di Stabia)
6 Santroni Daniela (già consigliera regionale Abruzzo)
7 Battaglia Imma (dirigente informatico, leader storica movimento gay,
presidente di Gay Project)
8 Barretta Francesco (presidente CIA Crotone)
9 Marello Luigi (assessore provinciale Cosenza)
10 Cammarano Raffaele (Presidente IACP Salerno)
11 Caruso Franz (avvocato penalista)
12 D'Aimmo Isadora (assessora provinciale Napoli)
13 Durante Giuseppe (oncologo, primario Don Uva Bari)
14 Massaro Maria Grazia (studentessa universitaria medicina)
15 Pignataro Fernando (già segretario regionale CGIL Calabria)
16 Ragosta Michele (consigliere regionale Campania)
17 Rosania Gerardo (consigliere regione Campania)
18 Salvatore Giovanna (operaia)
Bertinotti: Voto per Sinistra e Libertà.
Intanto con Roberto c’è una lunga collaborazione, una lunga storia comune nel movimento operaio e in Rifondazione Comunista e poi una presenza insieme nel parlamento europeo nella prima parte della legislatura dove abbiamo lavorato assieme nel Gue. Roberto ha svolto la funzione di capogruppo con passione politica e capacità di applicazione ai problemi della gente, ai conflitti. Ha svolto una funzione di ponte con i movimenti, si pensi, ad esempio, a come ha contribuito alla lotta contro la direttiva Bolkestein: un elemento tra i tanti che parlano di una modalità di presenza in Europa che mi auguro possa proseguire. Infine Roberto sta in una lista che non si vuole rassegnare allo stato della sinistra in Italia e che si considera una presenza utilmente provvisoria.
2 - Musacchio si presenta in Sinistra e Libertà, un nuovo soggetto politico, che nasce in un momento travagliato della sinistra italiana, mai così dispersa ed espulsa anche dalle aule parlamentari…
Siamo passati da una condizione in cui in c’erano due sinistre, una radicale e una riformista a una condizione in cui in Italia non c’è una sinistra politica, mentre c’è un popolo e ci sono dei conflitti di sinistra. Non c’è un discorso pubblico di sinistra in grado di intervenire con forza in una crisi di proporzioni devastanti, cioè la crisi di un modello economico e sociale che da ragione a chi, come il movimento alter mondista e la sinistra radicale, avevano criticato la globalizzazione capitalistica. Il paradosso è che mentre i fatti le davano ragione la sinistra è pressoché muta e neanche i movimenti le restituiscono la parola. Il problema è quindi quello di una ricostruzione di una sinistra in Europa e in Italia. Per questo penso che alle elezioni dovrebbero essere premiati quelle donne e quegli uomini e quelle forze che si propongono questo obiettivo.
3 - Le lotte di questi mesi, degli insegnanti e degli studenti, sono lotte di sinistra ma senza sinistra, senza rappresentazione
E’ vero, le lotte sociali hanno preso una piega inedita, si pongono sotto il segno dell’indipendenza, che è cosa diversa dall’autonomia. Tutti prima hanno avuto a che fare, anche per configgere laddove ce ne fosse stato bisogno, con i partiti del movimento operaio. Le lotte di oggi hanno assunto invece un carattere indipendente, questo per tutelarsi. Basti pensare che per la prima volta lo sciopero generale della Cgil si è svolto senza l’adesione del più grande partito d’opposizione.
4 - In un suo recente intervento lei ha detto che l’Europa oggi vive una crisi della politica e che in questa crisi si inserisce la crisi politica della sinistra. Che cosa succede? La storia del 900 è arrivata al capolinea?
Il ‘900 è finito. Grandi studiosi hanno suddiviso la storia del movimento operaio in cicli: il ‘900 è finito con il crollo dei regimi dell’est e con l’avvento di quella rivoluzione capitalistica restauratrice che abbiamo chiamato globalizzazione. In questa nuova scena irrompe la crisi e propone la rinascita di un nuovo movimento operaio, di una nuova sinistra. Il tratto che questa nuova sinistra può ereditare da quella vecchia è la critica del capitalismo come modo di produzione ma tutto il modello sociale a cui tendere è da reinventare, a partire dalla rideclinazione del concetto di uguaglianza, senza il quale non c’è la sinistra. Mi pare che ci troviamo di fronte a due paradossi. Il primo: la sinistra non c’è più quando i fatti le davano ragione. Secondo paradosso: l’Europa non c’è quando il mondo ne avrebbe bisogno, è il terreno fondamentale delle sfide politiche del futuro.
5 - Perché dice che l’Europa non c’è?
L’Europa non c’è perché ha subito un processo di omologazione al modello nordamericano, l’Europa non c’è perché ha subito un processo di unificazione mercantile nel quale il mercato ha mangiato la democrazia, perché ha rinunciato alla sovranità dei popoli in nome dell’assunzione dei dogmi indotti dalla cultura liberista (si pensi ai parametri di Maastricht), l’Europa non c’è perché in quest’ultima fase si è costruita su un sistematico deficit di democrazia colmato da una crescente attribuzione di poteri a strutture tecnocratiche, come la Banca Centrale Europea. L’Europa non c’è perché ha buttato l’occasione della costruzione della Costituzione sostituendola con le intese intergovernamentali e con le decisioni della commissione. Così si è presentata nuda alla crisi.
6 - Insomma lei vede un Europa debole
I grandi soggetti che stanno prendendo decisioni nel mondo sono Obama negli Usa, la Cina, il concerto dei paesi latino americani. Invece l’Europa è rifluita nelle scelte dei governi e dei singoli paesi. Non c’è un programma economico europeo, non un piano di investimenti e persino con i grandi casi industriali, come quello dell’auto, non si vede affiorare un’idea di politica industriale, di riconversione industriale, di condizionamento dell’esborso di finanza pubblica alla realizzazione di obiettivi strategici sia riguardanti i diritti dei lavoratori, sia il perseguimento di obiettivi ecologici, sia l’introduzione di obiettivi di democrazia economica. Eppure l’Europa costituisce la scala necessaria per realizzare politiche e obiettivi in grado di pesare realmente sull’uscita dalla crisi e sulla sua direzione di marcia.
7 - Gli effetti devastanti della crisi sono sotto gli occhi di tutti. A migliaia di precari non viene rinnovato il contratto, esplode il ricorso alla cassa integrazione ordinaria e straordinaria, e ci attendiamo una ondata di licenziamenti che forse il paese non può permettersi. Quali sono secondo lei le misure concrete da attivare? La convinceva la proposta di Franceschini di un salario minimo ai disoccupati?
Per uscire dalla crisi occorre una piena e buona occupazione, quindi l’obiettivo è il mantenimento dell’occupazione non gli ammortizzatori sociali. Il problema è costruire una politica economica . Dovremmo fare una discussione pubblica su questo, una grande assise su quale programmazione economica adottare per i prossimi 5 anni. Ci vuole un indirizzo pubblico, non bisogna avere paura di questa parola. Bisogna da un lato rispondere ai punti di crisi, dall’altro indirizzare la politica economica. E’ un discorso non rinviabile a domani, con il “poi vediamo” paghi gravemente la crisi e ti avvii su una strada che acceca.
8 - Da una recente ricerca Ipsos è risultato che gli operari votano a destra, una tendenza già in atto negli scorsi anni ma che adesso sembra drammatica. Che segnale è secondo lei?
Gli operai sono condannati alla solitudine e nella solitudine uno prova ad arrangiarsi o con il sogno e con l’egoismo. Non è la prima volta. Il voto operaio si è indirizzato a sinistra in Europa con la nascita del movimento operaio e dei grandi partiti di massa nei “trenta anni gloriosi” dopo la vittoria dal nazifascismo ma non è una condizione permanente della storia. Perché ci sia il voto operaio bisogna che ci sia un movimento operaio. La sinistra oggi non c’è e gli operai orfani votano secondo la tendenza di egoismo mercantile a cui tutti siamo sottoposti. Piuttosto che stupirci che gli operai votano a destra, stupiamoci che non ci sia la sinistra.
9 - Oggi da dove può ricominciare la sinistra?
Da tutte le parti. Fino a ieri ci siamo battuti perché si ricominciasse intanto da una forza politica. Oggi non esistono punti di partenza che si propongano come esclusivi, o da qui o da nessun altra parte. Se si vuole cominciare occorre partire da un big bang, cioè da una rimessa in discussione di tutto ciò che c’è. Accettare che c’è stata una cesura con il ‘900. Deve nascere un nuovo movimento operaio perché c’è bisogno di una nuova storia di liberazione da tutte le forme di sfruttamento, alienazione, oppressione che possono ritornare, persino la schiavitù. Mai come oggi le conquiste di mezzo secolo sono in discussione, compresa la democrazia. Per questo penso di incoraggiare Roberto Musacchio e quelle forze, come Sinistra e Libertà, che si propongono di concorrere alla ricostruzione di una grande sinistra europea.
(Intervista di Luciana Cimino)
lunedì 9 marzo 2009
GAZA, SGUARDI DI DONNE CAPACI DI VEDERE OLTRE.
"Disperata, indifesa, impaurita e preoccupata come le altre donne qui a Gaza": chi mi scrive è Laila, un'attivista che ora lavora all'Unrwa e si occupa dei programmi per la promozione della partecipazione delle donne alla vita politica e sociale nella Striscia. Lo fa nella notte del 13 gennaio mentre l'aggressione israeliana procedeva indisturbata, fino a lasciare dietro sé oltre 1300 morti, più di 300 i bambini, circa 5000 i feriti che continuano a morire per la violenza e l'embargo.
"Da casa posso vedere il Nord della Striscia e anche il mare che è pieno di navi da guerra israeliane" mi dice Laila, che a Gaza city vive in un palazzo di 11 piani vicino ad Al Shifa, un ospedale che più volte ho visitato con il cuore devastato di fronte a quella crudeltà che avrebbe potuto lasciar morire i bambini nati prematuri a causa della carenza del carburante per le incubatrici che li tenevano in vita, perché l'assedio che ben prima delle bombe distruggeva e puniva collettivamente un milione e mezzo di civili a Gaza, impediva l'accesso di rifornimenti, medicine e altri beni di prima necessità, creando una crisi umanitaria e sanitaria senza precedenti.
Laila e la sua famiglia sono stati risparmiati dall'operazione Piombo Fuso, dal fosforo bianco, dalle cluster bomb, dalle centinaia di freccette metalliche lanciate con violenza nell'impatto di micidiali ordigni e anche dalle bombe DIME che hanno lasciato migliaia di feriti palestinesi senza braccia, senza gambe, con disabilità permanenti, fisiche e psichiche, per sempre.
"Siamo fortunati" dice mentre tenta di descrivere l'orrore di quei giorni "ma essere bersagli della morte ogni secondo è un sentimento inimmaginabile. Un'esplosione ogni sette secondi. Da settimane nessuno dorme, rimaniamo in ascolto delle bombe e dei missili che sfiorano le nostre case e quelle dei nostri amici con l'impotenza di non poter fare niente. Quando c'è la corrente elettrica, accendiamo la radio e veniamo a sapere della gente che muore ovunque, di migliaia di persone, bambini, anziani, donne e uomini rimasti senza casa. Quando l'elettricità manca, al buio, ci stringiamo al lume delle candele".
Mentre scrive, la casa di Laila trema per una forte esplosione poco lontano. "Una vita orribile" aggiunge "Questa notte è la peggiore da sempre. Se chiudi gli occhi non puoi dormire dagli incubi. Una donna che ho ospitato è scoppiata a piangere chiedendomi scusa per il suo odore: provava vergogna perché non si era mai trovata nella condizione di non poter fare una doccia e ora era l'unica cosa che desiderava fare".
Da Gaza il grido di disperazione è sempre lo stesso. Oggi i valichi continuano ad essere aperti 'a singhiozzo' dalle Autorità Israeliane. Le Nazioni Unite e organizzazioni umanitarie denunciano che Israele impedisce l'ingresso di più del 50% del minimo fabbisogno quotidiano necessario alla popolazione stremata. Persino la pasta e i datteri vengono respinti ai valichi. I tunnel al confine egiziano, attraverso cui si svolgeva anche il contrabbando di armi, ma che alimentavano un'economia sommersa di sopravvivenza per la gente della Striscia da anni sotto embargo, sono stati e continuano ad essere bombardati.
Senza una soluzione politica che porti stabilità, sicurezza e pace, tutto l'aiuto umanitario del mondo non sarà mai sufficiente ad alleviare le sofferenze umane alle migliaia di feriti gravi -che nei casi più fortunati verranno curati negli ospedali all'estero, ma che per la gran parte si vedranno negare il permesso di uscire dalla Striscia per 'motivi di sicurezza'- così come ai circa 350.000 giovani che – secondo il Gaza Mental Health Program- convivranno per sempre con gravissime conseguenze psicologiche e traumi indelebili.
Incluse le donne che a Gaza sommano la tragedia della guerra e il dolore per i loro lutti, ad una progressiva restrizione delle libertà personali e politiche dovuta principalmente al deterioramento della situazione nei Territori Occupati a partire dal 2002 e alle operazioni militari israeliane ma anche alla crescita del potere religioso che tenta di fare arretrare, spesso riuscendoci, il lavoro di diverse associazioni femminili che molte volte ho incontrato e seguito nel loro lavoro quotidiano per l'emancipazione, l'empowerment, la partecipazione attiva alla resistenza non violenta per la creazione del proprio Stato e alla determinazione in una società che vogliono contribuire a creare, protagoniste delle loro vite e delle loro scelte.
La seconda Intifadah con la sua deriva militare ha in realtà fatto arretrare le battaglie e le conquiste che le donne palestinesi hanno realizzato in tanti anni, molte delle donne attive nella prima Intifadah si sono ritirate, la presenza delle donne con tanti lutti e tanti morti è tornata ad essere per molte, quella del lavoro di cura, curare i feriti, occuparsi dei prigionieri, cercare di sopravvivere.
A Gaza, con la presa del potere da parte di Hamas e con il blocco economico la situazione per le donne si fa peggiore, lo sanno molto bene le donne del Women Affair Center - tra cui anche Nayla Ayesh premiata nella valle d'Aosta come donna dell'anno con il suo centro e il lavoro di promozione della partecipazione delle donne- o il centro The Culture and Free Thought Association di Khan Yunis, fondato nella prima Intifadah dai diversi gruppi politici delle donne chiuso e poi riaperto da Hamas.
In tutto ciò anche noi europei e rappresentanti della Comunità Internazionale portiamo una clamorosa e bruciante responsabilità avendo contribuito a sprecare più di un'occasione per la pace.
Avremmo potuto aiutare Hamas ad essere pienamente nell'arena democratica, invece di non riconoscere il governo liberamente eletto, invece di boicottare la proposta dei Prigionieri Politici, in primis Marwan Barghouti, di un governo di unità nazionale con tutte le fazioni palestinesi, e invece di appoggiare questo assedio criminale contro i civili di Gaza. Avremmo potuto dare il nostro contributo e lavorare per l'unità politica e territoriale palestinese, invece di assecondare l'imperativo israeliano del dividi et impera alimentando la lacerante spaccatura Fatah e Hamas. E infine avremmo potuto sostenere con più forza tutte quelle donne e tutti quegli uomini, sia in Israele che in Palestina, che gridano al mondo che distruggere la logica del nemico e della vendetta è possibile oltre che necessario, che si può farlo solo garantendo diritti e dignità per tutte e tutti, solo ponendo fine all'occupazione militare israeliana, agli insediamenti e all'assedio di Gaza. Con l'acutizzazione del conflitto, con il muro che impedisce di vedersi, i rapporti si sono incrinati anche tra le donne e le reti che si erano costruite in questi anni. E' difficile che le donne di Ramallah possano raggiungere quelle donne di Tel Aviv o di Gerusalemme: i muri, i check point sono là a dividerle e anche le relazioni con le Donne in nero italiane non sono più così fitte come un tempo.
Va contro questa tendenza l'IWC International Women's Commission prima Commissione di palestinesi, israeliane e internazionali, della quale anch'io faccio parte, nata, sotto l'egida dell'UNIFEM, dalla risoluzione 1325 del Consiglio di Sicurezza ONU, per la piena partecipazione delle donne nei negoziati, formali ed informali per una pace basata su principi di uguaglianza tra i generi, diritti umani delle donne, diritti umani internazionali e leggi umanitarie per la stabilità, democrazia e prosperità nell'intera regione, fuori dall'unilateralità e dal militarismo. Tra le palestinesi ci sono personalità come Hanan Ashrawi o Zahira Kamal, ma anche militanti come Hania Bitar o Nayla Aysh; tra le israeliane parlamentari come Naomi Chazan e militanti come Debbie Lerman e Molly Malekar: tutte insieme contro operazione Piombo fuso, così come già nella guerra del Libano, chiedevano con forza un durevole cessate il fuoco.
La nostra solidarietà alle donne palestinesi di Gaza e della Cisgiordania è essenziale, molte volte incontrandole ci hanno detto di quanto importante sia per loro non sentirsi sole e la loro forza è anche la nostra: le abbiamo viste nel Centro Al Mehwar a Beit Sahour –un centro bellissimo a Betlemme, finanziato anche dalla cooperazione italiana. Donne, che pur sotto occupazione militare riconoscono e lottano per la liberazione, donne che hanno subito violenza, principalmente domestica, che sono state abusate, ch hanno vissuto storie veramente terribili e tragiche, dallo stupro alla tortura, eppure continuano a lottare contro un sistema patriarcale e l' occupazione israeliana.
Abbiamo il dovere di denunciare ogni illegalità, l'occupazione militare, il muro d'Apartheid che confisca le terre in Cisgiordania e divide Palestinesi da Palestinesi, l'espansione coloniale. E al tempo stesso abbiamo la responsabilità di sostenere le donne di Gaza e i loro diritti, denunciando con capacità di critica e onestà intellettuale ogni politica repressiva o patriarcale venga essa da Hamas o da Fatah.
Dobbiamo farlo insieme, come donne cittadine del mondo, per il futuro di Gaza e di ragazze come Amira, 15 anni, che a Tel al-Hawa ha vissuto i giorni più duri di Gaza City e oggi è in un letto d'ospedale con una gamba ingessata e tenuta insieme da un chiodo d'acciaio conficcato in profondità nella carne. Per molti giorni dopo l'operazione Amira non ha parlato e ora lo fa solo con un sospiro. Nel suo passato ci sono ricordi atroci: padre e fratello e sorella adolescenti uccisi dalle bombe sotto i suoi occhi e lei che per tre giorni rimane sola, ferita e semi-cosciente, prima di poter finalmente essere salvata. Nel suo futuro c'è una lunga convalescenza, molte altre operazioni, mesi di riabilitazione e cure psichiatriche, ma il suo sogno è di diventare avvocato e "portare un giorno gli Israeliani in tribunale perché rispondano dei crimini che hanno commesso". Spero che Amira riesca e sia in compagnia di una giovane collega israeliana, unite, come tante donne in Palestina e Israele, nella ricerca della verità e della giustizia: il mondo e la pace hanno bisogno degli sguardi di queste donne capaci di vedere oltre.
* Vice Presidente del Parlamento Europeo
mercoledì 4 febbraio 2009
Luisa Morgantini:"PARITA’, OBAMA SIA UN MODELLO"!
Intervista con Luisa Morgantini, vicepresidente del Parlamento Europeo(Gruppo Confederale della sinistra Europea/ Sinistra verde Nordica).
Ha letto della prima legge sulla parità di Obama? Cosa pensa?
Entusiasta, ho solo paura che Obama possa essere ucciso, come lo è stato Martin Luther King o il Presidente Kennedy.
Le differenze salariali tra donne e uomini che svolgono le stesse mansioni sono diffuse in tutto il mondo. Ci sono poi differenze anche tra donne per diverse appartenenze etniche o sociali. Spesso dagli Stati Uniti sono arrivati insegnamenti positivi come gli affermative acts e le misure contro le discriminazioni verso le donne. Obama nelle sue dichiarazioni fatte alla firma della legge ha sostenuto che la parità salariale non è solo una questione economica, ma definisce anche chi siamo ed ha ribadito la necessità di agire secondo i valori che si affermano e che non possono esserci cittadini di serie B. Non solo entusiasta, sono quasi commossa visto che viviamo in un mondo dalla lingua biforcuta. Trovare coerenza tra le parole e il fare dovrebbe essere normale ed, invece, è eccezionale.
E l'Unione dei 27 Paesi europei cosa fa per cancellare le disuguaglianze tra uomo e donna?
Sono molte le iniziative, le proposte ed anche i progetti per la promozione della pari opportunità. Vi sono anche linee di bilancio per la formazione a livello nazionale, locale europeo. Vi sono aiuti per il microcredito, la creazione dei posti di lavoro, direttive che prevedono azioni affermative contro le discriminazioni nei posti di lavoro o nelle assunzioni, quote nelle candidature di donne, ma anche nelle elette, politiche a favore della libertà riproduttiva, della sanità, contro il traffico delle donne e la violenza domestica e nei luoghi di lavoro.
Ma molte sono le direttive inattuate, ritorniamo ad Obama non basta enunciare, bisogna fare e sostenere tutti i movimenti e i centri di donne
Nel Parlamento europeo in quale percentuale rosa è presente l'Italia?
Non siamo ultimi, ma siamo davvero ad una percentuale bassa, la presenza italiana è di 62 uomini e 16 donne , il 25% .
Quale il Paese più rosa?
Estonia e Lussemburgo hanno la parità 50%, mentre sono molto alte le percentuali in Olanda (48.14%), Svezia (47.36%), Francia (44,87). In Gran Bretagna c’è il 25,64% qualcosa in più che in Italia, ma è un dato molto basso perchè si possa parlare di un Paese avanzato.
Quale è quello in cui la donna fa fatica ad imporsi?
Credo che la fatica sia ovunque, ma le presenze più negative sono Cipro e Malta con nessuna presenza femminile. E poi Polonia con il 14.18% e la Repubblica Ceca con il 20.83%.
Pensa che in Italia avremo mai una Merkel?
Secondo un recentissimo studio dell'Istituto medico legale dell'Aeronautica militare, le donne pilota sarebbero adatte al comando piu degli uomini. Eppure non abbiamo ancora mai avuto né un presidentre della Repubblica, né un presidente del Consiglio donna al comando del Paese.. Semplicemente perchè sono attività più complicate che guidare un aereo? La mediazione è una caratteristica più femminile?Sarei molto felice se avessimo una donna come presidente del Paese o del Consiglio, ma non basta che abbia un corpo di donna, vorrei che fosse anche l' espressione di una politica che pratica la solidarietà, la valorizzazione delle diversità, delle politiche sociali che rispondano ai bisogni degli emarginati, politiche dove sanità, educazione, lavoro, casa siano centrali nei programmi di governo e che sia contro le guerra e la violenza. Spero che le nuove generazioni sappiano scegliere in questo senso.
Non abbiamo ancora avuto nessuna presidente perchè in realtà siamo ancora in un Paese dominato dagli uomini e dove alcune caratteristiche come le mediazione che lei indica come più femminile e sulla quale concordo non fanno parte della cultura politica maschile.
Pensa che le donne abbiano più capacità nel gestire problemi sovranazionali, e quindi siano piu brave ad uscire da una dimensione più territoriale?
Ovviamente non vale per tutte le donne, la mia esperienza con tante altre donne è il nostro essere cittadine del mondo, più capaci di rompere barriere e frontiere, più capaci di metterci in relazione con l'altro, capaci di essere radicate ma anche di spostarci fuori di noi. Penso che abbiamo una grande capacità: quella di essere legate alla quotidianità, ai bisogni concreti, ma di saper vedere oltre. Forse sono importanti anche l'esperienza della maternità e la necessità di rompere il cordone ombelicale, il tentativo di relegarci al privato, cosicchè l'acquisizione di spazio pubblico è sempre una conquista e questo ci permette di non accontentarci del nostro territorio.
Quale la donna impegnata politicamente che le piace di più, in Italia e all'estero?
Sinceramente non me lo sono mai chiesta, ci sono molte donne che mi piacciono e stimo molto. Intendo l'impegno politico, non necessariamente l'essere parlamentare o in un partito o in un governo.
Penso di voler molto bene ad Habiba Sorabi, attualmente unica donna governatrice in Afghanistan, Gertrude Mongela, Presidente del Parlamento Pan Africano, e poi le mie amiche palestinesi e israeliane, Suad Amiry, Zahira Kamal, Nayla Ayesh, Vera Tamari, Rema Hammami, Daphna Golan, Judith Blanc, Naomi Chazan, Nurit Peled, Debbie Lerman e tante tante altre, in Africa, America latina, in Asia, negli Stati Uniti, la mamma di Rachel Corrie.
In Italia sono tante le donne alla quali voglio bene e non vorrei scordarne qualcuna, per cui cito solo una donna politica di cui ho molto rispetto anche per aver saputo attraversare culture diverse: Marisa Rodano e poi una donna che per me è simbolo di modestia e di forza: Michela Buscemi, che ha saputo ribellarsi alla mafia e per vivere fa la domestica.
E veniamo ai fronti caldi in cui lei è da anni impegnata. Il Medio Oriente. Molto vicina al mondo palestinese, sembrapoco clemente con Israele. Ci sono Paesi prediletti e Paesi rifiutati?
Non sono clemente con le politiche militari e coloniali dei diversi governi dello Stato d' Israele. Opero una netta distinzione tra ebrei e Israele, e rabbrividisco di fronte ad ogni espressione di antisemitismo. Sono vicina a tutte le culture e nazionalità, sopratutto sono per la difesa dei diritti umani, sociali e politici ovunque siano violati. Ritengo in compagnia delle Nazioni Unite e delle sua risoluzione che il popolo palestinese debba essere libero e liberato da una occupazione militare che dura ormai da più di 40 anni. Chi viola le risoluzioni delle Nazioni Unite è il governo israeliano che continua a costruire colonie ed a rubare terra su quello che dovrebbe essere lo Stato Palestinese nei territori occupati nel 1967. Purtroppo la Comunità Internazionale -Europa compresa - pratica una politica di due pesi e due misure, Israele, stretto alleato degli Usa rimane sempre impunito per le violazioni della legalità Internazionale che commette ogni giorno nei confronti della popolazione palestinese. Dico questo senza naturalmente condividere, anzi condannando le scelte di estremisti palestinesi di colpire la popolazione civile israeliana.
A proposito di guerre, razzismi, sterimini pensa che l'olocausto sia usato dagli ebrei per sembrare sempre vittime e mai carnefici?
Mai più, abbiamo detto, dopo la Shoah, abbiamo detto mai più. Sono stati l'orrore e la volontà di sterminare gli ebrei, e i diversi, rom, sinti, omosessuali, comunisti, oppositori della dittatura. Negare o ridimensionare la Shoah, è pura follia, invece bisogna ricordare e agire perchè non accada più, non solo la Shoah. Che non ci siano più guerre. C'è un libro bellissimo di Avraham Burg che è stato anche Presidente del Parlamento israeliano. Si intitola Sconfiggere Hitler e questo vuol dire che bisogna sconfiggere Hitler dentro ognuno di noi, nessuno è immune da responsabilità e Burg si interroga, come hanno fatto altri storici come Tom Segev sul trauma e l'uso della Shoah a fini politici.
Penso che il trauma della Shoah condizioni la politica israeliana che invece di dire mai più a nessuno, dice mai più a me e questo non permette di vedere la sofferenza e l'ingiustizia che si fa ad altri, nel caso di Israele nei confronti della popolazione palestinese, che ha il diritto di vivere sulla propria terra, di avere giustizia e libertà. Solo in questo modo Israele potrà avere pace e sicurezza.
Una volta Dacia Maraini ha detto di lei: Ci sono delle donne nel nostro Paese che, se non vivessimo in un clima di stupida distrazione, presi da stupidi modelli femminili basati sulla pura seduzione del corpo, sarebbero carissime alle nuove generazioni sempre in cerca di figure femminili in cui identificarsi''.
Cosa avrà voluto dire?
Penso si rivolgesse anche ai media e alla cultura che, invece, di essere attenta ai valori è più attenta a modelli femminili in cui la seduzione del corpo conta più di quella della mente. Sono i corpi e non le buone azioni che vengono sbattuti in prima pagina. Ma per fortuna ci sono sempre più donne belle e intelligenti che hanno a cuore non il successo mediatico, ma l'impegno quotidiano, perchè questo mondo possa essere vivibile ed ognuno sia d'aiuto all'altro.
venerdì 10 ottobre 2008
Formicoso, l'interrogazione al Parlamento Europeo di Roberto Musacchio - PRC/SE - Testo integrale.
Compatibilità della discarica in località Pero Spaccone (Formicoso) nel Comune di
Andretta (AV) con l'invaso di Conza e il reticolo idrografico del bacino del fiume
Ofanto.
TESTO:
Premesso che
- l'area di Pero Spaccone sull'altopiano del Formicoso è stata scelta dal DL 23.5.08 n.90 ora L.14.7.2008
n.123 quale sito per una discarica e stoccaggio provvisorio di rifiuti, la cui durata nel tempo deve essere
ancora definita dal Piano regionale rifiuti della Regione Campania secondo gli art. 8-9 della legge n.123;
- l'assetto idrogeologico della provincia di Avellino è già a forte rischio ambientale per la presenza di tre
ampie discariche, i cui siti sono stati decisi solo su base di studi d'impatto locali senza esaminare lo stato
orografico e idrogeologico dell'intero territorio e le conseguenze delle discariche sulle falde acquifere;
- a 9 km dall'area da destinare a discarica vi è l'invaso artificiale da 50 milioni di mc di Conza sul fiume
Ofanto che immetterà nella rete dell'Acquedotto Pugliese 1 mc di acqua/secondo per il consumo umano:
- la potabilizzazione delle acque del bacino di Conza fornirà alla Puglia 32 milioni di mc/annui d'acqua a
piú di 5 milioni di abitanti è stata decisa con Delibera Cipe 96/04 del 20.12.04 finanziata da Acquedotto
Pugliese e Ministero dell'Economia per 49.035.705 €: i lavori già appaltati e impegnati gli stanziamenti;
-è quindi urgente per la discarica fare un'analisi ambientale d'impatto degli aspetti idrodinamici connessi
con fenomeni sismici e carsici e con l'estrema impermeabilità del terreno che non esclude il trasporto per
dilavamento nel fiume Ofanto e nell'invaso di Conza di tutti gli inquinanti da rifiuti presenti in superficie
- la distanza di 9 km, la presenza di numerosi torrenti, ruscelli e pozzi che rischiano di sfuggire ad ogni
controllo accentua l'alto rischio ambientale per il carattere argilloso-marnoso del terreno per cui la sola
quota di acque non destinate a raggiungere l'invaso saranno solo quelle che evaporeranno in atmosfera;
-il D.Lgs 36/2003 impone che il fondo della discarica sia collocato ad una distanza minima di 2m dal
livello di massima escursione della falda acquifera con criterio penalizzate di una distanza non inferiore
ai 10m e il D.Lgs.152/99 e successive modifiche impone regole severe sulla definizione della"zona di
rispetto" che non deve essere inferiore ai 400m di distanza dai centri di captazione d'acqua mentre nelle
adiacenze del sito da adibire a discarica sono presenti ben 12 pozzi che sono un chiaro indizio di
presenza di falda acquifera;
si chiede
se la Commissione non ritenga che per la sua specificità idrogeologica il Formicoso avrebbe dovuto
essere già escluso dall'elenco delle discariche (art.9 L.14.7.08 n.123) e si debba realizzare una
valutazione d'impatto ambientale ampia prima quindi di decidere definitivamente se destinare o meno
tale area a discarica rifiuti.
7/10/2008
on. Roberto Musacchio
lunedì 15 settembre 2008
DONNE INSIEME IN DIFESA DELLA TERRA PER UN FUTURO SENZA BASI MILITARI E SCUDI SPAZIALI . Solidarietà al Presidio No dal Molin.
di LUISA MORGANTINI - Vice Presidente del Parlamento Europeo
"Mi dispiace veramente di non poter partecipare personalmente alla manifestazione indetta per domani sabato 13 settembre dal Presidio No Dal Molin. Esprimo però tutta la mia adesione, insieme alla forte condanna per la violenta repressione subita dai manifestanti a Vicenza sabato scorso, e ribadisco il mio impegno anche al Parlamento Europeo dove saremo insieme a riaffermare il diritto delle donne e degli uomini di fare del proprio territorio un luogo sicuro e del proprio futuro un avvenire di pace".
Per dare forza al suo impegno anche sul piano istituzionale, Luisa Morgantini, Vice Presidente del Parlamento Europeo, ha organizzato, insieme alle donne dell'associazione U.S Citizens for Peace and Justice, della Campagna contro lo scudo spaziale Usa e le Donne in Nero, per il 17 Settembre alle ore 11.30 al Parlamento Europeo di Bruxelles un’audizione dal titolo "Donne insieme in difesa della terra per un futuro senza basi militari e scudi spaziaIi".
"Insieme, con creatività e intelligenza, costruiamo reti di donne unite per un futuro di pace e giustizia, senza basi militari né scudi spaziali. Lo scopo dell'incontro- spiega Morgantini, tra le fondatrici delle Donne in nero- è di rinsaldare i legami tra le donne che ovunque, a Vicenza come nella Repubblica Ceca contro lo scudo spaziale USA, si battono ostinatamente per il disarmo e per la pace. L'audizione è rivolta a tutti i Membri del Parlamento Europeo e in particolare alle donne parlamentari per sensibilizzare e far conoscere l'impegno quotidiano e tenace delle donne, il loro completo e totale rifiuto della violenza e le loro battaglie per la giustizia e per la difesa della terra.
Guerra, violenza e corsa agli armamenti sono scelte irresponsabili portatrici di morte e distruzione: la lungimiranza e la tenacia delle donne insieme alla mobilitazione dell'intera società civile sono essenziali per un futuro senza basi di guerra, e devono essere in tutti i modi sostenute" ha concluso Luisa Morgantini.
venerdì 27 giugno 2008
La tortura uccide non solo l’umanità del prigioniero ma anche quella del torturatore
di Luisa Morgantini
"Non esiste nessuna ragione che possa giustificare l’uso della tortura e ogni trattamento umiliante e degradante che rappresentano la negazione e la distruzione di tutti i diritti umani. La tortura è sempre e ovunque inaccettabile."
Ha dichiarato Luisa Morgantini, Vice Presidente del Parlamento Europeo partecipando all’evento organizzato da Amnesty International per ricordare la Giornata Mondiale contro la Tortura, oggi 26 giugno, davanti al Parlamento Europeo di Bruxelles.
Con un atto fortemente simbolico, molti Membri del Parlamento Europeo e Parlamentari del Belgio hanno firmato una grande cartolina che sarà spedita al Presidente Sarkozy chiedendogli, durante la Presidenza francese di turno dell’UE che inizierà il primo luglio, di condannare le "extraordinary rendition" (trasferimenti e detenzioni illegali) e di fare tutto il possibile per porre fine a queste pratiche.
"La tortura riguarda migliaia di persone in circa 100 paesi al mondo: dall’Iraq alla Palestina, dalla Cina all’Africa sono molti i fronti aperti in cui è urgente intervenire per impedire questa pratica intollerabile” ha detto Luisa Morgantini prendendo la parola durante l’evento- “la tortura uccide non solo l’umanità del prigioniero ma anche quella del torturatore”.
La Vice Presidente del Parlamento Europeo ha aggiunto anche che “Gli Stati Mebri dell’UE non possono essere assolti a tal proposito: politiche antiterrorismo repressive che violano i diritti umani, così come la complicità tra UE e USA sulle "Extraordinary rendition" pratiche di trasferimenti di sospettati terroristi attraverso voli illegali dall’Europa verso paesi noti per praticare la tortura sui prigionieri politici, ma anche l’abuso delle politiche contro l’immigrazione irregolare non devono mai più essere permesse. Il Parlamento Europeo ha già condannato tali pratiche ed è cruciale ora che esse siano perseguite legalmente; ma la tortura deve essere avversata anche attraverso la lotta alla povertà e con adeguate politiche di sviluppo ".
Dopo aver firmato la cartolina per il Presidente Sarkozy, Luisa Morgantini ha espresso il suo “forte sostegno per questa iniziativa lanciata da Amnesty International” e sottolineato che “il 2008 segna il sessantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: l’Europa deve agire con coerenza, opponendosi con azioni concrete ad ogni pratica di tortura e ad ogni politica che nega la dignità e i diritti umani, e al tempo stesso, con progetti specifici, aiutare le vittime della tortura a ricominciare una vita normale".
"Spero veramente – ha concluso- che le Istituzioni Europee e la società civile collaboreranno insieme e efficacemente per raggiungere una messa al bando globale della tortura in tutto il mondo”.