Andretta (AV). Da meno di quarantotto ore l’altipiano del Formicoso è “zona di alto interesse strategico nazionale”. Rovi distesi di filo spinato, annunciando la sorveglianza armata, intimano il divieto d’accesso. Impossibile la circolazione di uomini e mezzi. L’altipiano è perduto, conquistato con un blitz notturno dall’Esercito di Berlusconi e di Bertolaso. I militari, come moderni campieri, si riprendono quella stessa terra che sessant’anni fa le genti altirpine liberarono con la lotta dal demanio e dal latifondo. Bertolaso ha giocato d’anticipo, a poche ore dagli scontri di Chiaiano, nella notte tra domenica e lunedì , i soldati, hanno preso possesso dell’altipiano per consentire, già in zona militare, i carotaggi che, probabilmente, individueranno il Formicoso come mega-discarica campana. “Hanno mandato l’Esercito e le forze di polizia, dice Gennaro Imbriano – segretario provinciale del Prc, nel pieno della notte, come una banda di rapinatori di appartamenti che approfittano del sonno e delle tenebre per portare a casa il bottino. Il bottino, continua, è l’Irpinia, il suo ambiente, il suo futuro”. I carotaggi avrebbero dovuto essere effettuati il due di ottobre, quella la data ritenuta più probabile, visto l’incontro, fissato per il primo del mese, tra i tecnici del Commissariato Rifiuti ed i periti di parte del Comune di Andretta. L’alba di lunedì è stata anticipata dal rumore di due colonne di mezzi militari ed illuminata dai riflessi azzurri dei lampeggianti della polizia e dei carabinieri. Un’azione di sorpresa, troppo pochi, un centinaio, i cittadini che presidiavano l’altipiano. Volano parole di rabbia, forse, qualche spintone. La risposta è decisa, carabinieri e polizia, in tenuta antisommossa, consentono ai militari di cominciare il lavoro di recinzione. Il Formicoso è conquistato ed anche qui, come ogni volta, le truppe d’occupazione non godono della solidarietà della popolazione. Dal comando è stata vietata, per evitare azioni ostili, la libera uscita ai militari. I soldati dicono che resteranno sull’altipiano per, al massimo, tre settimane. Una per poter consentire i carotaggi ed altre due per attendere i risultati, poi, probabilmente, i lavori per gli invasi delle vasche e solo dopo la munnezza. La cronaca di queste ore racconta di un’Irpinia presa a tradimento, armi in pugno; la rabbia è tanta e, per il due di ottobre, resta confermata quella che, per il movimento, è annunciata come la più grande manifestazione popolare nella storia della provincia. “Non serve fare appelli, dice il poeta Franco Arminio, e non serve più ricordare viltà e nefandezze dei governi e dei commissari. L’ho fatto per molti mesi. Adesso tutto è chiaro. Ognuno farà quel sa fare. Giovedì diremo che devono togliere il filo spinato. Facciano i carotaggi, ma devono togliere quel filo”. C’è apprensione. L’area presa dai militari è più vasta di quella che le carte avrebbero dovuto indicare. Si teme che nell’area così delimitata si possano realizzare altre vasche anche se i militari, gli ufficiali del Genio, spiegano che una è la zona delimitata per effettuare i carotaggi mentre l’altra, quella in più, appunto, è stato deciso da loro esclusivamente per ragioni di sicurezza. Intanto a circa un chilometro dall’area recintata, da polizia e carabinieri, è interdetto il traffico ai veicoli.
L’appuntamento è, quindi, per il due ottobre, alle dieci del mattino, alla casetta cantoniera di Andretta o a quella di Bisaccia, “dipende, si legge sui blog che fanno da eco al movimento, da quanto volete camminare”. E, da giovedì, per l’Irpinia ed il Formicoso, la marcia sarà lunga, per davvero.
Generoso Bruno
martedì 30 settembre 2008
La festa dei figli del vento... Contro la società della paura.
Avellino 4 ottobre 2008 – Scuola Media “Francesco Solimena”
Ore 16,30
Dibattito
Introduce Claudia Iandolo scrittrice
Interverranno:
Isadora Raimmo assessore alla Pace e all’Immigrazione della Provincia di Napoli
Nihad Smajovic della Comunità Rom di Scampia
Carlo Luglio Regista
Ore 18,00
Proiezione del film “Sotto la Stessa luna”
Regia di Carlo Luglio, produzione associazione “I figli del Bronx”
Ore 19,30
Proiezione del video “Zingari” montato da Umberto Gemma
Ore 20,00
Proiezione del documentario “ Rom – Frammenti metallici” di Carlo Preziosi
Ore 20,30
Concerto della “Banda di Branko e Dusko”
Stand di Cucina zingara
Prc - ZiaLidia Social club - RossoFisso - Centrodonna
Ore 16,30
Dibattito
Introduce Claudia Iandolo scrittrice
Interverranno:
Isadora Raimmo assessore alla Pace e all’Immigrazione della Provincia di Napoli
Nihad Smajovic della Comunità Rom di Scampia
Carlo Luglio Regista
Ore 18,00
Proiezione del film “Sotto la Stessa luna”
Regia di Carlo Luglio, produzione associazione “I figli del Bronx”
Ore 19,30
Proiezione del video “Zingari” montato da Umberto Gemma
Ore 20,00
Proiezione del documentario “ Rom – Frammenti metallici” di Carlo Preziosi
Ore 20,30
Concerto della “Banda di Branko e Dusko”
Stand di Cucina zingara
Prc - ZiaLidia Social club - RossoFisso - Centrodonna
Etichette:
ANTIRAZZISMO,
prc,
rom,
SOCIETà DELLA PAURA
Formicoso: Costruiamo una forte mobilitazione.
Giovedì 2 ottobre, alle 09:30, da Bisaccia, partirà la Manifestazione provinciale in difesa del Formicoso.
Vorrei esprimere una sincera e profonda solidarietà a quei sindaci e amministratori –tra cui il compagno Di Ninno- che per tutto il giorno sono stati incatenati sotto Palazzo Chigi.
Oggi le catene ai polsi di quei Sindaci dell’Alta Irpinia rappresentano lo stato di crisi in cui versa la democrazia di questo Paese, violentata da un potere romano che impone le proprie scelte utilizzando centinaia di soldati, senza alcun confronto civile con gli Enti locali e i cittadini.
Ascoltando i movimenti e gli amministratori dell’Alta Irpinia il Presidente del Consiglio avrebbe potuto ottenere consigli utili su come far partire realmente la raccolta differenziata in tutta la Campania e in altre zone d’Italia.
E magari Bertolaso e Berlusconi avrebbero potuto scoprire che l’apertura della Discarica del Formicoso non solo non risolverà l’emergenza rifiuti ma rischia di alimentare la crisi idrica, sia in Campania che in Puglia.
Non si può pensare di aprire una discarica di dimensioni così imponenti, in una zona altamente sismica, e col rischio concreto di inquinare le acque della vicina diga di Conza.
Così si vanificherebbe anche l’utilità del potabilizzatore, un impianto che costa 50 milioni di euro e che dovrebbe portare in Puglia 1.000 litri di acqua al secondo.
E'in questo modo che si rischia il disastro ambientale.
Gennaro M. Imbriano Segretario provinciale PRC/SE
Vorrei esprimere una sincera e profonda solidarietà a quei sindaci e amministratori –tra cui il compagno Di Ninno- che per tutto il giorno sono stati incatenati sotto Palazzo Chigi.
Oggi le catene ai polsi di quei Sindaci dell’Alta Irpinia rappresentano lo stato di crisi in cui versa la democrazia di questo Paese, violentata da un potere romano che impone le proprie scelte utilizzando centinaia di soldati, senza alcun confronto civile con gli Enti locali e i cittadini.
Ascoltando i movimenti e gli amministratori dell’Alta Irpinia il Presidente del Consiglio avrebbe potuto ottenere consigli utili su come far partire realmente la raccolta differenziata in tutta la Campania e in altre zone d’Italia.
E magari Bertolaso e Berlusconi avrebbero potuto scoprire che l’apertura della Discarica del Formicoso non solo non risolverà l’emergenza rifiuti ma rischia di alimentare la crisi idrica, sia in Campania che in Puglia.
Non si può pensare di aprire una discarica di dimensioni così imponenti, in una zona altamente sismica, e col rischio concreto di inquinare le acque della vicina diga di Conza.
Così si vanificherebbe anche l’utilità del potabilizzatore, un impianto che costa 50 milioni di euro e che dovrebbe portare in Puglia 1.000 litri di acqua al secondo.
E'in questo modo che si rischia il disastro ambientale.
Gennaro M. Imbriano Segretario provinciale PRC/SE
lunedì 29 settembre 2008
Rifondare la sinistra.
di Angelo Flammia - CORRIERE
La sinistra, per decenni e decenni, pur con i suoi tanti errori, ha svolto, in ogni luogo del mondo, un ruolo fondamentale per la conquista di diritti, il riscatto sociale, la libertà dei popoli, mobilitando e coinvolgendo milioni e milioni di persone.
In Italia il ruolo della sinistra, nelle sue varie articolazioni, è stata determinante sia per la liberazione dal fascismo e per l’avvento della Repubblica, sia per l’elaborazione della Carta Costituzionale, sia per lo sviluppo democratico, civile e sociale verificatosi negli ultimi 60 anni.
Si può essere anche molto severi nella critica agli errori commessi, di volta in volta, da questa o quella forza della sinistra, ma credo che nessuno abbia il diritto di disconoscere o addirittura criminalizzare la funzione svolta da questa parte politica. E questo vale indiscutibilmente anche per la nostra realtà provinciale. Oggi la sinistra, soprattutto in Italia e nel nostro territorio, appare in profonda crisi, nonostante nella realtà economica e sociale non manchino affatto i presupposti per una politica di sinistra e socialista. Gli spazi sono tanti, ma sono sostanzialmente lasciati al populismo e alla demagogia della destra. In questo quadro fa veramente senso ascoltare quotidianamente le farneticazioni di Berlusconi e dei vari berluschini contro la sinistra. Magari ci fossero motivazioni fondate! Perché avviene tutto questo? A questo interrogativo è necessario ed urgente dare una risposta, nell’interesse della democrazia e del futuro del Paese e non soltanto di una parte politica. Se è vero, come i tanti problemi del mondo e della situazione sociale dimostrano, che gli spazi per una politica di sinistra ci sono e sono anche tanti, ed è pure vero che nello scenario politico e civile progressista non mancano energie lucide ed attive, c’è da chiedersi come sia mai possibile che le forze politiche di sinistra non siano capaci di uscire dall’imbuto in cui si sono cacciate, per prospettare un altro scenario, proporre un altro orizzonte, avanzare un’altra prospettiva di vita.
Come è possibile che non si capisca che non è attraverso gli espedienti, i personalismi e le scimmiottature dell’avversario o di modelli politici lontani dalla nostra storia, che si possono occupare gli spazi disponibili per una politica innovativa e riformatrice?
A questo punto a me appaiono indispensabili tre punti chiave:
-bisogna fare una rigorosa analisi critica della realtà, come tutti i padri del socialismo ci hanno insegnato, nella consapevolezza che il mondo è profondamente cambiato, rispetto agli anni nei quali furono elaborate le teorie politiche, che per decenni ci hanno guidato;
-nel progetto politico e nell’azione quotidiana bisogna far sempre vivere intensamente i valori fondanti della sinistra, della Costituzione e della democrazia;
-occorre sempre lavorare per rendere partecipi e protagonisti della lotta per il rinnovamento tutti i cittadini, a cominciare dal mondo del lavoro.
Ci sono tante altre cose da coltivare e tenere presente , ma se si vuole prospettare un modello di vita e di società diverso, rispetto a quello dominato dal profitto e caratterizzato dall’individualismo, non si può prescindere da questa bussola di orientamento, per scendere sul terreno del puro gestionismo e della cura degli interessi personali.
All’interno dei partiti di sinistra non più rappresentati in Parlamento, del PD, dell’ambientalismo e della società vi sono tante energie permeate profondamente dai valori della sinistra: è necessario che tutte queste energie escano dallo stato “comatoso” in cui si trovano, per aprire una nuova stagione. Per farlo devono sconfiggere la rassegnazione e rifiutare le omologazioni, guardando al futuro e salvaguardando il meglio del passato.
Anche nella nostra provincia esistono energie ed intelligenze rilevanti, che si sono lasciate travolgere dal contingente, dalla sirena del potere e dalla personalizzazione della politica. E’ giunta l’ora di una rigenerazione dell’azione politica, che sia guidata dai punti “chiave” dianzi citati e che individui un ruolo chiaro per il nostro territorio, nel quadro di una forte battaglia meridionalistica.
Non c’è altra strada per rifondare la sinistra, salvare il nostro territorio dalla desertificazione umana e produrre crescita e sviluppo.
La rincorsa ai posti di potere e alle poltrone non determina altro che sfiducia nello Stato e nella politica e finisce per concimare il terreno per il trionfo del berlusconismo.
La sinistra, per decenni e decenni, pur con i suoi tanti errori, ha svolto, in ogni luogo del mondo, un ruolo fondamentale per la conquista di diritti, il riscatto sociale, la libertà dei popoli, mobilitando e coinvolgendo milioni e milioni di persone.
In Italia il ruolo della sinistra, nelle sue varie articolazioni, è stata determinante sia per la liberazione dal fascismo e per l’avvento della Repubblica, sia per l’elaborazione della Carta Costituzionale, sia per lo sviluppo democratico, civile e sociale verificatosi negli ultimi 60 anni.
Si può essere anche molto severi nella critica agli errori commessi, di volta in volta, da questa o quella forza della sinistra, ma credo che nessuno abbia il diritto di disconoscere o addirittura criminalizzare la funzione svolta da questa parte politica. E questo vale indiscutibilmente anche per la nostra realtà provinciale. Oggi la sinistra, soprattutto in Italia e nel nostro territorio, appare in profonda crisi, nonostante nella realtà economica e sociale non manchino affatto i presupposti per una politica di sinistra e socialista. Gli spazi sono tanti, ma sono sostanzialmente lasciati al populismo e alla demagogia della destra. In questo quadro fa veramente senso ascoltare quotidianamente le farneticazioni di Berlusconi e dei vari berluschini contro la sinistra. Magari ci fossero motivazioni fondate! Perché avviene tutto questo? A questo interrogativo è necessario ed urgente dare una risposta, nell’interesse della democrazia e del futuro del Paese e non soltanto di una parte politica. Se è vero, come i tanti problemi del mondo e della situazione sociale dimostrano, che gli spazi per una politica di sinistra ci sono e sono anche tanti, ed è pure vero che nello scenario politico e civile progressista non mancano energie lucide ed attive, c’è da chiedersi come sia mai possibile che le forze politiche di sinistra non siano capaci di uscire dall’imbuto in cui si sono cacciate, per prospettare un altro scenario, proporre un altro orizzonte, avanzare un’altra prospettiva di vita.
Come è possibile che non si capisca che non è attraverso gli espedienti, i personalismi e le scimmiottature dell’avversario o di modelli politici lontani dalla nostra storia, che si possono occupare gli spazi disponibili per una politica innovativa e riformatrice?
A questo punto a me appaiono indispensabili tre punti chiave:
-bisogna fare una rigorosa analisi critica della realtà, come tutti i padri del socialismo ci hanno insegnato, nella consapevolezza che il mondo è profondamente cambiato, rispetto agli anni nei quali furono elaborate le teorie politiche, che per decenni ci hanno guidato;
-nel progetto politico e nell’azione quotidiana bisogna far sempre vivere intensamente i valori fondanti della sinistra, della Costituzione e della democrazia;
-occorre sempre lavorare per rendere partecipi e protagonisti della lotta per il rinnovamento tutti i cittadini, a cominciare dal mondo del lavoro.
Ci sono tante altre cose da coltivare e tenere presente , ma se si vuole prospettare un modello di vita e di società diverso, rispetto a quello dominato dal profitto e caratterizzato dall’individualismo, non si può prescindere da questa bussola di orientamento, per scendere sul terreno del puro gestionismo e della cura degli interessi personali.
All’interno dei partiti di sinistra non più rappresentati in Parlamento, del PD, dell’ambientalismo e della società vi sono tante energie permeate profondamente dai valori della sinistra: è necessario che tutte queste energie escano dallo stato “comatoso” in cui si trovano, per aprire una nuova stagione. Per farlo devono sconfiggere la rassegnazione e rifiutare le omologazioni, guardando al futuro e salvaguardando il meglio del passato.
Anche nella nostra provincia esistono energie ed intelligenze rilevanti, che si sono lasciate travolgere dal contingente, dalla sirena del potere e dalla personalizzazione della politica. E’ giunta l’ora di una rigenerazione dell’azione politica, che sia guidata dai punti “chiave” dianzi citati e che individui un ruolo chiaro per il nostro territorio, nel quadro di una forte battaglia meridionalistica.
Non c’è altra strada per rifondare la sinistra, salvare il nostro territorio dalla desertificazione umana e produrre crescita e sviluppo.
La rincorsa ai posti di potere e alle poltrone non determina altro che sfiducia nello Stato e nella politica e finisce per concimare il terreno per il trionfo del berlusconismo.
Etichette:
ANGELO FLAMMIA,
irpinia,
sinistra
Centinaia di poliziotti e militari sul Formicoso.
Perseguono i poveri e le prostitute, mandano l’esercito per le strade, e la chiamano sicurezza. Mettono il grembiulino e il voto in condotta ai bambini e la chiamano scuola. Stravolgono la legge elettorale, togliendo le preferenze, e la chiamano democrazia.
E così hanno mandato l’Esercito e le forze di polizia sul Formicoso, nel pieno della notte, come fossero una banda di rapinatori di appartamenti che approfittano del sonno e delle tenebre per portare a casa il bottino.
Il bottino è l’Irpinia, il suo ambiente e il suo futuro.
Questa è la lotta per il Formicoso e l’Irpinia ma è anche una lotta in difesa della democrazia svuotata e aggredita di questo nostro Paese. C’è bisogno di una grande e prolungata mobilitazione.
Gennaro Imbriano Segretario provinciale PRC-SE
E così hanno mandato l’Esercito e le forze di polizia sul Formicoso, nel pieno della notte, come fossero una banda di rapinatori di appartamenti che approfittano del sonno e delle tenebre per portare a casa il bottino.
Il bottino è l’Irpinia, il suo ambiente e il suo futuro.
Questa è la lotta per il Formicoso e l’Irpinia ma è anche una lotta in difesa della democrazia svuotata e aggredita di questo nostro Paese. C’è bisogno di una grande e prolungata mobilitazione.
Gennaro Imbriano Segretario provinciale PRC-SE
Lavoriamo per un Partito aperto e includente.
di Cinzia Spiniello – Coordinatrice provinciale - “Rifondazione per la Sinistra”
Vogliamo raccontare l’emozione dell’Assemblea nazionale di “Rifondazione per la Sinistra”, la presenza di centinaia di compagne e compagni giunti da tutt’Italia: tante storie, sensibilità, culture diverse che si ritrovano assieme per sfuggire alla polverizzazione della sinistra, appartenenze partitiche e dell’associazionismo delle organizzazioni sindacali che provano a sfuggire alla scissione tra il politico e il sociale. Vogliamo parlare di come la sinistra prova a scartare le tentazioni identitarie e claustrofobiche in cui rischia di sbattere, stordita dalla sconfitta elettorale di aprile. Vogliamo condividere la speranza di questa sfida che abbiamo lanciato: costruire dai nostri territori, dai conflitti, aprendo una stagione di partecipazione, la Sinistra del ventunesimo secolo. Ma restiamo sinceramente sconcertati per le artificiose polemiche anti-partito che, in Irpinia, continuano a sollevare alcuni compagni. Mai che si interessino dei problemi che vive la gente dell’Irpinia, delle difficoltà che affrontano quotidianamente , delle politiche berlusconiane che stanno deformando la Costituzione materiale del Paese e comprimendo il campo delle libertà e dei diritti. Non vedono tutto quello che avviene in questa società ripiegata su se stessa, in cui si afferma l’egemonia delle destre? Non vedono il tentativo di modificare la legge elettorale per le europee che rischia di ridurre la politica ad una oligarchia sganciata dal consenso? Forse pensano che tutto ciò si possa risolvere semplicemente continuando ad attaccare il lavoro del Partito e del gruppo dirigente eletto a stragrande maggioranza all’ultimo congresso provinciale? La democrazia, per i compagni e le compagne di Rifondazione, deve essere un fine e insieme un mezzo, e cioè una pratica politica e di vita per ognuno ma anche un orizzonte che giorno per giorno contribuiamo a costruire nella società. Per questo è inaccettabile che un tema del genere possa essere argomento per strumentali campagne autodistruttive. Non ci si può arrogare il diritto di decidere in merito a chi può partecipare e chi no alla vita democratica del Prc. Non serve una sinistra chiusa e arroccata, nostalgica e muscolare, populista e senza popolo, che strilla nei comizi ma che non riesce a parlare a nessuno. L’Area “Rifondazione per la Sinistra” è impegnata a costruire un Partito aperto, efficace, includente, popolare, intelligente e curioso, che abbia l’ambizione di cambiare questa società e il mondo.
Vogliamo raccontare l’emozione dell’Assemblea nazionale di “Rifondazione per la Sinistra”, la presenza di centinaia di compagne e compagni giunti da tutt’Italia: tante storie, sensibilità, culture diverse che si ritrovano assieme per sfuggire alla polverizzazione della sinistra, appartenenze partitiche e dell’associazionismo delle organizzazioni sindacali che provano a sfuggire alla scissione tra il politico e il sociale. Vogliamo parlare di come la sinistra prova a scartare le tentazioni identitarie e claustrofobiche in cui rischia di sbattere, stordita dalla sconfitta elettorale di aprile. Vogliamo condividere la speranza di questa sfida che abbiamo lanciato: costruire dai nostri territori, dai conflitti, aprendo una stagione di partecipazione, la Sinistra del ventunesimo secolo. Ma restiamo sinceramente sconcertati per le artificiose polemiche anti-partito che, in Irpinia, continuano a sollevare alcuni compagni. Mai che si interessino dei problemi che vive la gente dell’Irpinia, delle difficoltà che affrontano quotidianamente , delle politiche berlusconiane che stanno deformando la Costituzione materiale del Paese e comprimendo il campo delle libertà e dei diritti. Non vedono tutto quello che avviene in questa società ripiegata su se stessa, in cui si afferma l’egemonia delle destre? Non vedono il tentativo di modificare la legge elettorale per le europee che rischia di ridurre la politica ad una oligarchia sganciata dal consenso? Forse pensano che tutto ciò si possa risolvere semplicemente continuando ad attaccare il lavoro del Partito e del gruppo dirigente eletto a stragrande maggioranza all’ultimo congresso provinciale? La democrazia, per i compagni e le compagne di Rifondazione, deve essere un fine e insieme un mezzo, e cioè una pratica politica e di vita per ognuno ma anche un orizzonte che giorno per giorno contribuiamo a costruire nella società. Per questo è inaccettabile che un tema del genere possa essere argomento per strumentali campagne autodistruttive. Non ci si può arrogare il diritto di decidere in merito a chi può partecipare e chi no alla vita democratica del Prc. Non serve una sinistra chiusa e arroccata, nostalgica e muscolare, populista e senza popolo, che strilla nei comizi ma che non riesce a parlare a nessuno. L’Area “Rifondazione per la Sinistra” è impegnata a costruire un Partito aperto, efficace, includente, popolare, intelligente e curioso, che abbia l’ambizione di cambiare questa società e il mondo.
Etichette:
cinzia spiniello,
nichi vendola,
prc,
rifondazione per la sinistra
venerdì 26 settembre 2008
Città: Francesco Melillo portavoce dell'Area "Rifondazione per la Sinistra".
Il Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea non è, al momento, ufficialmente impegnato nel sostegno di alcuna candidatura a sindaco per la città di Avellino.
L'Area "Rifondazione per la Sinistra" di Avellino, comunque, non è favorevole a soluzioni pasticciate che, di qui a poco, potrebbero trovare un anomalo consenso che muove da Sinistra Democratica e si chiude con i demitiani.
Siamo pronti ad un confronto di merito sulla Città e sul governo dei suoi processi.
Non un centro-sinistra alternativo, ma la costruzione di una alternativa per il centro-sinistra.
Avvertiamo il bisogno di una Sinistra che, superando ogni elemento di residualità e di marginalità, sia capace di convogliare tutte quelle energie di trasformazione che, oggi, in maniera disarticolata, attraversano il Capoluogo.
Soluzioni diverse, quindi, ci appaiono figlie di un percorso che nasce subalterno rispetto ad una errata consapevolezza riguardante l'immutabilità dei rapporti di forza interni al campo del centro-sinistra.
La Sinistra ha il compito di lanciare in Irpinia ed in particolare nel capoluogo una sfida di rinnovamento che, investendo uomini, programmi e modalità abbia il compito di mutare l'idea stessa di potere e la pratica di costruzione del consenso.
Occorre rilanciare un confronto in campo aperto anche con il Pd provinciale e cittadino fermando il tentativo di "incastellamento" che una parte di quel Partito sta attuando nella difesa ad oltranza nella conferma dell'attuale sindaco.
In questa riflessione riveste un ruolo centrale la pratica, a sinistra, della costituente, che , da subito, va interpretata come luogo aperto di confronto e di elaborazione e non somma di ceto politico.
Riguardo al Prc-Se, l'area cittadina Rifondazione per la Sinistra, ritiene non più inviabile la convocazione dell'assemblea degli iscritti per la formalizzazione degli ultimi adempimenti congressuali. Si ribadisce inoltre, che la maggioranza del Prc cittadino è rappresentata dall'aera Rifondazione per la Sinistra che durante l'ultima assemblea ha indicato il compagno Francesco Melillo come portavoce cittadino.
Area "Rifondazione per la Sinistra" – Città di Avellino
L'Area "Rifondazione per la Sinistra" di Avellino, comunque, non è favorevole a soluzioni pasticciate che, di qui a poco, potrebbero trovare un anomalo consenso che muove da Sinistra Democratica e si chiude con i demitiani.
Siamo pronti ad un confronto di merito sulla Città e sul governo dei suoi processi.
Non un centro-sinistra alternativo, ma la costruzione di una alternativa per il centro-sinistra.
Avvertiamo il bisogno di una Sinistra che, superando ogni elemento di residualità e di marginalità, sia capace di convogliare tutte quelle energie di trasformazione che, oggi, in maniera disarticolata, attraversano il Capoluogo.
Soluzioni diverse, quindi, ci appaiono figlie di un percorso che nasce subalterno rispetto ad una errata consapevolezza riguardante l'immutabilità dei rapporti di forza interni al campo del centro-sinistra.
La Sinistra ha il compito di lanciare in Irpinia ed in particolare nel capoluogo una sfida di rinnovamento che, investendo uomini, programmi e modalità abbia il compito di mutare l'idea stessa di potere e la pratica di costruzione del consenso.
Occorre rilanciare un confronto in campo aperto anche con il Pd provinciale e cittadino fermando il tentativo di "incastellamento" che una parte di quel Partito sta attuando nella difesa ad oltranza nella conferma dell'attuale sindaco.
In questa riflessione riveste un ruolo centrale la pratica, a sinistra, della costituente, che , da subito, va interpretata come luogo aperto di confronto e di elaborazione e non somma di ceto politico.
Riguardo al Prc-Se, l'area cittadina Rifondazione per la Sinistra, ritiene non più inviabile la convocazione dell'assemblea degli iscritti per la formalizzazione degli ultimi adempimenti congressuali. Si ribadisce inoltre, che la maggioranza del Prc cittadino è rappresentata dall'aera Rifondazione per la Sinistra che durante l'ultima assemblea ha indicato il compagno Francesco Melillo come portavoce cittadino.
Area "Rifondazione per la Sinistra" – Città di Avellino
Etichette:
avellino,
francesco melillo,
nichi vendola,
prc,
rifondazione per la sinistra
Nasce in Irpinia l’Area “RIFONDAZIONE PER LA SINISTRA”. Cinzia Spiniello è la coordinatrice provinciale.
Abbiamo di fronte un Governo che non sa affrontare la povertà crescente, la precarietà, la crisi economica se non rincorrendo le paure e i fantasmi che abitano gli anfratti più bui della società e delle coscienze.
L’Irpinia e il nostro Paese hanno bisogno di una nuova Sinistra: unita, aperta, plurale, orizzontale, popolare, efficace.
Una sinistra nuova in grado di contrastare l'egemonia politico culturale della destra, che indichi un orizzonte di liberazione, che sappia dare risposte concrete alle esigenze di quanti sono stati cancellati dall’agenda politica: i lavoratori, i giovani, le donne, i precari, il Mezzogiorno.
Chiusa la stagione dei congressi, noi compagni e compagne di Rifondazione Comunista che abbiamo sostenuto la mozione Vendola -ottenendo in Irpinia un notevole successo politico- costituiamo, con l’Assemblea provinciale di oggi, l’Area politico programmatica “Rifondazione per la Sinistra”.
Non una banale e autoreferenziale corrente interna ad un partito, ma un laboratorio. Un luogo aperto anche a quanti non sono iscritti al Prc, uno spazio comune di confronto, iniziativa elaborazione a disposizione di chi sente la necessità di ricostruire la sinistra nel paese, nei territori e nei luoghi di lavoro.
Il prossimo appuntamento è per SABATO 27 SETTEMBRE A ROMA con una grande assemblea aperta che vedrà, assieme a Nichi Vendola, la partecipazione di esponenti della sinistra e dei movimenti. Quello sarà il primo passo per avviare la Costituente della Sinistra, una scelta ormai non più rinviabile.
Anche da Avellino partirà un Pullman alle ore 08:00 da Piazza D’Armi.
E poi saremo sul Formicoso per bloccare i carotaggi e la devastazione del territorio.
E subito dopo parteciperemo alla manifestazione nazionale dell’11 ottobre a Roma, il primo appuntamento indetto dalla Sinistra per opporsi alle politiche razziste, classiste, populiste del Governo Berlusconi.
Restiamo convinti della necessità di accelerare il processo unitario della sinistra, aprendo il confronto non solo tra i Partiti ma soprattutto rivolgendoci alla società ai movimenti all’associazionismo ai singoli.
Per intraprendere questo cammino la sinistra ha bisogno di umiltà e coraggio. L’umiltà di chi sa di non avere delle risposte precostituite e il coraggio di chi non si arrende dopo una sconfitta.
L’Assemblea, su proposta del Segretario Gennaro Imbriano , ha eletto all’unanimità la compagna Cinzia Spiniello come Coordinatrice provinciale dell’Area “Rifondazione per la Sinistra”.
Area provinciale Rifondazione per la Sinistra
L’Irpinia e il nostro Paese hanno bisogno di una nuova Sinistra: unita, aperta, plurale, orizzontale, popolare, efficace.
Una sinistra nuova in grado di contrastare l'egemonia politico culturale della destra, che indichi un orizzonte di liberazione, che sappia dare risposte concrete alle esigenze di quanti sono stati cancellati dall’agenda politica: i lavoratori, i giovani, le donne, i precari, il Mezzogiorno.
Chiusa la stagione dei congressi, noi compagni e compagne di Rifondazione Comunista che abbiamo sostenuto la mozione Vendola -ottenendo in Irpinia un notevole successo politico- costituiamo, con l’Assemblea provinciale di oggi, l’Area politico programmatica “Rifondazione per la Sinistra”.
Non una banale e autoreferenziale corrente interna ad un partito, ma un laboratorio. Un luogo aperto anche a quanti non sono iscritti al Prc, uno spazio comune di confronto, iniziativa elaborazione a disposizione di chi sente la necessità di ricostruire la sinistra nel paese, nei territori e nei luoghi di lavoro.
Il prossimo appuntamento è per SABATO 27 SETTEMBRE A ROMA con una grande assemblea aperta che vedrà, assieme a Nichi Vendola, la partecipazione di esponenti della sinistra e dei movimenti. Quello sarà il primo passo per avviare la Costituente della Sinistra, una scelta ormai non più rinviabile.
Anche da Avellino partirà un Pullman alle ore 08:00 da Piazza D’Armi.
E poi saremo sul Formicoso per bloccare i carotaggi e la devastazione del territorio.
E subito dopo parteciperemo alla manifestazione nazionale dell’11 ottobre a Roma, il primo appuntamento indetto dalla Sinistra per opporsi alle politiche razziste, classiste, populiste del Governo Berlusconi.
Restiamo convinti della necessità di accelerare il processo unitario della sinistra, aprendo il confronto non solo tra i Partiti ma soprattutto rivolgendoci alla società ai movimenti all’associazionismo ai singoli.
Per intraprendere questo cammino la sinistra ha bisogno di umiltà e coraggio. L’umiltà di chi sa di non avere delle risposte precostituite e il coraggio di chi non si arrende dopo una sconfitta.
L’Assemblea, su proposta del Segretario Gennaro Imbriano , ha eletto all’unanimità la compagna Cinzia Spiniello come Coordinatrice provinciale dell’Area “Rifondazione per la Sinistra”.
Area provinciale Rifondazione per la Sinistra
Etichette:
nichi vendola,
prc,
rifondazione per la sinistra
RIFONDAZIONE E PATERNOPOLI.
di Giuseppe Rabasca
Il dialogo tra le forze politiche trova ragione nella condivisione dell’analisi dei fatti e nella individuazione delle soluzioni possibili. I fatti e le circostanze vanno sempre rappresentati in forma di realtà anche quando essa non è funzionale ad una o più parti politiche. Di quanti parti politiche è composto il consiglio comunale di Paternopoli? Se la memoria non ci inganna la maggioranza (Lista Civica La Bilancia) è formata nella stragrande maggioranza dei suoi consiglieri da esponenti del Partito Democratico, da Popolari “demitiani”con o senza tessera più un indipendente, il Gruppo di opposizione è rappresentato da 3 esponenti di Sinistra Democratica ed un esponente del movimento “Italia Popolare”. Allora quindi in sostanza siamo di fronte ad un civico consesso che quasi nella sua totalità (maggioranza ed opposizione) fa riferimento come sensibilità politica e partiti di appartenenza a quello che una volta era il vecchio centrosinistra. Questa premessa di geografia politica è necessaria a questo punto secondo il nostro parere per sciogliere definitivamente i nodi ormai diventati inestricabili sui tanti problemi che attanagliano il governo locale, ma soprattutto il presente ed il futuro delle cittadine/i paternesi. Noi iscritte/i di PRC-SE di Paternopoli e la Federazione provinciale del nostro partito siamo da sempre impegnati in difficili vertenze politiche e sociali che affliggono la nostra provincia. Nonostante le enormi difficoltà alle quali il nostro partito è sottoposto, all’indomani della bruciante e brutta sconfitta elettorale subita insieme a tutta la sinistra. E’ da sempre impegnato con iniziative ed atti che riguardano l’emergenza ambientale (vedi il Formicoso), lo sviluppo sostenibile, la legalità (lotta alla camorra ed ogni forma di malaffare), la lotta ad ogni forma di precarietà e la questione dei diritti civili e di cittadinanza. Questo elenco leggendolo può sembrare solo un programma di nobili e buoni propositi ma in realtà sono il reale contenuto politico dell’agire quotidiano delle compagne e dei compagni del PRC irpino in tutte le sue forme istituzionali e sociali con l’animazione dei circoli e l’impegno delle/i compagne/i sul territorio. La nostra presenza politica a Paternopoli in questa fase forse è poco avvertita, ma ciò non significa che il PRC sia assente con le sue idee e la voglia di far rivivere nel nostro paese se pur tra mille difficoltà un pensiero di sinistra ed una pratica aggregativa e partecipativa della politica. Questo percorso abbiamo cominciato a praticarlo da circa due anni con le iscrizioni che sono 25 e l’istituzione del circolo con un proprio rappresentante nel Comitato Politico Provinciale e più d’una iniziativa pubblica effettuata a Paternopoli con la presenza di nostri dirigenti nazionali e provinciali. Ma giustamente ci si chiede nell’opinione pubblica locale, come mai Rifondazione non abbia una propria sede (un locale / circolo / sezione) ? Sarebbe troppo facile rispondere che la difficoltà nasce dalla crisi generale che tutta la sinistra attraversa in tutta Italia, ma questa risposta non basta più e tal proposito con convinzione ci riproponiamo di impegnarci di più, di essere più presenti sui tanti temi ed importanti vertenze sociali che riguardano Paternopoli, se saremo in grado di tornare a fare politica un po’ più attiva l’obbiettivo non sarà solo quello di avere di nuovo un luogo fisico dove fare politica aperta e creativa, ma porci di nuovo la legittima aspirazione a concorrere di creare nuova classe dirigente, ma soprattutto impedire che il populismo e la nuova e pericolosa destra berlusconiana insieme al solito nobilantato locale possa soffocare ogni aspirazione di alternativa, di altra visione del mondo, dell’economia, dei diritti e della democrazia. Per impedire un simile scenario è fondamentale che anche a Paternopoli le varie sinistre ricomincino quantomeno a parlarsi e confrontarsi ed essere quindi pronti in un non lontano futuro a costituire insieme (riformisti,ambientalisti,socialisti e comunisti PRC) un argine alla destra, agli estremisti di centro ed al civismo regressivo di ritorno. Compito sicuramente arduo e difficile, sopratutto a Paternopoli , nel nostro piccolo noi del PRC-SE di Paternopoli a partire da subito lavoreremo per questi obbiettivi e invitiamo tutte le compagne/i ad uscire da una condizione di forzata vita privata e dedicare un poco del proprio tempo all’impegno politico per una comunità miglior dell’esistente. Da circa due mesi a Paternopoli è in corso un importante dibattito che ha visto aprirsi all’interno della maggioranza consiliare una crisi politica con la fuoriuscita dalla stessa di due consiglieri del PD e con iniziative di questo Partito attraverso dichiarazioni ufficiali e comizi di forte dissenso e contrarietà in merito all’adozione di una delibera comunale N. 146 del 23 giugno 2008 per oggetto: lavori per la infrastrutturazione delle aree destinate ad insediamenti produttivi con approvazione progetto esecutivo e determinazioni. Il gruppo consiliare di minoranza Sinistra Democratica ha effettuato la sua battaglia in consiglio comunale così come da mandato elettorale e poi successivamente con un pubblico comizio educendo la popolazione sui rischi e i pericoli del progetto che la ormai risicata maggioranza si propone di approvare. Nel pieno rispetto dell’autonomia politica del PD e di SD consci dei diversi approcci alla spinosa vicenda; noi del PRC-SE pur non avendo nessun esponente in Consiglio Comunale, ma vigili e sensibili quando emergono vertenze sociali e battaglie politiche da intraprendere, con la nostra presenza e le nostre proposte tenteremo di dare un contributo alla comunità e ai nostri concittadini meno protetti. Pertanto con nettezza e ragionevolezza AFFERMIAMO il nostro convinto NO ad un progetto che tra l’altro da quanto ci risulta in base anche alle spiegazioni tecniche e politiche che i gruppi di minoranza hanno illustrato in questi mesi, prevede la realizzazione di una piattaforma per la raccolta del materiale di risulta e di post-produzione dei processi industriali delle aziende site nel comprensorio del Calore. Sinceramente i paternesi di questo “ sviluppo di rifiuti postindustriali”non hanno proprio bisogno. Rivolgendoci al Sindaco e alla sua maggioranza domandiamo : Ma uno dei punti qualificanti del suo programma amministrativo non era oltre al risanamento economico dell’ente (vedi dichiarazione del dissesto finanziario) e la pratica della politica partecipativa; il rilancio delle attività produttive attraverso la valorizzazione e la crescita di aziende all’interno di un distretto “ delle vocazioni peculiari di Paternopoli “ Agricoltura, Artigianato, Terziario avanzato e Commercio ? Per non parlare poi della mancanza del nostro Comune di uno strumento tecnico amministrativo fondamentale ed indispensabile quale il PUC (ex piano regolatore); In deroga a quale legge nazionale o regionale è stata adottata la delibera n. 146? Perché tutti gli altri comuni della provincia di Avellino hanno rifiutato questo progetto che riguarda lo smaltimento dei rifiuti e relativo finanziamento regionale ? Ma la sensazione che noi del PRC-SE abbiamo in merito a questa complicata vicenda è sicuramente di natura politica provinciale. Tenteremo di spiegarci meglio: ancora una volta l’On. Ciriaco De Mita forza la mano a Paternopoli. Ricordiamo all’on. De Mita che il Sig. Duilio Raffaele Barbieri non è sindaco del nostro paese per sua intercessione, ma il risultato amaro (col senno di poi) di una concatenazione di eventi politici che nel 2005 portarono alla caduta della prima amministrazione Barbieri-De Rienzo. Un anno dopo a causa di divisioni interne alla allora Sezione DS nei confronti della componente che si rifaceva al compagno D’Ambrosio e di conflitti interni al gruppo alla lista civica la Colomba, portarono irrimediabilmente all’affossamento di quel centrosinistra possibile(scelta del candidato sindaco attraverso lo strumento delle primarie) a cui si stava seriamente lavorando, sfociarono purtroppo anche in insanabili per quel periodo, incomprensioni e conflitti personali che videro coinvolti direttamente ed indirettamente tutti i soggetti politici della sinistra locale (anche chi scrive)” 08/01/06”; spianando di fatto la strada per reazione e mancanza di una seria alternativa a quel progetto di civismo abborracciato che è stata poi la lista dell’attuale sindaco. Quando la politica fallisce e si fa solo guidare dalle vicende emotive e non relazionali desertifica il tessuto vivo della società e produce come nel nostro caso mancanza di alternativa e classe dirigente impreparata e superficiale, che riesce a nascondersi anche dietro una falsa bonomia di facciata e un falso proposito di cambiamento della pratica politica, raccogliendo consenso per mancanza di avversari veri che intanto se le suonano e se le cantano di santa ragione, la solita sindrome di “Tafazzi”che dilania la sinistra in Italia ormai da anni e di cui anche la nostra piccola comunità è stata vittima. Ed oggi siamo qui a fare i conti con un paese sprofondato nel più buio declino socio economico culturale che abbia mai conosciuto nella storia, con vertenze ambientali pericolose (vedi PIP – Discarica), Difficili ma importanti riposizionamenti politici (vedi PD), difficoltà della Sinistra in genere a risollevarsi (vedi difficile lavoro di opposizione di SD), difficoltà a ripartire nella società (vedi noi PRC). Quello che più preoccupa anche qui a Paternopoli è l’avanzamento di un sentimento diffuso di Antipolitica e di un pensiero di destra prima ancora che nelle sigle che la rappresentano FI e AN purtroppo anche nella mente delle persone. Questa è la sfida adesso e ora. Ricomporre la Sinistra, nell’agire quotidiano, nella partecipazione e nella consapevolezza di non sentirsi sempre migliori degli altri, porsi in ascolto, aprirsi al mondo che ci circonda e non aver timore di mettersi in discussione. Rifondazione Comunista – Sinistra Europea di Paternopoli ribadisce la propria disponibilità a lavorare per la Sinistra e per Paternopoli,consapevoli delle enormi difficoltà che ci attendono.
Il dialogo tra le forze politiche trova ragione nella condivisione dell’analisi dei fatti e nella individuazione delle soluzioni possibili. I fatti e le circostanze vanno sempre rappresentati in forma di realtà anche quando essa non è funzionale ad una o più parti politiche. Di quanti parti politiche è composto il consiglio comunale di Paternopoli? Se la memoria non ci inganna la maggioranza (Lista Civica La Bilancia) è formata nella stragrande maggioranza dei suoi consiglieri da esponenti del Partito Democratico, da Popolari “demitiani”con o senza tessera più un indipendente, il Gruppo di opposizione è rappresentato da 3 esponenti di Sinistra Democratica ed un esponente del movimento “Italia Popolare”. Allora quindi in sostanza siamo di fronte ad un civico consesso che quasi nella sua totalità (maggioranza ed opposizione) fa riferimento come sensibilità politica e partiti di appartenenza a quello che una volta era il vecchio centrosinistra. Questa premessa di geografia politica è necessaria a questo punto secondo il nostro parere per sciogliere definitivamente i nodi ormai diventati inestricabili sui tanti problemi che attanagliano il governo locale, ma soprattutto il presente ed il futuro delle cittadine/i paternesi. Noi iscritte/i di PRC-SE di Paternopoli e la Federazione provinciale del nostro partito siamo da sempre impegnati in difficili vertenze politiche e sociali che affliggono la nostra provincia. Nonostante le enormi difficoltà alle quali il nostro partito è sottoposto, all’indomani della bruciante e brutta sconfitta elettorale subita insieme a tutta la sinistra. E’ da sempre impegnato con iniziative ed atti che riguardano l’emergenza ambientale (vedi il Formicoso), lo sviluppo sostenibile, la legalità (lotta alla camorra ed ogni forma di malaffare), la lotta ad ogni forma di precarietà e la questione dei diritti civili e di cittadinanza. Questo elenco leggendolo può sembrare solo un programma di nobili e buoni propositi ma in realtà sono il reale contenuto politico dell’agire quotidiano delle compagne e dei compagni del PRC irpino in tutte le sue forme istituzionali e sociali con l’animazione dei circoli e l’impegno delle/i compagne/i sul territorio. La nostra presenza politica a Paternopoli in questa fase forse è poco avvertita, ma ciò non significa che il PRC sia assente con le sue idee e la voglia di far rivivere nel nostro paese se pur tra mille difficoltà un pensiero di sinistra ed una pratica aggregativa e partecipativa della politica. Questo percorso abbiamo cominciato a praticarlo da circa due anni con le iscrizioni che sono 25 e l’istituzione del circolo con un proprio rappresentante nel Comitato Politico Provinciale e più d’una iniziativa pubblica effettuata a Paternopoli con la presenza di nostri dirigenti nazionali e provinciali. Ma giustamente ci si chiede nell’opinione pubblica locale, come mai Rifondazione non abbia una propria sede (un locale / circolo / sezione) ? Sarebbe troppo facile rispondere che la difficoltà nasce dalla crisi generale che tutta la sinistra attraversa in tutta Italia, ma questa risposta non basta più e tal proposito con convinzione ci riproponiamo di impegnarci di più, di essere più presenti sui tanti temi ed importanti vertenze sociali che riguardano Paternopoli, se saremo in grado di tornare a fare politica un po’ più attiva l’obbiettivo non sarà solo quello di avere di nuovo un luogo fisico dove fare politica aperta e creativa, ma porci di nuovo la legittima aspirazione a concorrere di creare nuova classe dirigente, ma soprattutto impedire che il populismo e la nuova e pericolosa destra berlusconiana insieme al solito nobilantato locale possa soffocare ogni aspirazione di alternativa, di altra visione del mondo, dell’economia, dei diritti e della democrazia. Per impedire un simile scenario è fondamentale che anche a Paternopoli le varie sinistre ricomincino quantomeno a parlarsi e confrontarsi ed essere quindi pronti in un non lontano futuro a costituire insieme (riformisti,ambientalisti,socialisti e comunisti PRC) un argine alla destra, agli estremisti di centro ed al civismo regressivo di ritorno. Compito sicuramente arduo e difficile, sopratutto a Paternopoli , nel nostro piccolo noi del PRC-SE di Paternopoli a partire da subito lavoreremo per questi obbiettivi e invitiamo tutte le compagne/i ad uscire da una condizione di forzata vita privata e dedicare un poco del proprio tempo all’impegno politico per una comunità miglior dell’esistente. Da circa due mesi a Paternopoli è in corso un importante dibattito che ha visto aprirsi all’interno della maggioranza consiliare una crisi politica con la fuoriuscita dalla stessa di due consiglieri del PD e con iniziative di questo Partito attraverso dichiarazioni ufficiali e comizi di forte dissenso e contrarietà in merito all’adozione di una delibera comunale N. 146 del 23 giugno 2008 per oggetto: lavori per la infrastrutturazione delle aree destinate ad insediamenti produttivi con approvazione progetto esecutivo e determinazioni. Il gruppo consiliare di minoranza Sinistra Democratica ha effettuato la sua battaglia in consiglio comunale così come da mandato elettorale e poi successivamente con un pubblico comizio educendo la popolazione sui rischi e i pericoli del progetto che la ormai risicata maggioranza si propone di approvare. Nel pieno rispetto dell’autonomia politica del PD e di SD consci dei diversi approcci alla spinosa vicenda; noi del PRC-SE pur non avendo nessun esponente in Consiglio Comunale, ma vigili e sensibili quando emergono vertenze sociali e battaglie politiche da intraprendere, con la nostra presenza e le nostre proposte tenteremo di dare un contributo alla comunità e ai nostri concittadini meno protetti. Pertanto con nettezza e ragionevolezza AFFERMIAMO il nostro convinto NO ad un progetto che tra l’altro da quanto ci risulta in base anche alle spiegazioni tecniche e politiche che i gruppi di minoranza hanno illustrato in questi mesi, prevede la realizzazione di una piattaforma per la raccolta del materiale di risulta e di post-produzione dei processi industriali delle aziende site nel comprensorio del Calore. Sinceramente i paternesi di questo “ sviluppo di rifiuti postindustriali”non hanno proprio bisogno. Rivolgendoci al Sindaco e alla sua maggioranza domandiamo : Ma uno dei punti qualificanti del suo programma amministrativo non era oltre al risanamento economico dell’ente (vedi dichiarazione del dissesto finanziario) e la pratica della politica partecipativa; il rilancio delle attività produttive attraverso la valorizzazione e la crescita di aziende all’interno di un distretto “ delle vocazioni peculiari di Paternopoli “ Agricoltura, Artigianato, Terziario avanzato e Commercio ? Per non parlare poi della mancanza del nostro Comune di uno strumento tecnico amministrativo fondamentale ed indispensabile quale il PUC (ex piano regolatore); In deroga a quale legge nazionale o regionale è stata adottata la delibera n. 146? Perché tutti gli altri comuni della provincia di Avellino hanno rifiutato questo progetto che riguarda lo smaltimento dei rifiuti e relativo finanziamento regionale ? Ma la sensazione che noi del PRC-SE abbiamo in merito a questa complicata vicenda è sicuramente di natura politica provinciale. Tenteremo di spiegarci meglio: ancora una volta l’On. Ciriaco De Mita forza la mano a Paternopoli. Ricordiamo all’on. De Mita che il Sig. Duilio Raffaele Barbieri non è sindaco del nostro paese per sua intercessione, ma il risultato amaro (col senno di poi) di una concatenazione di eventi politici che nel 2005 portarono alla caduta della prima amministrazione Barbieri-De Rienzo. Un anno dopo a causa di divisioni interne alla allora Sezione DS nei confronti della componente che si rifaceva al compagno D’Ambrosio e di conflitti interni al gruppo alla lista civica la Colomba, portarono irrimediabilmente all’affossamento di quel centrosinistra possibile(scelta del candidato sindaco attraverso lo strumento delle primarie) a cui si stava seriamente lavorando, sfociarono purtroppo anche in insanabili per quel periodo, incomprensioni e conflitti personali che videro coinvolti direttamente ed indirettamente tutti i soggetti politici della sinistra locale (anche chi scrive)” 08/01/06”; spianando di fatto la strada per reazione e mancanza di una seria alternativa a quel progetto di civismo abborracciato che è stata poi la lista dell’attuale sindaco. Quando la politica fallisce e si fa solo guidare dalle vicende emotive e non relazionali desertifica il tessuto vivo della società e produce come nel nostro caso mancanza di alternativa e classe dirigente impreparata e superficiale, che riesce a nascondersi anche dietro una falsa bonomia di facciata e un falso proposito di cambiamento della pratica politica, raccogliendo consenso per mancanza di avversari veri che intanto se le suonano e se le cantano di santa ragione, la solita sindrome di “Tafazzi”che dilania la sinistra in Italia ormai da anni e di cui anche la nostra piccola comunità è stata vittima. Ed oggi siamo qui a fare i conti con un paese sprofondato nel più buio declino socio economico culturale che abbia mai conosciuto nella storia, con vertenze ambientali pericolose (vedi PIP – Discarica), Difficili ma importanti riposizionamenti politici (vedi PD), difficoltà della Sinistra in genere a risollevarsi (vedi difficile lavoro di opposizione di SD), difficoltà a ripartire nella società (vedi noi PRC). Quello che più preoccupa anche qui a Paternopoli è l’avanzamento di un sentimento diffuso di Antipolitica e di un pensiero di destra prima ancora che nelle sigle che la rappresentano FI e AN purtroppo anche nella mente delle persone. Questa è la sfida adesso e ora. Ricomporre la Sinistra, nell’agire quotidiano, nella partecipazione e nella consapevolezza di non sentirsi sempre migliori degli altri, porsi in ascolto, aprirsi al mondo che ci circonda e non aver timore di mettersi in discussione. Rifondazione Comunista – Sinistra Europea di Paternopoli ribadisce la propria disponibilità a lavorare per la Sinistra e per Paternopoli,consapevoli delle enormi difficoltà che ci attendono.
Etichette:
giuseppe rabasca,
paternopoli,
prc,
sinistra
Imbriano, PRC-SE: Lettera aperta per la proclamazione dello Sciopero Generale contro la Discarica del Formicoso.
Irpinia, 26 Settembre 2008.
Ai Segretari Generali
delle Organizzazioni Sindacali della Provincia di Avellino
Cari amici e compagni,
il Paese sta affrontando momenti assai difficili, le famiglie non arrivano a fine mese, cresce l’indebitamento, migliaia di lavoratori sono in mobilità e cassintegrazione, le nuove generazioni sono schiantate sotto il peso della precarietà. E da parte del Governo non c’è ancora la benché minima iniziativa per arginare questa durissima crisi economica. Ci si limita a rincorrere e alimentare le paure e i fantasmi che abitano gli anfratti più bui delle coscienze, ad indicare i capriespiatori delle inquietudini che segnano la nostra società frantumata.
Una condizione che diviene sempre più difficile e insopportabile man mano che si scende verso Sud.
Anche in Irpinia. Avete ragione, qui la politica per lunghi decenni non è stata capace di indicare un progetto, un’ambizione, un orizzonte per la nostra terra, sprecando l’occasione dell’industrializzazione e perdendo, finora, la partita dei fondi europei. Il bilancio di questa politica ce lo danno le cifre dell’emigrazione dei giovani che negli ultimi anni continuano ad aumentare vertiginosamente.
Ma oggi, con l’individuazione –da parte del Governo- di una terza discarica regionale in Irpinia, siamo di fronte ad un baratro, stiamo correndo un rischio drammatico che potrebbe cancellare ogni possibilità di sviluppo ecocompatibile per l’Irpinia.
È questa preoccupazione, condivisa con la gran parte della gente e delle Istituzioni d’Irpinia, che mi ha spinto a rivolgermi pubblicamente a voi, chiedendo, come hanno già fatto molti altri, la proclamazione dello sciopero generale.
Lo faccio in questa giornata così significativa per il mondo del lavoro di questa provincia –penso alla presenza di Epifani e Rinaldini in città per l’inaugurazione della nuova sede CGIL intitolata al compianto Bruno Trentin- per chiedervi, ancora una volta, come è accaduto nei momenti più difficili, di assumervi la responsabilità di una scelta forte a difesa della nostra provincia e del futuro delle nuove generazioni.
Gennaro M. Imbriano
Segretario provinciale
Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
Ai Segretari Generali
delle Organizzazioni Sindacali della Provincia di Avellino
Cari amici e compagni,
il Paese sta affrontando momenti assai difficili, le famiglie non arrivano a fine mese, cresce l’indebitamento, migliaia di lavoratori sono in mobilità e cassintegrazione, le nuove generazioni sono schiantate sotto il peso della precarietà. E da parte del Governo non c’è ancora la benché minima iniziativa per arginare questa durissima crisi economica. Ci si limita a rincorrere e alimentare le paure e i fantasmi che abitano gli anfratti più bui delle coscienze, ad indicare i capriespiatori delle inquietudini che segnano la nostra società frantumata.
Una condizione che diviene sempre più difficile e insopportabile man mano che si scende verso Sud.
Anche in Irpinia. Avete ragione, qui la politica per lunghi decenni non è stata capace di indicare un progetto, un’ambizione, un orizzonte per la nostra terra, sprecando l’occasione dell’industrializzazione e perdendo, finora, la partita dei fondi europei. Il bilancio di questa politica ce lo danno le cifre dell’emigrazione dei giovani che negli ultimi anni continuano ad aumentare vertiginosamente.
Ma oggi, con l’individuazione –da parte del Governo- di una terza discarica regionale in Irpinia, siamo di fronte ad un baratro, stiamo correndo un rischio drammatico che potrebbe cancellare ogni possibilità di sviluppo ecocompatibile per l’Irpinia.
È questa preoccupazione, condivisa con la gran parte della gente e delle Istituzioni d’Irpinia, che mi ha spinto a rivolgermi pubblicamente a voi, chiedendo, come hanno già fatto molti altri, la proclamazione dello sciopero generale.
Lo faccio in questa giornata così significativa per il mondo del lavoro di questa provincia –penso alla presenza di Epifani e Rinaldini in città per l’inaugurazione della nuova sede CGIL intitolata al compianto Bruno Trentin- per chiedervi, ancora una volta, come è accaduto nei momenti più difficili, di assumervi la responsabilità di una scelta forte a difesa della nostra provincia e del futuro delle nuove generazioni.
Gennaro M. Imbriano
Segretario provinciale
Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
Etichette:
ambiente,
formicoso,
gennaro imbriano,
movimento,
prc,
sciopero generale
martedì 23 settembre 2008
domenica 21 settembre 2008
Fumo negli occhi.
di Gennaro Santoro per La Rinascita della Sinistra
Il piano del Guardasigilli non risolve l'emergenza
Il piano svuota carceri è l'ennesima manovra demagogica dell'attuale governo. Si getta fumo negli occhi con provvedimenti in gran misura già esistenti e già rilevatisi inefficaci. O, quanto meno, di misure che non riescono nell'immediato a risolvere il dramma del sovraffollamento.
Sono 16 mila i detenuti in più rispetto la capienza regolamentare mentre secondo i dati del Ministero il sedicente piano svuota carceri interesserebbe 7000 persone. Dunque, se tutto va bene, le carceri continuerebbero ad avere un'eccedenza umana di 9000 unità in più. Senza tener conto del fatto che a causa delle leggi liberticide e riempi carcere targate Bossi-Fini, Fini-Giovanardi ed ex Cirielli, i detenuti crescono di mille unità al mese.
Entrando nel merito delle proposte, l'espulsione degli stranieri con pena residua ai due anni, prevista dall'art. 16 della Legge sull'immigrazione, è quasi del tutto inattuata a causa della difficoltà incontrate nell''identificazione delle persone e nella stipula di accordi con i paesi d'origine.
Riguardo i braccialetti elettronici, gli stessi già sono stati sperimentati con alti costi e pessimi risultati negli anni passati. Tuttavia, tale proposta potrebbe essere valutata positivamente come misura di lungo periodo volta a ridurre il ricorso al carcere come principale sanzione penale. Dunque, la proposta del Ministro Alfano non risolve l'emergenza carcere.
Sappiano anche che se sciaguratamente dovesse essere approvata la contro-riforma dell'ordinamento penitenziario presentata dal presidente della commissione Giustizia del Senato, Filippo Berselli, le galere scoppierebbero. Eliminare gli sconti di pena della liberazione anticipata significa tornare alle carceri dei primi anni Settanta, alle rivolte, alle violenze, all'insicurezza quotidiana.
Intanto, aldilà delle proclamazioni di facciata, il Governo nell'ultima manovra economica triennale taglia di circa 200 milioni di euro i fondi destinati al Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria. Come a dire, tutto fumo e niente arrosto.
Se davvero si vogliono risolvere i problemi del pianeta carcere bisogna innanzitutto adottare provvedimenti quali la diminuzione delle fattispecie penali, la velocizzazione dei processi (ad oggi circa il 50% dei detenuti è ancora in attesa di giudizio), l'abrogazione delle leggi riempi-carcere, l'ampliamento delle misure alternative (che abbattono la recidiva più del carcere). E bisogna finalmente introdurre la figura del garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, perché nel carcere e nelle altre istituzioni totali i diritti umani sono calpestati non solo a causa del sovraffollamento ma anche perché non vi è un organo di garanzia del rispetto dei diritti minimi della persona - proprio per questa ragione come associazione Antigone abbiamo istituito il Difensore civico dei detenuti (Chiunque voglia segnalarci casi o questioni può farlo scrivendoci in via Principe Eugenio, 31 a Roma o inviando una mail a difensorecivico@associazioneantigone.it
Ma si tratta di provvedimenti non a buon mercato, ovvero, che non regalano consensi, voti. È avvenuto così che alcune forze del centro sinistra, consapevoli di tale principio, hanno cominciato a rincorrere la destra sul tema della sicurezza, contribuendo in tal modo ad alimentare una percezione di insicurezza totale. In questo clima culturale di paura e tolleranza zero diviene ancora più difficile proporre alternative al pan penalismo proprio delle destre. Perché anche chi fino a qualche anno fa prestava ascolto ad analisi scientifiche sull'andamento dei crimini in Italia (dal '90 ad oggi il numero dei crimini commessi è sostanzialmente invariato), sulle ricette per risolvere la questione criminalità senza demagogie e in maniera rispettosa delle pre-regole di uno Stato di Diritto, oggi è disorientato perché è la stessa classe dirigente di centro sinistra (e talvolta della sinistra) a sponsorizzare una concezione della sicurezza e della giustizia propria della destra. Avviene così che Veltroni critichi il piano svuota carceri del governo perché è un indulto mascherato (!), e non già perché si tratta di misure demagogiche, inefficaci e non garantiste dei diritti minimi della persona (ad esempio, perché si imporrebbe una misura invasiva come il braccialetto elettronico anche senza il consenso dell'interessato). In questo panorama, l'unico "supporto" per chi, come l'associazione Antigone, si batte per le garanzie del sistema penale e crede ancora che sicurezza e giustizia debbano rispettare i principi fondamentali dello Stato di diritto, è rappresentato dalle prese di posizione forti assunte dalla Caritas, Famiglia Cristiana e da altri organismi certamente non di sinistra. Ed è con questi soggetti che la Sinistra (quella vera) deve provare, con pazienza, a spazzare la coltre di odio e di intolleranza che ha invaso l'animo degli italiani.
Il piano del Guardasigilli non risolve l'emergenza
Il piano svuota carceri è l'ennesima manovra demagogica dell'attuale governo. Si getta fumo negli occhi con provvedimenti in gran misura già esistenti e già rilevatisi inefficaci. O, quanto meno, di misure che non riescono nell'immediato a risolvere il dramma del sovraffollamento.
Sono 16 mila i detenuti in più rispetto la capienza regolamentare mentre secondo i dati del Ministero il sedicente piano svuota carceri interesserebbe 7000 persone. Dunque, se tutto va bene, le carceri continuerebbero ad avere un'eccedenza umana di 9000 unità in più. Senza tener conto del fatto che a causa delle leggi liberticide e riempi carcere targate Bossi-Fini, Fini-Giovanardi ed ex Cirielli, i detenuti crescono di mille unità al mese.
Entrando nel merito delle proposte, l'espulsione degli stranieri con pena residua ai due anni, prevista dall'art. 16 della Legge sull'immigrazione, è quasi del tutto inattuata a causa della difficoltà incontrate nell''identificazione delle persone e nella stipula di accordi con i paesi d'origine.
Riguardo i braccialetti elettronici, gli stessi già sono stati sperimentati con alti costi e pessimi risultati negli anni passati. Tuttavia, tale proposta potrebbe essere valutata positivamente come misura di lungo periodo volta a ridurre il ricorso al carcere come principale sanzione penale. Dunque, la proposta del Ministro Alfano non risolve l'emergenza carcere.
Sappiano anche che se sciaguratamente dovesse essere approvata la contro-riforma dell'ordinamento penitenziario presentata dal presidente della commissione Giustizia del Senato, Filippo Berselli, le galere scoppierebbero. Eliminare gli sconti di pena della liberazione anticipata significa tornare alle carceri dei primi anni Settanta, alle rivolte, alle violenze, all'insicurezza quotidiana.
Intanto, aldilà delle proclamazioni di facciata, il Governo nell'ultima manovra economica triennale taglia di circa 200 milioni di euro i fondi destinati al Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria. Come a dire, tutto fumo e niente arrosto.
Se davvero si vogliono risolvere i problemi del pianeta carcere bisogna innanzitutto adottare provvedimenti quali la diminuzione delle fattispecie penali, la velocizzazione dei processi (ad oggi circa il 50% dei detenuti è ancora in attesa di giudizio), l'abrogazione delle leggi riempi-carcere, l'ampliamento delle misure alternative (che abbattono la recidiva più del carcere). E bisogna finalmente introdurre la figura del garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, perché nel carcere e nelle altre istituzioni totali i diritti umani sono calpestati non solo a causa del sovraffollamento ma anche perché non vi è un organo di garanzia del rispetto dei diritti minimi della persona - proprio per questa ragione come associazione Antigone abbiamo istituito il Difensore civico dei detenuti (Chiunque voglia segnalarci casi o questioni può farlo scrivendoci in via Principe Eugenio, 31 a Roma o inviando una mail a difensorecivico@associazioneantigone.it
Ma si tratta di provvedimenti non a buon mercato, ovvero, che non regalano consensi, voti. È avvenuto così che alcune forze del centro sinistra, consapevoli di tale principio, hanno cominciato a rincorrere la destra sul tema della sicurezza, contribuendo in tal modo ad alimentare una percezione di insicurezza totale. In questo clima culturale di paura e tolleranza zero diviene ancora più difficile proporre alternative al pan penalismo proprio delle destre. Perché anche chi fino a qualche anno fa prestava ascolto ad analisi scientifiche sull'andamento dei crimini in Italia (dal '90 ad oggi il numero dei crimini commessi è sostanzialmente invariato), sulle ricette per risolvere la questione criminalità senza demagogie e in maniera rispettosa delle pre-regole di uno Stato di Diritto, oggi è disorientato perché è la stessa classe dirigente di centro sinistra (e talvolta della sinistra) a sponsorizzare una concezione della sicurezza e della giustizia propria della destra. Avviene così che Veltroni critichi il piano svuota carceri del governo perché è un indulto mascherato (!), e non già perché si tratta di misure demagogiche, inefficaci e non garantiste dei diritti minimi della persona (ad esempio, perché si imporrebbe una misura invasiva come il braccialetto elettronico anche senza il consenso dell'interessato). In questo panorama, l'unico "supporto" per chi, come l'associazione Antigone, si batte per le garanzie del sistema penale e crede ancora che sicurezza e giustizia debbano rispettare i principi fondamentali dello Stato di diritto, è rappresentato dalle prese di posizione forti assunte dalla Caritas, Famiglia Cristiana e da altri organismi certamente non di sinistra. Ed è con questi soggetti che la Sinistra (quella vera) deve provare, con pazienza, a spazzare la coltre di odio e di intolleranza che ha invaso l'animo degli italiani.
Etichette:
antigone,
associazione,
Gennaro Santoro,
la rinascita
Parte la costituente della sinistra: Prossima tappa l’assemblea del 27 a Roma con Nichi Vendola.
di Andrea Piperno - LIBERAZIONE
Conclusioni scarne: la presa d'atto che si è fatto un passo importante, la scelta di dar vita a un coordinamento che dovrà gestire il percorso della Costituente della Sinistra. «E' il primo passo - conferma il coordinatore di Sd Claudio Fava di fronte alle telecamere - ma fondamentale: senza di questo non si possono fare i passi successivi». A muoverlo sono una cinquantina di esponenti della Sinistra diffusa. Quella politica, con i rappresentanti di Sd, dell'area del Prc "Rifondazione per la Sinistra" (Vendola, Giordano, Migliore, Deiana), dei Verdi e della mozione Belillo del Pdci. Quella intellettuale e militante (Tronti, Asor Rosa, Marcello Cini, Paolo Hutter, Moni Ovadia, Ascanio Celestini), femminista (Bianca Pomeranzi, Bia Sarasini, Anna Picciolini), ambientalista (Gianni Mattioli). Quella sociale (Gianni Rinaldini, Paolo Beni).
Il seminario convocato a Roma da Sinistra democratica per lanciare il percorso della Costituente non voleva né poteva andare oltre questo, l'ambizione, chiarisce Vendola, è quella di fissare «l'agenda di una partenza», e senza pretendere di determinare in anticipo l'approdo, perché «che processo sarebbe se se ne conoscessero già le conclusioni?».
L'obiettivo non era organizzativo, l'operatività diretta è rimasta sullo sfondo, pur senza mai essere persa di vista. E' la difficoltà specifica di questa difficilissima fase, il dover coniugare, come segnala Tronti, «l'obbligo di muoversi con urgenza e la necessità di riflettere a fondo su quello che è successo e sta succedendo». Si trattava, dunque, di capire cosa deve essere il nuovo soggetto verso il quale ci si sta incamminando, a quali esigenze deve rispondere, quali caratteri fondanti dovranno connotarlo. Lo dice più chiaramente di tutti Gennaro Migliore : «La domanda fondamentale non è chi sarà protagonista di questo percorso né come si svilupperà. E' il perché. E' il chiedersi quale deve essere oggi il ruolo di una Sinistra, il domandarsi se risponde a un reale bisogno diffuso, e quale».
I nodi da sciogliere ci sono. Fava, nella relazione introduttiva (secca e molto essenziale, va detto a suo merito) sembra identificare nella costruzione di un nuovo centrosinistra, certamente diversissimo da quello dell'Unione, l'obiettivo naturale del soggetto costituendo. Franco Giordano non concorda: «Non si può connotare la Sinistra a cui pensiamo come ‘di governo'. Si può e si deve invece affermare che è una Sinistra che rifiuta il minoritarismo e rivendica una vocazione di massa, maggioritaria». «Sinistra di governo - taglia corto il segretario della Fiom Gianni Rinaldini - vuol dire solo una sinistra che fa quel che dice, e mantiene dal governo le promesse fatte dall'opposizione. Come non è mai capitato sinora».
Per alcuni, tra cui lo stesso Fava e Fabio Mussi (ma anche Tronti) la Sinistra non potrà che configurarsi come soggetto politico a tutti gli effetti. Un partito. Per altri (Tortorella, Cini) dovrà invece saper inventare forme e modelli nuovi, inediti, a rete, distanti dalla forza politica tradizionale.
Ma quello che rende possibile una partenza comune non è l'identità delle risposte, è la convergenza sulle domande. E quella c'è tutta,a partire da quella più imperiosa e ineludibile: il trovare modi e mezzi per coinvolgere a tutti gli effetti il popolo di sinistra, tutto, nessuno escluso, nella costruzione del nuovo soggetto. Tortorella chiede senza mezzi termini la consultazione su tutto, a partire dal programma: «L'unica cosa positiva del Pd sono stati i gazebo». Si possono trovare altre rsposte. Non si può eludere la domanda.
E l'altra domanda comune, evidenziata da tutti e in particolare da Vendola, è quella di muoversi sul terreno, vastissimo, che si stende tra le involuzioni sempre più moderate e centriste, sempre meno riformiste, del Pd e la fuga di troppe aree della Sinistra verso una deriva che è allo stesso tempo identitaria e minoritaria. Una Sinistra di testimonianza che si consola dai disastri del presente guardando all'indietro, alle glorie di un passato che non c'è più. Quella che Vendola definisce "la Sinistra col torcicollo" e Marcello Cini, sprezzante, tratta senza mezzi termini da relitto.
Alla fine nessun documento, nessuna dichiarazione altisonante. E' inutile gridare che la Costituente è nata. Se davvero ha mosso ieri i primi passi, lo si vedrà nelle prossime settimane. Lo si vedrà già il prossimo 27 settembre, nella manifestazione, stavolta pubblica e non riservata come quella di ieri, convocata a Roma da Rifondazione per la Sinistra.
Conclusioni scarne: la presa d'atto che si è fatto un passo importante, la scelta di dar vita a un coordinamento che dovrà gestire il percorso della Costituente della Sinistra. «E' il primo passo - conferma il coordinatore di Sd Claudio Fava di fronte alle telecamere - ma fondamentale: senza di questo non si possono fare i passi successivi». A muoverlo sono una cinquantina di esponenti della Sinistra diffusa. Quella politica, con i rappresentanti di Sd, dell'area del Prc "Rifondazione per la Sinistra" (Vendola, Giordano, Migliore, Deiana), dei Verdi e della mozione Belillo del Pdci. Quella intellettuale e militante (Tronti, Asor Rosa, Marcello Cini, Paolo Hutter, Moni Ovadia, Ascanio Celestini), femminista (Bianca Pomeranzi, Bia Sarasini, Anna Picciolini), ambientalista (Gianni Mattioli). Quella sociale (Gianni Rinaldini, Paolo Beni).
Il seminario convocato a Roma da Sinistra democratica per lanciare il percorso della Costituente non voleva né poteva andare oltre questo, l'ambizione, chiarisce Vendola, è quella di fissare «l'agenda di una partenza», e senza pretendere di determinare in anticipo l'approdo, perché «che processo sarebbe se se ne conoscessero già le conclusioni?».
L'obiettivo non era organizzativo, l'operatività diretta è rimasta sullo sfondo, pur senza mai essere persa di vista. E' la difficoltà specifica di questa difficilissima fase, il dover coniugare, come segnala Tronti, «l'obbligo di muoversi con urgenza e la necessità di riflettere a fondo su quello che è successo e sta succedendo». Si trattava, dunque, di capire cosa deve essere il nuovo soggetto verso il quale ci si sta incamminando, a quali esigenze deve rispondere, quali caratteri fondanti dovranno connotarlo. Lo dice più chiaramente di tutti Gennaro Migliore : «La domanda fondamentale non è chi sarà protagonista di questo percorso né come si svilupperà. E' il perché. E' il chiedersi quale deve essere oggi il ruolo di una Sinistra, il domandarsi se risponde a un reale bisogno diffuso, e quale».
I nodi da sciogliere ci sono. Fava, nella relazione introduttiva (secca e molto essenziale, va detto a suo merito) sembra identificare nella costruzione di un nuovo centrosinistra, certamente diversissimo da quello dell'Unione, l'obiettivo naturale del soggetto costituendo. Franco Giordano non concorda: «Non si può connotare la Sinistra a cui pensiamo come ‘di governo'. Si può e si deve invece affermare che è una Sinistra che rifiuta il minoritarismo e rivendica una vocazione di massa, maggioritaria». «Sinistra di governo - taglia corto il segretario della Fiom Gianni Rinaldini - vuol dire solo una sinistra che fa quel che dice, e mantiene dal governo le promesse fatte dall'opposizione. Come non è mai capitato sinora».
Per alcuni, tra cui lo stesso Fava e Fabio Mussi (ma anche Tronti) la Sinistra non potrà che configurarsi come soggetto politico a tutti gli effetti. Un partito. Per altri (Tortorella, Cini) dovrà invece saper inventare forme e modelli nuovi, inediti, a rete, distanti dalla forza politica tradizionale.
Ma quello che rende possibile una partenza comune non è l'identità delle risposte, è la convergenza sulle domande. E quella c'è tutta,a partire da quella più imperiosa e ineludibile: il trovare modi e mezzi per coinvolgere a tutti gli effetti il popolo di sinistra, tutto, nessuno escluso, nella costruzione del nuovo soggetto. Tortorella chiede senza mezzi termini la consultazione su tutto, a partire dal programma: «L'unica cosa positiva del Pd sono stati i gazebo». Si possono trovare altre rsposte. Non si può eludere la domanda.
E l'altra domanda comune, evidenziata da tutti e in particolare da Vendola, è quella di muoversi sul terreno, vastissimo, che si stende tra le involuzioni sempre più moderate e centriste, sempre meno riformiste, del Pd e la fuga di troppe aree della Sinistra verso una deriva che è allo stesso tempo identitaria e minoritaria. Una Sinistra di testimonianza che si consola dai disastri del presente guardando all'indietro, alle glorie di un passato che non c'è più. Quella che Vendola definisce "la Sinistra col torcicollo" e Marcello Cini, sprezzante, tratta senza mezzi termini da relitto.
Alla fine nessun documento, nessuna dichiarazione altisonante. E' inutile gridare che la Costituente è nata. Se davvero ha mosso ieri i primi passi, lo si vedrà nelle prossime settimane. Lo si vedrà già il prossimo 27 settembre, nella manifestazione, stavolta pubblica e non riservata come quella di ieri, convocata a Roma da Rifondazione per la Sinistra.
Etichette:
andrea piperno,
costituente,
liberazione,
rifondazione per la sinistra,
sinistra
Formicoso. Assemblea pubblica.
No alla mega discarica sul Formicoso
ASSEMBLEA PUBBLICA
Domenica 21 settembre 2008 ore 18.00
Aquilonia - Piazza Marconi
Presiede:
Antonio Caputo: Consigliere Comunale- Dirigente Provinciale Rifondazione Comunista
interventi:
Enzo Panico: Segretario PRC circolo Lacedonia - rappresentante comitato Aquilaverde
Gennaro Imbriano: Segretario Provinciale Rifondazione Comunista
Gerardo Pistillo: Coordinatore Partito Democratico Aquilonia
Nicola Cicchetti: Segretario Provinciale partito dei comunisti Italiani
Franco Vittoria: Segretario Provinciale Partito Democratico
Donato Cataldo: Sindaco di Aquilonia
Angelo Antonio Caruso: Sindaco di Andretta
Maurizio Panza: Responsabile Ambiente e Territorio Movimento LUNA
Virgilio Caivano: Portavoce piccoli comuni italiani
Angelo Giusto: Consigliere Regionale SD
ASSEMBLEA PUBBLICA
Domenica 21 settembre 2008 ore 18.00
Aquilonia - Piazza Marconi
Presiede:
Antonio Caputo: Consigliere Comunale- Dirigente Provinciale Rifondazione Comunista
interventi:
Enzo Panico: Segretario PRC circolo Lacedonia - rappresentante comitato Aquilaverde
Gennaro Imbriano: Segretario Provinciale Rifondazione Comunista
Gerardo Pistillo: Coordinatore Partito Democratico Aquilonia
Nicola Cicchetti: Segretario Provinciale partito dei comunisti Italiani
Franco Vittoria: Segretario Provinciale Partito Democratico
Donato Cataldo: Sindaco di Aquilonia
Angelo Antonio Caruso: Sindaco di Andretta
Maurizio Panza: Responsabile Ambiente e Territorio Movimento LUNA
Virgilio Caivano: Portavoce piccoli comuni italiani
Angelo Giusto: Consigliere Regionale SD
Iscriviti a:
Post (Atom)
