martedì 3 marzo 2009

VENDOLA A TV LUNA

domenica 1 marzo 2009

Imbriano: Sinistra unita contro destra e trasformismi.

Intervista a Gennaro Imbriano del 26/02/09

di Marco Staglianò - Buongiorno Irpinia

A circa cento giorni dalle amministrative, la sinistra soccombe sotto il
peso della frammentazione. Accomunate dal sogno di un soggetto politico
unitario, le anime della sinistra irpina si ritrovano divise tra chi ancora
crede nel dialogo con il Pd, e chi ha scelto la via dell'autonomia e del
centrosinistra alternativo. Una frattura che secondo alcuni può e deve
essere rimarginata, nella convinzione che l'unica alternativa che in questa
fase deve essere costruita, è quella alla destra berlusconiana.
Tra questi, c'è sicuramente Gennaro Imbriano, esponente provinciale di
riferimento per il neonato Movimento per la Sinistra ed ex segretario
provinciale di Rifondazione.


Allora Imbriano, Sinistra democratica, Rifondazione comunista e Partito
Socialista, hanno scelto la via dell'autonomia e del centrosinistra
alternativo, tanto per la corsa al Comune di Avellino che per quella a
Palazzo Caracciolo. Qual è la sua opinione in merito?


«La ritengo una scelta suicida, insensata e controproducente, che spero
possa essere presto riconsiderata. Parlare di un centrosinistra alternativo
mi sembra una contraddizione in termini. Quasi un ossimoro. La vera
alternativa che il popolo della Sinistra ci chiede di costruire è quella
alle destre ed al trasformismo demitiano. Privo com'è di un'effettiva
vocazione maggioritaria, un progetto simile non fa altro che risultare
funzionale all'avanzata del centrodestra. Non credo sia questo il desiderio
della nostra gente. Ripeto, mi sembra un'impostazione miope che non fa i
conti con i reali sentori del popolo della Sinistra. Quello che il nostro
elettorato ci chiede è unità per sconfiggere la destra ed una piattaforma
programmatica concreta per uscire da questa drammatica crisi economica ».

Secondo i dirigenti di quei partiti, però, la responsabilità di tale
frattura va attribuita ad un Pd immobile, incapace di aprirsi al
rinnovamento, e schiavo di una pretesa vocazione all'autosufficienza. E'
d'accordo?


«Paragonando il quadro politico attuale con quello di quattro anni fa,
emerge chiaramente l'inconsistenza di tale tesi. Mentre nel 2004 le
candidature per la Provincia e per il Comune furono definite senza alcun
confronto ed ufficializzate solo pochi giorni prima della presentazione
delle liste, oggi vi è ampio margine per il confronto programmmatico e per
le primarie. Si rileva, insomma, un'incomprensibile conraddizione tra il si
alle candidature di quattro anni fa, ed il no alle primarie ed al confronto
di oggi. Contraddizione, che emerge con ancora maggiore chiarezza, se si
considera che il peso elettorale e politico della sinistra di allora, era
molto più significativo di quello attuale».

Lei ha più volte affermato che prima di parlare di primarie è necessario
dare priorità ai contenuti e al programma. Quali pregiudiziali pone in tal
senso per la definizione dell'intesa con i democratici?


«Come già ho detto, siamo convinti che il popolo della sinistra aspetta
risposte concrete per la soluzione dei tanti problemi che attanagliano il
mondo del lavoro e più in generale le fasce sociali più deboli. Il Forum
della Sinistra indetto da noi, dai Verdi e da larga parte del PdCi, va
proprio in questa direzione. In altri termini, da quel confronto dovrà venir
fuori una piattaforma programmatica per lo sviluppo della Provincia. Con
quel bagaglio di proposte, ci presenteremo alla conferenza programmatica
indetta dal Pd, nella speranza che nel frattempo si siano unite a noi tutte
le altre forze della sinistra. Per la sottoscrizione di un'alleanza,
chiediamo al Pd la disponibilità a cercare una sintesi programmatica che
tenga conto delle nostre proposte e che, più in generale, miri
all'attuazione di un modello di sviluppo che muova dalla difesa delle fasce
sociali più deboli».

Quali dovranno essere le priorità sui cui puntare per il futuro sviluppo
dell'Irpinia?


«Occorre agire su più fronti. In primo luogo, è necessario mettere a punto
un'attenta pianificazione per la gestione dei fondi europei. In
quest'ottica, si rileva la necessità di puntare ad una diversificazione dei
comparti produttivi, facendo leva sull'innovazione e sulla qualità. Penso
soprattutto ad un modello di sviluppo del territorio, capace di valorizzare
il grande capitale ambientale di cui l'Irpinia gode. In tal senso, penso
alla creazione di un polo turistico diffuso, al fine di capitalizzare al
meglio le potenzialità dell'indotto enogastronomico ed agroalimentare. Vi è
poi il capitolo legato allo sfruttamento delle energie alternative e del
grande capitale idrico, che dal nostro punto di vista va assolutamente messo
a riparo dalle ingerenze dei capitali privati, nonostante la legge 133 del
2008, vada nel senso opposto. Accanto a tali aspetti, che come detto
dovranno essere affrontati facendo leva sulle risorse in arrivo da
Bruxelles, vi è poi l'inderogabile necessità di rispondere con efficacia ed
immediatezza ad una drammatica crisi economica, i cui effetti si paleseranno
completamente solo nei prossimi mesi. A tale scopo, credo nell'opportunità
di mettere in campo una forte politica di investimenti pubblici per la
manutenzione del territorio, che se da un lato risponderebbe ad una reale
esigenza, dall'altro risulterebbe funzionale a mitigare gli effetti della
crisi sui livelli occupazionali. Ma al di là di un'attenta pianificazione
per l'utilizzo dei fondi europei e di un piano di interventi per affrontare
la crisi, la prima emergenza a cui la politica è chiamata a porre rimedio
per il futuro di questa provincia, è quella demografica. Nonostante la
Campania sia tra le regioni più giovani del Paese, l'Irpinia è una delle
provincie più vecchie. I nostri paesi vanno morendo perchè i nostri giovani
sono costretti a cercare lavoro e fortuna altrove. Se non si pone rimedio a
questo processo, l'Irpinia non avrà futuro, al di là del colore politico di
chi la governerà. Sono convinto che la politica è tale quando si mostra
capace di governare i processi di trasformazione della società. A noi il
compito di immaginare politiche adeguate per invertire questo drammatico
trend demografico, e per creare le condizioni adeguate affinchè i nostri
giovani possano socializzare le proprie conoscenze ed i propri talenti in
Irpinia, e non più al Nord o addirittura all'estero».

Veniamo alle primarie. In che modo pensate di parteciparvi?

«Credo che il messaggio che dovremmo lanciare è quello dell'unità della
sinistra. D'altronde, basterebbe seguire il modello già attuato a Firenze e
che verrà utilizzato per la provincia di Napoli e a Bologna. La sinistra
deve avere il coraggio di attraversare gli spazi di democrazia, nella
consapevolezza che abdicare al con- fronto, significa rinunciare ad
esistere. Per questo spero fortemente che alla conferenza programmatica del
Pd saranno presenti tutte le forze della sinistra e che alle primarie sarà
possibile esprimere una candidatura forte ed unitaria. E'chiaro, però, che
se non si dovesse registrare l'adesione di tutti, andremo avanti con chi ci
sta. Per quanto riguarda i concorrenti, anche se non rientra nel dominio
delle nostre responsabilità, auspico che il Pd proponga nomi diversi o
alternativi da quelli degli uscenti».

Insomma Imbriano, quale sinistra sogna di costruire in Irpinia?

«Una sinistra rinnovata e senza aggettivi connotativi. Una sinistra che
rinunci al massimalismo antistorico, per affrontare con realismo le sfide
del secolo nuovo. Una sinistra, insomma, che non declami ma che faccia. Di
fronte ad una destra che va diffondendosi nel Paese proponendo un modello di
organizzazione sociale fondato sulla paura, è necessaria una sinistra capace
di contrapporre una visione concretamente ottimistica fondata sulla
speranza. In quest'ottica il nostro modello non può che essere quello di
Nichi Vendola».

Lei ritiene che vi sia ancora tempo e spazio per unificare la sinistra
irpina. In che modo?


«La costituzione del gruppo regionale unitario della sinistra, è il punto di
partenza. Quel percorso può essere tranquillamente riproposto a livello
locale, e sono convinto che tanti, tra le fila delle formazioni che hanno
scelto la strada del centrosinistra alternativo, ne sono convinti quanto me.
Ho letto le dichiarazioni rilasciate in tal senso da Angelo Giusto e le
condivido pienamente. Proprio a Giusto, del quale ammiro lo spessore
intellettivo e la capacità di dialogo, chiedo di lavorare in tal senso. Come
me, anche lui è convinto della necessità di ricomporre il quadro unitario
della sinistra. Metta la sua esperienza a servizio di tale scopo. Lui è la
persona giusta per ricucire i fili del dialogo».

Uniamo la sinistra.

di Nichi Vendola - MPS

"Nei giorni scorsi sono stati pubblicati due appelli a favore di una lista unitaria della sinistra per le prossime elezioni europee, sottoscritti da alcune delle personalità più specchiate e delle intelligenze migliori della sinistra italiana, a partire da Pietro Ingrao e da Rossana Rossanda. Con un articolo sul “manifesto”, Fausto Bertinotti si è schierato con grande determinazione a favore della stessa proposta.

Credo che i firmatari dei due appelli abbiano ragione. Bisognerebbe avere l'intelligenza politica, la lungimiranza e forse anche l'umiltà di dargli ascolto. Si avvicina una prova elettorale che minaccia di concludersi con una vittoria schiacciante, in tutto il continente, della destra.
Gli effetti di un simile esito sulla definizione delle strategie per fronteggiare la devastante crisi economica indotta dall'orgia neoliberista degli ultimi trent'anni sarebbero drammatici: diventerebbe assai più difficile opporsi al tentativo, già in corso, di trasformare la crisi in lucrosa occasione per gli stessi che l'hanno provocata, facendone ricadere per intero i costi sulle spalle delle fasce più deboli delle popolazioni europee.

In Italia l'eventualità di una definitiva scomparsa della sinistra dal quadro politico non è una spettrale minaccia: è già una concretissima probabilità. Divisa, lacerata dai conflitti interni, esposta alle sirene del richiamo identitario, la sinistra d'alternativa si avvia a confermare, come se nulla fosse, il disastroso risultato dell'aprile scorso. Un esito che non ha portato vantaggi neppure al Pd. La tregua firmata in quel partito dopo le dimissioni di Walter Veltroni, aldilà della sincera stima che nutro per Dario Franceschini, è fragilissima e non reggerà a lungo.

In questo quadro desolato ci sia sta abituando a considerare un ulteriore dilagare della destra berlusconiana e leghista come un fenomeno naturale al quale non ci si può opporre, di fronte al quale si può solo cercare un esile riparo nelle antiche capanne delle certezze identitarie. Come se non fosse tutta e solo nelle nostre mani la responsabilità di contrastare quell'inondazione, di frenare quella nefasta egemonia culturale, di mettere in campo un convincente progetto politico di sinistra, democratico e anticapitalista. Da subito. Dalle prossime elezioni europee.

Dobbiamo dare alla nostra gente, al nostro popolo, ai nostri elettori reali e potenziali, la possibilità di poter dire, con il voto, che la sinistra non deve sparire, che la Costituzione resta la base solida della nostra democrazia, che la crisi non può essere risolta facendone pagare i prezzi a chi li ha già severamente pagati, che il malessere diffuso non può essere affrontato con la cinica costruzione di sempre nuovi capri espiatori.

La soluzione che propone l'attuale direzione del Prc non è convincente e non è sufficiente. Radunare sotto un'unica lista “i comunisti” non è un'operazione unitaria: è la scelta di spaccare la sinistra esponendola, tutta, al rischio di essere esclusa, per la seconda volta in un anno, dalla rappresentanza politica. Invocare l'adesione al medesimo gruppo europeo come condizione imprescindibile per una lista unitaria è solo un alibi, e per di più tra i più fragili: non solo il Pdci, ma anche una parte sostanziale della maggioranza che guida il Prc non hanno mai aderito al progetto della Sinistra europea.

Per queste ragioni, come persona e come esponente del Movimento per la sinistra, mi metto a piena disposizione dei promotori dei due appelli, pronto a incontrarli e a incontrare i segretari di tutte le forze della sinistra, per esperire seriamente e senza alibi la possibilità di dar vita, subito, a un programma comune, tutt'altro che impraticabile, sulla base del quale costruire una lista comune per le elezioni europee. Questo ci chiede la nostra gente. Di questo ha bisogno la sinistra, in Italia e in Europa."

sabato 21 febbraio 2009

Per le europee, liste unitarie della Sinistra. Ecco l'appello.

La democrazia italiana è in pericolo. La legge sulla sicurezza voluta dalla maggioranza ha privato dei diritti fondamentali più elementari - alla salute, all'alloggio, ai ricongiungimenti familiari, alle rimesse alle famiglie dei loro guadagni - centinaia di migliaia di stranieri che vivono e lavorano in Italia. Sta per essere varato un federalismo che dividerà l'Italia tra regioni ricche e regioni povere, rompendo, di fatto, il patto costituzionale dell'uguaglianza sul quale si è retta fino ad oggi l'unità della Repubblica. Nel pieno di una crisi economica, la cui gravità non ha precedenti, il governo ha perseguito la rottura dell'unità sindacale e l'emarginazione del sindacato più rappresentativo. Strumentalizzando l'emozione per il dramma di Eluana Englaro, il Presidente del Consiglio ha aperto uno scontro istituzionale con la magistratura e con il Presidente della Repubblica; ha provocato una spaccatura del paese sui temi della laicità dello Stato, della dignità della persona e della sua autodeterminazione; ha tentato di rompere gli equilibri istituzionali, minacciando di rivolgersi direttamente al popolo per cambiare la Costituzione qualora non sia riconosciuto il suo potere illimitato e incontrollato quale incarnazione della volontà popolare. Paura, razzismo, odio per i diversi, disprezzo per i deboli, infine, sono i veleni quotidianamente iniettati nella società dalle politiche e dalla propaganda del governo quali fonti inesauribili di consenso.

Una simile emergenza costituzionale rende insensate le attuali divisioni della sinistra, le quali rischiano, in presenza dell'attuale sbarramento del 4% alle prossime elezioni, di provocarne la definitiva irrilevanza. C'è d'altro canto uno specifico fattore di crisi della democrazia che, congiuntamente alle vocazioni populiste dell'attuale maggioranza, sta determinando il collasso della democrazia rappresentativa: la crescente occupazione delle istituzioni pubbliche da parte dei partiti e la sostanziale confusione dei secondi con le prime. Ne è conseguita la trasformazione dei partiti, da luoghi di aggregazione sociale e di elaborazione dal basso di programmi e di scelte politiche, in costose oligarchie costantemente esposte alla corruzione e al malaffare. Solo l'introduzione, purtroppo inverosimile, di una rigida incompatibilità tra cariche di partito e cariche istituzionali, cioè tra rappresentati e rappresentanti, sarebbe forse in grado di restaurare la distinzione e, con essa, il rapporto di rappresentanza e di responsabilità dei secondi rispetto ai primi, e così di restituire i partiti, quali organi della società anziché dello Stato, al loro ruolo costituzionale di strumenti della partecipazione dei cittadini alla vita politica.

Le prossime elezioni del Parlamento europeo offrono tuttavia alle forze disgregate della sinistra un'occasione irripetibile per mettere in atto questo principio e, insieme, una prospettiva di superamento delle loro attuali divisioni. Non si tratta di concordare alleanze, o coalizioni o fusioni di gruppo dirigenti. Si tratta di chiedere ai partiti della sinistra di rinunciare a presentare proprie liste e, più semplicemente ma ben più efficacemente, costruire una lista unitaria della sinistra, "Per la democrazia", dalla quale restino esclusi i dirigenti dei partiti, che pure sono invitati a promuoverla insieme al più ampio arco di forze e movimenti della società civile. Una simile lista varrebbe a dare voce e rappresentanza ad un'ampia fascia di elettori - non meno del 10% dell'elettorato - che non si riconoscono nel Partito democratico e neppure nei tanti frammenti alla sua sinistra, dalle cui rivalità interne e dalle cui competizioni e rivendicazioni identitarie risulterebbe tuttavia al riparo. E, soprattutto, essa varrebbe - in un momento come l'attuale, di pericolosa deriva populista, razzista, autoritaria e anticostituzionale del nostro sistema politico - a riaffermare, nel nostro paese, l'esistenza di una forza democratica e di sinistra, intransigente nella difesa della Costituzione e dei suoi valori di uguaglianza, di libertà e di solidarietà.


Mario Agostinelli, Alessandra Algostino, Umberto Allegretti, Gaetano Azzariti, Pasquale Beneduce, Maria Luisa Boccia, Michelangelo Bovero, Paolo Cacciari, Lorenza Carlassarre, Bruno Cartosio, Luciana Castellina, Marcello Cini, Maria Rosa Cutrufelli, Giorgio Dal Fiume, Claudio De Fiores, Donatella della Porta, Ornella De Zordo, Alfonso Di Giovine, Peppino Di Lello, Piero Di Siena, Mario Dogliani, Angelo D'Orsi, Ester Fano, Luigi Ferrajoli, Gianni Ferrara, Pino Ferraris, Lia Fubini, Luciano Gallino, Francesco Garibaldo, Paul Ginzburg, Marina Graziosi, Pietro Ingrao, Cristiano Lucchi, Giulio Marcon, Alfio Mastropaolo, Tecla Mazzarese, Roberto Musacchio, Alberto Olivetti, Guido Ortona, Valentino Parlato, Valentina Pazzè, Mario Pianta, Tamar Pitch, Bianca Pomeranzi, Alessandro Portelli, Enrico Pugliese, Carla Ravaioli, Rossana Rossanda, Cesare Salvi, Francesco Scacciati, Pierluigi Sullo, Ermanno Vitale, Aldo Tortorella, Danolo Zolo, Grazia Zuffa

Il 2 marzo parte in Irpinia il forum della Sinistra.

Si sono riuniti, questo pomeriggio, Pasquale Puorro, Presidente dei Verdi, Emanuele Esposito, coordinatore di Unire la Sinistra, Gennaro Imbriano, portavoce del Movimento per la Sinistra, per discutere delle prossime amministrative in provincia di Avellino.
Al termine dell'incontro è stato stilato un documento politico unitario nel quale, tra l'altro, si legge:
"Le forze politiche della Sinistra e degli ecologisti esprimono forte preoccupazione per l'ulteriore avanzata delle destre, testimoniata anche dalle recenti elezioni regionali in Sardegna.
E nel contempo sollecitano il PD a chiudere definitivamente, dopo le dimissioni di Walter Veltroni, la fase nefasta dell'autosufficienza ed a contribuire alla costruzione di un centro-sinistra nuovo, alternativo al berlusconismo e alla vecchia politica".

Verdi, MpS, UpS, hanno anche convocato un'assemblea provinciale -aperta a tutte le donne e gli uomini di Sinistra e al mondo ambientalista- per decidere, in maniera part ecipata e dal basso, la piattaforma politica da proporre unitariamente alla Conferenza Programmatica del PD.
Il Forum provinciale della Sinistra e degli ecologisti si svolgerà lunedì 2 marzo, ore 17, al Centro Sociale di Avellino. Nel corso di questa iniziativa saranno definite le proposte sulle principali questioni: lavoro e nuovo modello di sviluppo, ambiente e tutela del territorio, diritti sociali e civili, beni comuni e lotta alla camorra.Puorro, Esposito e Imbriano invitano tutte le forze politiche della Sinistra e quanti sono impegnati nell'associazionismo, nel sindacato, nei movimenti, nella società civile a partecipare attivamente al Forum.


Federazione dei Verdi di Avellino
Associazione Unire la Sinistra - Provincia di Avellino
Movimento per la Sinistra - Provincia di Avellino

venerdì 20 febbraio 2009

Fine dell'autosufficienza del Pd.

Con le dimissioni di Veltroni -dichiara Gennaro Imbriano,
portavoce del Movimento per la Sinistra- si chiude finalmente un ciclo
politico, quello della presunta autosufficienza del PD.

Di fronte all'avanzata delle destre, che mette in discussione diritti
e libertà nel nostro Paese, nessuno nel proprio isolamento può
considerarsi autosufficiente. Occorre, invece, ricostruire lo spirito e il progetto di un nuovo centro-sinistra se si vuole bloccare l'egemonia
berlusconiana e la sua fabbrica della paura.

In tal senso mi pare positiva, seppure in ritardo, la decisione del Pd di
aprire, con la conferenza programmatica, una fase di ascolto con le forze
politiche e sociali dell'Irpinia.

Penso che la Sinistra non debba compiere l'errore di sottrarsi al
confronto, ma deve invece scegliere di essere protagonista di quel passaggio
portando il proprio prezioso contributo di idee: su lavoro, ambiente,
modello di sviluppo, diritti civili e sociali, lotta alla camorra.

E se il Pd dovesse accogliere le nostre priorità programmatiche,
credo che a quel punto la Sinistra, unitariamente, dovrà essere
capace di partecipare, con autorevoli candidature, alle Primarie di
coalizione.

Infatti, l'opacità che ha contraddistinto le amministrazioni Galasso e
De Simone impone alla Sinistra di attraversare le primarie facendo vivere
una grande domanda di rinnovamento.

Nichi Vendola a Napoli.

mercoledì 18 febbraio 2009

Alle europee, appello di Vendola, lista unitaria della sinistra.

"L'esito delle elezioni in Sardegna - dichiara Nichi Vendola del Movimento per la Sinistra - è drammatico ancor più di quanto non appaia a prima vista. Si rafforza l'egemonia delle destre e le conseguenze della offensiva berlusconiana verranno pagate duramente dalle fasce più povere e svantaggiate della popolazione italiana e immigrata. La crisi del Pd è ormai profondissima, senza però che nessuna delle forze della sinistra ne tragga alcun vantaggio. Di fronte a questo disastro sarebbe folle insistere in logiche politiciste di piccolo cabotaggio, concentrarsi sul calcolo meschino oltre che effimero delle proprie percentuali e dei propri eventuali piccoli vantaggi."

"Io chiedo a tutti, a tutte le forze della sinistra, di fare un passo indietro, di anteporre le esigenze del resistere e dell'esistere ai propri egoismi e alla ricerca dei propri vantaggi. In gioco c'è molto di più, in gioco c'è qualcosa che non riguarda solo le forze politiche, ma tutta la nostra gente. Per questo torniamo a proporre con massima forza e decisione l'urgenza di trovare un minimo comun denominatore capace di unire in una sola lista tutte le forze della sinistra."

sabato 14 febbraio 2009

Quale sinistra per la piazza dello sciopero?

di Gennaro Migliore - MPS



Settecentomila donne e uomini in piazza a Roma, molte, molte di più fuori dalle fabbriche, dagli uffici del pubblico impiego, dai posti di lavoro: una forza immensa. Non si oppongono solo all'accordo separato. Chiedono di non essere loro a pagare, ancora una volta, come sempre, i costi di una crisi provocata da decenni di politica economica dissennata, guidata dalla logica del massimo profitto nel minor tempo possibile.

Perché questa, e non altra, è la posta in gioco nella partita dell'accordo separato: è qui che si deciderà se a uscire ulteriormente rafforzati dalla crisi saranno gli stessi che l'hanno provocata o se alla fine del tunnel si aprirà lo sbocco per una politica economica radicalmente diversa da quella che ha flagellato, sotto i nomi discreti di “globalizzazione” e “finanziarizzazione”, il pianeta intero per decenni.

Non è una partita che riguardi solo i metalmeccanici o i lavoratori del pubblico impiego. E' una partita generale. Come lo sciopero di ieri.

Ma per chi, come noi, è impegnato nel difficile compito di dar vita a una forza della sinistra che non sia nuova solo nel nome, lo sciopero di ieri vuol dire qualcosa in più. Ci consegna un'indicazione che sarebbe criminoso disattendere, perché le nostre radici affondano proprio lì, nella piazza stracolma e nelle fabbriche vuote di ieri. Una forza di sinistra deve essere capace di dar voce al lavoro, a quello che si finge stabile a quelle precario, a quello dipendente e a quello mascherato da lavoro autonomo ma altrettanto sfruttato: il grande rimosso della società berlusconiana. Ma una sinistra davvero in grado di fronteggiate questi tempi deve anche essere pronta a raccogliere le istanze di democrazia reale, di partecipazione diretta, di innovazione nelle forme della rappresentanza che percorrevano la manifestazione di ieri come percorrono da mesi e da anni ogni momento di mobilitazione, ogni movimento, ogni conflitto sociale.

E' la strada diametralmente opposta a quella dell'accordo separato quella che dobbiamo percorrere. Lì una brutale limitazione del diritto di sciopero, in pieno spregio della Costituzione, l'imposizione arrogante di una drastica limitazione della rappresentanza sociale. Qui la restituzione del potere decisionale a tutte e a tutti, a ciascuna e ciascuno. La sfida per la costruzione di un nuovo soggetto che intenda mettere in campo non un ennesimo altro partito ma un'altra sinistra è tutta qui.

Ma qualcosa di importante, ieri, non lo hanno detto solo le presenza in piazza. Altrettanto eloquenti sono state le assenze. L'assenza del Pd, fatti salve alcune presenze individuali che, pur importanti, non potevano compensare la defezione del principale partito dell'opposizione, il Pd. Ma anche quella dell'Idv, il partito che cinicamente cerca di lucrare sulla crisi della sinistra politica, salvo scomparire e ammutolirsi ogni volta che entra in ballo il conflitto sociale.

Non c'era il Pd in piazza ieri, come non c'è mai stato davvero nella lotta contro l'accordo separato, troppo diviso al proprio interno per osare una presa di posizione netta. E non c'era Di Pietro. Nell'Italia del dopo 14 aprile, significa che a fianco della lavoratrici e dei lavoratori, ieri, non c'era nessuna forza d'opposizione in Parlamento. Nell'Italia di oggi, significa che le fasce sociali già più deprivate, i lavoratori dipendenti, i precari, i disoccupati, sono seccamente prive di rappresentanza politica. Sanare questa ferita politica e sociale prima che si cronicizzi, ma senza arrendersi alle sirene di una rappresentanza solo testimoniale, ininfluente e perciò tanto più gradita ai potenti, deve essere il primo obiettivo del Movimento per la Sinistra. Da subito. Dalle prossime elezioni europee e amministrative.

Per questo siamo usciti da un Prc prigioniero delle sue derive identitarie e delle due impotenti nostalgie. Per questo siamo alternativi a un Pd vittima del suo stesso moderatismo, della sua incapacità di schierarsi, di un interclassismo degenerato in ignavia.

E per questo, da oggi, diamo vita a un sito rinnovato e enormemente arricchito, che ha l'ambizione di collaborare alla costruzione del nuovo soggetto della sinistra italiana con un organo di informazione e dibattito quanto più orizzontale, democratico e partecipato possibile. Uno dei cantieri in cui reinventare la sinistra politica e sociale, ma non certo l'ultimo per importanza e ricchezza di prospettive.

mercoledì 11 febbraio 2009

Imbriano - MPS: "Una nuova Sinistra per rilanciare l'Irpinia"

Intervista di Gianbattista Lanzilli a Gennaro M. Imbriano, portavoce irpino del Movimento Per la Sinistra, pubblicata su Ottopagine del 10/02/09.

1. Imbriano, cominciamo dal chiarire un punto: ma quella dei vendoliani
è o no una scissione? Siete usciti definitivamente da Rifondazione?


Siamo usciti da Rifondazione, perché ormai era diventata, come ha notato
giustamente Fausto Bertinotti, "irriconoscibile". In pochi mesi è stata
stravolta la cultura politica aperta e innovativa che avevamo accumulato in
questi anni, quella che abbiamo imparato da Genova in poi, dai movimenti
altermondialisti non-violenti e pacifisti.
Si sono fatti prevalere i risentimenti ai sentimenti, si è scelta una deriva
settaria e dogmatica.
Dunque era inevitabile partire per un nuovo viaggio, il Movimento per la
Sinistra.

2. Quali sono stati i motivi che vi hanno spinto ad una decisione così netta?
La Rifondazione che abbiamo costruito e fatto crescere in questi anni è
stata uccisa al Congresso di Chianciano, lì è prevalsa una restaurazione
comunista: un'idea minoritaria e populista, con venature nostalgiche e
identitarie. Basti pensare al tentativo di riabilitare il muro di Berlino e
al licenziamento punitivo del Direttore di Liberazione.
E quando si misurano progetti così differenti e divergenti, non puoi far
finta di non vedere, non si può vivere da separati in casa.

3. Adesso, si lavora al progetto di riunificare le forze della
sinistra: il comunismo verrà del tutto abbandonato?


Il comunismo non può essere un dogmatismo ossequioso del passato, ma una
domanda di libertà per il presente. Il Comunismo non può essere la stanca
replica di una liturgia, ma una ricerca e una lotta per leggere e cambiare
oggi la società.
E soprattutto, i comunisti, di fronte al rischio che venga cancellata
l'intera sinistra dal nostro Paese, non possono pensare di essere
autosufficienti o di essere l'avanguardia di qualcosa, ma devono aprirsi e
contaminarsi con le altre culture critiche che vivono a sinistra, con chi ha
storie e culture diverse.
Dobbiamo ricostruire la Sinistra, da capo. Con quanti stanno nei partiti, ma
soprattutto con la sinistra diffusa: penso ai tanti che stanno nel
sindacato, nei movimenti, nell'associazionismo, agli intellettuali, ai tanti
delusi dal PD. Ha ragione Bertinotti, ci vuole un "big bang".

4. Il fallimento dell'operazione dell'Arcobaleno è ancora una nota
dolente: come pensate di ovviare a quella brutta esperienza? Il Movimento
per la Sinistra non corre lo stesso rischio? Quali sono le caratteristiche
che differenziano questo impegno da quello precedente?


La differenza deve essere abissale. La Sinistra nuova che dobbiamo costruire
non può essere la somma di tante debolezze, non può essere l'aggregazione di
tanti polverizzati ceti politici assemblati a Roma. La nuova Sinistra che
vogliamo costruire è aperta alla partecipazione, e deve scegliere le
primarie anche per la scelta delle candidature e dei propri dirigenti.
Oggi, con l'attacco di Berlusconi alla Costituzione e alla Cgil, c'è bisogno
di una Sinistra del lavoro e delle libertà.

5. Nel frattempo, in città i giochi entrano nel vivo. Festa, Gengaro,
Galasso, più il candidato che potrebbe arrivare ad un'eventuale intesa
Pdl-Udc. Voi da che parte state?


Io penso che le carte vadano sparigliate, e che è sbagliato partire dal
toto-sindaco. Così regaliamo l'Irpinia in mano alle destre e ai demitiani.
La Sinistra deve parlare di programmi, delle cose da fare. Dopo, se ci
saranno le condizioni, si potrà individuare anche un nome, il più condiviso
possibile nel centro-sinistra.
E da subito, anche in Città, si devono costruire liste unitarie della
Sinistra, liste aperte alla società, con esperienze radicali e riformiste.

6. Il progetto comune della sinistra sarà concretamente realizzabile
anche per le elezioni provinciali? Su quali presupposti partite per la
scelta delle candidature nei vari collegi?


Ribadisco. Dobbiamo costruire liste unitarie della Sinistra alle
provinciali, ma anche nei Comuni in cui si va al voto a partire dal
Capoluogo.
E si deve praticare da subito il massimo grado di apertura, anche
utilizzando le primarie di collegio per la scelta dei nostri candidati.

7. Come tutte le altre formazioni politiche più "piccole", avete
gridato alla 'truffa' sullo sbarramento europeo del 4%. A questo punto un
dialogo con il Partito Democratico è ancora ipotizzabile o no?


Il PD è attraversato da una crisi profonda, di organizzazione e di progetto
politico. Lo ha detto finanche D'Alema.
E di fronte a questa crisi, a Veltroni non basterà lo sbarramento per
salvarsi. Stavolta il voto sarà utile per dare forza e vita ad una nuova
Sinistra nel nostro Paese.
A livello locale il centro-sinistra è in nettissimo ritardo. La Sinistra
deve sfidare il PD sul terreno del cambiamento e del progetto che ancora non
ci sono.

8. Imbriano, un'ultima domanda. La prossima che competizione elettorale
sarà per l'Irpinia? Sarà uno scontro tra diverse ideologie (centrodestra e
centrosinistra) o uno tra opposti schieramenti dove a cambiare saranno quasi
esclusivamente gli uomini che ne fanno parte?


E'uno scenario ancora aperto.
Io penso che la Sinistra, in irpinia, deve lavorare per costruire un
centro-sinistra che sia realmente alternativo alle destre e alla vecchia
politica. Si deve aprire una nuova stagione politica.

Antonella Cammardella - MPS, ad Avellino, per "inDIFESE".

Antonella Cammardella, Consigliera regionale del Movimento per la Sinistra, parteciperà all'iniziativa contro la violenza sulle donne organizzata dal PD di Avellino, venerdì 13 febbraio alle ore 17:30 nello spazio della Chiesa del Carmine in Piazza del Popolo.

martedì 10 febbraio 2009

Avellino, le pietre e la polvere.

di Generoso Picone ed Ugo Santinelli - Edizioni Mephite



Presentazione del libro:

Avellino, Convitto Nazionale, Corso V. Emanuele,

venerdì 13 febbraio, ore 17.30


Quattro voci per Avellino: Franco Arminio, paesologo, e Franco Festa, inventore del commissario Melillo, dialogano con gli autori.

Ognuno ha affrontato in tempi e modi diversi la città che abitano o attraversano, con panni altrui o con un “io“ letterario trasfigurante, anche per sfuggire alle convenienze del partito preso, da soddisfare nell’immediato.

Eppure Avellino resta un oggetto concreto e materiale per il quale vale la domanda di sempre: quale presente per quale futuro.

lunedì 9 febbraio 2009

Difendiamo la Costituzione per una questione di vita e di morte!

In queste settimane abbiamo vissuto con rispettoso silenzio il dolore della famiglia Englaro e ci siamo indignati x la volgare messa in scena di una politica violenta verso i corpi e sentimenti delle persone, asservita ai diktat del Vaticano e distante dal sentimento diffuso dello stesso mondo cattolico.

L'elogio della cattiveria di questo governo è l'epifenomeno di una vocazione eversiva della coscienza civile e dei diritti fondamentali delle persone.

Le ragioni stesse della Costituzione, gli equilibri istituzionali, lo stato di diritto stesso, sono calpestati da un atto autoritario e brutale del governo Berlusconi che non ha precedenti.
Imponendo un decreto contro il parere del presidente della Repubblica e imponendo al Parlamento l'approvazione di una legge in poche ore, si va ben oltre la già praticata tirannia della maggioranza: si colpiscono i valori democratici, la sovranità del Parlamento, l'autonomia della magistratura.

Ciò che sta avvenendo non solo è umanamente spietato ma è un colpo gravissimo allo stato di diritto che Berlusconi e la maggioranza di centro destra vogliono sottomettere ad una logica proprietaria delle istituzioni.

E' una rottura costituzionale da regime.

Per queste ragioni la coscienza civile e democratica del paese si sente profondamente ferita ed angosciata.

La risposta non può non essere che un'immediata mobilitazione.


Beatrice Giavazzi Movimento per la sinistra

venerdì 6 febbraio 2009

Sinistra: Liste unitarie anche alle amministrative.

di Gennaro M.Imbriano - MPS

La Camera ha appena approvato, in prima lettura, lo sbarramento al 4% per le
prossime elezioni europee. Una scelta, di cui è complice Veltroni, che mira
a cancellare definitivamente la sinistra dalla politica italiana. E con essa
rischiano di scomparire dal dibattito pubblico, come abbiamo già iniziato a
vedere in questi mesi, il mezzogiorno, i diritti civili, il contrasto alla
precarietà, la difesa dei soggetti sociali più deboli, il lavoro.

Francamente, non credo che basterà lo sbarramento al 4% per cancellare tutto
questo, ma non possiamo sottovalutare il grande rischio che abbiamo di
fronte.

Oggi occorre fare i conti con i nostri limiti, le nostre inadeguatezze, le
recenti sconfitte, e ripensare le prospettive della sinistra. Anche in
Irpinia.

Un confronto sempre più necessario, anche alla luce della costituzione in
Consiglio Regionale del Coordinamento della Sinistra da parte di Verdi,
Socialisti, Sd e Movimento per la Sinistra.

Ne sono convinto, è questo il momento di lavorare alla costruzione di liste
della sinistra, non solo per le prossime europee ma anche per affrontare il
difficile turno delle amministrative, a partire dalla Provincia di Avellino
e dal Comune capoluogo.

Liste aperte, alle tante culture critiche che vivono nella sinistra: quella
ambientalista, del lavoro, meridionalista, femminista, pacifista, laica e
libertaria. Aperte al contributo politico delle esperienze radicali e di
quelle riformiste.

Liste plurali, costruite col contributo di chi si riconosce negli attuali
partiti della sinistra; di chi è deluso dalla deriva centrista del Pd; ma
anche e soprattutto di quanti, nel popolo della sinistra, si sentono
distanti e non rappresentati: penso alla società civile, alle esperienze dei
comitati locali e dei movimenti, al mondo delle associazioni e del
sindacato.

Liste partecipate e costruite democraticamente nei territori, anche facendo
ricorso alle primarie.

Non solo un'operazione elettorale difensiva, la cui utilità credo non sfugga
a nessuno, ma anche un'aggregazione che sia in grado di indicare un'idea
condivisa di cambiamento, di progresso solidale per l'Irpinia. Per un nuovo
modello di sviluppo che investa su un lavoro di qualità, sulla riconversione
ecologica dell'industria, su un intervento pubblico di manutenzione del
territorio e di messa in sicurezza delle scuole. Per politiche sociali in
grado di attenuare il peso devastante della crisi e rispondere a vecchie e
nuove povertà. Per l'avanzamento dei diritti civili, contrastando ogni
discriminazione. Per la difesa dei servizi pubblici e, in particolare,
dell'acqua. Per iniziative di contrasto all'emigrazione dei giovani e allo
spopolamento dei nostri paesi. Per un utilizzo virtuoso dei fondi europei.
Per una pratica della partecipazione, della legalità e della moralità nella
pubblica amministrazione, in grado anche di arrestare l'infiltrazione della
camorra. Per una difesa e una valorizzazione dei nostri territori.

A questo è utile la sinistra.

Una sinistra più unita, che sappia indicare la sfida dell'innovazione al
Partito Democratico e alle forze del centro-sinistra, che oggi faticano a
determinare un'alternativa al nuovo e pericoloso asse PdL-demitiani.

Una sinistra né subalterna né marginale, che contribuisca in maniera
decisiva alla costruzione di un nuovo centro-sinistra per le nostre
comunità.

Dunque, subito liste unitarie, aperte, partecipate per sfuggire alla
frammentazione e all'inefficacia, ma anche per indicare la prospettiva di
una nuova sinistra tutta da costruire nei prossimi mesi.

Lo ha detto recentemente Fausto Bertinotti: la sinistra ha bisogno di un
"big bang", di ricominciare da capo, di novità clamorose e fino a ieri
impensabili. È proprio così, anche in Irpinia. Siamo chiamati a percorrere
strade nuove, senza paura!

mercoledì 4 febbraio 2009

Regione Campania, in consiglio, nasce il coordinamento della Sinistra.

Regione Campania: Nasce in Consiglio il Coordinamento della
Sinistra tra le forze politiche di Sinistra Democratica, Socialisti, Verdi
e Movimento per la Sinistra.
Programma di fine legislatura e costruzione di un nuovo soggetto politico le
priorità da seguire.


Napoli 3 Febbraio 2009: Si è svolto nel corso della giornata , presso la
sede del Consiglio Regionale della Campania , l'incontro che ha tenuto a
battesimo la nascita del Coordinamento della Sinistra tra le forze
politiche di Sinistra Democratica, Socialisti, Verdi e Movimento per la
Sinistra.

Dall'incontro a cui hanno partecipato i consiglieri Marcello Chessa, Angelo
Giusto, Tonino Scala, Stefano Buono, Michele Ragosta, Fausto Corace, Gennaro
Mucciolo, GennaroOliviero, Antonella Cammardella, Gerardo Rosania, è
emersa la volontà di dar vita ad un coordinamento tra le forze di sinistra
presenti in Consiglio. E'nostra intenzione spiegano i consiglieri di
Sinistra Democratica, Socialisti, Verdi e Movimento per la Sinistra
lavorare ad un programma di fine legislatura sulle questioni più importanti
che riguardano le cittadine e i cittadini della nostra regione. Un programma
di fine legislatura che sia propedeutico alla costruzione di una nuova
stagione politica e amministrativa, per la nascita di un nuovo e rinnovato
centro sinistra. Il coordinamento ha l'ambizione di essere il punto di
partenza di un percorso che porti alla costruzione di un nuovo soggetto
politico della sinistra. Un soggetto che vada oltre i prossimi appuntamenti
elettorali. Un soggetto che abbia una chiara ispirazione meridionalista.


Nelle prossime settimane il coordinamento solleciterà le forze politiche a
cui si ispira ad avviare una serie di iniziative pubbliche di confronto e di
dibattito con il mondo delle associazioni, della cultura e del lavoro su
tutto il territorio campano.