mercoledì 16 aprile 2008

Buona fortuna... Ne avremo bisogno.

di Angela Mauro - Liberazione

«Buona fortuna» augura Fausto Bertinotti a qualche compagno che lo saluta all'Hard Rock Cafè. Sono circa le 20 e il pomeriggio appena passato sembra lontanissimo. Al cafè preferito dai turisti americani, nel locale che per un giorno si è trasformato in sala stampa della Sinistra Arcobaleno, apposta per aspettare l'esito delle urne, l'atmosfera è funerea (proprio così, perchè negarlo?). Lo è alle 20, quando il candidato premier arriva dai giornalisti. Prima, nel pomeriggio appunto, nonostante i magri risultati esibiti da exit poll e proiezioni sul Senato, il clima non era allegro ma nemmeno catastrofico. Le proiezioni della Camera (al momento in cui scriviamo la Sinistra Arcobaleno non raggiunge il quorum necessario per eleggere deputati, il 4 per cento) seminano il panico. Il «buona fortuna» di Bertinotti se lo augurano con gli occhi un po' tutti gli addetti stampa, i tecnici: chi lavora con la sinistra perchè ci crede e in un attimo vi vede scaraventato nell'angolo, potenzialmente extraparlamentare. «Sapevamo che volevano eliminarci e con noi eliminare il legame tra problemi sociali e politica, ma mai avremmo pensato a un risultato del genere: hanno usato il napalm?». E' la riflessione che va per la maggiore all'Hard Rock Cafè. Si pensa al futuro. Tutto da costruire.Bertinotti non ha dubbi sulla necessità di andare avanti sul cammino della Sinistra Arcobaleno. Con lui, il segretario del Prc Franco Giordano: «La sconfitta è innegabile. Si è determinata una fortissima polarizzazione e una astensione dal voto. Purtroppo è il sistema americano che rischia di prendere campo in questo paese, un sistema fondato su due forze politiche, che hanno fatto l'en plein, e sulla disaffezione al voto». E c'è anche l'autocritica: il soggetto unitario della sinistra andava «costruito prima e meglio - dice Giordano - Oggi pazientemente dobbiamo ricostruirlo nella società, perchè questa è l'unica possibilità per contrastare il processo di americanizzazione, che vorrebbe far sparire tutte le voci critiche rispetto al capitalismo attuale». Alfonso Gianni, dirigente del Prc, spiega la sua «idea personale: lanciare subito un appello per una costituente della sinistra, contare insomma chi ci sta, nei partiti e nella società». Il momento è storico, continua l'ex sottosegretario: «In Italia la sinistra sociale è sempre stata forte e ha sempre sofferto nelle istituzioni. C'è stata anche la conventio ad excludendum contro i comunisti. Ora, questo voto cambia tutto: non c'è più una forza di sinistra in Parlamento, è inedito». Convinta di non abbandonare il progetto anche Titti Di Salvo di Sd: «Deve andare avanti anche se si perdono dei pezzi. Il dato è negativo - prosegue - in Parlamento avremo una solida maggioranza di Berlusconi e la Lega: nessuno può stare tranquillo». «Il paese è nelle mani di Bossi», si preoccupa Giovanni Russo Spena del Prc. «La nostra sconfitta è uno shock per il Paese», dice Gennaro Migliore. Per Cesare Salvi di Sd la sinistra è apparsa come un «cartello elettorale», ora bisogna «riaprire un ragionamento con il Partito socialista per ricostruire una sinistra moderna e innovatrice». Il leader Verde Alfonso Pecoraro Scanio annuncia il «congresso straordinario» del partito. «Campagna elettorale troppo ancorata al passato: va aperta una riflessione», si limita a dire Angelo Bonelli dei Verdi. Il Pdci parla poco nel giorno della disfatta, ma lascia trapelare tra le agenzie di stampa che la scelta di non presentarsi con gli altri partners di sinistra all'Hard Rock Cafè è consapevole. Insomma, si smarca limitandosi a ripetere, per voce di Sgobio, il solito refrain sulla falce e martello: «Non c'era nel simbolo e questo ci ha penalizzato». Claudio Grassi di Essere Comunisti chiede «subito il congresso del Prc», Leonardo Masella dell'Ernesto addossa le colpe a Bertinotti («Ha distrutto la sinistra»), Ramon Mantovani del Prc dice che «bisogna ripartire da Rifondazione». Ma in realtà, di fronte a un risultato così "ghettizzante", si dissolvono (almeno ieri, oggi vedremo) gli intenti battaglieri dei più scettici sul soggetto unitario a sinistra. «Se non c'è margine, non c'è margine per nessuno - fa notare il Verde Paolo Cento - Dove vanno gli scettici? Non c'è spazio per tornare indietro: si vuole essere più marginali di così? Va ricostruito l'insediamento sociale della sinistra». Sulla sconfitta riflette molto il governatore pugliese Nichi Vendola. Rassicura sulla sua regione: «Il voto non apre una crisi in Puglia». Fa chiarezza: «Il tema che abbiamo di fronte non è quello del leader, ma di ricostruire un'area». Detto questo, «la proporzione della sconfitta è tale che un gruppo dirigente, nel quale mi colloco, deve assumersene la responsabilità senza cercare capri espiatori», ragiona il governatore. Si è compiuta la «fuoriuscita dal '900», non ci sono «comunisti, socialisti in Parlamento». Un vero e proprio «terremoto politico e non ce ne siamo accorti. Non c'è enclave, nulla, nessuna regione che abbia tenuto. Siamo stati percepiti come un residuo privo di profilo programmatico e progettuale rispetto alla configurazione del bipolarismo. Penso che l'errore fondamentale sia stato non aver percepito la profondità di tale rischio». Adesso «la salvezza della sinistra è l'opera cui siamo chiamati: bisogna far convergere tutte le forze che non sono disponibili a seppellire l'esperienza storica della sinistra politica in Italia. E' il momento in cui bisogna darsi grande coraggio, grande determinazione per riprendere a ricostruire una rete».
15/04/2008

Punto e a capo

di Piero Sansonetti - Liberazione

Nessuno, francamente, si aspettava una batosta così grande, storica. Addirittura, di fronte al crollo della sinistra, passa in secondo piano la nettissima affermazione del centrodestra e il ritorno al potere, solenne e festoso, di Silvio Berlusconi. L'Italia si trova per la prima volta ad avere un Parlamento della repubblica privo di una delegazione della sinistra. C'è una fortissima coalizione di destra, che ha la maggioranza ed è condizionata dal successo strepitoso della sua anima xenofoba e antimeridionalista (cioè la Lega) ; c'è una opposizione di centro, condizionata a sua volta dall'altrettanto strepitoso successo della sua componente forcaiola (cioè l' Italia dei valori di Di Pietro); e poi c'è un piccolo partito cattolico moderato, molto moderato (l' Udc di Casini), schierato su posizioni intermedie rispetto ai due schieramenti grossi.Difficile dire se con questi risultati - in gran parte imprevisti e molto più a destra di quello che ci si aspettava - Berlusconi deciderà di governare da solo con Bossi, come i numeri gli consentono, o se invece cercherà una grande coalizione, e cioè proverà a coinvolgere il partito di Veltroni in un accordo, in qualche forma di intesa. Dalle dichiarazioni che ha rilasciato ieri sera a "Porta a Porta" parrebbe di no. Comunque l'ipotesi del «Veltrusconi obbligato», e cioè reso quasi inevitabile da un pareggio al Senato, che molti osservatori avevano pronosticato, ora non c'è più. Se ci sarà la grande alleanza, ci sarà per scelta politica dei gruppi dirigenti dei due partiti, ma questo, con ogni probabilità, se dovesse avvenire, comporterebbe delle rotture, soprattutto nel partito di Veltroni.Che Italia sarà? Non chiedetelo a noi, si sa come la pensiamo: un'Italia senza la sinistra in Parlamento, cioè senza una sentinella che si oppone agli scivolamenti reazionari, alla ferocia del mercato, alla religione della competitività, un'Italia cosiffatta, pensiamo, sarà un paese pessimo. Però non c'è niente di peggio, di fronte a un ceffone politico elettorale di questa potenza, mettersi a piangere e abbandonarsi al lamento. Conviene mantenere la mente fredda e riprendere a fare politica.Ponendosi, ovviamente, due domande. La prima è: quali sono le cause della sconfitta? La seconda viene come conseguenza: e ora, che fare?Non so rispondere alla prima domanda. Se avessi conosciuto in anticipo le cause della sconfitta le avrei dette. Non credo che nessuno avesse capito cosa stava succedendo, e quindi non credo che nessuno sappia analizzare lucidamente le cause. Certo, se mi chiedete un elenco ve lo faccio: il bipartitismo imposto da Veltroni e tutta quella faccenda del voto utile, lo slittamento a destra dell'opinione pubblica italiana, il peso di temi come l'immigrazione e la sicurezza, il ritardo con il quale la sinistra ha saputo avviare il processo unitario, una discreta litigiosità interna, l'assenza di rinnovamento, il poco appeal delle liste elettorali, l'indebolimento drammatico della struttura dei partiti politici e dunque del loro radicamento di massa, la difficoltà ad avere un dialogo con il proprio popolo (anzi: con il popolo), le conseguenze della grande disillusione creata dal governo Prodi, l'impressione che abbiamo dato di essere troppo subalterni al governo e l'impressione, opposta, e cioè di essere stati troppo bastian-contrari, la poca convinzione con la quale abbiamo battuto sul tema dei diritti civili, l'aver messo in secondo piano la battaglia delle donne, i diritti degli omosessuali, l'opposizione al clericalismo, e anche - di nuovo all'opposto - le difficoltà che ci ha creato la svolta improvvisa (fondamentalista e moderata) della Chiesa cattolica passata da Woijtyla a Ratzinger... Posso proseguire ancora, e mettere tra gli errori, ovviamente, le difficoltà di comunicazione (e da questo punto di vista il giornale non si chiama fuori), la difficoltà a fare politica in un sistema ormai del tutto spettacolarizzato e televisionaro. Ma alla fine di questo elenco resta poco. Tutto giusto, ma non ci basta certo a capire dove sono stati gli errori veri essenziali, e quindi in che modo correggerli. Dobbiamo, credo, aprire una discussione seria, approfondire l'analisi, fare tutti quei passi che nel più orrendo gergo della sinistra si chiama l'«autocritica». Possibilmente aprendosi e non chiudendosi. Cioè non aggrovigliandosi in una discussione da ceto politico, piena di sottintesi, di ripicche, dispetti, psicodrammi e cose del genere. Ma aprendosi alla società, al popolo, ai movimenti. E chiamando a raccolta tutti quelli che vogliono ricostruire la sinistra, che sono inorriditi da questo Parlamento che è uscito dalle urne.Mi è più facile rispondere alla seconda domanda. Da oggi si fa punto e a capo. Si ricomincia. Si inizia a lavorare per rifondare la sinistra. Senza farsi spaventare, accettando, anche con umiltà, questa durissima lezione che abbiamo ricevuto. Sicuri di aver fatto un numero enorme di sciocchezze, ma anche di avere in testa delle idee che non sono affatto male.
15/04/2008

Per la razza e il portafoglio

di Ida Dominijanni - il manifesto
Non è il '94, è peggio. Allora, l'illusionista venuto da Arcore aveva dalla sua una mossa e tre trucchi. La mossa era il bipolarismo, creatura partorita in quattro e quattr'otto in un improvvisato menage a tre con Gianfranco Fini e Umberto Bossi. I tre trucchi erano la sua figura da alieno che conquistava il Palazzo con le armate della società antipolitica, il suo contrabbando di sogni e miracoli, la sua bandiera di un nuovo senza passato e senza radici.
Quasi nessuno di quelli che pensavano di intendersene di politica avrebbe puntato una fiche su di lui, ma lui puntò su se stesso e sbancò il tavolo. Stavolta no. L'illusionista aveva perso lo smalto sotto il cerone, l'unica mossa - la proclamazione del Pdl il pomeriggio di una domenica qualunque - l'aveva copiata dal Pd, di alieno non aveva più nulla, invece di sogni e miracoli ha contrabbandato difficoltà e sacrifici con lo sconto del del bollo sul motorino. La novità incarnata tredici anni fa era ampiamente ammuffita, e lui neanche aveva l'aria di puntare tutto su se stesso. Eppure Silvio Berlusconi sbanca di nuovo il tavolo. Al di là di ogni ragionevole previsione e di ogni ponderato sondaggio. E quel ch'è peggio, con uno dei due antichi alleati, Fini, ingoiato nel Pdl, e l'altro, Bossi, redivivo e rinvigorito fuori. Non sarà solo il Popolo delle libertà a governare; sarà il popolo dei fucili e delle ampolle a conferire il colore giusto a quelle libertà. Non è vero che il colore verde della Padania fa a pugni col tricolore dell'Italia. L'una e l'altra possono sventolare assieme - il caso Alitalia l'ha dimostrato - su un localismo separatista dei ricchi che invoca protezionismo statale - altro che liberismo!- a difesa del portafogli e della razza, Berlusconi e Bossi officianti e Tremonti benedicente. E' l'Italia bellezza, anno di grazia 2008.L'anomalia del Belpaese persiste in questa forma mostruosa. Non basta l'alternanza dei paesi «normali» a spiegare questo ritorno rinforzato al centrodestra dopo le batoste fiscali del governo di centrosinistra. Nemmeno serve la favola bella del bipartitismo, la nuova creatura partorita da Veltroni e Berlusconi, a leggere la tabella dei risultati, se non parzialmente: non esiste al mondo sistema bipartitico corredato e condizionato da un partito territoriale dell'entità della Lega. Siamo in Italia, i figurini stranieri ci vengono sempre storpiati. Sicché sarà il caso di lasciarli perdere, e decidersi a formulare la domanda decisiva, questa. Che cosa vuole la società italiana dalla politica, da una maggioranza e da un governo? Che idea ha di sé nel presente, e che cosa sogna per sé per il futuro? Che idea ne ha, e che idea le dà, quell'arco di forze che fino a poco fa chiamavamo sinistra e centrosinistra, e che oggi come oggi non ha nome o s'è dato il nome di centro? Se la parte vincente di questa società predica e razzola ricchezza, xenofobia, sicurezza, privilegio, e su questi valori attrae perfino strati consistenti di quella che un tempo si chiamava classe operaia, che cosa le si offre in alternativa oltre che Calearo in lista? E se il rappresentante sommo di questa parte vincente della società santifica come proprio eroe lo stalliere Mangano, che cosa gli contrapponiamo oltre ai puntuali libri di Saviano e ai sacrosanti «vade retro» di Veltroni? E infine, questa società vincente andrà sempre blandita e rincorsa con la ricerca del consenso, o arriverà il momento di metterla alla prova della ruvidezza del conflitto?Non è il '94 ma è peggio, perché quello che allora era nuovo e insorgente e naive oggi è solidificato e attrezzato e scaltrito. E quello che allora era un voto in cerca di miracoli, oggi è un voto in cerca di stabilizzazione. E rischia di trovarla, perché anche nell'altra metà del campo ciò che allora era in forse, il destino della sinistra dopo l'89, adesso si va stabilizzando con la sua cancellazione. Manca solo un tassello, l'archiviazione della Costituzione, il collante della destra tripartita del '94, senza il quale il suo progetto non può dirsi compiuto, e che già una volta è stato tentato in parlamento e respinto da un referendum. Non chiamiamole, urbanamente, «riforme funzionali», e nessuno persista nel sogno di farle con un accordo civile e a costo zero. La posta in gioco non è un parlamento più snello e un governo più efficiente. E' il disegno di un'altra Italia, con un'anomalia rovesciata rispetto a quella del secolo scorso,. e confinata in una trappola impermeabile a tutto il buono che c'è nella trasformazione globale di questo. Liberata - se così si può dire - dai vincoli istituzionali e dalle sigle improbabili, la sinistra che c'è, se ancora c'è, metta in moto l'intelligenza e l'inventiva. Sotto le macerie c'è un mondo da scoprire.

La sconfitta

di Gabriele Polo - il manifesto
Niente America, niente duello McCain-Obama all'italiana. Semmai assomigliamo di più alla Thailandia del miliardario Thaksin, col signore delle televisioni che torna prepotentemente al governo a braccetto con lo xenofobo padano. Per continuare - sulla scia delle paure sociali - il lavoro che ha già profondamente trasformato questo paese nella costola più retriva e populista dell'Europa. Il responso elettorale è pessimo. Talmente brutto che permetterà a Silvio Berlusconi d'incalzare il Pd sul terreno delle riforme plebiscitarie e presidenzialiste. Walter Veltroni deve stare attento a non rallegrarsi per l'attenzione che il Cavaliere gli concederà, in un abbraccio che magari permetterebbe al leader del Partito democratico di assecondare il suo credo bipolarista, finendo però per travolgerlo. Il risultato del Pd non è esaltante: poco sopra a quello dell'Unione di due anni fa solo grazie al voto utile che ha desertificato a sinistra, senza recuperare nulla al centro e a destra. Anzi.Ma ciò che oggi salta più ai nostri occhi, in maniera netta, è la sconfitta della sinistra, fin dentro il baratro - perdendo tre milioni di voti - della scomparsa parlamentare. I prodromi c'erano tutti, ma non ne abbiamo viste fino in fondo le conseguenze. La Sinistra-l'Arcobaleno ha pagato carissimo il costo di due anni di governo in cui non ha portato a casa quasi nulla di ciò che si aspettavano il suo elettorato e la sua gente. Così ha perso consensi a sinistra, nell'astensionismo e - seppure in misura minore - verso liste minori. Poi è stata penalizzata dalla logica del «voto utile» (a contrastare Berlusconi) dissanguandosi per il Pd. Infine, proponendosi come investimento sul futuro - pensando che una promessa sia un progetto - ha svelato tutto il vuoto di analisi sociale e proposta cultural-politica che ne fotografa oggi le assenze. Si è offerta come un «vuoto da riempire». Gli elettori, che non sono scemi, non le hanno creduto: la composizione delle liste è stata da manuale Cencelli, era evidente la divisione che continuava tra i partiti «promotori» (pronti a sfilarsi un minuto dopo la chiusura dei seggi). Risultato: macerie, che rischiano di seppellire quel poco di pratica comune affrettatamente sperimentata in campagna elettorale.Da oggi la sinistra è un soggetto extraparlamentare. Non è cosa da niente: scompare ogni argine istituzionale alle strette che si preparano con l'approssimarsi della crisi economica - che già ha spinto a destra molta parte dei soggetti sociali più deboli - e di fronte al trionfo populista e autoritario delle destre. Resta un futuro tutto da costruire: se si partirà dalla lezione subita, ricominciando da zero a praticare il conflitto sociale e capire come dare veste politica a un'ipotesi d'alternativa al quadro liberista, persino una simile sconfitta può diventare un'occasione. Se ci si ridurrà a una resa dei conti tra quadri dirigenti - priva di autocritica (a partire dalla messa in discussione del ruolo di ciascuno) -, allora si diano al turismo. Niente Thailandia, meglio il Nepal.

martedì 15 aprile 2008

Sconfitti.




Riceviamo e pubblichiamo


Le destre vincono. La rimonta di Veltroni non c’è stata. La sinistra scompare dal Parlamento. Tutta la pioggia di questa notte non è riuscita a levarmi di dosso il senso di schifo che i risultati elettorali mi hanno trasmesso. So, solamente, che chi è solo lo sarà di più, chi ha poca voce ne avrà ancora meno, finanche i nostri corpi, immagino, avranno meno valore in un paese in cui ogni giorno qualcuno crepa sul posto di lavoro, mentre un altro ragazzo, dalle nostre terre, deciderà di partire verso un ipotetico altrove dal profumo di futuro. Avranno meno valore i corpi delle donne la cui ultima parola potrà valere sempre meno perché a vincere, volendo usare le parole di Pasolini, è stato il paese sporco su quello pulito, il paese disonesto su quello onesto, il paese idiota su quello intelligente, il paese ignorante su quello colto, il paese consumistico su quello umanistico. Ma forse non siamo più ciò che crediamo di essere: non così colti, non così intelligenti, non così puliti e forse neppure così onesti, almeno verso noi stessi. Abbiamo sbagliato. Tempi? Parole? Modalità? Ancora non so. Più tardi proveremo anche a capire.
So che il mio senso d’identità, di cittadinanza, di appartenenza ad un paese in cui non mi riconosco si fa ancora più flebile e, inadeguati, mi appaiono quei punti, quei luoghi e quegli spazi dell’anima entro cui, in maniera resistente ed interstiziale provavo a tenere assieme una ricerca di senso. La sinistra perde, molti lo diranno, ma, temo che saranno molti di più coloro che, in un futuro non molto lontano, s’accorgeranno, assieme ad essa, d’essere stati sconfitti. Si dovrà ricominciare, da chi vorrà esserci, da chi potrà esserci, ed il nostro cammino, ancora una volta, sarà quello più lungo. La sinistra, come un Cristo della post-modernità, avrà bisogno di stimmate e di nuove ferite sul costato a testimoniare la condivisione delle sofferenze e delle speranze di un popolo che per riconoscersi vorrà toccare quelle piaghe e quelle carni che, solo allora, percepirà come autentiche. Ricominciamo dal basso, da quei luoghi che durante questi giorni, comunque, abbiamo provato ad attraversare. E’ lì che bisognerà essere perché è da quei posti che arriveranno le vecchie e le nuove domande. E, solo se ci saremo, potremo offrire la nostra risposta.

Generoso Bruno

lunedì 14 aprile 2008

Acqua bene comune - no alla privatizzazione!

RACCOLTA FIRME CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUAcon preghiera di massima diffusione ai vostri contatti personali in rubrica.firma la petizione su: http://www.politichesociali.it/petizione_acqua.php

L'acqua potabile della Campania rischia diventare proprietà privata. Eni AcquaCampania, l'azienda che fornisce l'acqua nelle province di Napoli e Caserta, sta per essere acquistata da una triade societaria controllata dagli azionisti di minoranza: Caltagirone, la multinazionale Veolia e l'onnipresente Impregilo. L'azienda idrica è controllata dall'ente pubblico Eni attraverso una partecipazione pari al 50,5 %. Quote che stanno per essere cedute. In base ad accordi parasociali, le aziende private, per diritto di prelazione, acquisterebbero le quote Eni, determinando la privatizzazione delle sorgenti e dei pozzi potabili e della depurazione. L'acqua è un bene pubblico essenziale e non può essere gestito da soggetti con finalità commerciali o lucrative. Rischia di essere condizionata la vita di milioni di persone, determinando l'aumento delle tariffe, senza garanzie sulla qualità dell'acqua distribuita.È necessario fermare la privatizzazione dell'acqua della Campania. Per questo ti chiediamo di sostenere questa battaglia con la tua firma. Il nostro obiettivo è chiedere al Consiglio regionale a trasformare in legge il ddl n° 75 che giace in consiglio dal 18/01/2006, dando vita alla società interamente pubblica Campaniacque per gestire, con ampie garanzie per le popolazioni, tutti i grandi impianti, le sorgenti e l'acquedotto campano. Per scongiurare il rischio della privatizzazione dell'acqua campana e di Napoli bisogna fare una scelta chiara a difesa di un essenziale bene pubblico. Non lasciamo che i cittadini vengano espropriati di una risorsa vitale.visita anche: http://www.contrattoacqua.it/public/journal/

domenica 13 aprile 2008


giovedì 10 aprile 2008

L'AFTER HOUR DI PARTE.

Venerdì 11 aprile dalle ore 23.00 presso la Sala da tè SHAZA, ad Avellino, in Piazza del popolo.
FREE DRINKS + FINGER FOOD"ma anche"DJ SET...
Dopo le tante chiusure di campagna elettorale sparse nei territori irpini, comincia l'attesa del voto. Vieni anche tu nella "louge room" de la Sinistra l'Arcobaleno.
Alla consolle ci sarà Alfie + ospiti

Lettera a Bertinotti

Caro Fausto,
sono una compagna che ieri sera era presente in Piazza Dante a Napoli e per l'ennesima volta ho sperato e sognato, ascoltando le tue parole.
Il mio nome è Amalia Hilda Tobar, sono arrivata in Italia nel 1986 in fuga dalla miseria lasciata dall'ultima dittatura argentina, avevo sette anni; oggi ne ho 29 e sono segretaria del Circolo Prc "25 Aprile" di Solofra(AV), mi sono impegnata in maniera assidua in questa campagna elettorale perché credo nel progetto di una sinistra unita come unica salvezza della politica italiana.
Eppure, non posso nasconderti che sono un po’ delusa perché anche quest'anno non potrò votare poiché nonostante siano passati 22 anni, continuo ad essere extracomunitaria e sono costretta ogni anno a rinnovare il permesso di soggiorno.
Ieri sera ti ho fermato per dirti queste cose, ma la situazione ha fatto sì che tu mi ascoltassi frettolosamente, perciò, compagno Fausto, ti scrivo per chiederti un serio impegno della Sinistra l'Arcobaleno per risolvere tante, troppe situazioni come la mia.
Ritengo assurdo, e non so trovare un altro aggettivo, che, essendo vissuta praticamente da sempre in Italia, io abbia diritto ai doveri e poco ai diritti, compreso il diritto di voto, visto che anche gli immigrati residenti sul suolo italiano pagano le tasse e subiscono le leggi di questo stato al pari di tutti i cittadini italiani.
Se mi rivolgo a te, compagno Fausto, è perché io faccio una scelta di parte, almeno nei principi; giorni fa lo dicevo nel corso di un comizio tenuto nella mia città.
Scelgo la Sinistra l'Arcobaleno perché figlia e sorella di operai, nipote di un contadino ed un minatore, perché la mia venuta in Italia è il risultato della manovre capitalistiche fatte dagli Stati Uniti nel Sud America a discapito dei tanti che come me sono stranieri sia in patria che nel paese d'adozione.
Mio padre è stato prigioniero nello Stadio Nazionale di Santiago del Cile sotto il colpo di stato di Pinochet ed è fuggito in Argentina dove ha trovato Videla; ed ora eccomi qua, piena di rabbia e voglia di riscossa, eppure, sempre incapace di agire anche solo attraverso il voto a causa di leggi che ritengo assurde e xenofobe.
Perciò ti chiedo, compagno Fausto, una seria presa di posizione circa la questione immigrati da parte di questa nuova sinistra che si affaccia all'orizzonte, perché sono stanca di vedere calpestati i diritti di noi immigrati, perché sono stanca di sentire le frasi "prima agli italiani e poi agli stranieri", perché non ne posso più di non poter partecipare perché extracomunitaria.
Perché, caro compagno Fausto, anche gli immigrati extracomunitari hanno il diritto di veder spuntare l'Arcobaleno.


Solofra, lì 10 aprile 2008.
Fraternamente, con affetto.
Amalia Hilda Tobar

mercoledì 9 aprile 2008

Contro la camorra: Con Sodano, una scelta di parte.

Ci sono persone costrette a vivere con la scorta come lo scrittore Roberto Saviano e il senatore Tommaso Sodano parlamentare di Rifondazione comunista, presidente uscente della Commissione ambiente del Senato e autore della Relazione sul ciclo dei rifiuti che ha avuto il coraggio e il merito di chiamare le cose col proprio nome di calcolare cioè gli sprechi e indicare i responsabili di quattordici anni di emergenza. A lui è stata data addirittura la doppia scorta per aver ricevuto parecchie volte proiettili e minacce di morte.Tutto comincia con un'inchiesta nata da un esposto del sen Sodano, che denunciava sospette irregolarità nella gara di appalto con cui nel 2002 era stata affidata alla FIBE S.p.a. la gestione dello smaltimento dei rifiuti in Campania. Nel corso dell'indagine poi gli inquirenti si sarebbero imbattuti in tutta una serie di elementi dai quali hanno tratto la convinzione di un accordo fraudolento, volto a favorire illecitamente la suddetta azienda, coprendone gli inadempimenti e consentendole di percepire sostanziose erogazioni statali.Le fattispecie ipotizzate dagli inquirenti devono essere verificate in sede dibattimentale, ma un dato è incontrovertibile: in questi anni si è fatto di tutto per boicottare la raccolta differenziata consentendo alla FIBE di continuare ad accumulare nei Cdr ecoballe di scarsa qualità con rifiuti che si era impegnata a smaltire dietro lautissimo compenso. Insomma l'ipotesi di reato sarebbe quella di aver favorito un'azienda omettendo controlli e disincentivando la raccolta differenziata' per poi accumulare rifiuti da far smaltire alla stessa ditta." Ancora poche settimane fa - racconta il sen Sodano - ho inviato al Commissario straordinario l'elenco delle imprese collegate alla camorra e che ancora riescono, grazie a catene di subappalti, ad avere appalti nella gestione dell'emergenza rifiuti". Si tratta soprattutto di imprese che operano nel settore della calcestruzzi e del movimento terra - settori d'oro quando ci sono le emergenze - e di imprenditori proprietari di terreni che chiedono la concessione per nuove aree di stoccaggio dei rifiuti. Sodano fa soprattutto un nome: il gruppo Marinelli che pur avendo le interdittive della Prefettura per infiltrazioni camorristiche riesce ad avere appalti nascondendosi dietro prestanomi e vari subappalti grazie a triangolazioni con altre ditte". Sodano poi replica a chi lo minaccia: "Il mio impegno contro la criminalità organizzata e il suo intreccio con la politica non verrà meno".Sodano è candidato in Campania per il Senato nelle liste della Sinistra l'Arcobaleno che ha la sede del suo comitato elettorale a Pomigliano D'Arco, in via Ettore Cantone, nel centro del paese, e il 17 marzo sotto gli occhi di decine di potenziali testimoni, qualcuno ha sollevato la saracinesca e ha depositato all'interno una busta con proiettili e una lettera con minacce di morte. I proiettili erano otto, sei calibro 38 e due calibro 22, la lettera scritta a mano e a stampatello diceva che la cittadina di Pomigliano "deve essere libera dai comunisti"e "Se non andrai via, sono costretto da forze maggiori ad ucciderti". La domenica mattina successiva nonostante la vigilanza, sono stati trovati sempre nella sede del comitato elettorale altri otto proiettili e una lettera più esplicita che diceva "Non hai capito la lezione, se non te ne vai prima del 13 aprile ti ammazzeremo". Stessa mano stessa modalità, stessa sicurezza. La sede del comitato - osserva Sodano - è sotto vigilanza dalla settimana scorsa eppure chi ha consegnato i proiettili si è sentito comunque tranquillo di poter agire indisturbato".Quindi la questione rifiuti entra con prepotenza nella campagna elettorale. Questa minaccia e' l'ennesimo tentativo di far tacere una delle poche voci che in Campania si sono sempre battute, con costanza e coerenza, contro la presenza della camorra e le tante illegalita' nella gestione dei rifiuti."Tommaso Sodano e' l'espressione di una lunga battaglia contro la mafia, la camorra, il malaffare e la tutela della salute e dell'ambiente dei cittadini campani. A lui va il riconoscimento per un lavoro straordinario che ha dato avvio alle piu' importanti inchieste giudiziarie degli ultimi anni in Campania. "Il problema dei rifiuti in Campania pone al centro l'etica della politica, quella magica parolina sparita dai programmi elettorali di molte forze in campo. I comitati di affari presenti sul territorio hanno individuato i loro nemici negli ambientalisti appunto, come il senatore Sodano. Auspico che molti cittadini a prescindere dalle loro idee politiche siano solidali con il senatore Sodano. Le persone che lottano veramente contro le mafie non vanno lasciate sole.
Giu. Bus.

Atripalda: 194 buoni motivi per una scelta di parte.

Le candidate della Sinistra l’Arcobaleno comunicano che giovedì 10 aprile 2008 ad Atripalda, presso l’ASL di via Manfredi, saranno presenti Cinzia Spiniello candidata al Senato, Maria Assunta Baronale candidata alla Camera, Annalisa Famoso candidata alla Camera, Maria Pia Di Nardo candidata al Senato e Maria Grazia Valentino della segreteria regionale, per proporre un questionario alle donne sui consultori e per distribuire materiale informativo. Quello che proponiamo è un sogno di politica possibile. E’ un sogno di politica in cui uguaglianza e libertà sono parole cruciali. Un sogno in cui ragionare sulla libertà femminile è una necessità pressante per una politica che voglia accrescere per le donne la dotazione di mezzi, risorse e opportunità. Un sogno in cui è possibile riconoscersi in quanto donne che hanno maturato insieme la passione per la propria differenza.
La libertà delle donne nella procreazione e nella sessualità è alla base della nostra idea di civiltà. La legge 194 affida alla donna la scelta finale di decidere se interrompere la gravidanza o diventare madre. Responsabilità femminile e autoderminazione hanno favorito la drastica riduzione del numero degli aborti, la cui prevenzione resta per noi una finalità.La legge 194 è una buona legge che vogliamo sia applicata attraverso interventi di prevenzione e sostegni intesi in particolare per le donne immigrate. Vogliamo che il Servizio Sanitario Nazionale riorganizzi le strutture ospedaliere pubbliche in modo da assicurarne la piena applicazione, contro l’alta percentuale di obiezione di coscienza. Vogliamo che sia introdotta in via definitiva la pillola RU 486, come tecnica non chirurgica d’intervento che può essere scelta dalla donne. Vogliamo che la legge sia pienamente applicata estendendo in tutto il Paese la rete dei consultori per garantire il benessere psicofisico delle donne, nei quali venga rispettata la loro autonomia e riservatezza.

Appello umano a tutte le madri del Mondo.



Da Widad Naief Mohammad Atabeh, madre di Saed Wajih Saed Atabeh, il prigioniero palestinese da più tempo nelle carceri israeliane, è stato arrestato il 29 Luglio 1977

Sono la madre del prigioniero Saed Al Atabeh della città di Nablus/Palestina. Mio figlio è stato arrestato il 29 luglio 1977, e fino ad oggi si trova ancora nella prigione israeliana ad Ashkalon.
Ora ho 78 anni. Soffro di ipertensione e diabete e sto perdendo la vista.
Non riesco più neanche a camminare dentro la mia casa.
Ciò che spero come madre è di incontrare mio figlio e dargli un caldo abbraccio prima che io muoia.
Forse vi stupirete ad ascoltare queste parole, ma è il mio unico desiderio in questa vita.
Tutti i miei figli, ragazzi e ragazze, ora sono cresciuti, si sono sposati e hanno lasciato la mia casa dove oggi vivo da sola.
Negli ultimi anni non ho potuto vedere mio figlio anche a causa della mia malattia e della vecchiaia, ma è importante sapere che le Autorità israeliane mi hanno impedito di visitare Saed per motivi di sicurezza.
Anche i fratelli e le sorelle di mio figlio sono stati privati del diritto di visitarlo per le stesse ragioni.
dovete sapere che durante gli ultimi otto anni e dopo 29 anni di detenzione, ho potuto visitarlo solo una volta trasportata da un’ambulanza israeliana e in cooperazione con la Croce Rossa Internazionale.
E questa è stata la prima e ultima volta in cui ho potuto abbracciare il mio amato figlio Saed.
Mi ha stretta e mi ha detto che è come se nascesse ancora una volta a questa vita. Quei minuti per me e lui sono stati i più belli, ma l’attimo in cui ci siamo separati l’uno dall’atra è stato il più duro e doloroso, per me e per lui.
Care madri del mondo,
Yegal Amir (l’omicida del Primo Ministro Rabin) riceve visite regolari da parte della sua famiglia, questa persona, che ha ucciso Rabin perché ha firmato un trattato di pace con i Palestinesi, ha avuto il diritto di sposarsi e di avere un figlio mentre era in prigione.
Come madre, mi chiedo dove sia la giustizia.
Il padre di Saed è morto venti anni fa mentre aspettava di fronte ai cancelli di una delle carceri israeliane di essere registrato per poter visitare suo figlio.
Ha avuto un attacco di cuore ed è morto il giorno seguente.
Saed, mio figlio, è un sostenitore e un costruttore di pace anche dentro la sua prigione.
E’ stato molto coraggioso ad affermare chiaramente che è attraverso la pace e solo una giusta pace che i due popoli, i Palestinesi e gli Israeliani, possono superare il loro conflitto senza fine.
Saed nel momento in cui scrivo questa lettera ha concluso i suoi 32 anni in prigione e ora ha 57 anni. Non gli hanno lasciato nulla neanche per costruire una famiglia e per avere figli, nulla da trasmettere loro, nulla delle sue aspettative di pace e dei suoi sogni.
Saed ha il diritto di essere libero come ogni essere umano.
Nelson Mandela ha combattuto contro il regime razzista in Sud Africa, ma quando è stato liberato, ha dedicato il resto della sua vita ad opere di pace e ha contribuito alla risoluzione del suo conflitto.
Mio figlio è chiamato in Palestina come il Mandela della Palestina. Rilasciandolo dalla prigione si darà un grande contributo per la pace in questa regione.
Alla fine, spero che questo appello trovi la via dei vostri cuori e riesca a fare pressioni sul governo israeliano perché mi aiuti a rivedere mio figlio prima che lascerò questo mondo…

Widad Naief Mohammad Atabeh, madre di Saed Atabeh

LO SCAMBIO UMANITARIO E' L'UNICA VIA PER SALVARE INGRID BETANCOURT: MA DALLE FARC SUBITO UN GESTO FORTE PER LA SUA LIBERAZIONE

di Luisa Morgantini

"Ora che le notizie sulla salute di Ingrid Betancourt sono molto drammatiche, sempre più urgente e necessaria è la via del negoziato e del dialogo, unico mezzo per salvare le vite umane: le FARC però siano capaci subito di un gesto forte per la liberazione immediata di Ingrid, come hanno fatto in passato con altri ostaggi.

Il Presidente Uribe e le Farc, insieme, hanno la responsabilità morale e non solo politica di raggiungere al più presto un accordo che preveda lo scambio umanitario basato sulla liberazione degli ostaggi ancora sequestrati nelle selve colombiane dalle FARC così come dei militanti delle FARC nelle carceri colombiane.

La mediazione internazionale e la mobilitazione dell'opinione pubblica in tutto il mondo sono altrettanto fondamentali per contribuire a creare le condizioni per un accordo umanitario indispensabile, come ricordano il Comitato di Sostegno per la liberazione di Ingrid Betancourt e di tutti gli ostaggi, i parenti di Ingrid e il Comitato dei famigliari degli altri ostaggi o gli stessi ex sequestrati liberati dalle FARC, tra cui Consuelo Gonzales, che quotidianamente invocano il ritorno alle trattative tra Uribe e le FARC, condannando al contempo la pratica dei rapimenti e ogni azione militare che potrebbe mettere a repentaglio le sorti degli ostaggi.

Per questo raccolgo e rilancio l'appello lanciato in questi giorni da Lorenzo Delloye, 20 anni, figlio di Ingrid Betancourt per l'adesione alla marcia silenziosa per la sua liberazione, che si svolgerà a Parigi e in molte città della Francia, domenica 6 aprile, auspicando che simili manifestazioni di sostegno avranno luogo anche in Italia, dove finora è stata ampia la solidarietà e l'impegno dimostrati in varie mobilitazioni, come a Bologna dove il Comitato per la Memoria e il Centro Ufficio Lavoratori Stranieri della CGIL hanno chiesto al Comune di assegnare a Ingrid la cittadinanza onoraria, seguendo l'esempio di altre duecento città nel mondo".

venerdì 4 aprile 2008

Lettera dei lavoratori della Valle Ufita ai candidati de la Sinistra l'Arcobaleno.

Cari “compagni” ,
ci rivolgiamo a voi con questo termine, pur essendo convinti di creare, in alcuni di Voi, qualche imbarazzo, ma lo facciamo perché siamo altrettanto consapevoli della valenza della posta in gioco, con le prossime elezioni politiche.
Diciamo subito che l’azione politica portata avanti in questi anni dai vostri partiti, sia a livello locale che a livello nazionale, ci ha lasciato alquanto interdetti e delusi, però sentiamo di non dover commettere, a nostra vostra, un errore altrettanto grosso, astenendoci dal voto.
Ci stuzzica il vostro slogan che invita ad una “scelta di parte”, nella speranza che d’ora in poi la Sinistra si ricordi di farla veramente.
Finora nei luoghi di lavoro e nel territorio non è stato così, ma è meglio non pensare al passato, altrimenti troveremmo grosse difficoltà a sostenervi.
Di queste cose, comunque, vorremmo parlare con qualcuno di voi, prima del voto, perché vogliamo credere nell’avvio di una nuova stagione per la Sinistra.
Questo appello lo rivolgiamo a nome di operai, lavoratori e giovani della Irisbus ed altre realtà lavorative della Valle dell’Ufita.
Se qualcuno di Voi se la sente di ascoltare le nostre ragioni ce lo faccia sapere e, forse, qualcosa potrà anche cominciare a muoversi.
“Fraterni saluti” (come si usava una volta).

Gli operai della Valle dell’Ufita.
Antonio De Donato
Tonino Abruzzese
Michele Zaccaria
Nicola Ferragamo
Salvatore D’Amato
Pasquale Morra
Rocco Moriello
Domenico Petrillo
ed altri….
Risposta di Migliore, Sodano e Bruno: "costruiamo insieme, a sinistra, un nuovo protagonismo dei lavoratori"
Cari compagni,
è vero, non sempre in questi anni le risposte di tutta la sinistra nel suo insieme sono state all’altezza della complessità e della drammaticità delle domande che il paese reale, con mille ed anche contraddittori segnali ha posto alla politica. Sentiamo però che una prima risposta stiamo provando a darla ponendo in questa difficile campagna elettorale il tema dell’unità della sinistra e della costruzione di una forte rappresentanza politica per le lavoratrici ed i lavoratori italiani. E’ anche su questo che chiediamo di compiere “la scelta di parte”. E’ per questo che stiamo conducendo l’attuale campagna elettorale tornando nelle fabbriche e nei luoghi in cui in questi anni così difficili, su tante vertenze, abbiamo provato a costruire insieme a tanti di voi, seppur in maniera parziale, alcune risposte. La Sinistra l’Arcobaleno, quindi, per ribadire la centralità del lavoro, del salario e della lotta alla precarietà a partire dalla difesa dello Statuto dei diritti dei lavoratori e dall’estensione dell’articolo 18, dalla necessità di aumentare, da subito, i salari dei lavoratori dipendenti e per l’introduzione di un meccanismo di recupero automatico annuale dell’inflazione reale.
Avvertiamo, inoltre, come urgente la ripresa di un confronto nel Parlamento e nel Paese per una legge sulla rappresentanza sindacale. Le lavoratrici ed i lavoratori, lo diciamo da tanto, devono essere sempre messi nella condizione di poter esprimere l’ultima parola sull’approvazione delle piattaforme e degli accordi.
E’ per tutti questi motivi e per molti altri ancora che, con piacere, sentiamo di accogliere il vostro invito al confronto sicuri di poter trovare in voi non solo degli interlocutori utili a questa campagna elettorale ma dei protagonisti, veri, del percorso di costruzione del soggetto unitario e plurale della sinistra e degli ambientalisti capace di trovare, oltre gli attuali soggetti promotori, la credibilità ed il protagonismo delle lavoratrici e dei lavoratori e delle donne e degli uomini in carne ed ossa.
Fraterni saluti.

Gennaro Migliore - Capolista de La Sinistra l’Arcobaleno in Campania 2
Tommaso Sodano - Capolista de La Sinistra l’Arcobaleno al Senato in Campania
Generoso Bruno - Candidato de La Sinistra l’Arcobaleno in Campania 2

A Solofra, sulla 2cv, parte il weekend Arcobaleno.

Nella mattinata di domani, sabato 5 aprile, tempo permettendo, saremo nelle strade di Solofra con la due cavalli del Network dei gioveni della Sinistra l'Arcobaleno; incontreremo i cittadini nel mercato e ci recheremo alle uscite degli istituti di ITIS e ITC, sarà con noi anche Gennaro Imbriano, segretario provinciale di Rifondazione Comunista.
Domenica mattina dalle ore 10.30 alle 11.30 saremo in Piazza Umberto I, sempre a Solofra, per un pubblico comizio al quale interverranno Marcello Zecchino e Fernando Todino candidati al Senato e Raffaele Aurisicchio candidato alla Camera, introduce Amalia Hilda Tobar, segretario Circolo Prc "25 Aprile" Solofra-Montoro.