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domenica 21 settembre 2008

Fumo negli occhi.

di Gennaro Santoro per La Rinascita della Sinistra

Il piano del Guardasigilli non risolve l'emergenza

Il piano svuota carceri è l'ennesima manovra demagogica dell'attuale governo. Si getta fumo negli occhi con provvedimenti in gran misura già esistenti e già rilevatisi inefficaci. O, quanto meno, di misure che non riescono nell'immediato a risolvere il dramma del sovraffollamento.

Sono 16 mila i detenuti in più rispetto la capienza regolamentare mentre secondo i dati del Ministero il sedicente piano svuota carceri interesserebbe 7000 persone. Dunque, se tutto va bene, le carceri continuerebbero ad avere un'eccedenza umana di 9000 unità in più. Senza tener conto del fatto che a causa delle leggi liberticide e riempi carcere targate Bossi-Fini, Fini-Giovanardi ed ex Cirielli, i detenuti crescono di mille unità al mese.

Entrando nel merito delle proposte, l'espulsione degli stranieri con pena residua ai due anni, prevista dall'art. 16 della Legge sull'immigrazione, è quasi del tutto inattuata a causa della difficoltà incontrate nell''identificazione delle persone e nella stipula di accordi con i paesi d'origine.

Riguardo i braccialetti elettronici, gli stessi già sono stati sperimentati con alti costi e pessimi risultati negli anni passati. Tuttavia, tale proposta potrebbe essere valutata positivamente come misura di lungo periodo volta a ridurre il ricorso al carcere come principale sanzione penale. Dunque, la proposta del Ministro Alfano non risolve l'emergenza carcere.

Sappiano anche che se sciaguratamente dovesse essere approvata la contro-riforma dell'ordinamento penitenziario presentata dal presidente della commissione Giustizia del Senato, Filippo Berselli, le galere scoppierebbero. Eliminare gli sconti di pena della liberazione anticipata significa tornare alle carceri dei primi anni Settanta, alle rivolte, alle violenze, all'insicurezza quotidiana.

Intanto, aldilà delle proclamazioni di facciata, il Governo nell'ultima manovra economica triennale taglia di circa 200 milioni di euro i fondi destinati al Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria. Come a dire, tutto fumo e niente arrosto.

Se davvero si vogliono risolvere i problemi del pianeta carcere bisogna innanzitutto adottare provvedimenti quali la diminuzione delle fattispecie penali, la velocizzazione dei processi (ad oggi circa il 50% dei detenuti è ancora in attesa di giudizio), l'abrogazione delle leggi riempi-carcere, l'ampliamento delle misure alternative (che abbattono la recidiva più del carcere). E bisogna finalmente introdurre la figura del garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, perché nel carcere e nelle altre istituzioni totali i diritti umani sono calpestati non solo a causa del sovraffollamento ma anche perché non vi è un organo di garanzia del rispetto dei diritti minimi della persona - proprio per questa ragione come associazione Antigone abbiamo istituito il Difensore civico dei detenuti (Chiunque voglia segnalarci casi o questioni può farlo scrivendoci in via Principe Eugenio, 31 a Roma o inviando una mail a difensorecivico@associazioneantigone.it

Ma si tratta di provvedimenti non a buon mercato, ovvero, che non regalano consensi, voti. È avvenuto così che alcune forze del centro sinistra, consapevoli di tale principio, hanno cominciato a rincorrere la destra sul tema della sicurezza, contribuendo in tal modo ad alimentare una percezione di insicurezza totale. In questo clima culturale di paura e tolleranza zero diviene ancora più difficile proporre alternative al pan penalismo proprio delle destre. Perché anche chi fino a qualche anno fa prestava ascolto ad analisi scientifiche sull'andamento dei crimini in Italia (dal '90 ad oggi il numero dei crimini commessi è sostanzialmente invariato), sulle ricette per risolvere la questione criminalità senza demagogie e in maniera rispettosa delle pre-regole di uno Stato di Diritto, oggi è disorientato perché è la stessa classe dirigente di centro sinistra (e talvolta della sinistra) a sponsorizzare una concezione della sicurezza e della giustizia propria della destra. Avviene così che Veltroni critichi il piano svuota carceri del governo perché è un indulto mascherato (!), e non già perché si tratta di misure demagogiche, inefficaci e non garantiste dei diritti minimi della persona (ad esempio, perché si imporrebbe una misura invasiva come il braccialetto elettronico anche senza il consenso dell'interessato). In questo panorama, l'unico "supporto" per chi, come l'associazione Antigone, si batte per le garanzie del sistema penale e crede ancora che sicurezza e giustizia debbano rispettare i principi fondamentali dello Stato di diritto, è rappresentato dalle prese di posizione forti assunte dalla Caritas, Famiglia Cristiana e da altri organismi certamente non di sinistra. Ed è con questi soggetti che la Sinistra (quella vera) deve provare, con pazienza, a spazzare la coltre di odio e di intolleranza che ha invaso l'animo degli italiani.

domenica 22 giugno 2008

La risposta di Gennaro M. Imbriano - PRC - alla lettera aperta di Gennaro Santoro.

Caro Gennaro,
rispondo alla tua lettera aperta e, cogliendo positivamente lo spirito delle tue parole, mi rivolgo anche a tutti quei compagni/e di strada, tantissimi dei quali giovani come te, che in questi anni abbiamo incrociato in Irpinia, nel corso di tante iniziative, assemblee, manifestazioni.Hai ragione, sul congresso di Rifondazione pesa una grande responsabilità, quella di indicare una prospettiva per l’intera sinistra di questo Paese. A noi in particolare tocca quest’onere, non solo perché siamo, per quel poco che può contare, la parte numericamente più rilevante della sciagurata esperienza della Sinistra Arcobaleno, ma soprattutto per quello che, soprattutto da Genova in poi, abbiamo rappresentato nel panorama politico.Una responsabilità e una discussione troppo grande e che sento la necessità e l’urgenza di condividere con tutte le donne e gli uomini di sinistra, che hanno l’assoluto diritto di decidere del loro futuro. E allora benvenuti, a te e a quanti vorranno iscriversi e partecipare al nostro congresso, a quanti vorranno farla davvero l’invasione di campo.Ne abbiamo bisogno, tanto più oggi, dopo la pesante sconfitta contro cui siamo andati violentemente a sbattere, con l’emergere di tutta l a nostra inadeguatezza e insufficienza di fronte alle sfide del presente. La sconfitta non è stata semplicemente un fatto politico. L’esito di quelle elezioni ci parlano evidentemente di una sconfitta che viene da lontano, che interroga tutta l’Europa, e che ha profonde radici culturali e sociali.Le destre ci hanno battuto sul terreno dell’egemonia, insinuandosi nella frantumazione delle comunità e dei legami sociali che ha prodotto la globalizzazione in questi anni, alimentando gli istinti più bassi e le paure.E di fronte a questo tzunami –così lo ha definito Mario Tronti- non bastano ricette facili, non basta rispolverare vecchie liturgie e tornare retoricamente ai territori e ai luoghi di lavoro, nella società. Perché questi luoghi, in cui la Sinistra e il Movimento operaio hanno costruito, almeno per tutto il ‘900, il proprio insediamento sociale e il proprio progetto politico, sono stati oggi completamente travolti dalla potenza dei processi di globalizzazione capitalistica. E in molti casi, lì dove, una volta, la sinistra riusciva a costruire un blocco sociale e una coscienza di classe, oggi, prevalgono l’individualismo e le “guerre tra poveri”.
Oggi, trovata la forza per rialzarci, dobbiamo costruire nuovi e più aggiornati elementi di conoscenza, per orientarci opportunamente nel nostro cammino. C’è bisogno di una grande inchiesta, di uno sforzo non semplicistico di analisi della realtà e di ripensamento di noi stessi. Rifondazione e la sinistra possono e devono ricominciare a camminare da qui: dal basso, dai territori , dall’opposizione al governo Berlusconi.Certo, ci occorre una grande energia e una forte speranza, oggi, per ricominciare a camminare.Non sarà facile. Come Nichi Vendola ha detto nel corso della splendida assemblea avellinese del 17 maggio, sarà come una traversata nel deserto.E una traversata nel deserto la si può affrontare se Rifondazione non è sola, se abbiamo tanti compagne/i di strada preziosi come te, se ci teniamo ben saldo sulle spalle il nostro zaino, un bagaglio fatto di cultura politica innovativa, di capacità di apertura e contaminazione, e se sapremo mettere tutto questo a disposizione dell’intera sinistra.
Gennaro M. Imbriano - Segretario provinciale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Lettera aperta al popolo della Sinistra: “Partecipiamo al congresso di Rifondazione”.

di Gennaro Santoro (coordinatore nazionale Associazione Antigone) - Riceviamo e pubblichiamo -
Il prossimo congresso del Partito della Rifondazione Comunista non riguarda solo e soltanto le dinamiche interne al partito. È un evento che coinvolge tutto il popolo della Sinistra, tutti coloro che credono in una società più attenta ai bisogni dei più deboli.
È un avvenimento che influirà fortemente sulla sorte di un popolo che da Genova in poi ha imparato ad attuare nuove forme e nuovi modi di fare politica, unendo donne ed uomini tanto su istanze strettamente territoriali quanto su vertenze globali, mettendo insieme gente di estrazione politica e sociale diversa che i partiti non erano (e non sono) in grado di unire e rappresentare con efficacia.
La crisi della Sinistra è forse data proprio dallo iato esistente tra quelle che sono le istanze dei rappresentati e le politiche messe in campo dai rappresentanti politici. La crisi dei partiti, però, non deve scoraggiare la società civile, non deve portare ad atteggiamenti di anti-politica, perché i partiti continueranno ad esistere e a prendere decisioni sul nostro futuro a livello nazionale come a livello locale.
Avverrà, così, che a seconda della mozione vincente al congresso del PRC si determinerà il prossimo futuro della Sinistra in Italia come in Irpinia.
Non è opportuno che tale scelta venga presa soltanto dagli attuali iscritti del partito.
Bisogna, al contrario, rivendicare un diritto di attraversamento e di partecipazione da parte delle associazioni, dei comitati territoriali, dei singoli al voto dell’imminente congresso, non tanto per scegliere il futuro segretario del PRC, quanto piuttosto per incidere sul piano della rappresentanza della gente di Sinistra.
Anche la città di Avellino è caratterizzata negli ultimi tempi da dinamiche sociali che parlano di vertenze territoriali e politiche partecipative dal basso. Anche questi soggetti devono esprimere la propria opinione sul futuro cammino della Sinistra.
Il comitato irpino rifiuti zero, quello in difesa di Piazzetta Perugini e del Parco del Fenestrelle, quello anti tunnel sono solo alcuni degli esempi di nuove forme di organizzazione della società irpina che non trovano piena rappresentanza nelle attuali forme organizzative di partito.
Per questa ragione invito tutte e tutti gli interessati al destino della Sinistra ad iscriversi al PRC per portare un personale contributo al dibattito congressuale.
Non è un classico invito al tesseramento ad un partito perché, ripeto, le scelte congressuali determineranno non solo il futuro del PRC ma di tutte le forze che si identificano nella Sinistra.
Non si tratta di una banale campagna di tesseramento, dal momento che io stesso sono approdato da poco al PRC e che gran parte della mia personale esperienza l’ho maturata e continuo a svolgerla nel sociale e nell’associazionismo.
E non vuole essere neppure un’esortazione o un’indicazione di voto, benché chi scrive condivide la proposta avanzata da Nichi Vendola.
Il mio vuole essere solo un invito alla società civile irpina e di Sinistra ad invadere una sfera dalla quale è normalmente esclusa. È solo un invito a partecipare per determinare le scelte strategiche del futuro della Sinistra e del Paese. In una partita così importante non si può restare in tribuna a fare da spettatori… c’è bisogno di un’invasione di campo.