mercoledì 25 marzo 2009
lunedì 23 marzo 2009
Avellino, Vendola lancia Sinistra e Libertà.
di Manuela Di Pietro - irpinianews
Avellino - Non la somma di un ceto politico residuale ma l’inizio di un
cammino comune dopo lo schianto terribile dell’Arcobaleno: da questo input è
nato “Sinistra e Libertà” (che ha unito Movimento per la Sinistra, Partito
Socialista, Verdi, Sinistra Democratica), tenuto oggi a battezzo al Viva
Hotel di Avellino dal presidente della Regione Puglia Nichi Vendola
accompagnato dallo slogan “La primavera della Sinistra arriva il 20 marzo”.
A fare gli onori di casa Gennaro Imbriano, Maria Grazia Valentino, Generoso
Bruno e Peppe De Cristofaro che hanno “ospitato” gli alleati: Franco
Vittoria, Rodolfo Salzaruolo, Angelo Flammia, Edmondo Marra, Rosanna Repole,
Giuseppe Vetrano, Marcello Zecchino, Domenico Ranaudo, Peppe Sarno, Vanni
Chieffo, Lello De Stefano, Pasquale Puorro, Luciano Vecchia, Luigi De
Vincentiis, Luigi Mainolfi, Toni Ricciardi, Luigi Famiglietti.
Ad Imbriano l’onore e l’onere dell’annuncio: la Sinistra presenterà liste
unitarie al Comune di Avellino e alla Provincia.
Ma a suonare la sveglia di una Sinistra “rimasta con un libro vuoto in
mano”, “senza più parole da comunicare” ma pronta a riscrivere una storia“ è
stato proprio l’ex esponente di Rifondazione Comunista che ha mosso la
carica rispetto ad un Paese “affondato nel lessico di un vocabolario
parafascista”. In cui le risposte non possono essere date “dallo sceriffo Di
Pietro” e dai “talk show di Franceschini”.
Vendola non ha nascosto le sue preoccupazioni nè la determinazione di
ripartire da una cultura politica padrona dei processi di fondo che animano
il Paese e non solo. Cavalli di battaglia: lavoro e formazione. Le uniche
armi in grado di contrastare “l’egemonia della destra” che è “al tramonto
nel mondo ma non in Europa e in Italia dove è entrata nei sogni e nella vita
dei cittadini”.
Il grave momento economico, che lascia prospettare un futuro davvero
apocalittico, diventa spunto per un parallelo tra la questione morale e
quella sociale. Una l’equazione: formazione sinonimo di crescita e qualità .
Il tutto per essere competitivi attraverso competenze e acquisizioni che
inseriscano a pieno titolo il Paese nel mercato globale.
La prima idea è quella di una moratoria sui licenziamenti, condizione
indispensabile “se gli imprenditori intendono fronteggiare la crisi con
aiuti da parte del governo”. Condizione necessaria ma non sufficiente a cui
è d’obbligo aggiungere interventi mirati su coloro che sono interessati da
ammortizzatori sociali. In proposito un dictat su tutti: detassazione.
Il modello da seguire è quello di Obama a cui Vendola rende il merito di
aver scritto una pagina nuova negli Stati Uniti attraverso provvedimenti di
sostegno a scuola e sanità pubblica oltre alla tassazione delle rendite e
dei patrimoni. L’esatto contrario di quanto sta accadendo in Italia. “Qui si
parla solo di tagli. Soprattutto nella scuola e nella sanità . Per quanto
riguarda l’istruzione, tagliare vuol dire privarci dell’acquisizione di
competenze in grado di renderci competitivi. In tema sanità i tagli non
riguardano gli sprechi, così come dovrebbe essere, ma i servizi e il diritto
alla salute”.
Poi una malinconia facile da superare e compensata dalla speranza di un
futuro di rinnovamento: “Ho amato falce, martello e stella ma oggi servono
altri simboli maggiormente in grado di intercettare i sogni delle nuove
generazioni”. Dunque un taglio con il passato e l’inizio di un nuovo libro.
Per ora ancora in bianco. “Perchè una Sinistra che sa già tutto è destinata
a morire rapidamente”.

foto archivio irpinianews
Avellino - Non la somma di un ceto politico residuale ma l’inizio di un
cammino comune dopo lo schianto terribile dell’Arcobaleno: da questo input è
nato “Sinistra e Libertà” (che ha unito Movimento per la Sinistra, Partito
Socialista, Verdi, Sinistra Democratica), tenuto oggi a battezzo al Viva
Hotel di Avellino dal presidente della Regione Puglia Nichi Vendola
accompagnato dallo slogan “La primavera della Sinistra arriva il 20 marzo”.
A fare gli onori di casa Gennaro Imbriano, Maria Grazia Valentino, Generoso
Bruno e Peppe De Cristofaro che hanno “ospitato” gli alleati: Franco
Vittoria, Rodolfo Salzaruolo, Angelo Flammia, Edmondo Marra, Rosanna Repole,
Giuseppe Vetrano, Marcello Zecchino, Domenico Ranaudo, Peppe Sarno, Vanni
Chieffo, Lello De Stefano, Pasquale Puorro, Luciano Vecchia, Luigi De
Vincentiis, Luigi Mainolfi, Toni Ricciardi, Luigi Famiglietti.
Ad Imbriano l’onore e l’onere dell’annuncio: la Sinistra presenterà liste
unitarie al Comune di Avellino e alla Provincia.
Ma a suonare la sveglia di una Sinistra “rimasta con un libro vuoto in
mano”, “senza più parole da comunicare” ma pronta a riscrivere una storia“ è
stato proprio l’ex esponente di Rifondazione Comunista che ha mosso la
carica rispetto ad un Paese “affondato nel lessico di un vocabolario
parafascista”. In cui le risposte non possono essere date “dallo sceriffo Di
Pietro” e dai “talk show di Franceschini”.
Vendola non ha nascosto le sue preoccupazioni nè la determinazione di
ripartire da una cultura politica padrona dei processi di fondo che animano
il Paese e non solo. Cavalli di battaglia: lavoro e formazione. Le uniche
armi in grado di contrastare “l’egemonia della destra” che è “al tramonto
nel mondo ma non in Europa e in Italia dove è entrata nei sogni e nella vita
dei cittadini”.
Il grave momento economico, che lascia prospettare un futuro davvero
apocalittico, diventa spunto per un parallelo tra la questione morale e
quella sociale. Una l’equazione: formazione sinonimo di crescita e qualità .
Il tutto per essere competitivi attraverso competenze e acquisizioni che
inseriscano a pieno titolo il Paese nel mercato globale.
La prima idea è quella di una moratoria sui licenziamenti, condizione
indispensabile “se gli imprenditori intendono fronteggiare la crisi con
aiuti da parte del governo”. Condizione necessaria ma non sufficiente a cui
è d’obbligo aggiungere interventi mirati su coloro che sono interessati da
ammortizzatori sociali. In proposito un dictat su tutti: detassazione.
Il modello da seguire è quello di Obama a cui Vendola rende il merito di
aver scritto una pagina nuova negli Stati Uniti attraverso provvedimenti di
sostegno a scuola e sanità pubblica oltre alla tassazione delle rendite e
dei patrimoni. L’esatto contrario di quanto sta accadendo in Italia. “Qui si
parla solo di tagli. Soprattutto nella scuola e nella sanità . Per quanto
riguarda l’istruzione, tagliare vuol dire privarci dell’acquisizione di
competenze in grado di renderci competitivi. In tema sanità i tagli non
riguardano gli sprechi, così come dovrebbe essere, ma i servizi e il diritto
alla salute”.
Poi una malinconia facile da superare e compensata dalla speranza di un
futuro di rinnovamento: “Ho amato falce, martello e stella ma oggi servono
altri simboli maggiormente in grado di intercettare i sogni delle nuove
generazioni”. Dunque un taglio con il passato e l’inizio di un nuovo libro.
Per ora ancora in bianco. “Perchè una Sinistra che sa già tutto è destinata
a morire rapidamente”.

foto archivio irpinianews
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domenica 22 marzo 2009
Vendola ad Avellino: «Ripartiamo dall’unità per restituire speranza al Paese».
di Marco Staglianò - Buongiorno Irpinia
«Lungi dal volere essere un cartello elettorale, Sinistra e Libertà rappresenta una speranza da costruire contro la fabbrica della paura berlusconiana. Ripartiamo oggi per un nuovo cammino, il cui approdo dovrà essere quello dell’unità della sinistra del ventunesimo secolo. Una sinistra unita e rinnovata, capace di superare le gabbie della chiusura identitaria, per coniugare il proprio capitale storico in un nuovo linguaggio capace di inserirsi nelle fratture di una società dinamica ed in continua evoluzione. Una sinistra che in Irpinia vuole contrastare l’avanzata di una destra antimeridionale ed antidemocratica, che cerca ancoraggio nel trasformismo demitiano. Una sinistra che vede nella propria coesione ideale e nella propria unità, la via maestra per spingere il Partito democratico sul terreno del rinnovamento e che proprio per questo, si presenterà alle prossime amministrative con liste unitarie, aperte anche a coloro che hanno scelto pretestuosamente di non essere qui stasera». Questo, in sintesi, il senso delle riflessioni sviluppate dal dirigente provinciale del Movimento per la Sinistra, Gennaro Imbriano, all’incontro tenutosi ier presso la sala convegni del Viva Hotel di Avellino, per presentare il nuovo cartello elettorale che ha unito Movimento per la Sinistra, Verdi, Sinistra democratica e Partito Socialista. Un progetto che se pare essere decollato a livello nazionale, in Irpinia si è arenato sullo scoglio delle divisioni, tra chi, come Sinistra democratica, ha scelto la strada del centrosinistra alternativo, e chi, invece, ha scelto di seguire la strada del confronto programmatico con il Pd. Il discorso di Imbriano, ha preceduto quello di diversi esponenti della sinistra irpina, tra cui quello del Presidente provinciale dei Verdi, Pasquale Puorro e del socialista Giuseppe Sarno. Ma a suonare la carica di «una sinistra che vuole rinascere dal rifiuto dei vecchi simboli e dalla nostalgia dei muri abbattuti dal peso della storia», ci ha pensato il Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. Un discorso avvolgente nella retorica ma solido nei contenuti, più volte interrotto dagli applausi di una platea tanto folta quanto partecipe, tra le cui fila spiccava la presenza di tanti dirigenti provinciali del Partito democratico, primo fra tutti, il segretario Vittoria. Parte da lontano Vendola. Parte, cioè, dalla descrizione di un mondo in evidente trasformazione, nell’ambito del quale «la vecchia Europa appare sempre più vecchia perchè avviatata sulle proprie paure. L’Europa della xenofobia e delle piccole patrie, che ha in una Chiesa Cattolica reazionaria, chiusa in un dogmatismo sterile e distante dal sentore degli stessi credenti, il suo vero emblema. Una Chiesa che per bocca del suo Pontefice, da un lato punta il dito contro l’uso del preservativo in Africa, e dall’altro riabilita, tra le fila del Clero, le peggiori espressioni del conservatorismo clerico fascista. Ma il mondo cambia. L’Africa violentata dal potere delle multinazionali vede lentamente fiorire nella sua pancia i semi dell’emancipazione. Il Sud America, che per tanti decenni è stato il teatro delle sperimentazioni dittatoriali di matrice statunitense, oggi risorge grazie al democratico diffondersi di un vero riformismo socialista. E poi c’è il coraggio di Obama. Di un Presidente che con quattro parole, nel proprio discorso di insediamento, ha consegnato definitivamente alla storia tutto il paradigma neoconservatore, dandoci l’esatta misura di quanto sia vecchia l’Europa, e di quanto in quest’Europa, l’Italia di Berlusconi assuma il ruolo più regressivo. Basti in tal senso riflettere su quanto siano distanti le risposte date alla crisi da questo esecutivo rispetto a quelle date da Obama sul fronte della tassazione, dell’istruzione e della sanità. Mentre li si tassano i redditi più alti, si finanzia l’istruzione e la ricerca e si investe nella sanità, qui si fa l’esatto contrario. Viviamo in un regime che fonda la propria forza sulla connessione tra regressione culturale e regressione civile. Un regime che nasconde la tragicità di una crisi che solo in Puglia ha visto negli ultimi due mesi, più di 25000 lavoratori andare in cassa integrazione. Una crisi alla quale si risponde non finanziando gli ammortizzatori sociali o proponendo una moratoria sui licenziamenti, ma offrendo al popolo bue, il capro espiatorio costituito dal diverso, dal rom, dal clandestino. Viviamo in un regime che ha rielaborato in senso regressivo il panorama valoriale di un popolo, imponendo per mezzo di un insopportabile strapotere mediatico, un vocabolario che non esito a definire parafascista. Definiscono gli studenti che protestano pacificamente, guerriglieri. Schedano i barboni. Invitano i medici a tradire il giuramento di Ippocrate, e violentano la sofferenza di un padre che cerca di regalare alla propria figlia una morte dignitosa. Istituiscono le ronde e per paura di quello che potrà accadere di qui a qualche mese, restringono il diritto allo sciopero ed attaccano il mondo del lavoro. Viviamo in un regime che ci ha fatto sprofondare nelle tenebre medioevali e al quale occorre opporsi con la speranza. Quella speranza che vogliamo e dobbiamo ricostruire ripartendo da noi stessi, dai nostri sogni e dalle nostre idee. Noi abbiamo l’orgoglio e l’ambizione di rappresentare una sinistra senza più aggettivi connotativi. Una sinistra consapevole dei propri fantasmi e vogliosa di liberarsi dalle vecchie gabbie identitarie. Una sinistra che vuole ripartire dal lavoro e dall’ambiente, per costruire un mondo davvero libero. Dobbiamo riappropriarci della parola libertà. Quella parola fa parte del nostro dna ma oggi pare essere di proprietà della destra. Ce l’hanno rubata. La vera libertà non è scegliere tra mille canali televisivi che ti propinano quoridianamente sempre la stessa merda. La verà libertà non è quella che vuole piegare l’esistenza delle donne ai bisogni degli uomini. La vera libertà è quella dai luoghi comuni, dalla paura e dall’ignoranza. Ma per ricostruire una sinistra capace di riappropriarsi della parola libertà, dobbiamo riaprire quel libro prodigioso che contiene tutte le parole del mondo. Dobbiamo comprendere che non basta sventolare una bandiera con la falce ed il martello per essere credibili. Servono simboli e linguaggi nuovi. Serve cioè una sinistra capace di rinominare e di descrivere il mondo con parole nuove. Al cospetto di un mondo nuovo, una sinistra che dice di sapere già tutto è destinata a morire precocemente. Il nostro cammino sarà lungo ed insidioso, ma se sapremo riscoprire il valore del dubbio, girando le spalle ad un’autoreferenzialità goffa e salottiera, potremo restituire la speranza al nostro popolo».
«Lungi dal volere essere un cartello elettorale, Sinistra e Libertà rappresenta una speranza da costruire contro la fabbrica della paura berlusconiana. Ripartiamo oggi per un nuovo cammino, il cui approdo dovrà essere quello dell’unità della sinistra del ventunesimo secolo. Una sinistra unita e rinnovata, capace di superare le gabbie della chiusura identitaria, per coniugare il proprio capitale storico in un nuovo linguaggio capace di inserirsi nelle fratture di una società dinamica ed in continua evoluzione. Una sinistra che in Irpinia vuole contrastare l’avanzata di una destra antimeridionale ed antidemocratica, che cerca ancoraggio nel trasformismo demitiano. Una sinistra che vede nella propria coesione ideale e nella propria unità, la via maestra per spingere il Partito democratico sul terreno del rinnovamento e che proprio per questo, si presenterà alle prossime amministrative con liste unitarie, aperte anche a coloro che hanno scelto pretestuosamente di non essere qui stasera». Questo, in sintesi, il senso delle riflessioni sviluppate dal dirigente provinciale del Movimento per la Sinistra, Gennaro Imbriano, all’incontro tenutosi ier presso la sala convegni del Viva Hotel di Avellino, per presentare il nuovo cartello elettorale che ha unito Movimento per la Sinistra, Verdi, Sinistra democratica e Partito Socialista. Un progetto che se pare essere decollato a livello nazionale, in Irpinia si è arenato sullo scoglio delle divisioni, tra chi, come Sinistra democratica, ha scelto la strada del centrosinistra alternativo, e chi, invece, ha scelto di seguire la strada del confronto programmatico con il Pd. Il discorso di Imbriano, ha preceduto quello di diversi esponenti della sinistra irpina, tra cui quello del Presidente provinciale dei Verdi, Pasquale Puorro e del socialista Giuseppe Sarno. Ma a suonare la carica di «una sinistra che vuole rinascere dal rifiuto dei vecchi simboli e dalla nostalgia dei muri abbattuti dal peso della storia», ci ha pensato il Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. Un discorso avvolgente nella retorica ma solido nei contenuti, più volte interrotto dagli applausi di una platea tanto folta quanto partecipe, tra le cui fila spiccava la presenza di tanti dirigenti provinciali del Partito democratico, primo fra tutti, il segretario Vittoria. Parte da lontano Vendola. Parte, cioè, dalla descrizione di un mondo in evidente trasformazione, nell’ambito del quale «la vecchia Europa appare sempre più vecchia perchè avviatata sulle proprie paure. L’Europa della xenofobia e delle piccole patrie, che ha in una Chiesa Cattolica reazionaria, chiusa in un dogmatismo sterile e distante dal sentore degli stessi credenti, il suo vero emblema. Una Chiesa che per bocca del suo Pontefice, da un lato punta il dito contro l’uso del preservativo in Africa, e dall’altro riabilita, tra le fila del Clero, le peggiori espressioni del conservatorismo clerico fascista. Ma il mondo cambia. L’Africa violentata dal potere delle multinazionali vede lentamente fiorire nella sua pancia i semi dell’emancipazione. Il Sud America, che per tanti decenni è stato il teatro delle sperimentazioni dittatoriali di matrice statunitense, oggi risorge grazie al democratico diffondersi di un vero riformismo socialista. E poi c’è il coraggio di Obama. Di un Presidente che con quattro parole, nel proprio discorso di insediamento, ha consegnato definitivamente alla storia tutto il paradigma neoconservatore, dandoci l’esatta misura di quanto sia vecchia l’Europa, e di quanto in quest’Europa, l’Italia di Berlusconi assuma il ruolo più regressivo. Basti in tal senso riflettere su quanto siano distanti le risposte date alla crisi da questo esecutivo rispetto a quelle date da Obama sul fronte della tassazione, dell’istruzione e della sanità. Mentre li si tassano i redditi più alti, si finanzia l’istruzione e la ricerca e si investe nella sanità, qui si fa l’esatto contrario. Viviamo in un regime che fonda la propria forza sulla connessione tra regressione culturale e regressione civile. Un regime che nasconde la tragicità di una crisi che solo in Puglia ha visto negli ultimi due mesi, più di 25000 lavoratori andare in cassa integrazione. Una crisi alla quale si risponde non finanziando gli ammortizzatori sociali o proponendo una moratoria sui licenziamenti, ma offrendo al popolo bue, il capro espiatorio costituito dal diverso, dal rom, dal clandestino. Viviamo in un regime che ha rielaborato in senso regressivo il panorama valoriale di un popolo, imponendo per mezzo di un insopportabile strapotere mediatico, un vocabolario che non esito a definire parafascista. Definiscono gli studenti che protestano pacificamente, guerriglieri. Schedano i barboni. Invitano i medici a tradire il giuramento di Ippocrate, e violentano la sofferenza di un padre che cerca di regalare alla propria figlia una morte dignitosa. Istituiscono le ronde e per paura di quello che potrà accadere di qui a qualche mese, restringono il diritto allo sciopero ed attaccano il mondo del lavoro. Viviamo in un regime che ci ha fatto sprofondare nelle tenebre medioevali e al quale occorre opporsi con la speranza. Quella speranza che vogliamo e dobbiamo ricostruire ripartendo da noi stessi, dai nostri sogni e dalle nostre idee. Noi abbiamo l’orgoglio e l’ambizione di rappresentare una sinistra senza più aggettivi connotativi. Una sinistra consapevole dei propri fantasmi e vogliosa di liberarsi dalle vecchie gabbie identitarie. Una sinistra che vuole ripartire dal lavoro e dall’ambiente, per costruire un mondo davvero libero. Dobbiamo riappropriarci della parola libertà. Quella parola fa parte del nostro dna ma oggi pare essere di proprietà della destra. Ce l’hanno rubata. La vera libertà non è scegliere tra mille canali televisivi che ti propinano quoridianamente sempre la stessa merda. La verà libertà non è quella che vuole piegare l’esistenza delle donne ai bisogni degli uomini. La vera libertà è quella dai luoghi comuni, dalla paura e dall’ignoranza. Ma per ricostruire una sinistra capace di riappropriarsi della parola libertà, dobbiamo riaprire quel libro prodigioso che contiene tutte le parole del mondo. Dobbiamo comprendere che non basta sventolare una bandiera con la falce ed il martello per essere credibili. Servono simboli e linguaggi nuovi. Serve cioè una sinistra capace di rinominare e di descrivere il mondo con parole nuove. Al cospetto di un mondo nuovo, una sinistra che dice di sapere già tutto è destinata a morire precocemente. Il nostro cammino sarà lungo ed insidioso, ma se sapremo riscoprire il valore del dubbio, girando le spalle ad un’autoreferenzialità goffa e salottiera, potremo restituire la speranza al nostro popolo».
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giovedì 19 marzo 2009
Acqua: La beffa di Tremonti.
Il governo Berlusconi senza dire niente a nessuno ha dato il via alla privatizzazione dell'acqua pubblica. Il Parlamento ha votato l'articolo 23bis del decreto legge 112 del ministro Tremonti, che afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell'economia capitalistica.
Così il governo Berlusconi ha sancito che in Italia l'acqua non sarà più un bene pubblico ma una merce, e quindi sarà gestita da multinazionali (le stesse che possiedono l'acqua minerale).
Già a Latina, la Veolia (multinazionale che gestisce l'acqua locale) ha deciso di aumentare le bollette del 300%. Ai consumatori che protestano, Veolia manda le sue squadre di vigilantes armati e carabinieri per staccare i contatori.
La privatizzazione dell'acqua che sta avvenendo a livello mondiale provocherà, nei prossimi anni, milioni di morti per sete nei paesi più poveri. L'uomo è fatto per il 65% di acqua, ed è questo che il governo italiano sta mettendo in vendita. L'acqua che sgorga dalla terra non è una merce, è un diritto fondamentale umano e nessuno puo' appropriarsene per trarne illecito profitto. L'acqua è l'oro bianco per cui si combatteranno le prossime guerre. Guerre che saranno dirette dalle multinazionali alle quali oggi il governo, preoccupato per i grembiulini, sta vendendo il 65% del nostro corpo.
Così il governo Berlusconi ha sancito che in Italia l'acqua non sarà più un bene pubblico ma una merce, e quindi sarà gestita da multinazionali (le stesse che possiedono l'acqua minerale).
Già a Latina, la Veolia (multinazionale che gestisce l'acqua locale) ha deciso di aumentare le bollette del 300%. Ai consumatori che protestano, Veolia manda le sue squadre di vigilantes armati e carabinieri per staccare i contatori.
La privatizzazione dell'acqua che sta avvenendo a livello mondiale provocherà, nei prossimi anni, milioni di morti per sete nei paesi più poveri. L'uomo è fatto per il 65% di acqua, ed è questo che il governo italiano sta mettendo in vendita. L'acqua che sgorga dalla terra non è una merce, è un diritto fondamentale umano e nessuno puo' appropriarsene per trarne illecito profitto. L'acqua è l'oro bianco per cui si combatteranno le prossime guerre. Guerre che saranno dirette dalle multinazionali alle quali oggi il governo, preoccupato per i grembiulini, sta vendendo il 65% del nostro corpo.
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mercoledì 18 marzo 2009
Bruno - MpS: "Quattro aprile, data sbagliata per le primarie".
- Il quattro d’aprile c’è altro da fare. Saremo a Roma, insieme alla CGIL, per difendere il diritto al futuro per migliaia di lavoratrici e di lavoratori, di studenti e di giovani precari. Aumentano le fabbriche chiuse o in cassa integrazione ed il quattro aprile saremo a Roma contro le politiche del governo delle destre perché, ancora una volta, a pagare il costo della crisi sono le lavoratrici ed i lavoratori di questo Paese.
l’Irpinia, con la cassa integrazione, addirittura, in anticipo per gli operai della Fma di Pratola Serra e la crisi di tutto l’indotto dell’auto, in questi mesi sembra essere il termometro del paese reale, rappresentando, davvero, la difficoltà e l’asprezza della fase. Il centrosinistra, già durante le primarie, dovrà dimostrare di poter essere un riferimento credibile non solo nel governo dei territori, ma, soprattutto, nella capacità di marcare, bene, il tema del lavoro e della speranza.
Ancora una volta, però, non posso non sottolineare la lontananza che il Pd irpino dimostra alla CGIL, prima con l’assenza, il due febbraio scorso, al presidio del Gesualdo, durante la visita dei sette ministri del governo Berlusconi e, oggi, attraverso la proposta delle primarie il quattro d’aprile. Il bollino d’autenticità alle primarie, a metterlo, saranno, semplicemente, i cittadini con il loro voto e la loro disponibilità. Mi sento in dovere, perciò, di chiedere alle forze del centrosinistra di voler, necessariamente, indicare, per le primarie, un giorno differente. La data possibile: Domenica 5 aprile. Come si dice: ‘Pasqua, non viene mai di sabato’. –
Generoso Bruno - MpS
l’Irpinia, con la cassa integrazione, addirittura, in anticipo per gli operai della Fma di Pratola Serra e la crisi di tutto l’indotto dell’auto, in questi mesi sembra essere il termometro del paese reale, rappresentando, davvero, la difficoltà e l’asprezza della fase. Il centrosinistra, già durante le primarie, dovrà dimostrare di poter essere un riferimento credibile non solo nel governo dei territori, ma, soprattutto, nella capacità di marcare, bene, il tema del lavoro e della speranza.
Ancora una volta, però, non posso non sottolineare la lontananza che il Pd irpino dimostra alla CGIL, prima con l’assenza, il due febbraio scorso, al presidio del Gesualdo, durante la visita dei sette ministri del governo Berlusconi e, oggi, attraverso la proposta delle primarie il quattro d’aprile. Il bollino d’autenticità alle primarie, a metterlo, saranno, semplicemente, i cittadini con il loro voto e la loro disponibilità. Mi sento in dovere, perciò, di chiedere alle forze del centrosinistra di voler, necessariamente, indicare, per le primarie, un giorno differente. La data possibile: Domenica 5 aprile. Come si dice: ‘Pasqua, non viene mai di sabato’. –
Generoso Bruno - MpS
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lunedì 16 marzo 2009
SINISTRAeLIBERTA'.
Tutti - avversari compresi - dicono che ci sia bisogno di sinistra. E c'è bisogno di una sinistra che ricominci ad avere una sua rappresentanza nelle istituzioni. A cominciare da quelle europee. E dagli enti locali. C'è bisogno di sinistra, insomma, in un paese governato da una destra che ha uno slogan chiaro in testa: "Calce e randello, speculazione edilizia e ronde" (per usare la definizione di Nichi Vendola). La destra peggiore. Come contrastarla? Come contrastarla in un paese dove la maggioranza, d'intesa con l'opposizione democratica, ha fissato la soglia del quattro per cento, sotto la quale non c'è rappresentanza? Lo strumento, lo strumento per garantire che ci sia una sinistra, che continui ad esistere una sinistra, è stato presentato stamattina. E' la lista unitaria che correrà per le europee. Si chiama "Sinistra e libertà". E' un "cartello" che vuole raccogliere quei mille pezzi di opposizione sparsi in Italia, che si sono manifestati in questi mesi. E' la lista che aggrega quattro forze politiche: il Movimento per la Sinistra, la Sinistra democratica, i Verdi e il Partito socialista (quello di Nencini).
Avrà un suo simbolo. Un cerchio rosso e bianco, sotto - piccoli - i "loghi" delle famiglie europee di appartenenza: il Pse, il Gue, i Verdi.
Si parte, insomma. Certo non si parte da zero, perché per dirla con Marco Di Lello, socialista, alla conferenza stampa, "i sondaggi non commissionati da noi ci danno fra il 3,3 ed il 6%. Lanciamo il quorum oltre l'ostacolo". Si comincia, ma certo non sarà facile. Perché la crisi, la devastante crisi economica - lo sanno tutti - in nessuna parte del mondo favorisce la sinistra. E allora, usando di nuovo l'espressione di Nichi Vendola, il primo compito "è quello di ritrovare le parole che mancano all'Italia".
Le prime due da "recuperare" sono appunto quelle contenute nel nuovo simbolo. Ecco come la vede Achille Occhetto, anche lui presente alla presentazione, in veste - ci ha tenuto a sottolinearlo - di "semplice militante". "Dobbiamo ridare alla sinistra la parola libertà. Il Pd ha demolito e tolto la parola sinistra. Senza libertà non c'é né democrazia né sinistra. Va recuperata la parola libertà, gettata nel fango da Berlusconi".
Una sinistra dei diritti, allora, una sinistra che recupera il suo rapporto col sociale. A cominciare da chi è vittima del disastro provocato dal neoliberismo. Su questo, sul dramma della situazione economica nel nostro paese, ha insistito molto Vendola: «Berlusconi ha detto che sono stati versati dei soldi verissimi alle imprese; perché allora le imprese licenziano? Se ricevono soldi noi chiediamo che ci sia una moratoria sui licenziamenti, uno stop". E ancora: "Proponiamo la detassazione della cassa integrazione". Senza contare che in Italia si potrebbe fare quello che, ad esempio, ha fatto la sinistra in Puglia: "Farsi carico degli oneri fiscali per le badanti". Anche per questa strada si sostengono i redditi più bassi, le persone più bisognose.
Altre proposte verranno dal confronto che la lista vuole sviluppare in tutto il paese, con i soggetti sociali interessati. Ma il programma, anche il più dettagliato, rimanda sempre allo stesso problema: in questo paese c'è bisogno di sinistra. Perché la sua assenza - è ancora il Governatore della Puglia - "pesa sulle persone e consente l'aggressione del lavoro e della Cgil da parte di questa destra che spadroneggia nei media dove si racconta un paese che non c'è".
Certo, dire sinistra non spiega tutto. E qui, sempre Vendola, se la cava con una battuta: "C'è bisogno di una sinistra con meno mitologie, simboli e bandiere, ma che sia in grado di difendere i diritti civili e sociali". Una sinistra che torni a fare politica. Che torni a progettare alleanze. Già, ma quali alleanze? "Io penso che occorra ecostruire un campo largo delle opposizioni al governo delle destre, uscendo dalle contese da talk show, mettendo mano alla leva fiscale per ridistribuire la ricchezza". Questo per l'oggi, e poi? "Penso che non possa funzionare il principio dell'autosufficienza sostenuto dal pd veltroniano, perchè significa candidarsi a perdere sempre. Bisogna costruire le alleanze. Ma in una condizione attuale in cui siamo minoranza tutti e battuti nel paese, la priorità è il programma concreto di alternativa alle destre e a Berlusconi. Il tema delle alleanza arriva un secondo dopo. Un secondo prima c'è l'attualità e l'alternativa che riusciamo a costruire !
e a far vivere nel cuore degli italiani".
Così, con queste idee si andrà alle europee. Il resto è ancora tutto da decidere. Per dirna una, le candidature sono ancora lontanissime dall'essere definite. Vendola - ad una domanda dei cronisti - ha risposto che lui preferirebbe non candidarsi, ma si dichiara "a disposizione". Il Ps candiderà sicuramente gli uscenti Pia Locatelli ed Alessandro Battilocchio. I Verdi punteranno sull'eurodeputato uscente Monica Frassoni. Il leader di Sd, Claudio Fava, potrebbe essere candidato, così come l'ex astronauta Umberto Guidoni, che alle scorse elezioni fu eletto nelle liste del Pdci. Ma quel che è più importante è che "oltre il 50% delle candidature - coem ha assicurato Di Lello - verrà deciso sul territorio". Decideranno le persone, insomma. Di più: non ci saranno suddivisioni a tavolino degli eletti, in caso di superamento del quorum. Chi prenderà più preferenze, insomma, andrà a Strasburgo, senza dimissioni pilotate. L'ultima: verrà rigorosamente rispettato il bilanciamento fra uomini e donne.
Resta da dire delle amministrative. La lista correrà anche per le provinciali e comunali? Claudio Fava, Sinistra democratica: "Dove sarà possibile, questa lista sarà presente, ma vogliamo evitare editti romani". O, come aggiunge, Grazia Francescato: "Rispettiamo le libere scelte sul territorio".
Tutto qui. E ora si comincia davvero.
di S.B.
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sabato 14 marzo 2009
giovedì 12 marzo 2009
Saper immaginare.
Che succede a vivere al centro di una piattaforma logistica integrata? Non so quale risposta potrebbe offrire un comune cittadino a questa domanda. Riesco ad immaginare bene, però, il senso d’insicurezza e di precarietà che quella stessa persona potrebbe trasmettere se, proprio a lui, toccasse esporre il racconto e la narrazione dell’attuale crisi. Come spesso succede, comincerebbe col descrivere la difficoltà propria e la generale percezione relativa alla riduzione di opportunità che abita questi tempi e questi luoghi. Il due febbraio scorso, a rappresentare queste storie al governo paracadutato in Irpinia, insieme alla Cgil ed alla Sinistra, nel presidio al Gesualdo c’erano, ad esempio, i lavoratori della Cablauto e quelli della Fma. Storie di fatica, quindi, di Fiat e di automobile che solo poco più di dieci anni fa, invece che descrivere il clima dell’attuale “dismissione”, giusto per citare il romanzo di Ermanno Rea, avrebbero raccontato il senso di una battaglia “progressiva”, che, a Pratola Serra, pur nella sconfitta, pose, prima della Fiat di Melfi, il tema del salario, dell’orario e dei tempi di vita, infilando, inizialmente, di contropiede, anche il sindacato. Oggi non è così. Alla piazza dello sciopero generale dei metalmeccanici e della funzione pubblica si è sentita l’assenza del maggiore partito d’opposizione presente in parlamento, come, al Gesualdo quella del partito di maggioranza relativa in Irpinia. Bene ha fatto la Cgil, con l’intervento di Petroziello, alla conferenza programmatica del Pd a porre la questione. E, descrivendo il tentativo delle destre d’isolare la Cgil, a porre il tema dell’unità della Sinistra e del centrosinistra nella costruzione, già dalle prossime elezioni amministrative, un riferimento nel governo dei territori capace di porre al centro il tema del lavoro e della speranza. La fine dell’autosufficienza del Pd, deflagrata assieme a Veltroni all’apertura delle urne sarde, pone, dai territori, una nuova declinazione del tema delle alleanze. Non tanto o, forse, non solo, per consentire il “più uno” per battere il Pdl, quanto per cominciare a costruire un nuovo senso comune capace di contrastare quell’egemonia della destra che, popolando sogni, desideri e paure, agisce sin dal livello onirico essendo, per dirla quasi con le parole di Pasolini, avvenuta, ormai, la saldatura tra gli eredi del “fascismo archeologico” e “quella che i sociologi chiamano società dei consumi”. Occorre, per il centrosinistra, lavorare al tema del governo. Mutare l’idea stessa del potere. Sovvertire la percezione proprietaria che, troppo spesso, le istituzioni locali hanno trasmesso. Aprire, quindi, al tema della partecipazione popolare. La scelta delle primarie nella città capoluogo se, successivamente, non accompagnata da questa tensione potrebbe servire a poco. Con l’abolizione dei consigli circoscrizionali è il mutato quadro delle istituzioni comunali a necessitare di un’evoluzione, anche statutaria, verso l’inclusione e la partecipazione popolare a cominciare dai temi del bilancio a quelli dell’urbanistica verso un’apertura di sostanza alle associazioni, ai gruppi informali ed ai comitati anche nella possibilità dell’elaborazione della proposta. Confronto, vero, e decisione. Apertura e, quindi, scelta di governo, a cominciare dal piano strategico. Ad Avellino, come nella Fedora delle città invisibili di Italo Calvino, troppe cose, dal dopoterremoto ad oggi, sono state accettate come necessarie mentre non lo erano ed altre, invece, immaginate come possibili mentre un minuto dopo non lo erano più. Uno dei temi dei prossimi anni sarà quello degli spazi, della loro fruizione e della loro gestione. Il chi ed il come per la ex-Gil, per il parco del Fenestrelle, per l’ex Distretto Militare, per la Casina del Principe; ripensando la città a cominciare dall’idea dei tempi e della mobilità. Storicamente Avellino, oltre l’insediamento sulla collina della Terra, si è rivelata città sottile, nel senso di città di transito e, solo successivamente, città burocratica. Oggi, invece, senza più vocazione, quasi capoluogo “a stento”, può trovare svolta come snodo di una rete, all’interno del Piano Territoriale Regionale, valorizzando sia l’idea della connessione tra territori che il ruolo di città dei servizi. Ripensare la città, allora, elaborando il profilo di una nuova vocazione. Rappresentando, sin dalle primarie, il tema e la necessità del cambiamento. A tutti noi, quindi, il coraggio di saper immaginare.
Generoso Bruno – MpS
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martedì 10 marzo 2009
www.unitiasinistra.altervista.org
Dal 7 marzo è on-line il blog dell'Associazione Uniti a Sinistra.
Un "inboccaallupo" da Hirpinia Link(e) ad Angelo De Lucia ed a tutte le compagne ed i compagni di Uniti a Sinistra.
Buon Lavoro.
Un "inboccaallupo" da Hirpinia Link(e) ad Angelo De Lucia ed a tutte le compagne ed i compagni di Uniti a Sinistra.
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MpS: "Nusco, scandalose le dimissioni di Del Giudice".
"È una vicenda assolutamente scandalosa.
Ancora una volta Nusco è il laboratorio della discutibile politica
demitiana. Ma, in questa occasione -dichiara Maria Grazia Valentino,
Consigliera al Comune di Nusco ed esponente del Movimento per la Sinistra-
si rasenta addirittura il grottesco.
Prima la nomina ad assessore esterno di Nicola Di Iorio per tentare di
rioccupare la presidenza della Terminio Cervialto. Poi le dimissioni del
sindaco di Nusco che lascia il Comune per accomodarsi sulla poltrona di
coordinatore del Piano Sociale di Zona di Lioni.
Due esempi emblematici del nuovo corso della politica di De Mita e della sua
alleanza con le destre. Ora è chiarissimo a tutti, al centro di quel patto
scellerato e di potere c'è una spartizione ed un uso privatistico delle
istituzioni.
Le dimissioni di Del Giudice sono un atto irrispettoso e offensivo nei
confronti dei cittadini di Nusco".
"Promoveatur ut amoveatur dicevano i latini. E forse -conclude Maria Grazia
Valentino di MpS- il succo di questa spericolata operazione sta tutta qui".
Ancora una volta Nusco è il laboratorio della discutibile politica
demitiana. Ma, in questa occasione -dichiara Maria Grazia Valentino,
Consigliera al Comune di Nusco ed esponente del Movimento per la Sinistra-
si rasenta addirittura il grottesco.
Prima la nomina ad assessore esterno di Nicola Di Iorio per tentare di
rioccupare la presidenza della Terminio Cervialto. Poi le dimissioni del
sindaco di Nusco che lascia il Comune per accomodarsi sulla poltrona di
coordinatore del Piano Sociale di Zona di Lioni.
Due esempi emblematici del nuovo corso della politica di De Mita e della sua
alleanza con le destre. Ora è chiarissimo a tutti, al centro di quel patto
scellerato e di potere c'è una spartizione ed un uso privatistico delle
istituzioni.
Le dimissioni di Del Giudice sono un atto irrispettoso e offensivo nei
confronti dei cittadini di Nusco".
"Promoveatur ut amoveatur dicevano i latini. E forse -conclude Maria Grazia
Valentino di MpS- il succo di questa spericolata operazione sta tutta qui".
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lunedì 9 marzo 2009
GAZA, SGUARDI DI DONNE CAPACI DI VEDERE OLTRE.
Di LUISA MORGANTINI*- PRIMADONNA – SPECIALE 8 MARZO - RASSEGNA SINDACALE n. 9/2009-
"Disperata, indifesa, impaurita e preoccupata come le altre donne qui a Gaza": chi mi scrive è Laila, un'attivista che ora lavora all'Unrwa e si occupa dei programmi per la promozione della partecipazione delle donne alla vita politica e sociale nella Striscia. Lo fa nella notte del 13 gennaio mentre l'aggressione israeliana procedeva indisturbata, fino a lasciare dietro sé oltre 1300 morti, più di 300 i bambini, circa 5000 i feriti che continuano a morire per la violenza e l'embargo.
"Da casa posso vedere il Nord della Striscia e anche il mare che è pieno di navi da guerra israeliane" mi dice Laila, che a Gaza city vive in un palazzo di 11 piani vicino ad Al Shifa, un ospedale che più volte ho visitato con il cuore devastato di fronte a quella crudeltà che avrebbe potuto lasciar morire i bambini nati prematuri a causa della carenza del carburante per le incubatrici che li tenevano in vita, perché l'assedio che ben prima delle bombe distruggeva e puniva collettivamente un milione e mezzo di civili a Gaza, impediva l'accesso di rifornimenti, medicine e altri beni di prima necessità, creando una crisi umanitaria e sanitaria senza precedenti.
Laila e la sua famiglia sono stati risparmiati dall'operazione Piombo Fuso, dal fosforo bianco, dalle cluster bomb, dalle centinaia di freccette metalliche lanciate con violenza nell'impatto di micidiali ordigni e anche dalle bombe DIME che hanno lasciato migliaia di feriti palestinesi senza braccia, senza gambe, con disabilità permanenti, fisiche e psichiche, per sempre.
"Siamo fortunati" dice mentre tenta di descrivere l'orrore di quei giorni "ma essere bersagli della morte ogni secondo è un sentimento inimmaginabile. Un'esplosione ogni sette secondi. Da settimane nessuno dorme, rimaniamo in ascolto delle bombe e dei missili che sfiorano le nostre case e quelle dei nostri amici con l'impotenza di non poter fare niente. Quando c'è la corrente elettrica, accendiamo la radio e veniamo a sapere della gente che muore ovunque, di migliaia di persone, bambini, anziani, donne e uomini rimasti senza casa. Quando l'elettricità manca, al buio, ci stringiamo al lume delle candele".
Mentre scrive, la casa di Laila trema per una forte esplosione poco lontano. "Una vita orribile" aggiunge "Questa notte è la peggiore da sempre. Se chiudi gli occhi non puoi dormire dagli incubi. Una donna che ho ospitato è scoppiata a piangere chiedendomi scusa per il suo odore: provava vergogna perché non si era mai trovata nella condizione di non poter fare una doccia e ora era l'unica cosa che desiderava fare".
Da Gaza il grido di disperazione è sempre lo stesso. Oggi i valichi continuano ad essere aperti 'a singhiozzo' dalle Autorità Israeliane. Le Nazioni Unite e organizzazioni umanitarie denunciano che Israele impedisce l'ingresso di più del 50% del minimo fabbisogno quotidiano necessario alla popolazione stremata. Persino la pasta e i datteri vengono respinti ai valichi. I tunnel al confine egiziano, attraverso cui si svolgeva anche il contrabbando di armi, ma che alimentavano un'economia sommersa di sopravvivenza per la gente della Striscia da anni sotto embargo, sono stati e continuano ad essere bombardati.
Senza una soluzione politica che porti stabilità, sicurezza e pace, tutto l'aiuto umanitario del mondo non sarà mai sufficiente ad alleviare le sofferenze umane alle migliaia di feriti gravi -che nei casi più fortunati verranno curati negli ospedali all'estero, ma che per la gran parte si vedranno negare il permesso di uscire dalla Striscia per 'motivi di sicurezza'- così come ai circa 350.000 giovani che – secondo il Gaza Mental Health Program- convivranno per sempre con gravissime conseguenze psicologiche e traumi indelebili.
Incluse le donne che a Gaza sommano la tragedia della guerra e il dolore per i loro lutti, ad una progressiva restrizione delle libertà personali e politiche dovuta principalmente al deterioramento della situazione nei Territori Occupati a partire dal 2002 e alle operazioni militari israeliane ma anche alla crescita del potere religioso che tenta di fare arretrare, spesso riuscendoci, il lavoro di diverse associazioni femminili che molte volte ho incontrato e seguito nel loro lavoro quotidiano per l'emancipazione, l'empowerment, la partecipazione attiva alla resistenza non violenta per la creazione del proprio Stato e alla determinazione in una società che vogliono contribuire a creare, protagoniste delle loro vite e delle loro scelte.
La seconda Intifadah con la sua deriva militare ha in realtà fatto arretrare le battaglie e le conquiste che le donne palestinesi hanno realizzato in tanti anni, molte delle donne attive nella prima Intifadah si sono ritirate, la presenza delle donne con tanti lutti e tanti morti è tornata ad essere per molte, quella del lavoro di cura, curare i feriti, occuparsi dei prigionieri, cercare di sopravvivere.
A Gaza, con la presa del potere da parte di Hamas e con il blocco economico la situazione per le donne si fa peggiore, lo sanno molto bene le donne del Women Affair Center - tra cui anche Nayla Ayesh premiata nella valle d'Aosta come donna dell'anno con il suo centro e il lavoro di promozione della partecipazione delle donne- o il centro The Culture and Free Thought Association di Khan Yunis, fondato nella prima Intifadah dai diversi gruppi politici delle donne chiuso e poi riaperto da Hamas.
In tutto ciò anche noi europei e rappresentanti della Comunità Internazionale portiamo una clamorosa e bruciante responsabilità avendo contribuito a sprecare più di un'occasione per la pace.
Avremmo potuto aiutare Hamas ad essere pienamente nell'arena democratica, invece di non riconoscere il governo liberamente eletto, invece di boicottare la proposta dei Prigionieri Politici, in primis Marwan Barghouti, di un governo di unità nazionale con tutte le fazioni palestinesi, e invece di appoggiare questo assedio criminale contro i civili di Gaza. Avremmo potuto dare il nostro contributo e lavorare per l'unità politica e territoriale palestinese, invece di assecondare l'imperativo israeliano del dividi et impera alimentando la lacerante spaccatura Fatah e Hamas. E infine avremmo potuto sostenere con più forza tutte quelle donne e tutti quegli uomini, sia in Israele che in Palestina, che gridano al mondo che distruggere la logica del nemico e della vendetta è possibile oltre che necessario, che si può farlo solo garantendo diritti e dignità per tutte e tutti, solo ponendo fine all'occupazione militare israeliana, agli insediamenti e all'assedio di Gaza. Con l'acutizzazione del conflitto, con il muro che impedisce di vedersi, i rapporti si sono incrinati anche tra le donne e le reti che si erano costruite in questi anni. E' difficile che le donne di Ramallah possano raggiungere quelle donne di Tel Aviv o di Gerusalemme: i muri, i check point sono là a dividerle e anche le relazioni con le Donne in nero italiane non sono più così fitte come un tempo.
Va contro questa tendenza l'IWC International Women's Commission prima Commissione di palestinesi, israeliane e internazionali, della quale anch'io faccio parte, nata, sotto l'egida dell'UNIFEM, dalla risoluzione 1325 del Consiglio di Sicurezza ONU, per la piena partecipazione delle donne nei negoziati, formali ed informali per una pace basata su principi di uguaglianza tra i generi, diritti umani delle donne, diritti umani internazionali e leggi umanitarie per la stabilità, democrazia e prosperità nell'intera regione, fuori dall'unilateralità e dal militarismo. Tra le palestinesi ci sono personalità come Hanan Ashrawi o Zahira Kamal, ma anche militanti come Hania Bitar o Nayla Aysh; tra le israeliane parlamentari come Naomi Chazan e militanti come Debbie Lerman e Molly Malekar: tutte insieme contro operazione Piombo fuso, così come già nella guerra del Libano, chiedevano con forza un durevole cessate il fuoco.
La nostra solidarietà alle donne palestinesi di Gaza e della Cisgiordania è essenziale, molte volte incontrandole ci hanno detto di quanto importante sia per loro non sentirsi sole e la loro forza è anche la nostra: le abbiamo viste nel Centro Al Mehwar a Beit Sahour –un centro bellissimo a Betlemme, finanziato anche dalla cooperazione italiana. Donne, che pur sotto occupazione militare riconoscono e lottano per la liberazione, donne che hanno subito violenza, principalmente domestica, che sono state abusate, ch hanno vissuto storie veramente terribili e tragiche, dallo stupro alla tortura, eppure continuano a lottare contro un sistema patriarcale e l' occupazione israeliana.
Abbiamo il dovere di denunciare ogni illegalità, l'occupazione militare, il muro d'Apartheid che confisca le terre in Cisgiordania e divide Palestinesi da Palestinesi, l'espansione coloniale. E al tempo stesso abbiamo la responsabilità di sostenere le donne di Gaza e i loro diritti, denunciando con capacità di critica e onestà intellettuale ogni politica repressiva o patriarcale venga essa da Hamas o da Fatah.
Dobbiamo farlo insieme, come donne cittadine del mondo, per il futuro di Gaza e di ragazze come Amira, 15 anni, che a Tel al-Hawa ha vissuto i giorni più duri di Gaza City e oggi è in un letto d'ospedale con una gamba ingessata e tenuta insieme da un chiodo d'acciaio conficcato in profondità nella carne. Per molti giorni dopo l'operazione Amira non ha parlato e ora lo fa solo con un sospiro. Nel suo passato ci sono ricordi atroci: padre e fratello e sorella adolescenti uccisi dalle bombe sotto i suoi occhi e lei che per tre giorni rimane sola, ferita e semi-cosciente, prima di poter finalmente essere salvata. Nel suo futuro c'è una lunga convalescenza, molte altre operazioni, mesi di riabilitazione e cure psichiatriche, ma il suo sogno è di diventare avvocato e "portare un giorno gli Israeliani in tribunale perché rispondano dei crimini che hanno commesso". Spero che Amira riesca e sia in compagnia di una giovane collega israeliana, unite, come tante donne in Palestina e Israele, nella ricerca della verità e della giustizia: il mondo e la pace hanno bisogno degli sguardi di queste donne capaci di vedere oltre.
* Vice Presidente del Parlamento Europeo
"Disperata, indifesa, impaurita e preoccupata come le altre donne qui a Gaza": chi mi scrive è Laila, un'attivista che ora lavora all'Unrwa e si occupa dei programmi per la promozione della partecipazione delle donne alla vita politica e sociale nella Striscia. Lo fa nella notte del 13 gennaio mentre l'aggressione israeliana procedeva indisturbata, fino a lasciare dietro sé oltre 1300 morti, più di 300 i bambini, circa 5000 i feriti che continuano a morire per la violenza e l'embargo.
"Da casa posso vedere il Nord della Striscia e anche il mare che è pieno di navi da guerra israeliane" mi dice Laila, che a Gaza city vive in un palazzo di 11 piani vicino ad Al Shifa, un ospedale che più volte ho visitato con il cuore devastato di fronte a quella crudeltà che avrebbe potuto lasciar morire i bambini nati prematuri a causa della carenza del carburante per le incubatrici che li tenevano in vita, perché l'assedio che ben prima delle bombe distruggeva e puniva collettivamente un milione e mezzo di civili a Gaza, impediva l'accesso di rifornimenti, medicine e altri beni di prima necessità, creando una crisi umanitaria e sanitaria senza precedenti.
Laila e la sua famiglia sono stati risparmiati dall'operazione Piombo Fuso, dal fosforo bianco, dalle cluster bomb, dalle centinaia di freccette metalliche lanciate con violenza nell'impatto di micidiali ordigni e anche dalle bombe DIME che hanno lasciato migliaia di feriti palestinesi senza braccia, senza gambe, con disabilità permanenti, fisiche e psichiche, per sempre.
"Siamo fortunati" dice mentre tenta di descrivere l'orrore di quei giorni "ma essere bersagli della morte ogni secondo è un sentimento inimmaginabile. Un'esplosione ogni sette secondi. Da settimane nessuno dorme, rimaniamo in ascolto delle bombe e dei missili che sfiorano le nostre case e quelle dei nostri amici con l'impotenza di non poter fare niente. Quando c'è la corrente elettrica, accendiamo la radio e veniamo a sapere della gente che muore ovunque, di migliaia di persone, bambini, anziani, donne e uomini rimasti senza casa. Quando l'elettricità manca, al buio, ci stringiamo al lume delle candele".
Mentre scrive, la casa di Laila trema per una forte esplosione poco lontano. "Una vita orribile" aggiunge "Questa notte è la peggiore da sempre. Se chiudi gli occhi non puoi dormire dagli incubi. Una donna che ho ospitato è scoppiata a piangere chiedendomi scusa per il suo odore: provava vergogna perché non si era mai trovata nella condizione di non poter fare una doccia e ora era l'unica cosa che desiderava fare".
Da Gaza il grido di disperazione è sempre lo stesso. Oggi i valichi continuano ad essere aperti 'a singhiozzo' dalle Autorità Israeliane. Le Nazioni Unite e organizzazioni umanitarie denunciano che Israele impedisce l'ingresso di più del 50% del minimo fabbisogno quotidiano necessario alla popolazione stremata. Persino la pasta e i datteri vengono respinti ai valichi. I tunnel al confine egiziano, attraverso cui si svolgeva anche il contrabbando di armi, ma che alimentavano un'economia sommersa di sopravvivenza per la gente della Striscia da anni sotto embargo, sono stati e continuano ad essere bombardati.
Senza una soluzione politica che porti stabilità, sicurezza e pace, tutto l'aiuto umanitario del mondo non sarà mai sufficiente ad alleviare le sofferenze umane alle migliaia di feriti gravi -che nei casi più fortunati verranno curati negli ospedali all'estero, ma che per la gran parte si vedranno negare il permesso di uscire dalla Striscia per 'motivi di sicurezza'- così come ai circa 350.000 giovani che – secondo il Gaza Mental Health Program- convivranno per sempre con gravissime conseguenze psicologiche e traumi indelebili.
Incluse le donne che a Gaza sommano la tragedia della guerra e il dolore per i loro lutti, ad una progressiva restrizione delle libertà personali e politiche dovuta principalmente al deterioramento della situazione nei Territori Occupati a partire dal 2002 e alle operazioni militari israeliane ma anche alla crescita del potere religioso che tenta di fare arretrare, spesso riuscendoci, il lavoro di diverse associazioni femminili che molte volte ho incontrato e seguito nel loro lavoro quotidiano per l'emancipazione, l'empowerment, la partecipazione attiva alla resistenza non violenta per la creazione del proprio Stato e alla determinazione in una società che vogliono contribuire a creare, protagoniste delle loro vite e delle loro scelte.
La seconda Intifadah con la sua deriva militare ha in realtà fatto arretrare le battaglie e le conquiste che le donne palestinesi hanno realizzato in tanti anni, molte delle donne attive nella prima Intifadah si sono ritirate, la presenza delle donne con tanti lutti e tanti morti è tornata ad essere per molte, quella del lavoro di cura, curare i feriti, occuparsi dei prigionieri, cercare di sopravvivere.
A Gaza, con la presa del potere da parte di Hamas e con il blocco economico la situazione per le donne si fa peggiore, lo sanno molto bene le donne del Women Affair Center - tra cui anche Nayla Ayesh premiata nella valle d'Aosta come donna dell'anno con il suo centro e il lavoro di promozione della partecipazione delle donne- o il centro The Culture and Free Thought Association di Khan Yunis, fondato nella prima Intifadah dai diversi gruppi politici delle donne chiuso e poi riaperto da Hamas.
In tutto ciò anche noi europei e rappresentanti della Comunità Internazionale portiamo una clamorosa e bruciante responsabilità avendo contribuito a sprecare più di un'occasione per la pace.
Avremmo potuto aiutare Hamas ad essere pienamente nell'arena democratica, invece di non riconoscere il governo liberamente eletto, invece di boicottare la proposta dei Prigionieri Politici, in primis Marwan Barghouti, di un governo di unità nazionale con tutte le fazioni palestinesi, e invece di appoggiare questo assedio criminale contro i civili di Gaza. Avremmo potuto dare il nostro contributo e lavorare per l'unità politica e territoriale palestinese, invece di assecondare l'imperativo israeliano del dividi et impera alimentando la lacerante spaccatura Fatah e Hamas. E infine avremmo potuto sostenere con più forza tutte quelle donne e tutti quegli uomini, sia in Israele che in Palestina, che gridano al mondo che distruggere la logica del nemico e della vendetta è possibile oltre che necessario, che si può farlo solo garantendo diritti e dignità per tutte e tutti, solo ponendo fine all'occupazione militare israeliana, agli insediamenti e all'assedio di Gaza. Con l'acutizzazione del conflitto, con il muro che impedisce di vedersi, i rapporti si sono incrinati anche tra le donne e le reti che si erano costruite in questi anni. E' difficile che le donne di Ramallah possano raggiungere quelle donne di Tel Aviv o di Gerusalemme: i muri, i check point sono là a dividerle e anche le relazioni con le Donne in nero italiane non sono più così fitte come un tempo.
Va contro questa tendenza l'IWC International Women's Commission prima Commissione di palestinesi, israeliane e internazionali, della quale anch'io faccio parte, nata, sotto l'egida dell'UNIFEM, dalla risoluzione 1325 del Consiglio di Sicurezza ONU, per la piena partecipazione delle donne nei negoziati, formali ed informali per una pace basata su principi di uguaglianza tra i generi, diritti umani delle donne, diritti umani internazionali e leggi umanitarie per la stabilità, democrazia e prosperità nell'intera regione, fuori dall'unilateralità e dal militarismo. Tra le palestinesi ci sono personalità come Hanan Ashrawi o Zahira Kamal, ma anche militanti come Hania Bitar o Nayla Aysh; tra le israeliane parlamentari come Naomi Chazan e militanti come Debbie Lerman e Molly Malekar: tutte insieme contro operazione Piombo fuso, così come già nella guerra del Libano, chiedevano con forza un durevole cessate il fuoco.
La nostra solidarietà alle donne palestinesi di Gaza e della Cisgiordania è essenziale, molte volte incontrandole ci hanno detto di quanto importante sia per loro non sentirsi sole e la loro forza è anche la nostra: le abbiamo viste nel Centro Al Mehwar a Beit Sahour –un centro bellissimo a Betlemme, finanziato anche dalla cooperazione italiana. Donne, che pur sotto occupazione militare riconoscono e lottano per la liberazione, donne che hanno subito violenza, principalmente domestica, che sono state abusate, ch hanno vissuto storie veramente terribili e tragiche, dallo stupro alla tortura, eppure continuano a lottare contro un sistema patriarcale e l' occupazione israeliana.
Abbiamo il dovere di denunciare ogni illegalità, l'occupazione militare, il muro d'Apartheid che confisca le terre in Cisgiordania e divide Palestinesi da Palestinesi, l'espansione coloniale. E al tempo stesso abbiamo la responsabilità di sostenere le donne di Gaza e i loro diritti, denunciando con capacità di critica e onestà intellettuale ogni politica repressiva o patriarcale venga essa da Hamas o da Fatah.
Dobbiamo farlo insieme, come donne cittadine del mondo, per il futuro di Gaza e di ragazze come Amira, 15 anni, che a Tel al-Hawa ha vissuto i giorni più duri di Gaza City e oggi è in un letto d'ospedale con una gamba ingessata e tenuta insieme da un chiodo d'acciaio conficcato in profondità nella carne. Per molti giorni dopo l'operazione Amira non ha parlato e ora lo fa solo con un sospiro. Nel suo passato ci sono ricordi atroci: padre e fratello e sorella adolescenti uccisi dalle bombe sotto i suoi occhi e lei che per tre giorni rimane sola, ferita e semi-cosciente, prima di poter finalmente essere salvata. Nel suo futuro c'è una lunga convalescenza, molte altre operazioni, mesi di riabilitazione e cure psichiatriche, ma il suo sogno è di diventare avvocato e "portare un giorno gli Israeliani in tribunale perché rispondano dei crimini che hanno commesso". Spero che Amira riesca e sia in compagnia di una giovane collega israeliana, unite, come tante donne in Palestina e Israele, nella ricerca della verità e della giustizia: il mondo e la pace hanno bisogno degli sguardi di queste donne capaci di vedere oltre.
* Vice Presidente del Parlamento Europeo
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domenica 8 marzo 2009
Appunti di Programma.
Qui di seguito pubblichiamo la sintesi della piattaforma programmatica emersa nel primo appuntamento dell'Irpinia Forum - Assemblea della Sinistra e degli ecologisti irpini.
Non sono le proposte di un singolo partito ma il frutto di una discussione partecipata e dal basso.
All'assemblea programmatica hanno partecipato Verdi, MpS, Unire la Sinistra,
PDCI, esponenti socialisti, del sindacato e della sinistra diffusa.
Questi, anche, i temi che le forze della Sinistra e gli ambientalisti hanno proposto negli scorsi giorni, in maniera unitaria, alla conferenza programmatica del Partito Democratico.
Acqua
L'acqua è un bene comune. Per l'Irpinia, che ospita il più grande bacino
idrico del sud Europa, rappresenta una risorsa strategica da tutelare e
difendere.
Da difendere non solo di fronte ai crescenti livelli di inquinamento e al
progressivo impoverimento delle falde, ma anche e soprattutto dal tentativo
sempre più aggressivo di privatizzarla.
I movimenti ambientalisti e la sinistra irpina hanno già sventato, con una
significativa mobilitazione, che questo avvenisse. Ma dopo l'approvazione
della 133/2008 voluta dalle destre, questo rischio è nuovamente in campo.
Occorre difendere apertamente il governo pubblico dell'acqua e chiedere
investimenti straordinari per la manutenzione delle reti idriche e degli
impianti di depurazione. E va superato l'attuale sdoppiamento dell'Alto
Calore.
È necessario, inoltre, interrompere la spirale neoliberista che,
ideologicamente, ha proceduto alla privatizzazione dei servizi pubblici, con
grave danno per la qualità dei servizi offerti ai cittadini e per i diritti
dei lavoratori. La vertenza Global service al Comune di Avellino segna, da
questo punto di vista, una importante controtendenza, ed indica anche la
necessità di ridurre il bacino degli Lsu e della precarietà nella Pubblica
Amministrazione.
Crisi e lavoro
La crisi finanziaria è divenuta economica e ora rischia di avere pesanti
ricadute sociali.
E l'Irpinia è già nella morsa della crisi: sono circa seimila i lavoratori
cassintegrati e licenziati. Il sistema produttivo della nostra provincia si
trova in una condizione di particolare debolezza, maggiormente esposto alla
crisi per via della sua dipendenza dai mercati internazionali, a causa del
peso notevole che hanno i cosiddetti settori maturi e per via di una scarsa
propensione all'innovazione.
La crisi qui porta al capolinea il modello di sviluppo figlio
dell'industrializzazione e dell'intervento a pioggia, della spesa pubblica
senza programmazione, degli investimenti pubblici privi di una vera politica
industriale. Ora è in crisi quel modello vecchio, fondato sulla compressione
traumatica dei costi sociali e l'esternalizzazione di quelli ambientali. È
andato in frantumi nel tentativo di inseguire i paesi del sud del mondo sul
terreno insidioso della concorrenza al ribasso.
Occorre indicare una via d'uscita, da sinistra, a questa crisi.
La Provincia deve costituire un Tavolo anti-crisi, per dare risposte
immediate alle tante vertenze aperte. E deve promuovere nuove misure di
welfare locale, l'attivazione rapida di interventi pubblici per
infrastrutture e lavori "verdi".
Ma la politica deve soprattutto indicare un nuovo modello di sviluppo per
l'Irpinia, investendo sulla riconversione ecologica dell'industria, sulla
riqualificazione del lavoro, sulla ricerca e l'innovazione. Paradigmatica è,
in questa ottica, la vicenda Fiat. Per superare la crisi non bastano le
rottamazioni, l'Irpinia deve candidare l'FMA come luogo di sperimentazione e
produzione di una nuova generazione di motori, quelli elettrici e a
idrogeno.
Europa
I fondi europei costituiscono una eccezionale occasione per delineare un
nuovo modello di sviluppo per l'Irpinia.
Ma per far ciò è indispensabile superare i limiti pesantissimi della
programmazione 2000-2006: polverizzazione della spesa, scarso impatto
sull'economia reale, logica clientelare nell'utilizzo dei fondi,
sovrapposizione degli interventi.
Occorre perciò una "cabina di regia", che svolga funzioni di programmazione
partecipata, ma anche di controllo e verifica. Una regia che deve svolgere
in primo luogo la Provincia, confrontandosi con i territori, le comunità, le
forze sociali.
Una regia che sappia indicare con forza le scelte strategiche per il futuro
dell'Irpinia, in termini di paradigma di sviluppo, infrastrutture materiali
e immateriali, nuova politica industriale, messa in sicurezza del
territorio.
Il corridoio VIII è una grande intuizione, che potrebbe consentire
all'Irpinia il salto di qualità: da zona periferica della Campania ad area
di cerniera tra l'Adriatico e il Tirreno. Ma quest'idea va riempita di
progetti, iniziative, opportunità che ci consentano di evitare che il nostro
territorio resti semplicemente un luogo di attraversamento di merci e
capitali e possa divenire, invece, luogo di creazione di valore.
La stessa Piattaforma Logistica integrata in Valle Ufita può essere in tal
senso utile, se è inserita dentro una programmazione interregionale tra
Campania e Puglia.
Giovani
Le ragazze e i ragazzi sono la risorsa più preziosa di cui dispone
l'Irpinia.
E purtroppo la stiamo progressivamente perdendo.
Da oltre vent'anni è in corso la diaspora dei giovani, partono per cercarsi
altrove un lavoro e una speranza di futuro. E così si spopolano e
invecchiano i nostri piccoli comuni, e l'intera provincia perde giorno dopo
giorno le sue intelligenze più vive.
L'Irpinia deve investire sui ragazzi e sul futuro, mettendo in sicurezza le
scuole pubbliche, attivando una Carta Giovani con accessi agevolati ai
cinema e ai teatri, con sconti per l'acquisto di libri e musica.
La politica deve affrontare questa enorme emergenza demografica, costruendo
strumenti affinché per i ragazzi non ci sia più la necessità di partire,
determinando condizioni di integrazione per i migranti, per dare
un'opportunità immediata a quei giovani che sono andati a lavorare al nord e
che oggi sono vittime della crisi.
La Provincia deve promuovere, anche con l'utilizzo di fondi europei, un
Piano per i Giovani, investendo sulla formazione e il ritorno dei ragazzi.
Ma occorre scommettere anche sulla creazione di una rete di spazi sociali
sull'intero territorio, luoghi di creatività, aggregazione, cultura che
facciano uscire le nuove generazioni dalla solitudine e li rendano
protagonisti.
Legalità
La legalità nella pubblica amministrazione, la lotta alla camorra, l'etica
nella politica rappresentano questioni fondamentali.
E per questo siamo convinti che le forze di centro-sinistra debbano
sottoscrivere un codice etico, nel quale ci si impegna a non candidare alle
prossime amministrative né condannati, né indagati, né esponenti coinvolti
in conflitti di interessi.
Occorre, inoltre, impedire che i fondi europei diventino una eccezionale
occasione di accumulazione per le economie criminali e camorristiche. Il
livello di attenzione contro l'infiltrazione camorristica nella pubblica
amministrazione va notevolmente innalzato, e si devono accrescere i
meccanismi di controllo e trasparenza sugli Enti da parte della Prefettura.
Partecipazione
La partecipazione è la pratica oggi richiesta, dai cittadini e dalle
cittadine, alla politica e agli enti.
E, non a caso, questi punti programmatici che qui presentiamo rappresentano
la sintesi della discussione emersa all'Irpinia Forum, uno spazio di
confronto aperto al mondo della Sinistra e degli ecologisti irpini.
La partecipazione democratica e la consultazione popolare devono essere la
regola sia nella fase della costruzione della coalizione e del programma, ma
anche in prospettiva nel governo degli enti locali.
Rifiuti
La Provincia di Avellino deve rilanciare con ancora più forza la
provincializzazione della gestione dei rifiuti e la pratica delle 4 erre:
riduzione, risparmio, riciclo, riuso.
La raccolta differenziata dei rifiuti va massimizzata ed estesa, con la
raccolta porta a porta, introducendo incentivi alla selezione, rendendo
centrale l'educazione ambientale a partire dalle scuole, per giungere nel
2010 a riciclare almeno il 65% dei rifiuti.
In questo quadro risulta del tutto inutile l'ipotesi di un inceneritore in
Provincia. Va invece costituita un'agenzia pubblica che sovrintenda alla
gestione degli impianti e al potenziamento della filiera del riciclaggio.
Tra discariche legali e illegali, in questa infinita emergenza rifiuti in
cui stiamo pagando un altissimo tributo ambientale, la nostra Provincia
rischia di diventare la pattumiera della Campania e non solo.
Dunque, basta con i commissariamenti e le militarizzazioni. Le scelte in
materia di rifiuti devono essere indicate, come prevede la legge, dall'Ente Provincia e dai Comuni, col coinvolgimento dei cittadini.
È fondamentale che la Provincia di Avellino porti avanti con grande
determinazione la lotta contro l'apertura della discarica del Formicoso.
Sud
Il Mezzogiorno è stato ormai cancellato dall'agenda politica del Governo e
del Parlamento.
La presunta questione settentrionale, imposta dalla Lega, ha di fatto
determinato un netto taglio di risorse a danno delle Regioni del Sud. E in
questa stessa direzione sembra andare anche la proposta del cosiddetto
federalismo, un'ulteriore mortificazione per i nostri territori.
Stretti tra i tagli del governo e i vincoli di bilancio imposti dal trattato
di Maastricht, le regioni del Mezzogiorno rischiano di non avere risorse
sufficienti per provare a colmare le crescenti distanze tra sud e nord.
Gli enti locali del sud devono far vivere una forte opposizione contro
questi provvedimenti governativi, che scardinano l'unità del Paese e minano
l'uguaglianza dei diritti tra i cittadini.
Territorio
Il territorio è uno dei fattori strategici da tutelare e su cui occorre
investire, anche per uscire positivamente dall'attuale crisi economica.
La manutenzione del territorio e la bonifica di alcune aree inquinate devono
essere uno dei filoni su cui attivare la spesa dei fondi europei.
La messa in sicurezza delle molte zone interessate da fenomeni franosi, la
bonifica ambientale di Difesa Grande, dell'Isochimica, di Solofra e della
Valle del Sabato, rappresentano l'occasione per attivare nuovi lavori
pubblici e per tutelare l'ambiente.
L'Irpinia deve anche scommettere convintamente sulle energie rinnovabili,
sulla loro promozione e pianificazione, a discapito delle centrali a
maggiori emissioni e di quelle nucleari (che il Governo Berlusconi vorrebbe
sconsideratamente riaprire).
Un modello di sviluppo ecosostenibile è anche una precondizione
indispensabile per far definitivamente decollare il turismo, l'agricoltura
di qualità e la produzione di prodotti Dop e Igt.
Welfare
Il welfare è uno strumento indispensabile, di fronte alla terribile crisi
economica che investe anche l'Irpinia.
E, se da una parte il Governo nazionale sta indebolendo il sistema dei
diritti, è tanto più urgente sperimentare nuove forme di welfare locale.
Investendo sui giovani, e sui precari, sulla possibilità per loro di avere
agevolazioni per l'acquisto e l'affitto della prima casa; rilanciando un
piano di edilizia pubblica e aumentando il numero di alloggi a canone
sociale.
In questo quadro drammatico, la Provincia deve promuovere il blocco degli
sfratti e l'attivazione di mutui a tasso zero per le fasce sociali più
deboli e per gli anziani.
Gli Enti Locali devono adottare politiche per la tutela del potere
d'acquisto delle famiglie ed il contenimento della dinamica di prezzi e
tariffe, individuando in modo condiviso e concertando con tutti gli attori
territoriali interessati -prefettura, camera di commercio, sindacati,
cooperative, associazioni di consumatori, associazioni di esercenti e
produttori- iniziative di contrasto al caro vita. Con Protocolli d'intesa
per l'acquisto di prodotti e di servizi a prezzi concordati e per ridurre la
filiera produttore-consumatore.
L'Irpinia deve scommettere sulla solidarietà.
Non sono le proposte di un singolo partito ma il frutto di una discussione partecipata e dal basso.
All'assemblea programmatica hanno partecipato Verdi, MpS, Unire la Sinistra,
PDCI, esponenti socialisti, del sindacato e della sinistra diffusa.
Questi, anche, i temi che le forze della Sinistra e gli ambientalisti hanno proposto negli scorsi giorni, in maniera unitaria, alla conferenza programmatica del Partito Democratico.
Acqua
L'acqua è un bene comune. Per l'Irpinia, che ospita il più grande bacino
idrico del sud Europa, rappresenta una risorsa strategica da tutelare e
difendere.
Da difendere non solo di fronte ai crescenti livelli di inquinamento e al
progressivo impoverimento delle falde, ma anche e soprattutto dal tentativo
sempre più aggressivo di privatizzarla.
I movimenti ambientalisti e la sinistra irpina hanno già sventato, con una
significativa mobilitazione, che questo avvenisse. Ma dopo l'approvazione
della 133/2008 voluta dalle destre, questo rischio è nuovamente in campo.
Occorre difendere apertamente il governo pubblico dell'acqua e chiedere
investimenti straordinari per la manutenzione delle reti idriche e degli
impianti di depurazione. E va superato l'attuale sdoppiamento dell'Alto
Calore.
È necessario, inoltre, interrompere la spirale neoliberista che,
ideologicamente, ha proceduto alla privatizzazione dei servizi pubblici, con
grave danno per la qualità dei servizi offerti ai cittadini e per i diritti
dei lavoratori. La vertenza Global service al Comune di Avellino segna, da
questo punto di vista, una importante controtendenza, ed indica anche la
necessità di ridurre il bacino degli Lsu e della precarietà nella Pubblica
Amministrazione.
Crisi e lavoro
La crisi finanziaria è divenuta economica e ora rischia di avere pesanti
ricadute sociali.
E l'Irpinia è già nella morsa della crisi: sono circa seimila i lavoratori
cassintegrati e licenziati. Il sistema produttivo della nostra provincia si
trova in una condizione di particolare debolezza, maggiormente esposto alla
crisi per via della sua dipendenza dai mercati internazionali, a causa del
peso notevole che hanno i cosiddetti settori maturi e per via di una scarsa
propensione all'innovazione.
La crisi qui porta al capolinea il modello di sviluppo figlio
dell'industrializzazione e dell'intervento a pioggia, della spesa pubblica
senza programmazione, degli investimenti pubblici privi di una vera politica
industriale. Ora è in crisi quel modello vecchio, fondato sulla compressione
traumatica dei costi sociali e l'esternalizzazione di quelli ambientali. È
andato in frantumi nel tentativo di inseguire i paesi del sud del mondo sul
terreno insidioso della concorrenza al ribasso.
Occorre indicare una via d'uscita, da sinistra, a questa crisi.
La Provincia deve costituire un Tavolo anti-crisi, per dare risposte
immediate alle tante vertenze aperte. E deve promuovere nuove misure di
welfare locale, l'attivazione rapida di interventi pubblici per
infrastrutture e lavori "verdi".
Ma la politica deve soprattutto indicare un nuovo modello di sviluppo per
l'Irpinia, investendo sulla riconversione ecologica dell'industria, sulla
riqualificazione del lavoro, sulla ricerca e l'innovazione. Paradigmatica è,
in questa ottica, la vicenda Fiat. Per superare la crisi non bastano le
rottamazioni, l'Irpinia deve candidare l'FMA come luogo di sperimentazione e
produzione di una nuova generazione di motori, quelli elettrici e a
idrogeno.
Europa
I fondi europei costituiscono una eccezionale occasione per delineare un
nuovo modello di sviluppo per l'Irpinia.
Ma per far ciò è indispensabile superare i limiti pesantissimi della
programmazione 2000-2006: polverizzazione della spesa, scarso impatto
sull'economia reale, logica clientelare nell'utilizzo dei fondi,
sovrapposizione degli interventi.
Occorre perciò una "cabina di regia", che svolga funzioni di programmazione
partecipata, ma anche di controllo e verifica. Una regia che deve svolgere
in primo luogo la Provincia, confrontandosi con i territori, le comunità, le
forze sociali.
Una regia che sappia indicare con forza le scelte strategiche per il futuro
dell'Irpinia, in termini di paradigma di sviluppo, infrastrutture materiali
e immateriali, nuova politica industriale, messa in sicurezza del
territorio.
Il corridoio VIII è una grande intuizione, che potrebbe consentire
all'Irpinia il salto di qualità: da zona periferica della Campania ad area
di cerniera tra l'Adriatico e il Tirreno. Ma quest'idea va riempita di
progetti, iniziative, opportunità che ci consentano di evitare che il nostro
territorio resti semplicemente un luogo di attraversamento di merci e
capitali e possa divenire, invece, luogo di creazione di valore.
La stessa Piattaforma Logistica integrata in Valle Ufita può essere in tal
senso utile, se è inserita dentro una programmazione interregionale tra
Campania e Puglia.
Giovani
Le ragazze e i ragazzi sono la risorsa più preziosa di cui dispone
l'Irpinia.
E purtroppo la stiamo progressivamente perdendo.
Da oltre vent'anni è in corso la diaspora dei giovani, partono per cercarsi
altrove un lavoro e una speranza di futuro. E così si spopolano e
invecchiano i nostri piccoli comuni, e l'intera provincia perde giorno dopo
giorno le sue intelligenze più vive.
L'Irpinia deve investire sui ragazzi e sul futuro, mettendo in sicurezza le
scuole pubbliche, attivando una Carta Giovani con accessi agevolati ai
cinema e ai teatri, con sconti per l'acquisto di libri e musica.
La politica deve affrontare questa enorme emergenza demografica, costruendo
strumenti affinché per i ragazzi non ci sia più la necessità di partire,
determinando condizioni di integrazione per i migranti, per dare
un'opportunità immediata a quei giovani che sono andati a lavorare al nord e
che oggi sono vittime della crisi.
La Provincia deve promuovere, anche con l'utilizzo di fondi europei, un
Piano per i Giovani, investendo sulla formazione e il ritorno dei ragazzi.
Ma occorre scommettere anche sulla creazione di una rete di spazi sociali
sull'intero territorio, luoghi di creatività, aggregazione, cultura che
facciano uscire le nuove generazioni dalla solitudine e li rendano
protagonisti.
Legalità
La legalità nella pubblica amministrazione, la lotta alla camorra, l'etica
nella politica rappresentano questioni fondamentali.
E per questo siamo convinti che le forze di centro-sinistra debbano
sottoscrivere un codice etico, nel quale ci si impegna a non candidare alle
prossime amministrative né condannati, né indagati, né esponenti coinvolti
in conflitti di interessi.
Occorre, inoltre, impedire che i fondi europei diventino una eccezionale
occasione di accumulazione per le economie criminali e camorristiche. Il
livello di attenzione contro l'infiltrazione camorristica nella pubblica
amministrazione va notevolmente innalzato, e si devono accrescere i
meccanismi di controllo e trasparenza sugli Enti da parte della Prefettura.
Partecipazione
La partecipazione è la pratica oggi richiesta, dai cittadini e dalle
cittadine, alla politica e agli enti.
E, non a caso, questi punti programmatici che qui presentiamo rappresentano
la sintesi della discussione emersa all'Irpinia Forum, uno spazio di
confronto aperto al mondo della Sinistra e degli ecologisti irpini.
La partecipazione democratica e la consultazione popolare devono essere la
regola sia nella fase della costruzione della coalizione e del programma, ma
anche in prospettiva nel governo degli enti locali.
Rifiuti
La Provincia di Avellino deve rilanciare con ancora più forza la
provincializzazione della gestione dei rifiuti e la pratica delle 4 erre:
riduzione, risparmio, riciclo, riuso.
La raccolta differenziata dei rifiuti va massimizzata ed estesa, con la
raccolta porta a porta, introducendo incentivi alla selezione, rendendo
centrale l'educazione ambientale a partire dalle scuole, per giungere nel
2010 a riciclare almeno il 65% dei rifiuti.
In questo quadro risulta del tutto inutile l'ipotesi di un inceneritore in
Provincia. Va invece costituita un'agenzia pubblica che sovrintenda alla
gestione degli impianti e al potenziamento della filiera del riciclaggio.
Tra discariche legali e illegali, in questa infinita emergenza rifiuti in
cui stiamo pagando un altissimo tributo ambientale, la nostra Provincia
rischia di diventare la pattumiera della Campania e non solo.
Dunque, basta con i commissariamenti e le militarizzazioni. Le scelte in
materia di rifiuti devono essere indicate, come prevede la legge, dall'Ente Provincia e dai Comuni, col coinvolgimento dei cittadini.
È fondamentale che la Provincia di Avellino porti avanti con grande
determinazione la lotta contro l'apertura della discarica del Formicoso.
Sud
Il Mezzogiorno è stato ormai cancellato dall'agenda politica del Governo e
del Parlamento.
La presunta questione settentrionale, imposta dalla Lega, ha di fatto
determinato un netto taglio di risorse a danno delle Regioni del Sud. E in
questa stessa direzione sembra andare anche la proposta del cosiddetto
federalismo, un'ulteriore mortificazione per i nostri territori.
Stretti tra i tagli del governo e i vincoli di bilancio imposti dal trattato
di Maastricht, le regioni del Mezzogiorno rischiano di non avere risorse
sufficienti per provare a colmare le crescenti distanze tra sud e nord.
Gli enti locali del sud devono far vivere una forte opposizione contro
questi provvedimenti governativi, che scardinano l'unità del Paese e minano
l'uguaglianza dei diritti tra i cittadini.
Territorio
Il territorio è uno dei fattori strategici da tutelare e su cui occorre
investire, anche per uscire positivamente dall'attuale crisi economica.
La manutenzione del territorio e la bonifica di alcune aree inquinate devono
essere uno dei filoni su cui attivare la spesa dei fondi europei.
La messa in sicurezza delle molte zone interessate da fenomeni franosi, la
bonifica ambientale di Difesa Grande, dell'Isochimica, di Solofra e della
Valle del Sabato, rappresentano l'occasione per attivare nuovi lavori
pubblici e per tutelare l'ambiente.
L'Irpinia deve anche scommettere convintamente sulle energie rinnovabili,
sulla loro promozione e pianificazione, a discapito delle centrali a
maggiori emissioni e di quelle nucleari (che il Governo Berlusconi vorrebbe
sconsideratamente riaprire).
Un modello di sviluppo ecosostenibile è anche una precondizione
indispensabile per far definitivamente decollare il turismo, l'agricoltura
di qualità e la produzione di prodotti Dop e Igt.
Welfare
Il welfare è uno strumento indispensabile, di fronte alla terribile crisi
economica che investe anche l'Irpinia.
E, se da una parte il Governo nazionale sta indebolendo il sistema dei
diritti, è tanto più urgente sperimentare nuove forme di welfare locale.
Investendo sui giovani, e sui precari, sulla possibilità per loro di avere
agevolazioni per l'acquisto e l'affitto della prima casa; rilanciando un
piano di edilizia pubblica e aumentando il numero di alloggi a canone
sociale.
In questo quadro drammatico, la Provincia deve promuovere il blocco degli
sfratti e l'attivazione di mutui a tasso zero per le fasce sociali più
deboli e per gli anziani.
Gli Enti Locali devono adottare politiche per la tutela del potere
d'acquisto delle famiglie ed il contenimento della dinamica di prezzi e
tariffe, individuando in modo condiviso e concertando con tutti gli attori
territoriali interessati -prefettura, camera di commercio, sindacati,
cooperative, associazioni di consumatori, associazioni di esercenti e
produttori- iniziative di contrasto al caro vita. Con Protocolli d'intesa
per l'acquisto di prodotti e di servizi a prezzi concordati e per ridurre la
filiera produttore-consumatore.
L'Irpinia deve scommettere sulla solidarietà.
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